martedì 22 aprile 2014

Acqua passata.




Tè ed acquarello.
Piccoli rituali circadiani,
per pulizie primaverili,
che di vita stanano vecchi sedimenti,
filtrano preziosi cristalli veraci
ed eliminano reflussi mendaci.

martedì 15 aprile 2014

Amplitudine


Divoro il cielo e lo secerno.


Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un'apertura e nulla oltre,
solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
nè alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l'ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.

Persino le montagne più alte
non sono più vicino al cielo
delle valli più fonde.
In nessun posto c'è più cielo
che in un altro.
Il cielo opprime ugualmente
le nuvole e le tombe.
La talpa è al settimo cielo
come la civetta che agita le ali.
Qualsiasi cosa che cada in un abisso,
cade di cielo in cielo.

Aride, fluide, rocciose,
infiammate e aeree
regioni celesti, briciole di cielo,
folate di cielo e cataste.
Il cielo è onnipresente
anche nelle oscurità sotto pelle.
Divoro il cielo e lo secerno.
Sono una trappola intrappolata,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

Dividendo il cielo dalla terra
non si pensa in modo appropriato
a questa totalità.
E' solo un modo per vivere
presso un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
I miei segni particolari
sono l'incanto e la disperazione.

Wislawa Szymborska



venerdì 11 aprile 2014

Come farfalle e bolle di sapone.



 

È vero: amiamo la vita, non perché siamo abituati a vivere, ma perché siamo abituati ad amare. C’è sempre un grano di pazzia nell’amore. D’altra parte c’è sempre anche un po’ di ragione nella follia.
E anch’io che voglio bene alla vita penso che le farfalle e le bolle di sapone, e tutto ciò che v’è fra gli uomini di simili ad esse, sappiano più degli altri ciò che sia la felicità.
... 
Io potrei soltanto credere a un Dio che sapesse danzare. E quando vidi il mio diavolo, lo trovai serio, solido, profondo, grave: era lo spirito della pesantezza; tutte le cose cadono a causa di lui.
Su, uccidiamo lo spirito della pesantezza!
Ho imparato a camminare: da quel giorno mi piace correre.
Ho imparato a volare: da allora non voglio più essere spinto per muovermi dal mio posto.
Ora sono leggero, ora volo, ora vedo me stesso sotto di me, ora un dio danza attraverso di me. 

(Nietzsche)



Io sto molto meglio. Si capisce, no? 


mercoledì 2 aprile 2014

Rovesciata per bene. Rovesciata di pere.

Più di qualcuno mi ha chiesto se io sia tornata e com'è stato il mio viaggio.
Che dirvi? È andato bene fortunatamente.
8 giorni intensi, cinque porte aperte su mondi misteriosi durante un tête-à-tête impegnativo durato 4 ore di fila con ben 5 uomini contemporaneamente.
Meravigliosi ed indimenticabili i miei cavalieri di spade: Daniele, Lucio, Roberto, Giuseppe e Giulio.
Da batticuore...

Mi hanno stordita al punto che non so ancora bene che sia successo, ma ora ho un sorriso beato stampato sulla faccia.
Direi un viaggio indimenticabile, sì, anche per tanti dettagli marginali e speciali protagonisti orbitanti di cui sarebbe lungo ora raccontare.

Ah, dimenticavo: all'esclusivo rendez-vous, il dress code richiedeva che io fossi praticamente nuda e loro vestiti tutti di cotone verde sterile.
Ops.

:-D


Così festeggio il mio ritorno in ritrovata salute con coloro che mi hanno aspettato amorevolmente a casa e pure con chi invece mi ha messaggiato costantemente: ecco una torta speciale che non poteva che esser tutta... sottosopra.
Grazie a tutti voi!


Rovesciata alle pere (vegan)



Questa torta rovesciata di pere nasce da una ricetta di Anna Marconato suggeritami preziosamente da Lorenza. Io l'ho modificata leggermente per alcune mancanze in dispensa, ma il risultato è stato ugualmente molto gradevole.



25g di burro di cacao (il mio era in pastiglie, facilmente porzionabili)
85 di malto di riso
4 pere mature e dolci 
180 g farina integrale (io ho usato la semiintegrale perchè avevo solo quella)
160 gr di latte vegetale (io di riso)
110 g di malto di riso
8 gr di cremortartaro
1 cucchiaino di polvere di cannella
80 gr di mais bio o di olio extra vergine d'oliva dal gusto molto leggero (60 gr per me invece son stati più che sufficienti)
85 di noci o mandorle con pellicina tritate a coltello (la ricetta riesce bene in entrambi i casi)
la scorza di un limone non trattato
un pizzico di sale



Preriscaldare il forno a 180° (modalità statica).
Stemperare 85 gr di malto con il burro di cacao precedentemente sciolto (io li ho lavorati sopra il calore di una pentola piena d'acqua calda). Versare entrambi in una teglia e spennellarli anche sui bordi.
Lavare, privare del torsolo e tagliare a fettine due pere, quindi disporle a raggiera sulla teglia.

