lunedì 26 luglio 2010

L'impronunciabile bisogno

Prendo a prestito le parole di Stefano Cagliano per intitolare il post di oggi.
Ho ricevuto un commento allo scorso post (vedi qui) che mi ha fatto pensare...
Soffermarsi a riflettere sembra quasi essere diventato un lusso, ma amo questo luogo anche perchè qui posso davvero concedermelo con i mei tempi.
Una lettrice è rimasta toccata dalla foto dell'opera di Piero Manzoni, qui (di cui io reputo, tra l'altro, bellissimo e ancora attualissimo anche il packaging) e dalla mia citazione di essa, che ha trovato inopportuna, accanto ad una ricetta.
Quell'opera racchiude bene la provocazione di Manzoni, nei confronti della generale esasperazione artistica ed estetica di quel momento storico.
E' bastata una scatola a mettere in imbarazzo schiere di storici dell’arte, che non sapevano più cosa farsene del loro bagaglio critico. Pensiamo che dopo 50 anni, la stanno ancora esaminando ai raggi x per capire se Manzoni aveva fatto sul serio oppure no!
Aveva avuto una idea furba, ma altrettanto geniale nella forma in cui aveva deciso di esprimere la sua intuizione. (buffa anche l'assonanza tra quella scatola, scatologia e l'etimologia dal greco skatos=sterco).
Aveva compreso che poteva dichiarare apertamente e sfacciatamente che il lavoro dell'artista è lavoro d'intestini: l'opera d'arte è cessione di una parte di sè.
Con quel gesto però, sottolineava anche la degenerazione e decadenza dell'arte moderna. Un dito accusatorio contro la riduzione dell'arte a merce.

Per parlar di cose meno dotte, vogliamo ricordare, invece, la bellissima canzone della meravigliosa Mina?
"Ma che cos'è questa robina qua???" diceva.





Posso forse apparire delicata, perchè il mio blog parla di perle e colori, ma non sono perbenista. Sono una giocherellona ironica e, vorrei, anche autoironica.
Quel mio "gelato" (per modo di dire) non è la meraviglia che si vede fotografata in tanti foodblog. E' color cacchetta. E' la mia cacchetta d'artista? Io non sono Manzoni, è chiaro (né Piero, né Alessandro).
Ma perchè scandalizzarsi? Parlare di ciò, può essere pericoloso, d'accordo. Del resto Oscar Wilde sosteneva: "Un'idea che non sia pericolosa, non merita affatto di essere chiamata un'idea!"
Ne hanno parlato Dante, Boccaccio, Rabelais, Rimbaud, Joyce, Molière, Pirandello, ecc.
Perfino San Francesco ne scrisse, nei suoi Fioretti.
I Maya pensavano addirittura che gli escrementi fossero divini. Alcune popolazioni primitive (noi siamo gli evoluti!?) li usano, seccati, come combustibile o ecomateriale da costruzione.
Siamo un tubo digerente. Visti i tanti foodblog in rete e il loro successo, è un'evidenza. Perchè dunque indignarsi se si pensa che il cibo diventa altro?
E' tema che trasmette repulsione e disgusto, ma è anche altro, appunto: è il prodotto del fiero lavorìo del corpo per restare vivo e attivo.
Proprio col mio bambino stavo chiacchierando a proposito del fatto che comunque ogni cosa da noi prodotta, per quanto scadente, è nostra e va amata.
I bambini la guardano con meraviglia, simpatia, curiosità: è qualcosa che viene dal loro interno ed è loro. Non c'è traccia di vergogna o di disgusto, anzi, è motivo di fierezza ed orgoglio. Ma è anche strumento di potere: i bambini se ne servono per affermarsi di fronte agli adulti.
(Tralascio qui l'interpretazione freudiana che rimando a chi più preparato di me, ma che sarei bene felice di ospitare tra i commenti.)
Ci sono schifezze che a noi paiono tali, ma non agli altri e viceversa.
Comunque dal letame nascono fiori... e i fiori li mettiamo perfino nei nostri piatti, per abbellirli!
Ribadisco, il mio gelato non è un'opera d'arte.
Ringrazio però ancora Francesca perchè mi ha fatto piacere conoscere la sua opinione, regalandomi lo spunto per approfondire la cosa e per continuare a scherzare, parlando di cose serie.

