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sabato 15 ottobre 2011

Cac-opìa




"Cacopia", cacologia... no, non alzare il sopracciglio: non sono parolacce.

In questo momento il caco mi rappresenta molto. Non è solo una questione di stagionalità.
Forse proprio per questa sua peculiarità: nella simbologia del regno vegetale esso ha il significato particolare di insegnare a non credere alle apparenze. Nessun frutto infatti è così sgradito quando è acerbo, ed invece così dolce quando è maturo.
Richiede pazienza e saggezza nel non farsi incantare dalla mera bellezza delle sue forme e del suo colore.
Questa sfera creduta divina in Cina e in Giappone è il frutto di una pianta considerata ancora oggi l'albero delle sette virtù: la prima è la sua lunga vita, la seconda la sua ombra maestosa, la terza la mancanza di nidi tra i rami, la quarta l'assenza di tarli nel suo legno, la quinta la possibilita' di giocare con le sue foglie indurite dal gelo, la sesta la qualità delle foglie da cui si ricava un bel fuoco e l'ultima, infine, la possibilita' di usare le foglie come concime per la terra.

Io mi limito a giocare mediocremente con la macchina fotografica e la luce, in un sabato mattina silenzioso e tranquillo. Cac-opìa in cui, pur forzando spiacevoli aggregati di immagini, lui, risulta sempre seducente.
Ricerco nelle parole locuzioni viziose contrastanti la normale logica del ragionamento. Cacologia.
Preparo un leggero dessert...

Continuo ad aspirare alla morbidezza e alla dolce fiducia che mi è richiesta in questo periodo, ma non mi viene facile...
Vorrei poter riposare tra le mele profumate, proprio come si fa con i cachi per facilitarne la maturazione.



p.s.: a proposito di cachi, qualche anno fa, facevo questo


lunedì 14 marzo 2011

Non solo un assolo


Ho ricevuto una mail dal Giappone. I nostri cari amici Kimi e Shini (vedi qui) hanno risposto alla mia richiesta di avere loro notizie, dopo quanto tristemente accaduto in questi giorni.

Spero non me ne vogliano se ho pensato di riportare il testo della loro mail, perchè anche voi possiate vivere questo spezzone di realtà, dalle loro parole, al di là di quanto riportano i giornali, ma soprattutto per condividere la loro richiesta di pregare per loro.
Non parlo di preghiera limitatamente in senso cattolico cristiano, ma di pensiero e di comunione con quella gente.
Un tacito accordo
e, come letteralmente recitano i suoi molteplici significati, una conformità di opinioni, di intenti; un'intesa, un patto; un'emissione simultanea di più suoni, come concordanza tra soggetto e verbo.

Ricerco accordo, ecco, tra voi. (tra l'altro anche il nome "cuore" deriva dal latino cor, cordis)
L'improvvisazione richiede, comunque, accordo.
Come mi piacerebbe se per questa volta, ciascuno di voi battesse un colpo, passando di qui (un segno è sufficiente, non occorrono neppure parole, sollevandovi dal timore di scivolare nello scontato o nella banalità).
Non per Cobrizo: Cobrizo vorrà farsi solo cassa armonica. Per loro.

Ho chiacchierato in questi giorni con la mia cara amica Petula e con Stefania, la mia conterranea nippoblogger.
Entrambe mi hanno ricordato ancora una volta la grande dignità, la fiducia e il senso civile di quel popolo che io così poco conosco, ma da cui molto vorrei imparare.
A Stefania, in particolare, ho chiesto (analogamente a qui) se mi volesse aiutare a sintetizzare, in un ideogramma, questi pensieri d'accordo da aggiungere al mio disegno qui sopra.
La parola/ideogramma a cui lei ha immediatamente pensato è WA e il suo relativo ideogramma 和
WA, guarda caso, significa principalmente armonia. (basta così poco, penso e la catena già prosegue da sè...)
Dal dizionario giapponese, lei mi riporta, WA significa:
1. somma, addizione
2. pace.
3. armonia, concordia, amicizia
(e ancora, nota bene, in musica, WA + l'ideogramma di suono significa "accordo")
4. Giappone, giapponese

WA è cioè infatti il simbolo che i giapponesi usano per indicare se stessi, il loro paese, ciò che appartiene alla loro cultura!