Mescolare farina, lievito (cremortartaro), spezie, mandorle o noci e sale.
A parte frullare olio, latte vegetale, il malto restante, le altre due pere tagliate a pezzi e la scorza di limone.
Unire gli ingredienti secchi a quelli liquidi mescolando accuratamente.


 Cuocere per 30-35 minuti. Sfornare ed aspettare 10 minuti prima di capovolgere sul piatto di portata.

domenica 16 marzo 2014

Il conto alla rovescia

A breve partirò per un po'.
Devo ancora preparare la valigia e non c'è un solo elenco che io sia riuscita a scrivere e rispettare delle sia pur poche cose fondamentali da portare con me.
Il mio trolley però è già carico delle cose più importanti: i sorrisi e le parole belle che alcune persone speciali mi hanno già regalato per questo viaggio.









Vado ... ma torno, eh.
Contateci.


[le parole dell'aforisma che ho illustrato sono di Esopo] 



martedì 4 marzo 2014

Esercizi di leggera pesantezza.

In questi giorni c'è solo spazio per qualche schizzo pasticciato.
Qualche esercizio di leggerezza, o meglio, di pesantezza, per lasciarsi sollevare, ma rimanere coi piedi per terra...
Il discorso sarebbe lungo, ma è più veloce l'acqua che scivola sul foglio.




... Questo le cose possono insegnarci:
a cadere,
a fidarci, pazienti, della nostra pesantezza.
Anche un uccello deve farlo prima di poter volare.

Rilke

venerdì 28 febbraio 2014

Prima e vera.



per leggere meglio il testo, cliccare sull'illustrazione



In un pomeriggio di tiepido sole, loro giocano all'aperto.
Mi prendo anch'io una piccola pausa dal lavoro: metto la moka sul fuoco e mi perdo a guardare quella loro invidiabile inafferrabile leggerezza, mentre aspetto che la merenda si cuocia nel forno.

martedì 25 febbraio 2014

Salame a chi? (salame dolce di cioccolato, senza burro nè zucchero)

La rete è meravigliosa anche per queste piccole cose.
Avevo già utilizzato con successo uvetta e datteri per dolcificare torte (per es. il mio "cobrizucchero" qui) ma ieri, attraverso facebook, Simona mi ha suggerito un'idea: quella di provare a fare anche un salame dolce senza lo zucchero, proprio come piace a me.
Lei usava però il burro, che anche a volere, io manco ce l'avevo in casa.
Così mi sono azzardata a farlo con l'olio ma, rispetto a lei, ho aggiunto pure del cacao perchè per me il salame dolce ha da esser di cioccolata!









Tassativo secondo me l'uso di datteri medjoul di ottima qualità (bio), quelli giganti e morbidi, che creano un impasto malleabile e facile da lavorare.

250 gr di datteri giganti medjoul bio denocciolati (devono essere proprio quelli grossi grossi e morbidi, e non trattati)
150 di biscotti secchi (i miei semplici frollini secchi senza zucchero)
30 gr di olio di mais bio (qualcuno mi ha già comunicato di averlo replicato con successo utilizzando un extravergine d'oliva, purchè dal sapore davvero molto delicato; io vorrei riprovarci anche utilizzando in alternativa il burro di cacao)
un cucchiaio di rhum o altro liquore a scelta (da evitare se è rivolto a bambini)
2 cucchiaini da tè di buon cacao amaro (o anche 3, se volete che prevalga l'amaro del cacao) o l'equivalente di cioccolato fondente tritato polverizzato
un cucchiaio di nocciole e/o mandorle tostate tritate oppure un po' di zenzero candito (facoltativi)


