mercoledì 31 agosto 2011

2011 Dopo Cristo


La sigla D.C. evoca svariate associazioni d'idee, lasciate alle spalle, nel corso della storia...
Belluno però riserva una sorpresa inaspettata, con questo nome, che fortunatamente guarda in avanti.
Un laboratorio d'arti visive in ambiente dolomitico.
Un frammento di roccia e un detonatore da cui si staccano molteplici schegge che orbitano nel territorio alpino.
Un'imprevedibile stazione artistico culturale, tra acqua roccia e verde.
Un nido per artisti affermati ed emergenti, locali ed internazionali.
Una fucina per sperimentare.
Un laboratorio per forgiare.
Un luogo per accogliere, ci si auspica, anche le scuole, per avvicinare i bambini all'arte contemporanea, come usualmente accade all'estero, ma ancora così raramente invece in italia.

Un motivo in più per venire a Belluno.

Si chiama Dolomiti Contemporanee. (il sito web qui , le indicazioni per raggiungere il luogo fisico qui)


In bocca al lupo al passo intraprendente e lungimirante di questa iniziativa!






foto G. De Donà, A. Montresor, S. Casagrande

ogni luogo può diventare internazionale: è solo da provinciali pensare che non possa esserlo.





lunedì 29 agosto 2011

Tauromachia a fiori

Zeus, padre di tutti gli dei, da sempre risaputo gioviale e libertino, nonchè marito infedele, perse la testa per Europa, splendida principessa fenicia, figlia del re Tiro.
La giovane era intenta a cogliere fiori in un prato quando Zeus decise di mostrarsi a lei.
Per evitare che la fanciulla lo riconoscesse, comparve sotto mentite spoglie, assumendo le sembianze di un toro bianco.



il Toro di Cobrizo # Cobrizo è del Toro.


Si stese ai suoi piedi e con pazienza riuscì a convincerla a salirgli sul dorso, inebriandola col profumo ed i colori dei fiori di campo.












Attraverso le onde del Mediterraneo, allora egli la condusse impavido, sulla sua groppa, sino a Creta.



E una volta lì giunti, su una spiaggia nei pressi di Gortina...

... tra un nescafè e l'altro... ;-)



generarono insieme Minosse, Radamante e Sarpedonte.

Il toro che aveva prestato le sue sembianze a Zeus fu trasformato in costellazione, con sommo piacere di Cobrizo, (che tra l'altro in quest'isola avrebbe pure messo radici se il biancore taurino non fosse incompatibile col solleone), ma gran sventura di coloro che debbono sopportarla sotto quest'infausta congiunzione astrale.
Tiro a segno.


mercoledì 24 agosto 2011

Un nodo al fazzoletto.

Un nodo al fazzoletto per non scordare un appuntamento, quel pomeriggio.
Sembra essere, questo, anno di incroci e riincontri memorabili, dopo tanti anni.



Ho impastato velocemente:(come per la torta della macropazienza, vedi qui)
150 gr di farina integrale
150 gr di farina bianca
70 gr di olio di mais bio (o d'oliva extra vergine dal sapore delicato)
110 gr di latte di riso non zuccherato
un cucchiaino di polvere di vaniglia (no vanillina)
una bustina di cremor tartaro
un pizzico di sale

Ho raccolto sul tavolo:10-15 susine viola-blu (ma si adatteranno benissimo pesche, albicocche, prugne)
un pugnetto di uvetta passa
qualche cucchiaio di purea di frutta fatta in casa (vedi come qui) o marmellata senza zucchero
mezzo cucchiaino di cannella in polvere (se piace, potete aggiungere anche un pizzico di polvere di chiodi di garofano)

Mescolato velocemente le farine, con cremortartaro, sale, vaniglia ed impastato con latte ed olio.
Foderato con la pasta una tortiera grande.
Bucherellato con la forchetta.
Stesa la purea di frutta, sparsa l'uvetta e aggiustatavi, sopra, ordinata a cerchi concentrici, la frutta tagliata in quarti.
Spolverizzata con la cannella.
Cotta in forno 25 min a 170°.