"Hi Roberta,
thank you for worrying us.
Kimiake and I were not injured. But the studio was destroyed completely and a part of house too.
Aftershock is shaking continuously.
Electricity and water came back, we have enough foods and we have a room to sleep in a part of house where had less damage. Yesterday, firemen rescued the car from garage. So, for the moment we can survive ourselves.
Now, we have to worry about the accident of nuclear power station .
Thank you again and if someone ask about us please tell we are safe.
Also please pray for the earthquake victims.
Love.
Shin-ichi"


qui una traduzione (anche se approssimativa) per i pochi che so potrebbero faticare a comprendere il testo in inglese

qui il link per una donazione alla Croce Rossa Giapponese
qui il link per una donazione alla Croce Rossa Italiana


p.s.: qui sotto lascio un piccolo banner, da prelevare, per coloro che me lo hanno richiesto e desiderano condividere l'intento:



Ancora un p.s.: io pensavo fosse del tutto scontato, ma forse non lo è.
Il banner sopra è qui a disposizione per chiunque lo voglia. Mi farà ovviamente piacere che lo prendiate per i motivi che ho già detto, ma è opportuno anche che rimandi al link di questo post, per spiegarne il significato, per specificare le intenzioni di quella scritta "accordiamoci" e fornire i links per le donazioni.
Altrimenti, come in alcuni casi ho visto fare, apparirebbe come solo un quadratino colorato, no?
Grazie.

lunedì 14 febbraio 2011

Yume



夢
(yume=sogno)



la perla nera è in seta


A cavallo tra reminescenze di forme architettoniche che riaffiorano per bizzarre associazioni di idee, oggi, e sogni di cose ancora mai viste che profumano d'oriente, ogni tanto il japan mood riemerge...

La storia di Cobrizo e dell'ideogramma delle foto, qui


lunedì 16 agosto 2010

La forma del mio cuore


Qualcuno di voi forse aveva letto questo mio vecchio post qui
Perchè lo cito nuovamente, vi chiederete.
Mi è accaduto di recente di conoscere Stefania, autrice del bel blog PianoB .
La cosa buffa è che Stefania ed io siamo nate nella stessa zona, cresciute tra le stesse montagne, le nostre case d'origine distano 15 minuti di macchina, ma non c'eravamo mai viste nè parlate prima d'ora. Solo grazie a curiosi giri in rete è accaduto che ci cercassimo e ci incontrassimo a quattr'occhi, proprio ora che i km che ci distanziano sono ben di più.
Lei conosce bene il giapponese e lo usa egregiamente per motivi professionali. La invidio molto, poichè il mondo nipponico mi affascina per più di un motivo... così, tra le altre chiacchiere, mi sono ricordata di una cosa e le ho chiesto una cortesia.



Questo ideogramma, (di cui parlavo nel post sopracitato) è rimasto nel mio cuore per i motivi che già scrissi allora. Se pur segno indelebile, nel tempo però ne ho perso involontariamente il significato letterale della grafia.
Stefania mi ha ri-spiegato dunque che l'ideogramma con cui talvolta mi firmo (qui ad esempio) è kokoro, 心 che in giapponese significa "cuore" ma allo stesso tempo anche anima, animo, spirito, pensiero, idea.
Insomma, quattro brevi tratti per un significato profondo, ha aggiunto.
Mi sono dunque chiesta se non fosse una firma troppo ambiziosa, ma so per certo di aver vissuto allora una splendida esperienza che desidero tenermi stretta, mettendolo ora nero su bianco anche qui.
Non poteva che essere un contatto di cuore a farla riaffiorare con grande emozione. Grazie Stefania!
Kokoro, mi ha detto, è inoltre il titolo originale di un romanzo giapponese che mi ha consigliato:
"Il cuore delle cose" di Natsume Soseki (vedi qui)
Cobrizo questa settimana sta finalmente traslocando, percui la lettura trova spazio in questi dì solo... in robusti scatoloni, ma mi fido del suo consiglio e, mentre io ne rimando la lettura a momenti più tranquilli, ho pensato intanto di girarlo anche a voi, che forse ve ne state in panciolle.