Tritare finemente a coltello i datteri. 
Rompere i frollini, utilizzando il solito sistema del sacchetto di cellophane chiuso e un pestello di qualsiasi tipo: dalla moka al vaso di fiori, tutto andrà bene. :-) Una parte verrà così ridotta in polvere e aiuterà a compattare il composto.
In una ciotola versare l'olio e stemperarvi i datteri tritati. Unirvi il cacao e i biscotti (ed eventualmente le mandorle o le nocciole) e mescolare bene con un cucchiaio.
Non preoccupatevi se apparentemente vi sembrerà che i biscotti siano in eccesso e non si inglobino totalmente al resto.
Con l'ausilio di guantini di lattice, lavorandolo bene con le mani, l'impasto cederà al calore e i suoi componenti si fonderanno per bene tra loro.
Formare un rotolo (il mio di 5-6 cm di diametro) ed avvolgere strettamente in carta da forno. Chiudere a mo' di caramella e lasciar riposare in frigo almeno per mezza giornata (ma anche intera). Durante il riposo si può ulteriormente migliorarlo nella forma se fosse necessario, modellandolo ancora, a mo' di mattarello.
La foto accanto all'illustrazione è stata fatta prima del riposo ed il taglio non è risultato pulito, ma la seconda è stata scattata dopo il passaggio in frigorifero. Si vede bene che rimane bello compatto e regge il taglio, no?

Ora chiamatelo salame vegan o come volete... noi abbiamo detto solo: proprio buonooooo!!!


mercoledì 19 febbraio 2014

Tocchi ed occhi d'acqua






Il tuo più tenue sguardo facilmente mi aprirà...



Là dove non sono mai stato.

Là dove non sono mai stato,
piacevolmente oltre ogni esperienza,
i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più delicato
ci sono cose che m'imprigionano,
o che non posso toccare
perché mi sono troppo vicine.
Il tuo più tenue sguardo
facilmente mi aprirà
benché abbia chiuso me stessa
come dita
sempre mi apri petalo per petalo
come la primavera fa
toccando accortamente
misteriosamente la sua
prima rosa
e io non so quello che c'è
in te che chiude e apre
solo qualcosa in me
comprende che è più
profonda la luce dei tuoi
occhi di tutte le rose.
Nessuno... neanche
la pioggia ha...
così piccole mani.

Edward E. Cummings

giovedì 13 febbraio 2014

Fiori d'inverno



- La danza non è un'arte per avere successo. Ma un dono per dare agli altri un'emozione. - ha detto Merce Cunningham.
- Forse come il disegno? e pure la cucina? - mi chiedo io.



Nei mesi scorsi vergognosamente non sono più riuscita a postare ricette per il progetto di  Salutiamoci. (per i pochi che ancora non sanno cosa sia, qui)
Ci riprovo ora con questo raptus rosso e danzerino: a febbraio si parla infatti proprio di radicchio.
Io disegno solo e vi suggerisco per sommi capi la ricetta prendendo spunto da Giuseppe Maffioli e La cucina trevigiana.
Al resto pensateci voi. Insomma, partecipate alle danze!

 
Radicchio rosso di Treviso in saor

con cipolle rosse di tropea
con cipolle bionde
 Lavate ed asciugate i cespi di radicchio rosso di Treviso.
Poneteli in una pirofila ed ungeteli leggermente. Salate e pepate q. b. e cuocete al forno finchè saranno morbidi, facendo attenzione a non seccarli e bruciarli (in alternativa potranno essere cotti anche in padella).
Una volta cotti, raccoglieteli e trasferiteli a parte, in una pirofila (non di metallo).
Nel fondo di cottura appassite dolcemente della cipolla (io ho provato sia la versione bionda sia la rossa) tagliata finemente, in quantità a piacere e con l'ausilio di un goccio d'acqua se necessario.
Se graditi, potrete unirvi uva passa e pinoli tostati.
Irrorate con un po' di acidulato di umeboshi (o in alternativa, aceto di mele e vino bianco in parti uguali); cuocete per qualche minuto, quindi versate l'intingolo con la cipolla ancora caldo sul radicchio.
Lasciate marinare in frigo per almeno 12 h quindi servite come antipasto o come contorno.










Questa ricetta partecipa alla raccolta di Salutiamoci di febbraio, tutta incentrata sul tema del radicchio rosso, ospitata da Lucrezia di Peanutincookingland



venerdì 7 febbraio 2014

Fare, disfare, rifare... sfarfallare.

Sono in questo momento impegnata in un progetto impegnativo e difficile, in cui sto mettendo cuore, mani e testa. Inevitabilmente mi si aprono strade contorte e talvolta mi impantano in grovigli inestricabili.
Si chiama lavoro e ricerca, niente di strano.
Ad un certo punto però sento di dover anche avere la forza di guardare con chiarezza il lavoro già fatto e sfrondare, raddrizzare senza esitazioni.
Devo tagliare e così lasciare andar cose che, pur forse buone, ho compreso non sono le più adatte a raggiunger l'obiettivo...

