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domenica 13 novembre 2011

Ridi, che la mamma ha fatto gli gnocchi!



Solo Giacomo (mio figlio), durante uno dei suoi giochi, poteva convincere Cobrizo (io, Roberta) a mettersi in testa una cofana gialla e fare click, la scorsa estate.
Ogni volta a vederla, adesso, vien da ridere.
Così, quando una gentil signorina ha chiesto a Roberta una foto-ritratto a corredo di un ameno abboccamento tra le due, lei non sapeva proprio che pesci pigliare, perchè di foto ne ha così poche, di sue.
Ma le è tornata in mente quella cofana buffa e così, sopra la testa di quel Cobrizopulcinella, ha disegnato un'idea golosa, talvolta dolce talvolta luminosa, ed ha deciso di togliere ogni maschera, anche perchè ben nasuta è già, di suo.


I cinque quesiti formulati dalla gentil signorina a Cobrizo qui (sì, insomma l'intervista di Elle a Tavola)



Solo oggi mi ritorna il mente anche un vecchio post scritto appunto su Pulcinella:

"Quando Pulcinella mangia la gallina Cicerenella, la pancia gli si gonfia all’inverosimile. Il dottore, prontamente accorso, libera da sotto la camicia di Pulcinella un grande uovo che Pulcinella si mette a covare. Il guscio si apre e ne esce un Pulcinellino, poi un altro… sono cinque i nuovi nati che, appena fuori dall’uovo, già vestiti e con le sembianze identiche a quelle del padre (che è al contempo loro madre) si buttano voraci su un piatto di maccheroni. A Venezia, i maccheroni diventano gnocchi. L’alto cappello a cono tronco del Pulcinella veneziano, altro non è che la pentola per cuocere gli gnocchi, rovesciata e indossata a mò di copertura del capo, e sempre pronta per la bisogna."

(da Hetty Paerl, Pulcinella. La misteriosa maschera della cultura europea, Apeiron 2002)
Il vecchio post su Pulcinella, con un disegno che era forse dunque premonitore qui

Roberta ringrazia infine la gentil signorina per il piacevole incontro, ma pure Cobrizo, con gratitudine, per averle fatto stretta compagnia in questi anni di blog.


giovedì 4 dicembre 2008

Il rinoceronte nel labirinto

le mie prove di stampa da incisione su zinco

(durante il corso tenuto dal maestro illustratore ed incisore Maurizio Olivotto, frequentato a Sarmede)



e la lastra originale


"Un labirinto è la difesa a volte magica di un centro, di una ricchezza, di un significato. Penetrare in esso può essere un rituale iniziatico, come si vede grazie al mito di Teseo. Questo simbolismo costituisce il modello di qualsiasi esistenza la quale, attraverso una quantità di prove avanza verso il proprio centro, verso se stessa."

(Mircea Eliade, L'épreuve du labyrinthe, Paris, 1978)