lunedì 6 settembre 2010

Ultimi scampoli d'estate

turchese bianco, vetro, legno


citrino grezzo, pasta di turchese


giada, ametista, perle




Dopo qualche giorno trascorso al mare, al rientro intrappolo gli ultimi scampoli di estate: blu, verdi e azzurri, mescolati alla luce del sole settembrino.




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lunedì 16 agosto 2010

La forma del mio cuore


Qualcuno di voi forse aveva letto questo mio vecchio post qui
Perchè lo cito nuovamente, vi chiederete.
Mi è accaduto di recente di conoscere Stefania, autrice del bel blog PianoB .
La cosa buffa è che Stefania ed io siamo nate nella stessa zona, cresciute tra le stesse montagne, le nostre case d'origine distano 15 minuti di macchina, ma non c'eravamo mai viste nè parlate prima d'ora. Solo grazie a curiosi giri in rete è accaduto che ci cercassimo e ci incontrassimo a quattr'occhi, proprio ora che i km che ci distanziano sono ben di più.
Lei conosce bene il giapponese e lo usa egregiamente per motivi professionali. La invidio molto, poichè il mondo nipponico mi affascina per più di un motivo... così, tra le altre chiacchiere, mi sono ricordata di una cosa e le ho chiesto una cortesia.



Questo ideogramma, (di cui parlavo nel post sopracitato) è rimasto nel mio cuore per i motivi che già scrissi allora. Se pur segno indelebile, nel tempo però ne ho perso involontariamente il significato letterale della grafia.
Stefania mi ha ri-spiegato dunque che l'ideogramma con cui talvolta mi firmo (qui ad esempio) è kokoro, 心 che in giapponese significa "cuore" ma allo stesso tempo anche anima, animo, spirito, pensiero, idea.
Insomma, quattro brevi tratti per un significato profondo, ha aggiunto.
Mi sono dunque chiesta se non fosse una firma troppo ambiziosa, ma so per certo di aver vissuto allora una splendida esperienza che desidero tenermi stretta, mettendolo ora nero su bianco anche qui.
Non poteva che essere un contatto di cuore a farla riaffiorare con grande emozione. Grazie Stefania!
Kokoro, mi ha detto, è inoltre il titolo originale di un romanzo giapponese che mi ha consigliato:
"Il cuore delle cose" di Natsume Soseki (vedi qui)
Cobrizo questa settimana sta finalmente traslocando, percui la lettura trova spazio in questi dì solo... in robusti scatoloni, ma mi fido del suo consiglio e, mentre io ne rimando la lettura a momenti più tranquilli, ho pensato intanto di girarlo anche a voi, che forse ve ne state in panciolle.


The shape of my heart...

In questi giorni di totale confusione in ogni cm quadrato che mi circonda, non sto più nella pelle per il nostro trasferimento, ma mi sento disorientata e in procinto di una forte scissione...





... But that's not the shape of my heart...

Pare assurdo, lo so, perchè potrebbe sembrare un'irrazionale perdita di tempo al fine dell'obiettivo ultimo, ma ho comunque bisogno di fermarmi qui e ritagliarmi brevi istanti in cui cerco nuovamente una forma.
Oggi, guarda caso, sono nati questi:




perle raku, corno e agata



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Arancio

boules di vetro di Murano soffiate a bocca


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sabato 14 agosto 2010

Blu



agata blu e opale



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un ricordo cinematografico blu qui e qui
un artista blu qui
una musica blu qui




venerdì 13 agosto 2010

Muffins alle pesche


Ricetta telegrafica

per 6 macromuffins:
100 gr di farina 2 semiintegrale
2 pesche bianche, le mie deliziose qui, (o nocipesche) a pezzi
4 cucchiai di fruttosio
2 cucchiai di burro di soia
(facoltativo un uovo)
125 gr di yogurt di soia non zuccherato
1/2 bustina di cremor tartaro
un pizzico di vaniglia e di polvere di chiodi di garofano
la buccia di un limone

