mercoledì 14 aprile 2010

Ravioli Simil-mimetici

Qui da un po' è tutto un parlar di sorelle...
Dopo aver parlato e "volato" con quelle Nunzia (qui e qui), io vedo dal vivo queste, le mitiche gemelle!
Amando già i loro scritti, stranamente non mi deludono neppure dal vivo, ma, anzi, constato che i racconti sentiti su di loro corrispondono esattamente alla realtà: energia e conoscenza a profusione, amalgamate a simpatia e generosità.
Queste sorelle, non ho dubbi, sono state create a partire da acqua e farina, da mamma e papà Simili!
E si sa, farina e acqua creano dipendenza a vita... ;-))


Valeria e Margherita, le sorelle Simili


Ora io dovrei andarmi a sotterrare o perlomeno aspettarmi una randellata di mattarello da parte di Margherita (quella a dx, che si definisce la meno buona e che lo picchia davvero, di brutto, sulla tavola, ;-) per riprendere le chiacchierone che la disturbano!), ma sarà perchè quella a sn, Valeria, mi ricorda un po' la mia nonna materna, l'unica che in casa di montanari abbia portato il profumo della pasta fatta in casa (ma una tal gendarme che mica me l'ha fatta mai toccare, eh!) ... insomma, io faccio spallucce e posto qui di seguito questo mio esperimento fatto, con la giusta dose di ingenuità e straffottenza, qualche giorno prima di incontrarle.

Ravioli mimetici


Poi se per mimetismo si intende la capacità di ingannare per trarne un vantaggio evolutivo... ;-)





...e se, affinchè il mimetismo abbia successo, devono verificarsi due condizioni: il soggetto deve essere cromaticamente simile allo sfondo e l'efficienza della vista del soggetto da ingannare dev'essere scarsa... vi dovrei dunque raccontare ora il mio momento clou davanti alle sorelle Simili.

Credo di essere stata forse l'unica stupida che, per timidezza e soggezione, non ha toccato ed armeggiato il loro mattarello.
Ho chiesto però a Margherita di mostrarmi come fare un tortellino (anche se non era programma del corso).
Da lì, c'è stato tutto un prova e riprova di più d'una delle partecipanti. Ad un certo punto la signora ha rimesso le mani in pasta, ritirando i tentativi abortiti di tortellini sparsi in giro sulla tavola.
Con l'ultimo in mano (proprio giusto davanti a me, visto che ero in prima fila), mi ha guardata negli occhi, e non senza un certo stupore ha sbottato: - Mmh, brava, questo sì che l'ha fatto proprio bello. Lei ha un futuro da sfoglina! -
- Veramente, signora... ehmm... quello è il tortellino che ha fatto lei, come dimostrazione! -

ops

Almeno la seconda delle due condizioni si è verificata! Non c'è che dire.
;-D

Ora non mi resta che continuare a sfidare le leggi dell'universo degli impasti:
Ho usato farina di grano duro (senza uova, primo urlo delle S'Sisters) tagliata con farina 0 e impastata con acqua appena tiepida.
Diviso equamente in due l'impasto e colorato le due metà rispettivamente con matcha e cacao, perchè al momento solo quelli avevo (molto meglio se userete nero di seppia - guardate che belli quelli a spirale di Jojo qui - o rape rosse e zafferano). Steso due rettangoli di ugual dimensione, li ho sovrapposti, quindi arrotolati su se stessi.
Ho tagliato delle fettine, appiattite ancora col mattarello e confezionato i ravioli.
Il ripieno?
Tanto porro saltato in pochissimo olio, salmone affumicato il giusto, poca buccia di limone non trattata. Un pizzico vezzoso di aneto.
Una seconda versione con tofu, sedano rapa e nocciole.

Dosi ad occhio, sì (e qui, altro urlo delle S'Sisters!)

Scherzi a parte, chapeau e lunga vita alle signore!


martedì 13 aprile 2010

Holliwood

Ti avevo cantato una canzone.
Tu tacevi. La tua destra tendeva
con dita stanche una grande,
rossa, matura rosa purpurea...