Questa tavola è una di queste.

Per non affezionarmici troppo e peccare di pervicacia nell'abbaglio, la affido dunque ad occhi diversi, ma speciali e fidati, perchè da diversa angolazione possa recuperare nuova vita e leggerezza.

Nasce così un altro haiku ad hoc di Silvia Geroldi (qui e qui).





La cartolina è condivisibile, rispettando i credits, ma guai a chiamarla cartolina di San Valentino! :-)

martedì 28 gennaio 2014

Et c'est si bon...

Passeggiare per le vie di una metropoli, per quanto eccitante, è sempre stancante.
Per questa promenade invece non mi è stata richiesta alcuna fatica di gambe quanto piuttosto ho assaporato un divertissement dal gusto decisamente diverso...




tavola realizzata per La Cucina Italiana - febbraio 2014 (qui)





in punta di dita, Paris canaille (qui)




Mais c'est si bon
Paris flon flon
T'as l'âme en fête
Et des millions
Pour tes poètes
Quelques centimes
A ma chanson
Ca fait la rime
Et c'est si bon...

giovedì 23 gennaio 2014

Alzo bandiera!




Le vacanze sono finite ovviamente da tempo, ma senza ch'io avessi ancora ripreso a scriver qui. 
Un anno nuovo per me non è mai motivo di buoni propositi, sinceramente, quanto piuttosto tempo di inventario...
Ultimamente ci son state tante cose in ballo, alcune molto belle, alcune altre poco chiare, ma se ragiono in termini di anni che passanopenso e guardo invece per deformazione in termini di segni che restano.
I segni son rughe e cicatrici. Sulla carta, ma non solo...
Non è vero che la felicità non ci lascia cicatrici da mostrare.


Le rughe dovrebbero semplicemente indicare il posto dove erano i sorrisi.
(M. Twain)


Son terreno da picchettare. Ogni bandiera è una conquista.


 

lunedì 16 dicembre 2013

Prendere, dare, diramare... lettera, testamento. Natale 2013.






Che io funzionassi un po' alla rovescia non è certo una novità, così non c'è da stupirsi se anche questa volta è nato prima il disegno e poi il testo (no, non il testamento per fortuna, come invece direbbe scherzosamente il titolo!).
Ecco, in realtà è andata così: avevo l'idea di preparare anche quest'anno un'illustrazione per gli auguri; nel frattempo la specialista degli haiku, Silvia Geroldi (vedi qui e qui) ha dato una sbirciatina allo schizzo e mi ha regalato queste poche ma preziose parole tagliate su misura.
A me son piaciute tantissimo perchè mi pare che dicano tutto, in quel diramare che parla di guizzanti prolungamenti di fronde, vene, nervi, pensieri, ma anche di potature necessarie a tralci secchi e morti per migliorare il raccolto.
E' davvero per me un momento speciale questo, tra prendere e dare che mi coinvolge su più fronti e a livelli diversi, cuore e budella. Mi sta impegnando tanto ma tanto anche mi sta regalando.
Vi racconterò prossimamente...

Natale per me sarà dunque finalmente di riposo, dopo consegne, ricerche e risposte che spiegano anche la mia latitanza ultimamente qui. 
Ora non mi resta che augurare anche a voi di trascorrerlo come più desiderate.
Buone feste e buona vita per l'anno che verrà!


p.s.: 
Se disegno e parole vi piacciono e volete utilizzarli per diramare i vostri auguri agli amici, non avete che da chiedermelo all'indirizzo mail che trovate qui a destra.
Vi chiedo solo la cortesia di non tagliare i nostri nomi, perchè la tavola è frutto di lavoro che vi doniamo ma vi chiediamo di rispettare. Grazie.




  • come ho conosciuto Silvia, saltellando di sedia in sedia, qui
  • qualche idea per un regalino veloce da fare in casa quiqui
  • i passati natali disegnati:


http://cobrizoperla.blogspot.it/2008/12/scivoloni-natalizi.htmlhttp://cobrizoperla.blogspot.it/2008/11/neve.html


http://cobrizoperla.blogspot.it/2012/12/un-regalino-sotto-la-neve.htmlhttp://cobrizoperla.blogspot.it/2008/12/natale.html

giovedì 28 novembre 2013

Pasta madre.

Poteri paranormali di madre.

Ma 100% pasta madre acida.




Ombre dolci e sfumature acide.