Post disdicevole?
Comunque tornerò presto a mostrarvi le mie perle. ;-)

20 commenti:

  1. Cara Cobrizo non sono rimasta toccata dalla foto dell'opera di Manzoni ma come tu hai ben capito dal contesto. Hai pure citato nomi illustri, io non sono un'artista e faccio fatica a capire certe cose. Perché prendere a prestito una provocazione forte che forse é solo una furberia come dici tu? Sarò una schizzinosa ignorante ma non ho capito l'utilizzo di questa cosa. Solo per il colore del tuo gelato? Francamente mi sembra un po' poco. Scusami se lo ripeto ma io non sono un'artista. Francesca

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  2. Ho sempre visto Manzoni come un grande, e perfortuna tanti lo vedono in altrettanto modo. Chi lo ha ben studiato, o conosciuto, sa che tutto è tranne che provocazione. La sua è vera arte (certo non per tutti è d'obbligo capirla), tutto ha un senso ed un filo logico nelle sue opere. La merda d'artista arriva dopo altre opere (per i più meno conosciute) che la sostengono e che ad essa si indirizzano. Si può dire che è la fine di un percorso ben preciso (se non fosse morto chissà come sarebbe proseguita la sua produzione artistica).
    Nelle scatolette famose veramente sono contenuti i suoi escrementi. Anni fa (conscio che il gesto ne avrebbe cambiato il valore economico) un gallerista apri la scatola trovandoci proprio il sopracitato contenuto. Manzoni non era un furbo, era uno che vedeva lontano e che si è ben inserito nell'arte contemporanea.

    Per quanto riguarda il binonio cibo-merda: ben venga che i bambini godano di questa unione, altrimenti ci ritroviamo un popolo di stitici - il che consiste non solo nella difficoltà di defecare, ma anche nel non lasciare che il corpo si abbandoni a sé stesso ed agli altri; la maggior parte delle persone che hanno difficoltà ad andare di corpo non lasciano (inconsciamente) che l'animo si lasci andare fino in fondo alle emozioni e sensazioni, sono (inconsciamente) estremamente rigide.


    Sorrisi...

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  3. carissima, con questo post analizzi un paio di temi (l'uno estetico l'altro - diciamo - fisiologico) in modo tanto leggero quanto centrato. onestamente non ho capito bene quale sia l'oggetto del contendere (l'aver usato l'immagine della scatola come richiamo?) ma condivido in pieno le tue riflessioni. secondo me l'arte non dovrebbe mai essere misurata dal numero di persone che riescono a penetrare il significato di una creazione, ma dalla qualità e quantità di sensazioni che anche un solo osservatore riuscirebbe a raccogliere. in questo c'è dunque una percentuale di soggettività quasi totalitaria.
    per me, ad esempio, quei gelati colorati con una serie interminabile di E seguite da numeri rappresentano davvero l'impronunciabile merda :-)

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  4. Secondo me c'è molta arte qui e ora, con tutto questo dibattito e tanto pensare. In questo blog gentile e raffinato che seguo sempre ma che commento poco perchè sembra non averne bisogno ora invece sentiamo in tanti il bisogno di pensare e parlare. Non importa l'opinione, anzi, più ce n'è e meglio è. Chissenefrega essere tutti d'accordo. Rispettarsi invece si. E di sicuro dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior....