A: farina+burro+sale+fruttosio+buccia limone+cremor tartaro
B: frutta+vaniglia+chiodi garofano+yogurt+(uovo)
A+B

a 200° per 25 min

martedì 10 agosto 2010

Il grande cocomero



Dal titolo qualcuno avrà pensato al film della Archibugi o più lievemente alle strisce dei Peanuts (di Linus van Pelt); in realtà, dal primo momento che le ha viste, Giacomo le ha chiamate "angurie" e semplicemente angurie son rimaste.
;-)
Sono comunque sempre boules di vetro di Murano, soffiate a bocca.


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mercoledì 4 agosto 2010

Gocce di crisoprasio


crisoprasio *


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*Il crisoprasio si presenta di un color verde azzurro pallido, con una morbida lucentezza lattiginosa.
Deve il suo nome alla varietà, nota agli antichi greci, che aveva inclusioni minute di pirite, e che per questo fu chiamata "porro dorato " (chironprason).
Il suo bel colore può attenuarsi sotto una forte luce solare, ma rafforzarsi invece con forti umidità.

Si dice che, facilitando una chiara visione dei problemi, sia in grado di far emergere diversi talenti della persona, portando grande leggerezza nel cuore e gioia nella vita. Definita anche come “pietra della compassione”, rivela in particolare alcuni profondi risvolti di carattere mistico.

Ovali di crisocolla

Un tempo la crisocolla veniva tenuta in mano per scacciare le paure irragionevoli e le chimere. E' la pietra della pace che calma le emozioni.
Gli Indiani d'america la utilizzano per aumentare la resistenza fisica e per placare la rabbia.
Io semplicemente ci gioco... ;-)



crisocolla


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martedì 3 agosto 2010

Sformatini di tofu e melanzane

Questi sformatini semplici semplici non pensavo meritassero un post, ma, a gentile richiesta, come ho detto ;-), mantengo la promessa fatta a chi li ha assaggiati e desiderava averne la ricetta.



per ca 12 sformatini:
400 gr di tofu* (quello sodo, detto "firm")
una melanzana media
100 ml di latte di soia
fecola di mais 1 cucchiaio
un cucchiaino di agar agar
una grossa manciata di foglie di basilico
una manciata di olive nere denocciolate
4-5 pomodori secchi
1 o due spicchi di aglio
olio 2-3 cucchiai
sale

Lavare la melanzana. Toglierle il picciolo e tagliarla a metà per il lungo, quindi incidervi su ciascuna delle superficie lisce bianche alcuni tagli profondi ad x, per facilitarne la cottura, facendo però attenzione a non tagliare la buccia.
Posarla su un pezzo di carta di alluminio e cuocerla in forno a 200° per un'oretta o q.b.
(Per questo potete approfittare del forno caldo cuocendola insieme a qualche altra preparazione ed addirittura potrete prepararla in anticipo, il giorno prima, facendo andare il forno in tarda serata per non accalorarvi troppo.)
Se lo gradite, potete mettere in forno, accanto ad essa, anche due spicchi di aglio, che però avrete l'accortezza di tirare fuori molto prima dal forno, una volta cotti e morbidi.
Cotta e raffreddata, la melanzana andrà sbucciata e strizzata per bene, quindi tagliata a cubetti minuti.
Intanto frullare in un mixer il tofu con circa 100 ml di latte di soia, il basilico, la fecola di mais, l'agar agar, l'olio, il sale e la polpa dell'aglio cotto.
Nel caso non abbiate cotto l'aglio in forno, ne potrete usare tranquillamente un solo spicchio, crudo, frullandolo insieme al resto.
In una ciotola unire questo composto verde alla melanzana a cubetti, i pomodori secchi tagliati sottili, le olive snocciolate e tagliate a pezzetti. L'uso di un pizzico di peperoncino è facoltativo (io l'ho evitato per la presenza di bambini).