Sembro acida, ma, se mi concentro, lievito.

Ogni tanto mi faccio un bagnetto tiepido e mangio un cucchiaino di malto.




La crosta diventa apparentemente dura, ma il cuore rimane morbido.

E profumo di champagne.




Non chiedetemi la ricetta, però, per farlo. In rete ce ne sono a bizzeffe e la mia, ai fornelli, non è certo migliore di altre. Vi lascio solo questa, per trovar il giusto companatico:




ER PANE E' BONO CO'...
 
Senza cita' Bruschetta e Panzanella,
e' bono in ogni tipo de spuntino,
a comincia' dar classico crostino
fatto co' burro, alice e mozzarella.

E' bono cor guanciale a Panontella,

co' le noce, co' l'uva, intinto ar vino,
cor miele, co' la fava e 'r pecorino,
e indorato cor buro a la padella.

E' bono ner caffe', co' la ricotta,

cor gelato, l'aranci in insalata,
cor prosciutto, li fichi e la caciotta.

Co' tonno e cipolletta, cor salame,

co' le castagne, co' la cioccolata,
ma soprattutto e' bono co' la fame.
 
Aldo Fabrizi


lunedì 11 novembre 2013

lunedì 4 novembre 2013

Food e illustrazione: Nu®ant

http://www.nurant.it/index.php?/projects/issue-14--oct-013/


Per i golosi di food, ma anche di illustrazione: il nuovo numero di Nurant, magazine di illustrazione.

Nu®ant è un giornale che non si monta la testa, al limite la smonta, la sposta, per cercare nuovi punti di vista, nuove forme di vita.
 
Nel numero #14 si parla,  - ops - , si disegna di food, in un ambito un po' particolare.
12 illustratori, di tutto il mondo un po' - sì, ci sono anch'io, che onore e fortunatamente non son la tredicesima! - interpretano in questo numero un tema ostico.

Oltre che in versione cartacea nelle migliori librerie, ora è disponibile da sfogliare anche on line qui.











domenica 20 ottobre 2013

Caelestia auguria.

Come un àugure traccio segni immaginari nel cielo e poi li riporto proiettandoli sulla carta, creando una mappa nella speranza, turchina, di ritrovarmi.

Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati: messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, definire, tradurre in parole... Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme: e di me non gli avvenimenti esteriori dell'esistenza, ma ciò che accade dentro, nel fondo; e del mondo non qualche fatto particolare, ma il modo d'essere generale di tutto.
Comprenderete dunque la mia difficoltà a parlarne, se non per accenni...
(Italo Calvino) 





da PensieriParole

martedì 1 ottobre 2013

All'altra che sono


Hay fotografías en las que no me reconozco.
Mi yo cobarde al mirarlas
me obliga a pensar que existo en una sola
y no en la suma de quien soy
con esa otra que me suplanta en la imagen.
Cuesta creer que la desconocida también soy yo
esa mujer suspendida y fea
con un rostro que sin ser mío no es ajeno.
Entender el mundo bien puede ser eso:
aceptar que soy esa a quien desconozco.




Ci sono fotografie nelle quali non mi riconosco.
Il mio io vigliacco nel guardarle
mi obbliga a pensare che esisto in una sola
e non nella somma di chi sono
con l’altra che mi sostituisce nell’immagine.
È dura credere che anche quella sconosciuta sono io
quella donna sospesa e brutta
con un volto che senza essere il mio non è estraneo.
Comprendere il mondo può essere anche questo:
accettare di essere colei che non conosco.

Lauren Mendinueta


giovedì 26 settembre 2013

La Sacher dispettosa. - Continuiamo così. Facciamoci del male. -

Mi ha chiesto una torta speciale.
Una Sacher, voleva il ragazzetto, per un'occasione speciale. 
Quando la mangia di pasticceria mi dice che è troppo dolce, poi mi chiede se la so fare e cosa c'è dentro.
Uova, burro, zucchero, cioccolata, recito.
E' stato più forte di me: ho deciso di farla di testa mia, però, perchè... tra noi due non so chi sia il più testone.
Io non amo fare i dolci (in generale; poi qui ci sono anche tutte le mie altre particolari menate a riguardo).
Se dovessi pensare ad un paragone, per me è come usare l'acquerello in maniera canonica: dopo poco mi stufo e mi spazientisco.

Fortunatamente sono seguite preziose consultazioni notturne online che mi hanno fatto salvare la faccia.
Grazie Barbara. La tua ricetta è stata provvidenziale!