(Hermann Hesse)




agata rosa e murrine


info qui


p.s.: ho scoperto che "Holliwood" era il nome con cui veniva anche denominato il color fucsia (magenta) prima degli anni '40.
Mi è facile immaginare un'avvenente Jennifer Jones, vestita con questo colore...

mercoledì 7 aprile 2010

Gesti verdi

L'essenziale è invisibile agli occhi, ma il bello è nutrimento per gli stessi.
Basta una passeggiata, un po' di giardinaggio sul balcone e l'ispirazione ritorna facilmente. L'energia riprende a scorrere...


...e i colori tornano a giocare fra loro...




info qui


...e questa sera, per cena, risotto con radicchio di campo (km 0).

venerdì 2 aprile 2010

Micro colombe macro(biotiche)




Non ho resistito a fare un dolcetto pasquale per il mio bambino.
Queste formine erano troppo belle... e altrettanto simpatica la sua faccia quando le ha viste!

70 gr di farina (bianca, semiintegrale o per metà integrale)
30 gr di farina di castagne
40 gr di malto (o sciroppo d'acero o succo d'agave)
30 gr di olio extra vergine d'oliva delicato (o di mais)
30-40 gr di latte di riso non zuccherato (o altro latte vegetale)
1/2 bustina di cremortartaro
una manciatina di pistacchi non salati spezzettati
zeste d'arancia
un pizzico di sale

Il procedimento è quello dei muffins: liquidi con liquidi e secco con secco (vedi qui ).
Poi s'uniscono delicatamente i due composti senza mescolare con troppa cura, nè troppo a lungo.
20 minuti o qb in forno a 175°.
Si conservano in una scatola di latta qualche giorno.
Buonissimi con un po' di marmellata di albicocche (senza zucchero).


Vi faccio i miei auguri per queste feste con un batter d'ali! ;-) Voliamo leggeri...




Non scordiamoci dell'operazione 99 colombe! (qui)

giovedì 1 aprile 2010

Pasticci pastello



Non amo i colori pastello, ad essere sincera... ma ci sono delle eccezioni.
Lo sapevate che la parola “pastello” deriva dal tardo latino “pasta”?
Dunque creiamo nuovi impasti, suvvia!

E' primavera (nonostante l'imbiancata di neve sulle vette fresca di questi giorni) ed è ora di depurare ed alleggerire.
L'orzo, secondo la macrobiotica, è il cereale deputato d'eccellenza a questo scopo, nelle sue diverse forme: mondo, decorticato e perlato (da non confondere invece con l'orzo perla, chiamato anche hato mugi che ha chicchi più grandi, tondeggianti ed un poco aperti al centro; l'orzo perla ha un potere terapeutico visto che aiuta a scaricare gli accumuli di grassi animali e a ripulire la pelle e per questo va cotto solitamente mescolato ad una o due parti di riso integrale).
L'energia stagionale albero-legno è legata appunto alla primavera, all'armonia, la disponibilità, la pazienza, la capacità decisionale, ecc.
La stessa regola inoltre la funzionalità del fegato e della vescicola biliare. Ove non vi siano le caratteristiche appena citate, è facile dedurre che i due organi siano appesantiti e in disordine. Se poi il polmone, organo dell'autunno, è in un momento di fragilità, si comprende, (considerato che appunto fegato e polmone vanno a braccetto), come le allergie si scatenino o peggiorino in questo periodo.
E' quindi questo il momento di prediligere le verdure a foglia verde, il sapore acido (limone o acidulato d'umeboshi o aceto di riso) e le cotture leggere (scottare, bollire, a vapore) e di diminuire invece i cibi dal sapore piccante che indebolirebbero ulteriormente il polmone (aglio, peperoncino, curry, zenzero, senape, ecc.)

Io ho utilizzato dell'orzo perlato integrale. Va lavato e cotto (questa volta l'ho lasciato in ammollo un'oretta, ma si può anche evitare) per mezz'ora o q.b.
L'ho saltato in padella con un velo d'olio e colorato con il succo delle barbabietole rosse.
A parte ho saltato brevemente in un cucchiaio d'olio del tofu a cubetti (il mio era al basilico), cavolo cappuccio a listarelle e sedano rapa a dadini.
La verdura dovrà rimanere croccante.
Ho aggiunto dei semi di ajwan, qualche goccia di limone e guarnito con sale nero delle hawaii (assolutamente facoltativo).
Semplicissimo, come sempre.