Ungere le formine di silicone o usa e getta in alluminio e spolverizzarle con semolino, farina di mais o pangrattato.
Versare il composto e decorare ciascun formato con un cappero, qualche fogliolina di maggiorana, ecc...
Cuocere a 200° in forno caldo per 20 min.
Lasciar raffreddare bene prima di sformarli, delicatamente, dagli stampi!


altre idee per sformatini:
sformatini di tofu e topinambur
sformatini di zucca
cestini di polenta

* Lo ripeto solo per chi ancora non ha dimestichezza col tofu: vi supplico, però, non scegliete quello della Valsoia! Questi qui o qui ad es. vanno benissimo: sono buoni e sono pure non ogm!)


P.S. scopro ora la raccolta sul tofu di Luby. Per parteciparvi, andate qui

il banner da qui

Las azules campanillas

Si al mecer las azules campanillas
crees que suspirando pasa el viento
sabe que, oculto entre las verdes hojas, suspiro yo.
...
Se a cullare le azzurre campanule del tuo balcone credi che sospirando passi il vento mormoratore sappi che, occulto fra le verdi foglie, sono io a sospirare.
...

(Gustavo Adolfo Bécquer)




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lunedì 2 agosto 2010

Oh Rodon!*

rodonite, cristallo, vetro e bronzo
(proprietà della rodonite qui)



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*invocazione supplichevole a Rodon, dio del mare, nella mitologia illirica: - Salvami tu! -

Bianco su bianco



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venerdì 30 luglio 2010

In sul calar del sole...



In sul calar del sole...



Diman tristezza e noia

Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.

...


Ma oggi facciam festa!
Gli ingredienti sono:

una manciata di donne, amiche e golose,
i frutti appena colti a piene mani, qui, ancora caldi dal sole,
occhi e nari ben aperte,
una spolverata di chiacchiere,
un pizzico di relax
e prosecco q.b.

Dolce cottura, a 27°, fino all'ora del tramonto...




È come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta...











solo qualche piccola eccezione cromatica, tra le presenze:

mani sozze e sguardo compiaciuto del ladruncolo

che spartisce il suo bottino con Cocò


Al rientro tra i monti, con 13°, vien subito voglia di invasettare luce e colori...
Marmellata di pesche bianche, con vaniglia e scorzette di limone (la cuocio solo 10-15 minuti per non perderne colore e profumo, come qui).
Quella dose che poi risulta sempre troppa poca per colmare un ultimo vasetto, è la dose esatta invece per farcire un torta.
Una crostata, a modo mio: pesche e grani di pepe rosa
Io ho appoggiato le bacche solamente in superficie, perchè in questa casa, con un bambino, si ragiona sempre per versioni che siano "con" e "senza", ma vi consiglio caldamente di testare l'accostamento in maniera più consistente.
Trovare la bacca intera, ogni tanto, affondata nella marmellata, ho riscontrato fosse davvero molto gradevole al palato.


Grazie a Carola, per la dolce e succosa scampagnata, e a Monica e Lorenzo per quel prezioso q.b.!


In alternativa, un'altra torta semplice con le pesche qui.


