martedì 22 dicembre 2015

Calendario dell'Avvento 2015


Un calendario speciale dell'Avvento, quello proposto dalla libreria Radice-Labirinto di Carpi (Modena) a cui sono stata invitata a partecipare.

25 illustratori, un'illustrazione al giorno arricchita da una poesia composta da Alessia Napolitano, per avvicinarsi al Natale. 







in ordine: Alessandro Sanna, Anna Nina Masini, Arianna Papini, Aurora Cacciapuoti, Chiara Armellini, Claudia Palmarucci, Daniela Iride Murgia, Daniela Tieni, Evelyn Daviddi, Federica Bordoni, Francesca Dafne Vignaga, Francesca Popolizio, Geena Forrest, Gianluca Folì, Lisa D'Andrea, Liza Schiavi, Manuela Trimboli, Margherita Allegri, Marina Marcolin, Marta Iorio, Roberta Cadorin, Sara Vincetti, Silvia Molinari, Silvia Rocchi, Valeria Valenza.


Un filo azzurro, 25 cartoline numerate, 25 mollettine di legno, una scatolina per conservarlo.
Il ricavato della vendita ha contribuito a finanziare una nuova scuola.



la mia tavola, per il 22 dicembre


e l'intervista che mi è stata fatta è qui





giovedì 17 dicembre 2015

È una passeggiata...



Li ho pensati e disegnati per Natale, ma non solo.

Per una passeggiata ricca di speranza e serenità, si spera.


Buon Natale 2015.



lunedì 14 dicembre 2015

Ajo ojo e peperoncino

Tutto il mondo è paese davanti ad un piatto di spaghetti.
- Ajo ojo e peperoncino -
Travaux en cours...






Lavori in corso...





lunedì 30 novembre 2015

Consapevolezza e cambiamento






Che disegnare possa essere una terapia non è una novità, ma poi ci sono lavori per progetti terapeutici a tutti gli effetti, di nome e di fatto.
Che piacere prezioso, per me, farne parte.

lunedì 26 ottobre 2015

Una gialla velatura






Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L'autunno spoglio delle vostre anime.

Sergej A. Esenin



Mi piace spettinata camminare
il capo sulle spalle come un lume
e mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume


Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome,
voglio essere una gialla velatura,
gonfia verso un paese senza nome.



lunedì 5 ottobre 2015

À la carte. Un laboratorio pop up a Libri in Cantina 2015

Come lo scorso anno (vedi qui), anche quest'anno sono stata invitata a Libri in Cantina, 13a Mostra nazionale della piccola e media editoria, tenutasi il 3 e 4 ottobre a Susegana (Tv).

L'idea questa volta è stata quella di proporre un piccolo laboratorio aperto a tutti, bambini ed adulti, dal titolo: "A tavola... Il cibo disegnato"
Ho pensato così di sperimentare la tecnica del pop up, appresa a mia volta frequentando quest'estate un corso tenuto dall'illustratrice Roberta Bridda.
L'idea doveva essere semplice, versatile e abbastanza veloce da realizzare anche per mani inesperte.
Ho progettato e realizzato dunque alcuni menù d'esempio come questi.





(Non so se le foto rendono l'idea, ma i piatti di portata sono rialzati, rispetto al fondo e talvolta anche gli ingredienti, rispetto al piatto).

Sapere di avere un'ora sola di tempo a disposizione e trovare lì, senza preavviso, più di 20 persone (bambini, ma anche qualche adulto) ad aspettarmi... Wow. Che sfida!

I partecipanti hanno costruito la propria "tovaglietta" e l'hanno decorata a piacimento. Quindi hanno preparato il piatto di portata e lo hanno riempito con gli ingredienti preferiti.
Piatti, tazze, posate e bicchieri hanno arricchito le composizioni.

Con poche mosse, ma piuttosto precise e senza fretta, abbiamo infine costruito insieme il piccolo meccanismo che alza il piatto, all'apertura del menù.