Torta e furoshiki eran pronti: - A "merendare" sul colle! -
Un nodo morbido come un abbraccio che ho riassaporato quel dì, dopo vent'anni, insieme a dolci ricordi.
Quattro bimbi in più, rispetto ad allora, pasticciavano intanto con le loro manine...

Ciao A., G. e N.


lunedì 22 agosto 2011

M'avete provocato? Mo' ve distruggo...



Così scatta l'operazione "Susine, m'avete provocato? Mo' ve distruggo... Ve te magno!". (cliccare sulla battuta per rivedere la scena, particolarmente simpatica di questi tempi, quando l'Albertone dice: - Gli americani mangiano marmellata... gli americani so' forti!... -)
"Marmellata" dunque, prima, e poi torte, di vaga ispirazione italo-tedesca, leggendo dello Zwetschgendatschi di Alex, ma rimembrando la semplicità e il più modesto spessore di una schiacciata alla frutta.
La mia ricetta che ne risulta alla fine poco ha che fare con gli originali, se non per la comune presenza della frutta, ma vi basterà sapere che ne ho già sfornate tre leccarde per comprenderne l'apprezzamento.
Io l'ho volutamente stesa sulla teglia del forno per averla più bassa e compensare il sottile strato di frutta, ma ovviamente potrete cuocerla anche in uno stampo più piccolo per averla più spessa.

370 gr di farina metà bianca e metà integrale
una bustina di lievito di birra secco (10 gr, ma utilizzatene un po' meno di un cubetto intero nel caso impiegate il lievito di birra fresco)
150 ml di latte di riso
60 gr di fruttosio (+ 3 cucchiaini)
50 gr di burro di soia
1/2 cucchiaino di polvere di vaniglia
3 cucchiai di semi di papavero
1 pizzico di sale
4 cucchiai di marmellata-purea di susine (vedi post precedente qui)
una ventina di susine mature tagliate in quarti
un cucchiaino di cannella e un pizzico di chiodi di garofano in polvere

Intiepidire il latte e sciogliervi il lievito, mescolando bene, attendendo un poco affinchè si riattivi.
In una ciotola mescolare le farine con il sale, la vaniglia e i semi di papavero.
Nella planetaria impastare le farine con il burro morbido.
Unire il latte con il lievito e sbattere bene l'impasto per qualche minuto.
Lasciar lievitare in luogo caldo, coperto, finchè raddoppierà di volume.
Stendere sulla teglia del forno unta.
Bucherellare coi rebbi di una forchetta. Cospargere con un velo di passata di frutta e decorate con le susine tagliate a quarti.

Cuocere a 180° per mezz'ora.
Sfornare e cospargere con 3 cucchiai di fruttosio precedentemente mescolato alla cannella e alla polvere di chiodi di garofano (o polvere di limone o arancia o lavanda, a piacere).
Ripassare due minuti in forno, quindi sfornare nuovamente e lasciar raffreddare.

Croccantina appena fatta, morbida e succosa il giorno dopo (buona fredda, da frigo).

(e l'operazione continua qui...)







martedì 16 agosto 2011

Arancio, zafferano, ottanio galassia, grigio mercurio, piombo e magnesio.


Arancio, zafferano, ottanio galassia, grigio mercurio, piombo e magnesio.
Pare proprio un concentrato di colori tendenza per l'autunno inverno prossimo venturo.
E così sarà: la mia estate in vasetto, per l'inverno.