mercoledì 28 luglio 2010

lunedì 26 luglio 2010

L'impronunciabile bisogno

Prendo a prestito le parole di Stefano Cagliano per intitolare il post di oggi.
Ho ricevuto un commento allo scorso post (vedi qui) che mi ha fatto pensare...
Soffermarsi a riflettere sembra quasi essere diventato un lusso, ma amo questo luogo anche perchè qui posso davvero concedermelo con i mei tempi.
Una lettrice è rimasta toccata dalla foto dell'opera di Piero Manzoni, qui (di cui io reputo, tra l'altro, bellissimo e ancora attualissimo anche il packaging) e dalla mia citazione di essa, che ha trovato inopportuna, accanto ad una ricetta.
Quell'opera racchiude bene la provocazione di Manzoni, nei confronti della generale esasperazione artistica ed estetica di quel momento storico.
E' bastata una scatola a mettere in imbarazzo schiere di storici dell’arte, che non sapevano più cosa farsene del loro bagaglio critico. Pensiamo che dopo 50 anni, la stanno ancora esaminando ai raggi x per capire se Manzoni aveva fatto sul serio oppure no!
Aveva avuto una idea furba, ma altrettanto geniale nella forma in cui aveva deciso di esprimere la sua intuizione. (buffa anche l'assonanza tra quella scatola, scatologia e l'etimologia dal greco skatos=sterco).
Aveva compreso che poteva dichiarare apertamente e sfacciatamente che il lavoro dell'artista è lavoro d'intestini: l'opera d'arte è cessione di una parte di sè.
Con quel gesto però, sottolineava anche la degenerazione e decadenza dell'arte moderna. Un dito accusatorio contro la riduzione dell'arte a merce.

Per parlar di cose meno dotte, vogliamo ricordare, invece, la bellissima canzone della meravigliosa Mina?
"Ma che cos'è questa robina qua???" diceva.





Posso forse apparire delicata, perchè il mio blog parla di perle e colori, ma non sono perbenista. Sono una giocherellona ironica e, vorrei, anche autoironica.
Quel mio "gelato" (per modo di dire) non è la meraviglia che si vede fotografata in tanti foodblog. E' color cacchetta. E' la mia cacchetta d'artista? Io non sono Manzoni, è chiaro (né Piero, né Alessandro).
Ma perchè scandalizzarsi? Parlare di ciò, può essere pericoloso, d'accordo. Del resto Oscar Wilde sosteneva: "Un'idea che non sia pericolosa, non merita affatto di essere chiamata un'idea!"
Ne hanno parlato Dante, Boccaccio, Rabelais, Rimbaud, Joyce, Molière, Pirandello, ecc.
Perfino San Francesco ne scrisse, nei suoi Fioretti.
I Maya pensavano addirittura che gli escrementi fossero divini. Alcune popolazioni primitive (noi siamo gli evoluti!?) li usano, seccati, come combustibile o ecomateriale da costruzione.
Siamo un tubo digerente. Visti i tanti foodblog in rete e il loro successo, è un'evidenza. Perchè dunque indignarsi se si pensa che il cibo diventa altro?
E' tema che trasmette repulsione e disgusto, ma è anche altro, appunto: è il prodotto del fiero lavorìo del corpo per restare vivo e attivo.
Proprio col mio bambino stavo chiacchierando a proposito del fatto che comunque ogni cosa da noi prodotta, per quanto scadente, è nostra e va amata.
I bambini la guardano con meraviglia, simpatia, curiosità: è qualcosa che viene dal loro interno ed è loro. Non c'è traccia di vergogna o di disgusto, anzi, è motivo di fierezza ed orgoglio. Ma è anche strumento di potere: i bambini se ne servono per affermarsi di fronte agli adulti.
(Tralascio qui l'interpretazione freudiana che rimando a chi più preparato di me, ma che sarei bene felice di ospitare tra i commenti.)
Ci sono schifezze che a noi paiono tali, ma non agli altri e viceversa.
Comunque dal letame nascono fiori... e i fiori li mettiamo perfino nei nostri piatti, per abbellirli!
Ribadisco, il mio gelato non è un'opera d'arte.
Ringrazio però ancora Francesca perchè mi ha fatto piacere conoscere la sua opinione, regalandomi lo spunto per approfondire la cosa e per continuare a scherzare, parlando di cose serie.