Eri eccitatissimo davanti alla tua torta.
Sei rimasto senza parole quando ti ho detto, dopo l'assaggio, che non c'erano uova, nè zucchero, nè burro. Eri in brodo di giuggiole.
- Non me la scorderò mai - hai aggiunto. - E' più buona di quella della pasticceria. Grazie. -
Io non scorderò mai queste tue parole, ma soprattutto la luce dei tuoi occhi per una torta così semplice.
Grazie a te Giacomo, per la capacità che hai di credere e meravigliarti, quando ti concedi il tempo e la pazienza di cercare a fondo nelle piccole cose, scoprendo che esiste sempre un'alternativa.



A tre anni quando mi hai chiesto di vestirti a carnevale da cuoco.


E questi siamo noi, dopo 9 anni di carezze, meraviglie, baruffe, scontri, urla, musi ed abbracci.
Tanti auguri pidocchio.



La ricetta è esattamente quella di Barbara, in tazze.
Qui io la riporto solo specificando le quantità in grammi solo per mia comodità, perchè so già che la prossima volta mi sarò già dimenticata la tazza che ho utilizzato ed il grado di approssimazione è sempre rischioso.
Ovviamente voi invece potete scegliere la tazza di base, come unità di misura, che preferite.
Fatela il giorno prima, con calma e conservatela un giorno in frigorifero. I sapori si esalteranno a meraviglia.


per 10 persone:
2 tazze di farina, la mia 0 (io ne ho usato 400 gr)
1 tazza di buon cacao (75 gr)
1 tazza di malto di riso (340 gr)
1/2 tazza di olio di semi di mais (150 gr)
1/2 tazza di succo di mela (170 gr)
30 gr di cremortartaro
un vasetto di marmellata bio di albicocche senza zucchero; la mia era dolcificata con polpa di mela (320 gr)
un pizzico di sale
ho aggiunto una puntina di semini di vaniglia
150 gr di buon cioccolato fondente bio a 70% per la copertura


Accendere il forno statico a 140°.
Mescolare insieme tutti gli ingredienti secchi e separatamente tutti i liquidi.
Unire i liquidi ai secchi e mescolare bene con una frusta.
Versare in teglia da 24 cm oliata ed infarinata (meglio se con cerchio apribile). Infornare per 25 minuti, quindi alzare la temperatura a 160° e cuocere per altri 20 minuti.

(Questo, mi ha insegnato Barbara, farà lievitare la torta uniformemente senza farle fare una gobba a vulcano, con tanto di crepa, sulla sommità. Meravigliosa amica, funziona eccome!)

Nel caso risulti ancora bagnata alla prova stuzzicadenti, alzare il forno a 180° e cuocere per altri 5-7 minuti .
Lasciar raffreddare c-o-m-p-l-e-t-a-m-e-n-t-e.
Tagliare a metà e farcire con la marmellata di albicocche.

La glassa solitamente è fatta con il fondente mescolato a burro e/o panna oppure ad uno sciroppo di zucchero.
Ovviamente ho preferito non utilizzarli, vista la ricetta. Miravo pure a non avere comunque una glassa troppo rigida e croccante, rispetto all'impasto, come sarebbe accaduto nel caso avessi usato solo cioccolato fuso.

Quindi ho sciolto il cioccolato a bagnomaria a fuoco dolce.
Vi ho aggiunto un paio di cucchiai di olio di mais ed altrettanti di panna vegetale (ne avevo di miglio da terminare, ma andrà bene quella di riso o quello che preferite; il sapore non inciderà sul risultato finale).
La consistenza ed il sapore finale andavano bene, ma la glassa non è rimasta lucida, nè facile da stendere, impedendomi di potervi scrivere sopra.
Ecco, su questo punto insomma, dovrei migliorarla.
Avete suggerimenti?

E' però davvero buonissima, anche se, va bene, non è più una vera Sacher.



- Continuiamo così. Facciamoci del male. - 
:-)
 

venerdì 20 settembre 2013

Arrivederci, amico mio, arrivederci.