The shape of my heart...

In questi giorni di totale confusione in ogni cm quadrato che mi circonda, non sto più nella pelle per il nostro trasferimento, ma mi sento disorientata e in procinto di una forte scissione...





... But that's not the shape of my heart...

Pare assurdo, lo so, perchè potrebbe sembrare un'irrazionale perdita di tempo al fine dell'obiettivo ultimo, ma ho comunque bisogno di fermarmi qui e ritagliarmi brevi istanti in cui cerco nuovamente una forma.
Oggi, guarda caso, sono nati questi:




perle raku, corno e agata



info qui

venerdì 16 luglio 2010

Tsutsumi

Ci sono a volte delle occasioni speciali da festeggiare... allora Cobrizo cerca d'impegnarsi a dovere: questa volta decora la carta con piccoli fiori, ed avviluppa i pacchettini. Lega un laccio bianco e fa un'asola attorno ad un perla.
Senza rendersene conto dà vita a questi, dal gusto un po' giapponese.

Inconsapevole Tsutsumi con Sakura.



Poi si mette a studiare un po'...

Se Sakura sono i fiori del ciliegio, Tsutsumi è invece termine giapponese che indica la complessa arte dell’impacchettamento: letteralmente la parola significa pacco, oggetto, dono e deriva da verbi col significato di avvolgere, coprire, come anche nascondere, tenere segreto.
Il senso di uno tsutsumi, dunque, per un giapponese è proteggere il dono avvolgendolo nel sacro, per offrirlo in segno di pace e armonia.
La tradizione di scambiarsi doni ha origine religiosa, più precisamente scintoista. Riso, sale, frutta, semi, ecc. venivano offerti agli dei per avere in cambio buona fortuna e salute, privilegiando materiali naturali quali foglie, cortecce, bambù, paglia, pietra, terracotta, carta per abbellirli.
L’utilizzo della carta era considerato un materiale sacro. Pare che la pronuncia degli ideogrammi che significano “Dio” e “carta” sia infatti omofona. Avvolgere nella carta corrispondeva dunque ad avvolgere col nome degli dei.
L’attenzione e il tempo che anche al giorno d'oggi vengono dedicati al confezionamento denotano dunque la preziosità e il valore simbolico del gesto, al di là del valore del regalo stesso.
L'idea affascinante del termine orientale è quella di proteggere il dono in materiali, forme e colori semplici, sottolineando il piacere estetico della contemplazione del pacchetto stesso, senza avere la fretta di strapparne l’involucro.
Basti pensare che anticamente alcuni tsutsumi realizzati per occasioni cerimoniali particolari non dovevano neanche aprirsi; era sufficiente sapere che al loro interno qualcosa rimaneva protetto al sicuro.

Da una scatolina fiorita, lo spunto per venire a conoscenza di quest'antica storia preziosa e seducente.

altre informazioni sul tema qui

mercoledì 14 luglio 2010

Quando Venezia incontra l'oriente

Dopo questi qui... riascoltando questa vecchia chicca (qui).