P.S.: ma semplice significa ovvio? Vi invito, a questo proposito, a leggere qui le riflessioni di Sabrina che condivido.

lunedì 29 marzo 2010

Agata!


agata


"Agata!
Tu mi capisci!
Agata!
Tu mi tradisci!
Agata!
Guarda! Stupisci...
Com'è ridotto quest'uomo per te!..."


avete mai sentito questa canzone? fatevi due risate ascoltandola qui in questo video fine anni '60.



info qui

venerdì 26 marzo 2010

Biscottini d'antan


L'espressione d'antan non è riferita tanto all'oggetto (i biscotti sono fragranti, appena usciti dal forno e non stantii) ma al mio animo vintage che mi porta a ripescare un ingrediente di cui leggevo su vecchi ricettari, però finora mai reperito in commercio.
L'ammoniaca alimentare (credo sia un carbonato d'ammonio in fondo) è un polverina bianca con effetto lievitante, ideale per biscotti e frolle (ma non per impasti più spessi).
La trovate usata nei biscottoni classici, ma mi chiedevo se ne rimanesse un retrogusto percepibile, nel caso io non usassi burro, uova e zucchero.
L'unica è provare, è evidente, mi son detta.

Così, dopo un confronto con Lydia Tzatziki a colazione, ho impastato:
130 gr di farina integrale
200 gr di farina bianca
50 di fiocchi piccoli di avena
100 di malto di mais (o riso o grano)
70 gr di olio di oliva leggero o di mais bio
un cucchiaio di buccia di arancia non trattata
20 gr di zenzero fresco pelato
50 ml di latte di riso o soia non dolcificato
un pizzico di sale
una puntina di ammoniaca - un terzo di cucchiaino - (o mezzo cucchiaino di cremor tartaro)

Nel mixer macino fino a polverizzarlo lo zenzero e la buccia di arancia con un paio di manciate di farina. Unisco i fiocchi e macino ancora un poco ma non troppo finemente.
Nel latte intiepidito sciolgo l'ammoniaca (nel caso si usi il cremortartaro, sarà da unire invece alla farina restante).
Unisco alla farina aromatizzata il resto della farina, il malto, l'olio ed infine il latte con l'ammoniaca ed impasto brevemente.
Stendo l'impasto alto un cm e taglio i biscotti.
Cuocio in forno a 170° per 15 min

Usandone così poca non si è percepito odore neppure in cottura, come solitamente tutti denunciano.
Io credo, però, che tornerò al mio amato cremortartaro di sempre.

mercoledì 24 marzo 2010

La sciarpa della primavera





E' lei
Torna ad ondeggiare al vento
la sciarpa azzurra della primavera;
dolce, impregnata di presentimento
scorre un'aria leggera.
Le violette sognano la vita
già prossima a sbocciare.
Senti, lontano, un'arpa tintinnare?
Primavera, sei tu, ti ho sentita!

(E.Mörike)




agata, vetro, metallo, resina, granato
info qui

lunedì 15 marzo 2010

Orange muffins: senza uova, burro, zucchero

Continuano gli esperimenti dolci senza zucchero (vedi qui per i pochi che ancora non sanno che la mia scelta non è per questioni caloriche).
Non ho inventato niente di nuovo visto che sono semplici muffins, ma il bello è che sono riusciti mordidi morbidi e profumatissimi, pur mancando un bel po' delle solite cose che paiono irrinunciabili in un dolce.
So che siete scettici, ma qui noi ce li siamo spazzolati tutti e 9 a merenda e i presenti hanno voluto la ricetta.
Per gli irriducibili golosoni, possono essere serviti con marmellata di arance (senza zucchero, che ve lo dico a fare?).