Ed ecco! A tavola!



Mi spiace solo non essere riuscita a fotografare tutti i loro lavori ultimati come meritavano, ma molti hanno agguantato la loro opera e sono scappati a pranzare per davvero, vista l'ora.
Del resto io non ho avuto neppure il tempo di fare le foto (per cui ringrazio di cuore la persona speciale che ha fatto almeno queste poche).
Ho gustato un caleidoscopio di colori mirabolanti e di accostamenti alimentari senza paura. Zuppe blu, biscotti arancioni, nidi di spaghetti al pomodoro, pizze con le patatine...
Qualche adulto diceva: - No, le fragole con il pesce... Non si fa! -
- E perché no? È così divertente cucinare così! No? -
:-D



Meteorologicamente parlando la giornata non è stata delle migliori, ma il Castello è sempre suggestivo.




e la Mostra interessante...




Ho chiuso con un saluto al grande illustratore messicano Gabriel Pacheco (qui con Mara Donat) e poi, via, si ritorna di corsa a casa... a preparare una vera e propria cena!



martedì 22 settembre 2015

Un accento sul futuro






Che strana voce grammaticale la prima persona del tempo futuro.
Io farò, io partirò, io conquisterò.
Chi fu il pazzo a inventarla?
Quell’"o" accentato finale, che ridicolo, con quella sicurezza di sé.
Io comprerò, io costruirò, io scriverò.
E se non ce ne fosse il tempo?
Non l’ha calcolata, il padre ignoto della lingua, questa tenue possibilità?
Più decente l’inglese: I shall do, I will do. C’è una intenzione, una volontà, niente di più, non si intende ipotecare il futuro.
Mentre noi! Poveri diavoli, che marciamo con il petto in fuori, gli occhi fissi alle lontananze, e magari a mezzo metro c’è la buca.

(D. Buzzati)



mercoledì 9 settembre 2015

La lingua instancabile del mare





Sono tornata, o almeno così mi dicono, perché in effetti la mia anima astrale sta ancora mangiando arancine nascosta sotto un cappellone di paglia, mentre macina, sognante, chilometri da ovest ad est...
Qui, tra le mie montagne, ho trovato 20° in meno.
Purtroppo i folletti in mia assenza non mi hanno neppure riordinato la scrivania, ma io non me ne curo e contamino gli schizzi lasciati a casa per il libro, coi segni di mare del moleskine tolto dalla valigia.



Figura.

Relitti abbandonati alla risacca, fossili sputati dall’abisso
stiamo su questa spiaggia come dentro l’eternità
culla di venti, cortina di sale che ci fa
invisibili
calcificati sui sassi tiepidi, offerti all’azzurro semicerchio
graffiato da segni che non interpretiamo
occhi negli occhi col chiarore più sfocato e fondo
vetrini colorati sgranano il bagnasciuga, collane
scivolate nelle vene, rianimate
la lingua instancabile del mare ci riempie le orecchie
con la sua trasparenza.

Giovanna Rosadini



lunedì 7 settembre 2015

Filippo Bentivegna, "Chiddu du li testi"

Siamo ritornati in Sicilia dopo quasi vent'anni. Tanto l'avevo apprezzata allora e tanto la gusto ora mentre la sto facendo scoprire agli occhi vergini ed incantati di mio figlio.
Scendendo da Palermo, dopo Trapani, Marsala, e prima di proseguire per Agrigento e la Valle dei Templi, rammento di essere venuta a conoscenza, per una fortuita coincidenza, di un luogo che ancora non ho mai visitato. 
Amo queste preziose chicche meno conosciute lungo i percorsi turistici. Decido così di fare una sorpresa ai miei compagni di viaggio.
Ci rechiamo dunque a Sciacca, al Castello Incantato sulle tracce di Filippo Bentivegna.