"When every step I take Leads me so far away Every thought should bring me closer home...
Every plan I've made's Lost in the scheme of things Within each lesson lies the price to learn A reason to believe Divorces itself from me Every hope I hold lies in my arms And there you stand Making my life possible Raise my hands up to heaven But only you could know My whole life stands in front of me By the look in your eyes..."





porcellana giapponese
("Sometsuke",tipica decorazione blu ad ossidi di cobalto)
e vetro (perle incamiciate blu con foglia d'argento)


info qui

giovedì 17 giugno 2010

Sometsuke



perle in porcellana giapponese "Sometsuke"
(tipica decorazione blu ad ossidi di cobalto)

info qui

giovedì 5 novembre 2009

イヤリング

Chissà se イヤリング significa veramente orecchini... qualcuno me lo sa dire?


raku, avorio, agata


info qui

mercoledì 11 febbraio 2009

Polvere di vetro



Tra le tante cose fatte nella mia vita non si sa bene perchè, ma che poi si sono rivelate delle belle esperienze, a prescindere dagli sviluppi, c'è anche questa.
A Venezia, tra le isole minori e sconosciute ai più, c'è l'isola di San Servolo.


Un tempo era nota per essere la sede del manicomio della città. Ora è l'unica isola della laguna ad esser stata recuperata dalla Provincia di Venezia.
Parecchi anni fa, quando i lavori di restauro erano appena iniziati, un gruppo di rinomati maestri muranesi del vetro, soffiatori e artisti della lavorazione a lume, casting, ecc. unirono i loro talenti dando vita ad una bellissima associazione che denominarono "Scuola del Vetro". A questa invitarono altrettanto grandi maestri internazionali da tutto il mondo, maghi in altre tecniche quali la pate de verre, il fusing...
L'intento era quello di trasferire temporaneamente parte della loro attrezzatura nei mesi estivi da Murano a San Servolo e di offrire il loro sapere affinchè venisse divulgato e tramandato, attraverso dei corsi settimanali estivi. La frequenza del corso prevedeva anche l'alloggio e il consumo dei pasti nell'isola.
L'ambiente era molto singolare. Si respirava un'atmosfera rilassante (zanzare e tafani a parte ;-), ma altrettanto carica di energia e creatività! Un posto irreale, forse, a detta di qualcuno, carico ancora della memoria un po' inquietante del suo passato.
Non avendo esperienza in campo (tutti gli altri partecipanti erano già un pochino sgrezzati in materia), allora avevo dovuto scegliere il corso che a prima vista meno mi attirava, quello cioè di pate de verre.
E invece è stata una rivelazione! In fin dei conti vi erano anche parecchie similitudini con la cucina e la precisione della pesatura e della composizione degli ingredienti...
Due maestri giapponesi, marito e moglie nella vita, Shini e Kimiake Higuchi (il loro sito qui), inevitabilmente mi hanno affascinato col loro sapere e la loro filosofia di vita. Con un passato di architetto lui e di cantante lirica e musicista lei, se non ricordo male, mi raccontavano della loro vita in questa campagna isolata giapponese, fatta di solo lavoro sul vetro e sulla terra, nell'orto e nella loro serra.
Ad essere sincera non amavo tutti i soggetti scelti per le loro opere, ma questa tecnica, abbinata alla cura, la dedizione e la poesia tipiche nipponiche mi è risultata affascinantissima.
Kimi poi era assolutamente fantastica nella riproduzione in pasta vitrea di alcuni semplici elementi naturali, come ad esempio anche solo semplicissime foglie di cavolo (vedi qui) o cime di cavolfiore, che farebbero la felicità di ogni foodblogger, ci scommetto.

Nel video al lavoro:



Mentre sedevo accanto a Kimi e cercavo di carpire i segreti di ogni suo gesto, le chiesi di aiutarmi a creare un ideogramma.


Desideravo suggellare con questo il mio piccolo lavoro, una semplice coppa che avevo creato bianca, ma con una riproduzione (non è dipinta, ma in rilievo) di una bellissima foglia raccolta durante una delle mie passeggiate nel parco. Mi pare di ricordare fosse di fico; l'avevo voluta riprodurre scomposta all'esterno e poi, nuovamente ricomposta, all'interno della coppa.
Rammento che ci avventurammo in un faticosissimo discorso, in bilico tra italiano ed inglese, fatto di amore, passione, sensibilità e natura.
Ora davvero, a distanza di tanti anni, non saprei ricostruirlo e restituirlo, ma ne porto nel cuore tutta la sensazione e l'emozione. Quel che è uscito è questo, con cui tutt'oggi amo firmare i miei post-it.