200 gr di carote pelate
20 gr di zenzero fresco pelato
la buccia di un'arancia non trattata
mezza arancia sbucciata (non occorre sia pelata a vivo)
100 gr di olio di mais bio (o d'oliva evo bio leggero)
100 gr succo d'agave (o malto di riso - non di orzo, please, che è poco dolce e anzi amarognolo - o sciroppo di acero)
200 gr di farina (metà bianca e metà integrale)
un cucchiaio di zenzero candito a dadini (facoltativo)
mezzo cucchiaio di polvere di arancia secca (facoltativo)
una bustina di cremortartaro
un pizzico di sale

Nel mixer mettere le carote a grossi pezzi, con la buccia dell'arancia (prelevata con il pelapatate e quindi privata dell'albèdo), l'olio, lo zenzero intero, il succo d'agave, e la mezza arancia a spicchi.
Frullare finemente a crema.
A parte unire le due farine, il sale, il lievito, lo zenzero e la rimanente buccia.
Mescolare il composto asciutto con la crema arancione, mescolando poco e molto adagio (come per unire gli albumi) senza curarsi se gli ingredienti non sono amalgamati bene e rimangono grumi. Sono sufficienti 10 girate di mestolo circa, dice la leggenda. (Se l'impasto viene invece mescolato eccessivamente, si sviluppa troppo il glutine della farina e si ottengono muffins duri e gommosi con alveolatura disomogenea)
Decorare a piacere con frutta secca (semini di sesamo nero, mandorle a lamelle, nocciole tostate, semi di papavero, ecc.).
Riempire per 2/3 i pirottini di carta o di alluminio e cuocere in forno per 20-25 min a 175°.




lo gnometto porta la merenda a Giacomo




venerdì 12 marzo 2010

Coccole dolci



Uno dei primi dubbi di un neofita che si avvicina alla macrobiotica sono i tempi di preparazione delle pietanze e le restrizioni riguardo ai dolci.
Come voi anch'io vivo e lavoro, percui non crediate che ogni giorno mi metta, ad un'ora dal pranzo, a cuocere riso per cinquanta minuti!
Se il riso integrale biologico è di buona qualità, ad esempio, può essere tranquillamente cotto il giorno prima e così durare un paio di giorni in frigo (in recipiente di vetro, ben coperto).
Oltre agli infiniti usi salati che la fantasia e il vostro frigo vi suggeriranno, oggi vi propongo questa cremina dolce, coccola appagante per la colazione o una merenda leggera e sana.

per 2 porzioni piccole o una grande:
100 gr di riso integrale già cotto
2-3 albicocche secche (meglio se bio, così siete sicuri che non siano trattate, come quelle che vedete ancora arancioni perchè piene di conservanti)
una decina di uvette secche
70 gr di latte di riso tiepido non zuccherato (o più a seconda della cremosità desiderata)
qualche buccetta di arancia non trattata

Frullare ben bene in un frullatore. Cospargere di buccia d'arancia secca tagliata a coltello e qualche semino di sesamo nero. Servire tiepido.
Non inorridite! Questa è la versione più povera, ma naturalmente potete aggiungere cardamomo, vaniglia, cannella, ecc. a seconda dei vostri gusti e malto (di riso) o sciroppo d'acero o malto di nocciola (assaggiatelo: altro che nutella! :-)), se proprio necessitate di maggior dolcezza e altra frutta secca come datteri o prugne (ricche in magnesio), nocciole, mandorle, sesamo (ricchi di calcio) tostati.

Io la faccio anche in versione: 2 parti di riso integrale, 1 parte di avena, 1 di orzo (del tipo mondo) che risulta molto ben bilanciata per le proprietà diverse dei tre cereali (integrali bio, mi raccomando).
Se avete un tritragranaglie o un robusto tritatutto, potete anche procedere così: polverizzate i chicchi in farina e poi cuocete "una polentina" per 30, 40 min aromatizzandola a piacere.
Se fate uso di umeboshi, una puntina in cottura aiuterà ad alcalinizzarla; è auspicabile ma non è indispensabile.
Si conserva ugualmente in frigo qualche giorno e l'averla già pronta in frigo potrà risultare utile anche, ad esempio, per inspessire una vellutata o legare un ripieno salato.
Per colazione invece può essere mangiata come una specie di budino, aromatizzata e decorata come sopra o ad esempio insieme a delle mele detorsolate, cotte in forno, con cannella e buccia d'arancia al loro interno.

La versione infine più veloce è ovviamente il porridge a partire dai cereali in fiocchi ,ma ovviamente la precottura e la fioccatura dei chicchi depauperano già molto la materia prima, mentre il chicco integrale è ancora vitale.