Affreschi di Filippo Bentiveglia nel suo umile casolare.
Pare che questi scorci di città fossero un ricordo dei grattacieli americani. 



Nato nel 1888, il pescatore Filippo Bentivegna agli inizio del '900 emigrò negli Stati Uniti.
Lì pare che si innamorò di una donna e durante una rissa, forse con un rivale d'amore, fu colpito da una violenta bastonata in testa. A causa di questo pesante trauma fisico e delle collaterali conseguenze che ne derivarono, fu dichiarato inabile e fu rimpatriato.

Senza nessuna preparazione artistica, diede il via ad un'incessante e frenetica produzione di teste umane scolpite nella pietra.
Nel suo piccolo podere sulle falde del monte Kronio, ne realizzò un numero infinito non fermandosi neppure quando il calcare si esaurì, ma proseguendo invece scavando cunicoli nella roccia.
Teste accatastate, affiancate, bifronti...
Filippo viveva isolato nella sua casupola e veniva tristemente deriso dai compaesani che lo denominavano "Chiddu du li testi" e "Filippo lu pazzu".
Alcuni sostenevano che, scavando nella roccia, volesse addirittura raggiungere una vena sotterranea di lava, per dar fuoco al paese di Sciacca e vendicarsi delle malelingue dei Saccensi.



Solo alla fine degli anni '60 un collaboratore di Jean Dubuffet ne intuì il valore e lo fece conoscere all'esponente dell'Art Brut che lo inserì meritevolmente nella collezione del Museo di Art Brut a Losanna.





Oggi il suo podere è diventato uno spazio museale all'aperto, il "Castello incantato", che si sviluppa tra ulivi e fichi e si affaccia sul mare.








Non volle mai venderne neppure una.
A chi gli domandò perché scolpisse queste teste, rispose: - Cerco la Grande Madre... Dentro la Terra c'è il seme dell'uomo. -







L’arte non viene a dormire nei letti che le hanno preparato, scappa appena si pronuncia il suo nome:
quello che ama è l’incognito. I suoi momenti migliori sono quando dimentica il suo nome. (Jean Dubuffet)



Noi proseguiamo il viaggio verso Est...





lunedì 24 agosto 2015

Tutto è una danza



"Ma cosa devo fare allora?"
"Danzare" rispose "continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo?
Devi danzare. Danzare senza mai fermarti.
Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c'entra. 
Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi." 
(Murakami Haruki)



Sto riorganizzando pensieri e valigie. Cercando un quadernino per gli appunti di viaggio, ritrovo questo schizzo.
Ordunque si aprano le danze!




lunedì 27 luglio 2015

Anguria




Un'estate calda ed afosa esige una cartolina a tema.

Eccovi Anguria!, nata dalla penna di Silvia Geroldi e dai miei pennelli. (le altre cartoline digitali sono qui)

Buona estate a tutti!



(Anche questa, come le altre, è condivisibile sui canali social purché indicando i credits: testo di Silvia Geroldi, illustrazione di Roberta Cadorin. Grazie)


giovedì 16 luglio 2015

Rido, se gira l'onda, Riso... *

In questo periodo sto alternando qualche giorno di vacanza a qualche settimana di lavoro, nell'attesa delle ferie vere e proprie che arriveranno un po' più avanti.
Sono fortunata perché, nel luogo in cui vivo, anche durante queste giornate particolarmente calde è ugualmente piacevole lavorare.
La glicine ormai è cresciuta prepotentemente e la sua ombra si è fatta ampia ed accogliente.





Sto lavorando e disegnando per un progetto in fieri ancora una volta di cibo... (oltre a questo)

Con tutto il gran parlare di cucina, in rete, in tv e sulla stampa, tra coloro che si avvicinano a quest'arte di recente e solo attraverso questi media forse c'è ancora qualcuno che si sofferma solo su estetica e virtuosismi tecnici senza riconoscere l'origine e la maestria dei capisaldi della cucina italiana.
Sarebbe bene non dimenticarsi di guardare però un po' al passato e ritrovare e riconoscere l'origine di tutto ciò che adesso è diventato moda e spettacolo.
La genialità nel coniugare tradizione ed innovazione, con semplicità, ma grande studio, (come sempre accade nelle realizzazioni dei veri grandi artisti), è di chef che oramai sono divenuti leggenda. Non a caso vengono chiamati maestri!