« Arrivederci, amico mio, arrivederci.
Mio caro, sei nel mio cuore.
Questa partenza predestinata promette che ci incontreremo ancora.
Arrivederci, amico mio, senza mano, senza parola.
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità, ma, di certo, non lo è nemmeno vivere. »

Sergej Esenin




 Io resto a disegnare, te l'ho promesso.




mercoledì 18 settembre 2013

Lotta creativa

Era proprio settembre, ma del '99 ed io per la prima volta prendevo in mano una tela.
Da sola, non sapevo proprio da dove cominciare. Purtroppo a scuola non mi avevano mai insegnato neppure a mescolare i colori. 
Non so dire perchè, - io in Messico purtroppo non ci sono mai stata - ma dipinsi una versione ridotta del murale di Rufino Tamayo: "Quetzalcóatl y Tezcatlipoca", la lotta cioè tra il giaguaro ed il serpente piumato, (l'originale è conservato nel Museo Nacional de Antropología, a Città del Messico).
Poi per pudore la nascosi dietro ad un armadio e lì rimase fino a quando un'amica a me molto cara l'intravvide per caso, una sera - una sera speciale, allietata da un vino speciale...
Negli anni qualcuno mi chiese anche di acquistarla, ma non fui proprio capace di liberarmene.
Per tanti anni non disegnai nè dipinsi più, ma tutt'oggi, che abbiamo cambiato anche casa, questa tela mi fa ancora compagnia. 
Da qualche mese vi pasteggiamo proprio accanto.




Quetzalcóatl y Tezcatlipoca ... e Salvia.


Non la trovo aggressiva, nè inquietante, ma solo particolarmente energica.
A distanza di tutto questo tempo, ora mi sembra che quel conflitto, come per il mito che rappresenta, abbia davvero anche per me il significato profondo di creazione. 
Una lotta creativa.
Ne sono affezionata tanto per questo.

Oggi ho saputo che una mia illustrazione è stata selezionata per una mostra che amo particolarmente, ma a cui non avevo mai partecipato.
Si tratta della Mostra Internazionale d'Illustrazione per l'Infanzia di Sarmede (Tv), dedicata quest'anno proprio alle fiabe del Messico.
Potrei starmene zitta, perchè è una piccola cosa, ma questo blog raccoglie tantissime delle mie emozioni. Allora vi dico: la lotta continua, ma io sono felice. Tanto.
- Muchas gracias! -









"Tranquilidad aparente"
 (studio)



mercoledì 11 settembre 2013

Nutella o Nocèlla?



Era da un po' che ci pensavo. In realtà è una cosa semplicissima da farsi, ma proprio per questo forse rimandavo sempre.
Ma ecco che a settembre Salutiamoci parla di nocciole e allora non potevo proprio aspettare oltre!
Ora qui il forno si riaccende senza problemi, visto il calo di temperatura.
Si fa il pane... e allora andiam pure di nutella fatta in casa.
Chiamiamola così, concedetemelo, giusto per capirsi. Trattasi comunque di crema spalmabile di nocciole e cacao.
Buonissimissima.


300 gr di nocciole sgusciate tostate bio (ma non usate quelle appena raccolte fresche)
300 gr di malto di riso * (la dose è molto soggettiva: potete anche diminuire oppure aumentarla fino a 400 gr per un gusto più dolce raggiungendo un ideale compromesso per chi vuole "disintossicarsi" dalla nota crema commerciale)
50 gr di cacao amaro di ottima qualità
10 cucchiai di olio di mais bio (si potrebbe anche evitare ma certamente conferisce maggiore cremosità e facilita l'emulsione)
150 gr di latte di soia non zuccherato
un cucchiaino scarso di polvere di vera vaniglia  (no vanillina)
un pizzichino di sale
* perchè è meglio evitare lo zucchero qui

Tritare finissimamente le nocciole a farina (questa è l'unica difficoltà e in questo senso vi aiuterà solo un tritatutto serio, da azionare ad intermittenza per non surriscaldare l'olio delle nocciole).
Unire il latte vegetale, l'olio, il cacao, la vaniglia ed il sale ed emulsionare ancora.
Dolcificare col malto mescolando ancora molto bene.
Invasare e conservare in frigorifero.
La dose è per due vasetti grandi e due piccoli.



Con questa crema ho farcito queste tortine.
Non sto a scrivervi la ricetta perchè io ho dovuto usare un mix di farine glutenfree che ne ha fatto gusci non molto belli.
Voi invece scegliete la vostra frolla preferita, - avete la vostra ricetta jolly per la crostata che non vi delude mai, no? - farcite (prima o dopo la cottura, come preferite), decorate e poi sappiatemi dire.