Un bastimento carico di prugne, ops, di susine blu (quelle blu-viola fuori, per intenderci, ma con polpa gialla all'interno) è giunto a casa nostra.
Meravigliosamente dolci, polpose e naturalissime, (perchè sull'albero della nonna non si fa uso di alcunchè), diventano profumo e dolcezza in vasetti.
La mia purea in vasetto. Non è marmellata, lo so, ma a noi piace così, perchè sa davvero solo di frutta. (perchè cerco di non usare lo zucchero QUI e QUI)

le dosi sono indicative, poichè dipenderà dal tipo di frutta e dalla dolcezza della stessa:
un chilo di susine blu
140 gr di succo bio concentrato di mela (non quello da bere come bevanda ma quello denso che sembra uno sciroppo e che in rapporto 1/8 con acqua si può trasformare anche in bevanda)
mezzo cucchiaino di agar agar in polvere

Io l'ho preparata lavando e denocciolando le susine (nulla impedisce però di cuocerle intere e poi passarle col passaverdura per setacciarne i noccioli).
Le ho cotte, tagliate a metà, con 140 gr di succo concentrato di mela per 15 min. Ho frullato finemente (ma non è indispensabile, se si vogliono trovare i pezzi e con alcuni di tipi di frutta è anzi consigliabile) ed aggiunto poi mezzo cucchiaino di agar agar (è stato più che sufficiente in questo caso poichè era già abbastanza densa).
Quindi ho lasciato bollire dolcemente ancora per 2-3 minuti.
L'ho invasata ancora bollente in vasetti preventivamente appena sterilizzati e ancora caldissimi, e chiusi i vasetti, li ho pastorizzati subito a bagnomaria (coperti completamente da acqua bollente), lasciandovela bollire per altri 15 min. (se vasetti da 250-300 gr ).
Spento il fuoco, ve l'ho lasciata finchè raffreddata.

Si conserva benissimo per anni.
Se è poca, e si consuma invece entro breve, può essere tenuta in frigo e si può evitare la pastorizzazione.
E' ottima su torte, gelati, yogurt, panna cotta, ecc. Credo si presti benissimo anche su carne e formaggi.
Piacerà molto a chi ama i frutti di bosco: ne ricorda molto il sapore dolce-acidulo.

Il giorno seguente l'ho replicata aggiungendo in cottura anche dei fichi, che sono risultati molto azzeccati per stemperare ulteriormente l'acidulo delle susine.
Un paio di vasetti li ho fatti anche unendo, a susine e fichi, pure un po' d'uva (ovvio: niente frullatore, ma passaverdura per eliminare i semini); il mix, arrotondando così l'asprigno della susina, non ha necessitato di alcuna altra nota dolce, oltre alla frutta (cioè niente malto, niente succo di mela, niente sciroppo d'acero o d'agave, niente fruttosio, niente di niente).

E poi l'ho fatta anche di pere e vaniglia, di pere e limone (anche con un po' di zeste), di pesche e lavanda, di prugne e cannella, ... (qui di albicocche e cinque spezie) usando in alternativa malto o poco fruttosio, per dolcificare.
Uso questo sistema già da 5 anni. Funziona bene e permette di conservare perfettamente per anni la composta, rispettando semplicemente le normali procedure di sterilizzazione e pastorizzazione: usando i noti vasetti riconoscibili in foto, con coperchi sempre nuovi, dall'inconfondibile suono "stoc" fatto nel raffreddamento e la successiva concavità che vi si forma, che ne assicurano il sottovuoto durante il raffreddamento, non ho MAI avuto alcun problema!!! - (ho contagiato pure Stella, qui, due anni fa, che stentava a crederci).
Il bello è anche che potete ulteriormente dolcificare ed addensare in corso d'opera. Fate la prova della goccia sul piattino: se non vi pare abbastanza densa, basterà rimetterla sul fuoco aggiungendo ancora un po' di agar agar e facendo bollire ancora un paio di minuti.
L'agar agar non lascia sapore.
Nel dubbio, però, procedete per dosi minime, per evitare di ritrovarvi una gelatina non spalmabile: tenete presente che, indicativamente, un cucchiaino di polvere di agar agar (o un cucchiaio, se in fiocchi) basta ad addensare, in gelatina, mezzo litro di liquido.
Ovviamente varia un po' da frutta a frutta. Comunque potrete sempre aggiungerne ancora successivamente.
L'unica, or dunque, è provare, per prendere dimestichezza con l'alga magica... ;-)







p.s.: nel caso, riaprendola, la scoprissi un po' meno densa del necessario, la uso per i dessert al cucchiaio come topping o salsa di accompagnamento oppure, se devo mettarla ad esempio su una crostata, prima di versarcela, vi aggiungo a freddo ancora una puntina di agar agar e mescolo bene.
Poi in forno si cuocerà e raffreddandosi otterrò una maggior consistenza consistente.