Questa è una delle ricette più classiche e conosciute della cucina italiana, firmata da un prestigiosissimo chef stellato italiano.



Riso oro e zafferano di Gualtiero Marchesi



"Da giovane ho imparato a suonare il pianoforte e a pensare al gusto come ad un'architettura.
Che cosa ho appreso alla fine? Che la semplicità è difficile." (G.M.)



Di tutt'altro stile, questa invece è un'altra ricetta a base di riso di Harumi Kurihara: riso e branzino, con miri, dashi e sakè.
Harumi viene chiamata la "Martha Stewart del Giappone".







Buona estate a voi!


Rido, se gira l'onda, rido, se cambia il tempo, rido, si salvi sempre chi può! (Jannacci)


sabato 13 giugno 2015

Torta profumata di riso

Potrebbe forse ricordare un po' la torta di riso reggiana, ma i puristi potrebbero inorridire.
Più semplicemente potreste scandalizzarvi tutti all'idea che abbia acceso il forno in questi giorni, ma oggi la temperatura esterna lo consentiva ed avevo voglia di una torta un po' cremosa, ma semplice e naturale, da mangiare fredda da frigo (buonissima dopo una notte di riposo), così è nata questa, che strizza un po' l'occhio al risolatte alla vaniglia.
(Potrete cuocerla di notte per evitare l'eccesso di calore e realizzarla anche in versione interamente vegan*).





150 gr di riso bio semintegrale
1000 gr di latte vegetale non zuccherato (io ho usato metà riso e metà soia)
120 gr di succo d'agave o malto di riso
3 cucchiai di sciroppo d'acero
la buccia grattugiata di un limone non trattato
2 cucchiai colmi di farina di riso
un uovo (*credo si potrebbe omettere tranquillamente aggiungendo un cucchiaio in più di farina di riso)
un bacello di vaniglia
un cucchiaio di rhum (facoltativo)
un pizzico di sale


Sciacquare il riso semintegrale per eliminare eventuali impurità e scolarlo bene.
In una casseruola versare riso e latte, i semini di vaniglia e un pizzico di sale e far cuocere lentamente secondo le indicazioni fornite dalla confezione di riso (per me 25 min).
Lasciar raffreddare e riposare per almeno due ore.
Accendere il forno a 180° (statico).
Dolcificare il composto di latte e riso con gli sciroppi (aumentando o diminuendo secondo il gusto) ed unirvi la scorza del limone grattugiata.
Unire anche l'uovo intero mescolando bene e la farina di riso.
Versare in uno stampo apribile ben oliato ed infarinato e cuocere per 45-50 minuti.
Dorare in superficie per qualche minuto sotto il grill.
Lasciar raffreddare bene (poi anche in frigo) prima di tagliare e servire, ad esempio, con lamelle di mandorle tostate.

Si presterà benissimo anche nel caso vogliate farla diventare ripieno per un guscio di frolla.



martedì 19 maggio 2015

La strada del cibo... tra mare e montagna.

Potrebbe sembrare l'incipit di una fiaba:
c'era una volta una valle incantata, verde e ricca, a metà tra laguna veneziana e Dolomiti.
In questa conca è avvenuto l'incontro di due amiche, l'una che scrive e ricerca e l'altra che disegna e fotografa.
Sono così seguite (e seguiranno ancora) passeggiate, chiacchiere, ricerche e sperimentazioni tra gente di mare e di montagna, come noi due.