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  5. Scusate sono Francesca devo replicare perché ho cominciato io tutta questa storiaccia. State dicendo cose giustissime ma ovvie e citate molti luoghi comuni "dal letame nascono i fiori" "dobbiamo lasciarci andare altrimenti ci ritroviamo un popolo di stitici" e così via. Ho capito tutto e posso anche condividere, ma non ho capito perché quest'arte, e mi riferisco al post che ha aperto il dibattito, debba essere associata al cibo. Questa non è originalità é voler essere sensazionali a tutti i costi.

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  6. roberta. per continuare il gioco dovrei mettere la famosa pubblicità degli slip? associazione si chiama, non sensazionalismo. oddio, questo è il mio parere. bello però poter esternare, senza farsi remore e falsi rumori. se poi vogliamo leggere che il tuo gelato era un'opera d'arte...preparane in quantità e faccelo assaggiare.
    ps mi piacciono gli spunti riflessivi, che non si pensa mai abbastanza e mai a lungo. e ... a proposito...
    perchè non ci sente toccati nel mandarsi a cagare? o nell'augurare mucia mierda a uno spettacolo? impronunciabile a volte si a volte no...
    forse ho solo bisogno di dormire

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  7. Eccomi qui a scrive, scrivere come la maggior parte delle volte faccio sul mio blog (uguale a quello che fa Cobri), il nostro é un sorta di Diario di posto in cui nessuno ti giudica e quello che pensi lo riporti pari pari dalla mente alle mani... cose che ti vengono spontanee e che siano chiare, giuste e veritiere..
    Purtroppo a non tutti va a genio le cose che scriviamo e che cerchiamo di trasmettere, ma é anche vero che non tutti siamo uguali...
    Quindi c'è un tempo per chiedere spiegazioni e l'altro per capire l'altra persona... Non vedo perchè accanirci su una cosa del genere e non é nemmeno per farsi grande.. "GRANDE DAVANTI A CHI?"
    Penso che scandalizzarsi per così poco e per una cosa naturale, sia davvero fuori luogo e senza senso.. anche perchè nella vita quotidiana ci sono cose ben peggiori di cui scandalizzarsi...
    Bacio grande

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  8. -francesca: chi ha parlato di originalità? scusa ma non ritrovo il passo (senza polemica eh? non lo ritrovo davvero :P). forse però ora ho capito dove volevi arrivare: tu contesti l'associazione di idee fra cibo e arte. ho indovinato?

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  9. Sono Francesca, io non volevo sminuire Roberta, anzi l'ho sempre apprezzata. Forse non mi sono spiegata. Mi riferivo all'associazione (come ben ha detto Sara b)cibo e arte. Non tutta l'arte ovviamente. Ho anche dette che non sono in grado di capire certe cose. Sono ignorante in materia. Non siamo tutti uguali grazie al cielo. Questa "scatoletta" la conoscevo ovviamente poiché sono un po' datata. Non mi aveva entusiasmato allora e non mi entusiasma adesso. Che ci posso fare? Mi é passata la voglia di gelato.

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  10. Anonimo ha detto...
    ma perchè scandalizzarsi? premesso che non avevo mimimanente associato le due cose... e poi che centra la delicatezza ? perchè chi ha sentimenti delicati non deve avere nessun bisogno fisiologico ? ma allora che dobbiamo fare ? parlare solo di fiori ? ma da dove nascon i fior ? pensiamo con più allegria e libertà, senza malizia ed il mondo sarà migliore;))))Roberta F.

    27 luglio 2010 10.35

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  11. Ma perché travisare così le cose? Tutti abbiamo bisogni fisiologici certamente, ma non é assolutamente necessario mischiarli con il cibo. Ora sono io che chiedo a te:"che c'entra la malizia?". Dove sono stata maliziosa? Ed è proprio così vero che siamo più liberi dal momento che facciamo e diciamo di tutto e di più? F.