La questione è dunque educare il palato agli zuccheri o meglio ri-educare, nel caso di noi adulti (diventando mamma ancor più mi sono resa conto che è necessario che pratichiamo noi per primi qualsiasi stile di vita desideriamo proporre ai nostri figli!).

- Il gusto è in grado di apprendere. Per farlo ha bisogno però di tempo: servono fino a circa tre mesi affinchè il palato si abitui a quantità inferiori di zucchero (come di sale) nei cibi. -

Io l'ho dato per sottinteso molte volte, ma l'uso dello zucchero non è davvero salutare (non parlo solo del suo aspetto calorico)!
Forse qualcuno di voi potrebbe ancora non sapere che lo zucchero bianco non contiene più alcuna traccia dei nutrienti della canna da zucchero o della barbabietola, che è un prodotto raffinato come la coca (sbiancato con l’ammoniaca…) e che dà alla testa appena “entra in vena” e parimenti crea dipendenza.
Non voglio fare del terrorismo alimentare, ma soltanto condividere alcune informazioni, poichè ne siamo tutti, più o meno, inconsapevolmente vittime.
So bene che molti dolci appaiono irresistibili e sembra durissimo astenersi da quella polverina bianca (idem, comunque se è zucchero di canna), ma una volta che si vince quella dipendenza, i benefici si fanno subito sentire...
Certo, nessuno è santo. ;-)

Se avete voglia di saperne di più, potreste leggervi questo libro qui. Vi sorprenderà!

giovedì 11 marzo 2010

Una sola rondine fa primavera?


Una sola rondine NON fa primavera* (*vedi qui)
No. Ma più rondini forse...
...e se le rondini fossero invece colombe?
La mia è questa - strana, c'è bisogno di dirlo? - e vola con tutte le altre, in coro QUI

Il vero virtuoso è colui che è perseverante nelle sue (rette) azioni.
Il vero ardimentoso è colui che si comporta sempre in maniera coraggiosa e non in una sola circostanza.
Con umiltà, voglia di riscatto e forte dignità. (leggete qui, se già non l'avete fatto)
Buon volo!

p.s: di più non saprei che fare... la mia colomba, per quanto in carne, è macrobiotica, ovviamente, ma voi no, vero?

ps. ancora: evidentemente siamo in piena fase ornitologica. Giacomo oggi mi ha chiesto: - Mamma, come fanno a volare gli uccelli? e perchè io non posso volare? -


la colomba di Nina

lunedì 8 marzo 2010

Gallina che canta, ha fatto l'uovo.


Ieri ho trascorso un bel pomeriggio organizzato da Carola, Elisabetta e Gloria (vedi qui )
Metti una quindicina di donzelle davanti ai fornelli e, nei ritagli di tempo, falle pure giocare con forbice e filo... non vi dico le meraviglie che sono uscite! (io non ho foto, ma credo non mancheranno nei blog delle altre partecipanti).
Che senso ha invece questo ovetto, stamattina?
La padrona di casa ne possedeva più d'uno, decorato in modo simile, acquistato all'estero e dunque, con curiosità da detective, ci siamo messe a studiarli, per comprendere come fossero stati fatti.
Io non mi ci metterei proprio, soprattutto in questo momento, in cui il tempo a disposizione è sempre risicato, e non mangiandole mi sembrerebbe uno spreco buttare albumi e tuorli nella spazzatura, però mi sono ugualmente intestardita, una volta rincasata, per risolvere questo dubbio.
Ecco: svelato il segreto di quei fori che paiono pizzi di sangallo!
Forse a qualcuna potrà interessare vedere questo tutorial qui ! oppure, cambiando genere, potrebbero piacere anche queste qui

Meglio un uovo oggi, che una gallina domani?

la foto è di Claudia

mercoledì 3 marzo 2010

Colazione con Holly (in rosa e blu)


Il riferimento nel titolo è impegnativo, ma noi non ci prendiamo troppo sul serio...
Questa mattina, avvolti dal profumo di un earl grey tea fumante, tra un boccone di cereali e una pagina di fiaba, ha avuto luogo finalmente questa buffa estrazione.
Le preferenze non dichiarate sono state proporzionalmente (sempre a sorte) suddivise tra i due colori, affinchè ci fossero le stesse probabilità per tutti.
La manina del mio assistente, ancora in pigiamino, ha rimestato e scelto. Il notaio, come ogni notaio che si rispetti, è rimasto fuori dalla scena a supervisionare.