Chi mi segue in Facebook forse già lo sa, ma ora trovo il tempo per raccontarlo anche qui.
Non è la prima volta che Elisabetta Tiveron mi coinvolge piacevolmente in un progetto interessante (vedi qui).

Questa volta insieme stiamo dando vita invece ad un un libro per Kellermann editore, nella collana che rientra nel progetto La strada del cibo:
nel viaggio il cibo diventa di volta in volta filo d'Arianna, parola chiave, trait d'union, mezzo per conoscere e comprendere, per raccogliere e raccontare storie. 





Ci sono freschi germogli e talvolta ancora un po' di foschia sul nostro sentiero, esattamente come in queste foto della foresta del Cansiglio,





ma il materiale a poco a poco prende forma, tra un boccone e uno schizzo...





(di quest'ultima foto non mi prendo merito: è di Giacomo, il mio bambino)



mercoledì 13 maggio 2015

L'equilibrista




L’équilibriste tout seul,
c’est pourquoi je l’ai dessiné
Avec des yeux tout ronds, tout tristes
Et de grosses larmes qui glissent

Sur son visage enfariné.

(M. Carême)

giovedì 23 aprile 2015

Ieri ed oggi.

Qui il tempo scorre velocissimo e dall'ultimo post ci sono stati un po' di viaggi ed incontri emozionanti, prima alla fiera di Bologna e poi a Parigi e poi ancora qui, tra mare e monti... Insomma, tante cose sul fuoco di cui però non posso ancora parlare (ma qualche scatto è comparso in Facebook).

In questo giorno però, 23 aprile, "Giornata del libro e delle rose", a proposito di scrittura ed artisti mi sovviene alla memoria questo stralcio dell'amato autore conterraneo.
Ve lo lascio, con un piccolo schizzo fatto all'aperto a colazione: si è aperta la stagione della vita outdoor, con la fioritura del nostro adorato glicine.
Colori, matite, parole e profumi... Buongiorno bellezza!





“Sa che lei è proprio bravo? Io letto tutto quello che scrive lei. Sempre interessante. E la sua cosa che mi è piaciuta di più? Aspetti… era un racconto… parlava di una vecchia casa abbandonata…”.
A questo punto capisco. Si tratta di una novella scritta novant’anni fa, quand’ero ancora bambino.
Molta gente, nel complimentare un artista, ha questa cattiveria: di lodare non le sue opere recenti, che sono veramente sue, ma lavori vecchissimi il cui vero autore non esiste più. Perché l’io di vent’anni fa è per me un estraneo, col quale ho ben poco in comune. E se ha scritto qualcosa di veramente bello, quasi mi fa rabbia.
L’io a cui voglio bene è quello di oggi, tutt’al più di ieri, dell’altro ieri. Più in là, è uno straniero sconosciuto i cui meriti non mi fanno né caldo né freddo.
Dino Buzzati





martedì 24 marzo 2015

Naturalmente (2)

Stanca ma soddisfatta, ora posso raccontarvi del pranzo che abbiamo realizzato Dominique Gobbo ed io al ristorante Al Lumin a Zoldo Alto (BL) per l'evento "Naturalmente" che già vi avevo annunciato qui.
Primo giorno di primavera, sì ma... beffardamente il meteo non è stato clemente e poco dopo il mio arrivo in Zoldo, nel pomeriggio di sabato, ha iniziato a nevicare!
Non ci siamo però perse d'animo e, acceso il caminetto, dopo cena abbiamo cucinato fino alle 2 di notte per riprendere poi subito la mattina seguente.
Quando mi sono alzata domenica mattina questo era il panorama scorto dalla mia finestra.