Lo sapevate?
Da parecchi anni a questa parte gli alberi di nocciole vengono trattati massicciamente con l'endosulfan (cos'è qui) per debellare una specie di cimici che attaccano i frutti, compromettendo interi raccolti.
Questo composto chimico, della famiglia dei cloroganici che agiscono bloccando il sistema nervoso delle cimici, è stato autorizzato anche dal Ministero Italiano, per ovviare ad una pressante concorrenza operata dalla Turchia e dall'India, grosse produttrici di nocciole che già ne facevano uso sconsiderato.
Nonostante si parli della proposta di un suo ritiro dal commercio dalla metà del 2012, (con una proroga però per alcuni utilizzi per 5 anni aggiuntivi), perchè antiparassitario della famiglia del DDT dichiarato come molto tossico, l'endosulfan è tuttora presente nella stragrande maggioranza delle nocciole in commercio.
Pensate ora all'uso che viene fatto delle nocciole, per esempio, in pasticceria e gelateria: forse meglio utilizzarne meno, ma, se possibile, di qualità biologica!



Tutte le ricette con noci e nocciole sono raccolte da Sabrina di Les madeleines di Proust fino alla fine di settembre.


Cercate altre idee cobrizolose con le nocciole?

Fregola sarda con sedano rapa, fichi e nocciole
Ravioli bicolor con tofu e nocciole


venerdì 6 settembre 2013

La mia Venezia, tra calli e pennelli

Venezia.
Ancora una volta.
La ritrovo ogni volta, ma ogni volta vi scopro qualcosa di nuovo o che invece avevo scordato.
Ho sempre amato ed odiato questa città per la sua singolare capacità di esasperare lo stato d'animo che si possiede mentre la si percorre. Non per "la risposta che dà a una tua domanda", come avrebbe detto forse Calvino, ma per il suo rispondere invece con un'altra domanda, alla tua.
In un labirinto di tali quesiti non ci si può che arrendere e proseguire il percorso ad istinto, con fiducia e pazienza, ma non senza perseveranza.
Sì, così per calli e campielli, proprio come per matite e pennelli.

Venezia è incantevole, magica, romantica, seducente, lo sappiamo tutti, ma anche stagnante, lenta, dolorosa, fané come sa risultare una vecchia attrice di teatro.
Da piccola vi ho versato le prime lacrime a causa dei piccioni che avevo paura di chiamare sulle mie manine a mangiare i chicchi di mais, da grande ho vissuto i miei studi tormentati, le amicizie affascinanti, qualche amore assurdo. 
L'ho odiata durante gli ultimi anni di università. La puzza, l'umidità, i turisti... ma poi ho voluto rinconciliarmici, decidendo pure di sposarmi lì. Due montanari in gondola, quasi un paradosso, no? :-) (anzi, non fate l'errore di snobbare la gondola, come ho fatto io per anni: anche fosse solo per un quarto d'ora, è impagabile la prospettiva restituita dal filo dell'acqua!)

La matita, a Venezia, l'ho sempre usata pensando che da grande avrei fatto l'architetto, ma la mia mente ed il mio cuore erano evidentemente sempre altrove, considerate le modalità con cui avevo operato quella scelta.
Quando di recente ho fiutato la possibilità di poterci tornare a disegnare invece finalmente con ben altro intento, con l'insegnamento di una brava illustratrice come Anna Castagnoli, non ho avuto titubanze.


Ci son stati momenti grigi... 

(le foto fatte col cellulare son quel che sono, pardon)


e di vivo colore...


 Matite e pastelli colorati si son mescolati sotto le mani di Anna.


Poi si son aggiunti brindisi, bigoli e girasoli...


  nella leggerezza e la profondità del blu, fuori...


ed il denso caos creativo, dentro.

...

Disorientata, ho "bighellonato" tra stili e tecniche diverse che sentivo dapprima stranieri.
Mi sono arresa poi alla corrente, con fiducia, e mi sono ritrovata questa donnina tra le mani.




- Ecco. Perchè vuoi combattere contro il labirinto? Assecondalo.
E' la matita ad un certo punto a decidere il suo percorso. -  ho pensato rincuorata.


Grazie Anna, per la tua innata comunicatività, la freschezza, il sorriso.
Ho trattenuto nel mio cuore la professionalità che hai nel comunicare la passione verso il tuo mestiere, senza nasconderne la fatica, la solitudine ed il dolore quotidiano che questa ricerca comporta. 
Agli occhi dei più sembrerebbe forse che avere a che fare con fiabe e colori sia davvero sempre e solo una favola, ma sappiamo bene che non è così!
I moti dell'anima non sono sempre dolci e gioiosi.
Comunicarcelo ogni tanto in un abbraccio, giallo come un girasole, fa davvero bene e aiuta a vedere meglio, più in là...
Grazie anche a tutti i compagni di questa maratona.



Del blog di Anna avevo già parlato qui

Altri momenti veneziani qui