Gli orecchini rosa vanno a:
CRISFERRA




Gli orecchini blu vanno a:
MICIOBIGIO


Come in ogni gioco, qualcuno vince e qualcuno no.
Ma era solo un gioco...
Vi ringrazio tutti sinceramente per averlo vissuto con me con tanto entusiasmo!

P.S.: Cristina e Federica, attendo per favore che mi scriviate per mail il vostro indirizzo per poterveli spedire!

lunedì 1 marzo 2010

Loading... please wait!


(a pensarci bene, questa scritta avrei dovuto dipingerla sul muro della mia casa in costruzione, ma oggi parliamo d'altro, su...)


Il giveaway è terminato ieri, come da regolamento qui.
Vi ringrazio per la partecipazione consistente al di là di ogni aspettativa. Molti di voi neppure li conoscevo, quindi anche per me è stato bello scoprirvi. Con piacere ho trovato perfino qualche uomo! Mi dispiace molto per i ritardatari...
Ho spulciato tra 129 commenti, ho raccolto i nomi e ho preso nota delle vostre preferenze (ho dovuto cancellarne qualcuno a malincuore, perchè non trovavo un nome di riferimento ed eliminare qualche doppione, dovuto forse ad un disguido di blogger) .


In attesa dell'arrivo del "notaio" e del mio "assistente" per l'estrazione ufficiale, vi lascio questa cosa. Non è il genere di musica che preferisco, ma il video è simpatico, no?
A prestissimo.



venerdì 26 febbraio 2010

Voglia di Fregola






Amo moltissimo la fregola sarda: trovo che il suo sapore e la sua consistenza si prestino bene per molte preparazioni, oltre alle più tipiche (con le arselle o la bottarga, visto la sua provenienza isolana).
Per chi non la conoscesse, è una sorta di cous cous gigante ricavato da un impasto di grano duro e acqua che viene lasciato asciugare e poi tostato in forno, assumendo un color più dorato e un sapore più accentuato della normale pasta.
In estate la servo anche fredda in insalata, ma con questo colpo di coda invernale, in cui sono ricomparsi pioggia e freddo, mi sono inventata questa. Nulla impedisce di usare il condimento con altra pasta corta o di saltarci il riso integrale.

per 3 p:
fregola sarda 250 gr
mezzo sedano rapa a cubetti (indicativamente 400-500 gr)
3-4 fichi secchi tagliati sottilmente
mezza cipolla bianca a cubetti
nocciole tostate
2-3 shitake (o una manciatina di porcini secchi) ammollati
mirin 1 C + shoyu 1 C + olio 1 C (o più se gradito)
pepe nero

Marinare la verdura nel mirin, mescolato con lo shoyu e l'olio.
Saltare a fuoco vivo finchè la verdura non si caramella.
Bollire la fregola in acqua salata per 8 minuti. Scolare e saltare con la verdura nel wok.
Servire con le nocciole tostate e tagliate a coltello e pepe macinato al momento.

Giacché la fregola, in ittiologia, è il periodo in cui avviene la deposizione delle uova nell'acqua, da parte delle femmine, evidentemente questi chicchi di pasta rimandano alla forma delle uova: che siano di buon auspicio per la loro schiusura e l'arrivo della primavera!
D'altro canto, voi non avete la fregola? di fregola? o di che altro?

lunedì 22 febbraio 2010

La crostata della macropazienza



Sii paziente verso tutto ciò

che è irrisolto nel tuo cuore e...
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti
in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date,
poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.





La risposta di oggi per il mio cuore è questa, di Rilke.

Regalo invece agli stomaci di casa un dolce relax. Prugne secche, cannella, chiodi di garofano e profumo di grappa.
(Giacomo è in trasferta e un goccio alcolico nell'impasto è dunque permesso, anche se si potrebbe pensare che in cottura comunque evapori).