Sole o neve, la sfida però era ormai stata lanciata: ideare e realizzare un menù interamente vegano/macrobiotico, senza l'impiego dunque di alcun prodotto animale, né derivati, né zucchero. Questo non tanto per fanatiche ed estremistiche convinzioni, ma per offrire un'occasione stimolante in cui sperimentare che è possibile abolire l'uso di alcuni ingredienti dalla nostra tavola, degustando pietanze però che regalino ugualmente gusto e piacere.
Avrei tanto voluto curare ancor più l'impiattamento, ma mi sono resa conto che cucinare e servire questo menù con tutte portate calde per 30 coperti prenotati ha ovviamente richiesto di velocizzare i gesti.
Le fotografie non sono realizzate da me, perchè ero troppo presa in cucina per potermene occupare anche se lo avrei voluto tanto fare, ma fortunatamente un amico prezioso ha documentato tutto, o quasi.


Boulanee (tipici "ravioli" afgani) ripieni di patata, cipollotto e cumino, solitamente fritti, ma qui in versione
light al forno [con variante glutenfree: crepes di mais e riso con ugual ripieno] e babaganoush
Farro con carciofi freschi, pomodori secchi e timo


Crema tiepida di cicerchie con puntarelle, caffè e pane croccante


 Riso con asparagi, piselli e aneto freschi su letto verde

  
Tagliolini d'orzo con agretti, mandorle tostate e zeste di limone (alternativa glutenfree con pasta di riso)

 Vegburger di lenticchie con "maionese" vegana al dragoncello
e contorno di verdure di fine stagione (broccolo, zucca, topinambur, indivia, cavolfiore, broccolo romanesco) e le loro puree


  
Tortino di mele, frutta secca e limone
Piccolo cremoso allo yogurt di soia con frutti di bosco e quinoa croccante
(tutto senza uova, zucchero e burro)


Pure pane e grissini sono stati fatti in casa.

Anche i dolci sono stati realizzati senza prodotti animali e pure senza zucchero. Quello a velo è stato spolverizzato sopra solo perchè gradito esteticamente (ma si può sostituire con cocco secco in polvere, che però io avevo scordato)

E dietro le quinte? forse vi chiederete.
Ecco qualche scatto in cucina, con Dominique ed il mio Giacomo, tra frenesia, risate, abbracci, concitazione, fatica, qualche calice di prosecco e tanto tanto divertimento.






I piatti che rientrano ripuliti in cucina, dopo l'apprezzamento dei clienti. Che soddisfazione!



 L'allegra brigata, stanca ma soddisfatta e felice

Nonostante la neve dispettosa, abbiamo riempito le sale di gente ed allegria (non posto foto per la privacy) e con nostro grande piacere qualcuno è arrivato perfino da Treviso e Venezia.
Un ringraziamento sincero a tutti i commensali presenti che hanno apprezzato i piatti e a Dominique - cuoremio - per la fiducia smisurata che mi ha dato, per le cose che ho imparato, ma soprattutto perchè lei sa bene a chi era dedicata questa giornata, con tutto il nostro amore.
Infine, ma non per ultimo, grazie anche ai miei uomini adorabili, mio marito e il mio cuochino Giacomo, che anche in quest'occasione hanno tifato per me e mi hanno aiutato tantissimo anche manualmente (solo il secondo mi ha firmato, orgoglioso, la liberatoria per le foto :-D )




Verde Vittoria

Più d'uno mi ha già domandato se ripeteremo la cosa. Eh, questo però non è il mio mestiere!  Quest'esperienza mi è servita per comprendere quanto impegno e fatica ci vuole per farlo sul serio, quindi esprimo ancora una volta tutta la mia ammirazione ed il mio rispetto a coloro che lo esercitano con passione e serietà, per professione, Dominique in primis.
Il mio intento in questo frangente era solo quello di dimostrare che si può cucinare buono, sano e bello anche eliminando ingredienti a cui si crede spesso non si possa rinunciare, esattamente come sempre ho divulgato nel progetto Salutiamoci per anni.
Io mi sono divertita un mondo ad offrirvi qualche pezzetto edibile di me.
Ora, però, deposto il cappello, riprendo il pennello.
Poi chi lo sa...