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  12. un piacere incontrarti e leggerti...ti confesso che è stata Valentina a portarmi fino a te... e che dire...trovo delizioso questo tuo modo di pensare...arguto leggero e profondo...e sopratutto ironico...e che dire ...geniale il tuo post precedente...vedi ogni testa è un mondo a sè... e trovo la scelta acuta e allegra
    a presto :)

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  13. invece la cosa inconfutabile è proprio il legame inscindibile tra cibo e bisogni fisiologici: non si scappa.
    quanto al legame cibo-arte, o cucina-arte, se ne potrebbe parlare per ore (e sarebbe interessantissimo)

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  14. Mi ripeto sarà addormentata ma non riesco a capire il problema: la nostra mente è libera e penso che un blog segue un pò questa regola: i pensieri vanno e vengonom così come le immagini, le associazioni di idee non è questione di libertà,ma, di "leggerezza".
    Roberta F.

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  15. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  16. Scusa Cobrizky ma avevo scritto un commento un pò troppo "di pancia" e rileggendolo ho preferito cancellarlo. Non ti arrabbiare.
    L'arte moderna e contemporanea è ciò di cui mi nutro, quindi immagino di poter affermare che ciò che evacuo ne è concettualmente prodotto, o ancor meglio, (co)prodotto, teh teh teh teh teh.
    Mi sfugge il problema: la signora non apprezza che si parli di cibo e merda, per artistica che sia, nello stesso post? Dalla bizzarra affermazione da lei fatta riguardo il "sensazionalismo" e l'inaccetabilità dello stesso nel blog di una persona da lei considerata delicata, uhm, quando ne avrò il tempo proverò a indagare sulle condizioni dell'ironia della signora.
    Cobri', in un post dedicato alla creatività culinaria, hai fatto una citazione colta e al contempo hai scherzato in modo crasso, dimostrando così, secondo me, una notevole apertura mentale.
    Tu.
    Cosa che non credo si possa dire di tutti i tuoi lettori.

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  17. le definizioni, i titoli sono molto opinabili. sono convenzioni.
    al di sopra di tutto, comunque, sì, la sua è arte e se la mia era una provocazione ironica, prima di tutto con me stessa, auspico sempre andare oltre...
    non è una "storiaccia". cerco di trovare il lato positivo in ogni cosa.
    la mia ricetta presentava una cosa che ho chiamato gelato, ma gelato non era neppure (v. titolo). esteticamente parlando era più una ciofeca, ma non avevo nè la voglia nè il tempo di curarne maggiormente l'immagine. potreste obiettare che potevo far a meno di postare e che detta così manco di rispetto al lettore, ma io non la penso così: a me andava di farlo, nel m-i-o blog, così, istintivamente e in tutta sincerità, con il piacere di farlo in libertà e lievità.
    il mio palato aveva appurato che era buono e io volevo appuntare qui l'esperimento, così, nudo e crudo, nel mio diario, insieme a questa citazione, esattamente come si infila un ritaglio, un appunto strappato tra le pagine del proprio taccuino.
    per me erano degni di nota. mia. entrambi.
    gli accostamenti, in tutti campi, poi possono per esempio essere fatti per assonanza o per contrasto, pertanto trovo calzante la citazione e il parallelo con il presente momento storico, vista l'eccessiva attenzione all'estetica, anche proprio nel cibo, per esempio, per quanto io stessa sia la prima ad essere sensibile alle cose belle.
    mi fa riflettere tutto questo parlar di cibo, questa cura estetica nel presentarlo che pare talvolta far perdere il contatto con il cibo stesso, quanto mero nutrimento.
    ma io ho un rapporto con l'arte, tutta, molto personale ed istintiva. mi piace una cosa che mi colpisce, anche se non è necessariamente bella e soprattutto non perchè sono gli altri a dirmi che è tale e il brutto non mi spaventa. (continua)