Gradirei una frolla macrobiotica, senza zucchero, burro e uova, please. Io ci provo così.

per il ripieno:
200 gr di prugne secche snocciolate (possibilmente non trattate)
un pugnetto di uvetta sultanina
una mela gialla sbucciata e tagliata a dadini
un cucchiaio di cannella (+ un pezzo di stecca)
una puntina di cucchiaino di polvere di chiodi di garofano
un cucchiaio di grappa (o più se gradito)
un cucchiaio di fecola
uno o due cucchiai di malto di riso o grano (io non li ho messi, ma se la gradite più dolce...)

Taglio grossolanamente le prugne. Metto sul fuoco un bicchiere d'acqua e vi cuocio prugne, mela, uvette, grappa e profumi (e il malto, se gradito). Aggiungo un goccio d'acqua se necessario.
Una volta raffreddate, rimuovo la cannella in stecca e aggiungo la fecola.

Quindi impasto veleocemente:
150 gr di farina integrale
150 gr di farina bianca
7o gr di olio di girasole (o d'oliva leggero)
110 gr di latte di riso non zuccherato
un cucchiaino di polvere di vaniglia (no vanillina)
una bustina di cremor tartaro (meno un cucchiaino)
un pizzico di sale
Impasto velocemente le farine e fodero con metà impasto una tortiera da 25 cm di diametro.
Riempio col ripieno fruttato e copro con la pasta restante.
In forno 25 min a 170°

altre torte di frutta leggere, ma appetitose:
Torta di pere
Torta di susine


So che si può fare di meglio, esteticamente e fotograficamente. Molti di voi mai posterebbero una foto così, ma qui si altalena sempre tra pazienza e sangue freddo nei pensieri, e velocità e frenesia nei gesti.
Per me il blog (che non è un foodblog, nota bene) è un esercizio personale pure in questa direzione: concedersi la sperimentazione, aspirare al miglioramento, ma anche accettare il risultato del momento e non incapponirsi nel perfezionismo.






giovedì 18 febbraio 2010

Lo chiamavano "giveaway"...

Oggi sono di ottimo umore ed ho deciso di condividere questa leggera euforia con voi. Finalmente ho anche un po' di tempo per mettere in pratica questa piccola idea.
Per tutti coloro che passano di qua e che lo gradiscono (blogger e non), ci sono questi due modelli di orecchini che forse avete già visto.
Lasciatemi un vostro commento, se vi piacciono, non dimenticandovi di dirmi quale preferireste: il primo è lungo 7,5 cm, il secondo 4. (cliccate sulla foto per vederli meglio)
Entro il 1° marzo estrarrò a sorte una vincitrice (o un vincitore, in vena a sua volta di fare un regalo ad una donzella del cuore).
Se volete, potete spargere la voce, ma non ne siete assolutamente obbligati.
E' solo un piccolo gesto per dirvi grazie, per avermi regalato la vostra presenza. Senza di voi non avrebbe avuto senso fare così tanti post strampalati e non avrei neppure mai pensato di spedire tanti pacchettini in giro per l'Italia.
Grazie.

P.S.: ricordate di lasciare nel commento almeno il vostro nome come riferimento!

mercoledì 17 febbraio 2010

Germogli verdi

Una passeggiata sotto un timido sole che già prelude a tanto attesi tepori primaverili, qualche scatto lungo l'acqua corrente che lascia intravvedere verdi germogli e poi di corsa di nuovo al lavoro...




Io mi sento già con naso e orecchie in primavera. Voi?

info qui

martedì 9 febbraio 2010

Mezzelune alla zucca e tofu




Il fine settimana è un'occasione per tempi più rilassati per ogni cosa.
E' bello ancora una volta giocare ai fornelli in tre. Mamma impasta, papà tira la sfoglia, Giacomo taglia i cerchi e mette il ripieno. Sei mani sigillano, s'incrociano, fanno volare risate e farina.
La squadra funziona e il pranzo arriva caldo allo stomaco passando effettivamente da mano a cuore.

per 24 ravioli di zucca (che ricordano un po' dei gyoza)

per la pasta:
100 gr di farina integrale di farro
100 gr di farina 0
100 gr di acqua
un pizzico di tekka* (facoltativo)

per il ripieno:
200 gr di tofu passato al setaccio
una fetta di zucca tritata finemente
un pezzo di porro tagliato a quadretti minuti
sale
2 cucchiai d'olio
salvia e rosmarino

Impastare la farina con l'acqua. Avvolgere nella pellicola e lasciar riposare in frigo per almeno mezz'ora.
Saltare brevemente per qualche minuto nell'olio il tofu con la zucca, il porro e le erbe tritate. Salare q.b. e lasciar raffreddare.
Stendere la sfoglia spessa un paio di mm e tagliare dei dischi con un coppapasta.
In ciascuno porre un po' di ripieno e sigillare bene (noi abbiamo usato un Gyoza tool continuando i giochi di ibridismo del post precedente ;-), ma nulla vieta di usare il metodo classico).