Post disdicevole?
Comunque tornerò presto a mostrarvi le mie perle. ;-)

giovedì 22 luglio 2010

Il gelato non gelato, ma gelato

;-)
per chi non la riconoscesse, qui


Una mamma (macrobiotica) si adopera per produrre un dolce freddo da leccare e mangiare col cucchiaino. Forse non un gelato vero e proprio visto che non è a base di uova, latte, zucchero e addensanti vari, non è un sorbetto visto che contempla, sì, la frutta, ma non zucchero e alcol nè tantomeno un parfait perchè non contiene la panna.
Oh. E allora che èèèè?
Facile esperimento da farsi senza gelatiera (son tanto pigra da non aver neppure voglia di tirarla fuori) e secondo la macrobiotica (e il comune buon senso) sicuramente da consumarsi preferibilmente con il gran caldo (come già detto qui ).






Sbucciare e congelare (avvolte in pellicola) tre banane mature, tagliate a pezzi.
Congelare anche un vaso di yogurt di soia, meglio se versato in una formina per cubetti di ghiaccio, anzichè in pezzo unico (il mio, buonissimo, è naturale, non zuccherato, qui).
In un mixer dalle lame robuste (il cui bicchiere pure sarà tenuto precedentemente in frigo), tritare velocemente entrambi, con un pizzico di vaniglia.
Spatolare quindi un poco per dare la giusta cremosità. Riporre invece brevemente in freezer, qualora si fosse sciolto eccessivamente.
Se si gradisce più ricco, mixare anche con panna di riso, precedentemente congelata. Se lo si desidera più dolce, dolcificare lo yogurt con malto o sciroppo d'acero (o succo d'agave o quello che volete) prima di congelarlo.
Decorare a piacere scegliendo tra cioccolato fondente a scaglie, noccioline, buccia d'arancia, succo d'acero, una coulis di altra frutta (fragole, albicocche o pesche per esempio) o ciò che maggiormente aggrada.


p.s. ne ho fatto più versioni:
- con altra frutta ghiacciata intera, come le pesche o le albicocche,
- ghiacciando direttamente il frullato di frutta (preparato con lo yogurt o il latte di mandorla), oppure ancora utilizzando la marmellata fatta in casa di ciliegie o arance al posto della frutta fresca.
In questo secondo caso, l'ho versato poi nelle formine da ghiaccioli, con stecco, o in quelle da cubetti per bibita a forma di stellina, fiore, pesce, ecc.
Il latte va comodamente in freezer in quei sacchettini di cellophane che fanno i cubetti a bolle.


Questo post, grazie ai commenti, segue simpaticamente QUI




venerdì 16 luglio 2010

Tsutsumi

Ci sono a volte delle occasioni speciali da festeggiare... allora Cobrizo cerca d'impegnarsi a dovere: questa volta decora la carta con piccoli fiori, ed avviluppa i pacchettini. Lega un laccio bianco e fa un'asola attorno ad un perla.
Senza rendersene conto dà vita a questi, dal gusto un po' giapponese.

Inconsapevole Tsutsumi con Sakura.



Poi si mette a studiare un po'...

Se Sakura sono i fiori del ciliegio, Tsutsumi è invece termine giapponese che indica la complessa arte dell’impacchettamento: letteralmente la parola significa pacco, oggetto, dono e deriva da verbi col significato di avvolgere, coprire, come anche nascondere, tenere segreto.
Il senso di uno tsutsumi, dunque, per un giapponese è proteggere il dono avvolgendolo nel sacro, per offrirlo in segno di pace e armonia.
La tradizione di scambiarsi doni ha origine religiosa, più precisamente scintoista. Riso, sale, frutta, semi, ecc. venivano offerti agli dei per avere in cambio buona fortuna e salute, privilegiando materiali naturali quali foglie, cortecce, bambù, paglia, pietra, terracotta, carta per abbellirli.
L’utilizzo della carta era considerato un materiale sacro. Pare che la pronuncia degli ideogrammi che significano “Dio” e “carta” sia infatti omofona. Avvolgere nella carta corrispondeva dunque ad avvolgere col nome degli dei.
L’attenzione e il tempo che anche al giorno d'oggi vengono dedicati al confezionamento denotano dunque la preziosità e il valore simbolico del gesto, al di là del valore del regalo stesso.
L'idea affascinante del termine orientale è quella di proteggere il dono in materiali, forme e colori semplici, sottolineando il piacere estetico della contemplazione del pacchetto stesso, senza avere la fretta di strapparne l’involucro.
Basti pensare che anticamente alcuni tsutsumi realizzati per occasioni cerimoniali particolari non dovevano neanche aprirsi; era sufficiente sapere che al loro interno qualcosa rimaneva protetto al sicuro.