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  18. letteralmente, se al termine "sensazionale" volete attribuire l'accezione di addurre una sensazione. sì allora direi proprio di sì e ne sarei felice. non certo nel senso di scandaloso, per carità.
    Poi "entusiasmante" un gelato? un'opera d'arte? per nessuno dei due userei sinceramente tale aggettivo
    "originalità"? "estremismo"? ma rispetto a cosa?
    Non c'è maggior libertà nel fare o dire di più, quanto piuttosto nel trattare le cose per quelle che sono: cibo per gli occhi, le orecchie, il naso, le mani, il palato, il cuore, la pancia. Perchè porsi limiti?
    Il lavoro di Manzoni può essere definito anche una furberia, ma solo a posteriori, visto il successo che ha avuto. Certamente non poteva saperlo a priori. Ha rischiato, ci ha messo la faccia (e non solo quella, direte).
    Mi piace per questo la sua scelta non ambigua, non fatta per piacere a tutti i costi.
    Mi fa ridere chi si è ostinato ad aprire la scatoletta per verificarne il contenuto. Povero sciocco, a non fidarsi neppure delle proprie sensazioni!
    Mi immagino che gran risata si sarà fatto Manzoni vedendolo!
    Davvero un peccato che sia morto così giovane. Avrebbe ribadito ancora una volta: "Non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere!"
    Ricordo un aneddoto molto curioso (ma reale) che mi è stato raccontato, relativo ad un italo-americano, famoso gallerista d'arte contemporaneo, purtroppo scomparso pure lui.
    Aveva organizzato a N.Y. una grossa collettiva che pareva, ancora prima del vernissage, di venire chiusa e censurata per la minaccia d'offesa al comune senso del pudore di alcune opere presentate.
    Il gallerista si chiese che fare, se rinunciare all'evento o sfidare le autorità: la sua scelta optò per andare fino in fondo, ma alla vernice, pensò, il pubblico avrebbe trovato davanti a sé i quadri coperti a lutto, da un drappo nero. Guardate a cosa ci costringe la censura, voleva dire, ad uccidere queste opere ed oscurarle!
    A mostra iniziata, la sorpresa del gallerista fu enorme. Il pubblico non capì minimamente la protesta, ma pensò che quei quadri (le tele completamente oscurate di nero) fossero proprio le opere in mostra e le contemplò chi estasiato, chi indignato, prendendo appunti.
    Mi chiedo sorridendo, credo insieme a lui: quanti di noi si domandano cosa ci sia dietro quelle "tele nere", anche nella vita di ogni giorno?
    Se poi non si trovasse il principio, non può essere sufficiente dire che non c'è.
    Quella era la scusante addotta dalla volpe.
    ...ma quella è tutta un'altra storia!

    Grazie davvero a tutti.

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  19. ps: grazie davvero... perchè io poi mi appassiono anche a quest'ora tarda e, mentre faccio le ore piccole a disegnare per una consegna in scadenza, mi viene voglia di saperne ancora - Ah, la gola... ;-) - e mi perdo...
    Ho appena fatto una bella scoperta: per chi volesse continuare a sognare, come me, che ad ascoltare storie non mi stanco mai, sentite un po' qui:
    http://www.youtube.com/watch?v=37xHZq7VpdU
    Chissà se vi strapperà un sorriso quella furba scatoletta, che anche il parlante autorevole in questione mette in relazione con un certa cosa... con ironia.
    ah, ma allora forse non ho detto una cosa proprio così assurda?! ;-)
    Buonanotte.
    Ora davvero giro pagina. Tranquilli.

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  20. alfonso lentini30 luglio 2010 14:50

    Ciao Roberta, ho dato un'occhiata al dibattito scatenato dalla simpatica scatoletta. Molto interessante la tua maniera di coniugare con naturalezza temi alti e bassi, arte, gastronomia, ironia, freschezza, semplicità. Ma ancora più interessanti le opere che vedo riprodutte ne tuo blog... Sei bravissima!
    Alfonso Lentini

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