E questo è il mio souvenir, ancora sporco di gesso (la polvere bianca nelle pieghe) perchè non l'ho mai più molato.
Le foto sono davvero scadenti ma forse rendono un poco l'idea della consistenza del pate de verre, molto diversa da quella del vetro lavorato tradizionalmente.







(Scoprii in quei giorni comunque che era possibile girare di aula in aula a curiosare gli altri corsi e fu fantastico!)

Purtroppo l'associazione non esiste più, per motivi politici che non sto qui a raccontarvi... fortunatamente però ogni singolo maestro continua nel proprio magico lavoro, con grande successo.


per qualche informazione in più sulle tecniche di produzione e lavorazione del vetro vedere qui




mercoledì 27 agosto 2008

Chicchi di riso





Cous cous di pesce (quello nella tavola prevede invece verdura, legumi e pesce)

250 grammi di cuscus (precotto, se non avete voglia di fare la cottura classica in couscoussiera a vapore per tre ore)
1 kg di pesce misto (scorfano, dentici, triglie, orate, gamberi, ecc.)
2 carote, 2 gambi di sedano, 2 cipolle
1 spicchio d’aglio
prezzemoloe una foglia di alloro
tre o quattro pomodori maturi (tuffati in acqua bollente e pelati, quindi tagliati a dadini)
una bustina di zafferano e un pizzico di cannella
50 grammi di mandorle tritate
olio extravergine d’oliva (io non uso il burro!)
Sale e pepe q.b.
peperoncino

Lavare i pesci, diliscarli e privarli della testa. Preparare il brodo mettendo in una pentola i resti dei pesci e ricoprendoli d’acqua. Aggiungervi il sedano, una cipolla tagliata a pezzi e la foglia di alloro. Cuocere per 15 min e, a cottura ultimata, filtrare il brodo e metterlo da parte.
Tagliare il pesce a pezzi, soffriggere con l’olio l’altra cipolla, l’aglio ed il prezzemolo tritati. Unire la foglia di alloro, i pomodori ed infine adagiarvi il pesce. Ricoprire con acqua, aggiustando di sale e pepe, e le mandorle tritate. Alla fine aggiungere lo zafferano stemperato in poca acqua calda. La salsa dovrà risultare sufficientemente addensata.
Preparare il cous cous secondo le modalità del tipo di semola impiegata.
Bagnare, con parte del ragout di pesce il cuscus e disporre sui piatti di portata, quindi condire ancora con abbondante salsa e brodo di pesce. Servire in tavola il restante brodo caldo in una salsiera, in modo che ciascuno possa servirsene a piacere.


Riso fritto
alla Yang chow

3 tazze di riso a chicco lungo lessato (patna o basmati)
1/2 tazza di gamberetti lessati
un cipollotto a dadini
1/4 tazza pisellini lessati
1/4 tazza germogli di soia
1 cucchiaio olio di sesamo
1/2 cucchiaino sale
1 uovo intero
2 cucchiaini di mirin o sherry
1/4 tazza di brodo di verdura (o l'acqua di cottura dei piselli e
dei gamberetti)
1 pizzico di pepe
1 cucchiaino di shoyu o salsa di soia

Usando sempre fuoco forte, scaldare il wok ed unire olio e sale. Scocciare dentro l'uovo e mescolarlo velocemente per strapazzarlo. Unire poi il cipollotto, i pisellini, i germogli, ed i gamberetti, versare lo sherry, il brodo e lo shoyu e saltare brevemente
Scoprire e mescolare bene velocemente il tutto, decorando con il verde del cipollotto tagliato ad anelli.






Un'altra passione oltre ai colori... il cibo!
Questi sono vecchi tentativi scherzosi di coniugare le due cose.
Disegnando mi accorsi di quanto mi piacesse il riso. Si nota?