Da una scatolina fiorita, lo spunto per venire a conoscenza di quest'antica storia preziosa e seducente.

altre informazioni sul tema qui

mercoledì 14 luglio 2010

Quando Venezia incontra l'oriente

Dopo questi qui... riascoltando questa vecchia chicca (qui).

"When every step I take Leads me so far away Every thought should bring me closer home...
Every plan I've made's Lost in the scheme of things Within each lesson lies the price to learn A reason to believe Divorces itself from me Every hope I hold lies in my arms And there you stand Making my life possible Raise my hands up to heaven But only you could know My whole life stands in front of me By the look in your eyes..."





porcellana giapponese
("Sometsuke",tipica decorazione blu ad ossidi di cobalto)
e vetro (perle incamiciate blu con foglia d'argento)


info qui

martedì 13 luglio 2010

L'ombra della luce

"Perchè le gioie del più profondo affetto
o dei più lievi anditi del cuore
sono solo l’ombra della luce."
(Battiato)
qui



diaspro bianco, swaroski, rame anallergico


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domenica 11 luglio 2010

Chicchi freschi

Il caldo africano richiama aromi africani.
Cobrizo opta ancora (vedi qui) per un'insalata fresca, ma questa volta profumata di cumino e coriandolo, che tra l'altro hanno proprietà digestive, carminative, antisettiche e antispasmodiche che d'estate non guastano.
Ovviamente altre piacevoli insalate potranno essere declinate variando il cereale di partenza e la proteina (vegetale o animale) presente.
Se userete le spezie intere, macinandole al momento, e le erbe fresche il risultato finale sarà senza dubbio migliore.



250 gr di orzo (oppure farro o kamut)
6-7 pomodorini
2 zucchine
uno spicchio di aglio
2 cucchiaini di coriandolo + 1 cucchiaino di cumino pestati finemente nel mortaio (o più a piacere)
un avocado maturo e morbido (o un mango)
la parte verde di un cipollotto
300 gr di ceci lessati (o gamberoni)
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
succo di un limone
menta (o coriandolo o prezzemolo)
sale


Lessare, scolare e raffreddare l'orzo.
A parte preparare una marinata con un paio di cucchiaini delle spezie tritate, uno spicchio d'aglio schiacciato (che poi andrà tolto), un paio di cucchiai d'olio, il succo di mezzo limone (e, se gradita, anche la buccia grattugiata), sale e condirvi i ceci.
Lessare a vapore le zucchine tagliate a cubetti non troppo piccoli e raffreddarle. Tagliare i pomodori a fettine e tritare il verde dei cipollotti.
Assemblare l'orzo, con tutte le verdure e i ceci marinati.
Sbucciare e tagliare delicatamente l'avocado. Spruzzarlo con il succo del mezzo limone restante.
Unirlo all'orzo e cospargere con la menta tritata (o il coriandolo).


Servire con tè verde con menta fresca perchè “un tè senza la menta è come una notte senza luna”. (proverbio maghrebino)

venerdì 9 luglio 2010

mercoledì 7 luglio 2010

Grovigli

"...Not old
Not new
The world

So rain and rainbows
Make a perfect day..."
(qui)




bronzo e cristalli di rocca


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