mercoledì 10 agosto 2011

Riso sotto i baffi

Il riso è una delle mie passioni, lo sapete...
... ma per questa varietà, poi, ho proprio una debolezza! ;-)




Quando qualcuno ti ama, il modo in cui pronuncia il tuo nome è diverso.
Sappi che il tuo nome è comunque salvo nella sua bocca.






martedì 9 agosto 2011

Brutte facce


Qualche palloncino, un po' di farina, un pennarello indelebile, qualche pezzetto di carta o di feltro e tutto quello che la fantasia e la confusione di casa suggerisce...
... et voilà, giochiamo e combattiamo la noia di un pomeriggio imbronciato!
Grazie P.



mercoledì 3 agosto 2011

Fresh & White



Fresh & white, come recitava lo slogan di una famosa pasta dentifricia...
Eccomi ritornata.
Sto meditando circa una quarantena da trascorrere accanto al forno: 20-25° di differenza tra qui e lì sono un po' troppi!
Con il mare alle spalle, ma l'azzurro ancora negli occhi, mi consolo con un sostanzioso bottino di click da spulciare.
Tanto relax, da dimenticarsi, stamane, quasi anche come si fa a guidare. Niente pc, niente cellulare... Solo sole che pare africano e il rumore del vento. Una meraviglia!

Non so se oggi il verduraio me l'abbia raccontata grossa ed io abbia abboccato stupidamente, fatto sta che in vacanza mi ero stufata di mangiare vagonate di pomodori, peperoni, melanzane (nota bene, è l'unica nota che mi è venuta a noia, ;-)... oltre al mio obbligo a spalmarmi di solare a protezione 50 e 30, nonostante il quale mi sono riuscita ugualmente a scottare un pochino)... comunque, quando l'occhio mi è caduto su una cassetta di cavolfiori bianchi, considerata la temperatura che si aggira qui intorno ai 20° o poco più, ho ceduto.
Che fossero tardivi o precoci, non me lo ricordo più... forse semplicemente 'na sòla, penserete, lo so, ma l'idea è stata leggera ed ugualmente molto estiva.
A me il risultato è piaciuto.
Provateci anche voi!

per 3-4 persone
240 gr di pasta di kamut integrale (io ho usato gnocchetti tipo marolleddus)
un cavolfiore bianco
200 gr di yogurt bianco di soia (non zuccherato)
uno spicchio di aglio
qualche cucchiaio di polvere di pistacchi (o pistacchi non salati tritati)
curry o epices colombo
peperoncino (facoltativo)
sale

Non realizzate con troppo anticipo questa ricetta (ancor più nel caso usiate, come me, pasta integrale).
Lessate al dente, in acqua leggermente salata, il cavolfiore mondato e diviso in cimette. Nella stessa acqua, ulteriormente salata, cuocete la pasta insieme allo spicchio d'aglio vestito.
Raffreddare pasta e verdura.
Prelevate 4-5 cimette di cavolfiore e frullatele con lo yogurt, sale, l'aglio cotto e sbucciato, un pizzico generoso di buon curry o di epices colombo (vedi qui).
Riponete la salsa in frigorifero e raffreddate ulteriormente.
Condite la pasta con la verdura e appena un filo d'olio (facoltativo).
Quindi mescolatela subito con la salsa bianca e cospargertela di polvere di pistacchi.

Benritrovati a tutti voi!