L'aggeggino però, confesso, mi sta già stuzzicando un'applicazione in versione dolce.





Cuocere in acqua salata per 5-6 minuti.
Condire con olio aromatizzato con aglio e rosmarino e salvia e spolverizzare con un pizzico di tekka.
Servire con la verza appassita in padella.

Altri ravioli, ma cotti al vapore, con ripieno più japan qui.

* La tekka è un condimento giapponese in polvere a base di radici (bardana, carote, ecc) e miso. Cotto a lungo nella sua preparazione, assume dunque un effetto (yang) riscaldante ed energizzante. Profumatissimo (con un aroma un po' di caffè, per intenderci), è da usarsi a piccoli pizzichi.
Si trova nei negozi di prodotti biologici e naturali.

lunedì 8 febbraio 2010

Popeye's fake sushi (vegan)



Contaminazioni. Ibridismo.
Pericoloso tirare in ballo parole così grosse dopo tutti i discorsi letti in rete a proposito di Identità Golose (che io non ho visitato), ma per me il gioco prevale su tutto: prendere un oggetto e usarlo per un uso diverso da quello deputato è divertente. In questo caso diventa stuzzicante anche per il palato.

Scotto appena a vapore 500 gr di spinaci crudi. Raffreddati, li taglio a coltello.
Mescolo una tazza di farina di ceci con due di acqua fredda e un pezzo di alga kombu (facoltativo). Lascio riposare per qualche ora. Rimuovo l'alga (che lavata ed asciugata può essere riutilizzata)
Unisco mezza tazza di farina di mais integrale, 2 cucchiai di olio, sale q.b.
Inforno in teglia oliata, a 200° per 30-40 minuti (eventulmente coperto all'inizio con carta stagnola se occorre).

Una volta raffreddato, realizzo questi "polpettini" bizzarri con l'attrezzino per sushi, ma ovviamente potrete usare qualsiasi altra formina!)
Servo con wasabi e qualche goccia di shoyu.

altre idee per sformatini:







ps: ecco perchè Elena Comida stamattina mi ha fatto sorridere (qui). Sintonia telepatica? ;-)

Cipolline...

No, non sono borettane, ma perle di fiume cipolline, con rame e cristalli.


info qui

mercoledì 3 febbraio 2010

Baccalà, zucchine e topinambur: proprietà commutativa


Cobrizo e il suo Cobrizoletto vanno a comperare un po' di pesce.
- Giacomo, vuoi che prenda la platessa?-
- No, voglio il baccalà! -

Il giovane ogni volta la spiazza. Non ama il merluzzo, ma mangia le alghe, non apprezza i gamberetti, ma divora vongole e piovra.
E allora anche se questa sera non c'è tempo di fare pure la polenta, vada per il baccalà con le zucchine!
- 600 gr di ammollato - chiede lei
- Verso la coda - ribatte il pescivendolo, - la pancia pare più adatta per il baccalà mantecato o alla vicentina... -

Cobrizo vorrebbe però una ricetta un po' più veloce e meno "mantecatosa" delle tradizionali.
Prova a lessarlo brevemente gettandolo (senza pelle*) in acqua bollente leggermente salata, rammentando il detto: "baccalà, fegato e ova: più se coce più s'assoda" .
Una volta scolato (dopo 10 min) e raffreddato lo spina e lo sfibra.
Trita un grosso ciuffo di prezzemolo con una puntina di spicchio d'aglio e una manciata di capperi dissalati. Mescola il trito con 50 gr di olio extravergine d'oliva. Forse anche qualche oliva nera non guasterebbe, ma meglio non eccedere se avete anche voi un Cobrizolotto in casa.
(mamme che avete bambini ben più piccoli che faticano a dormire, provate a ridurre il sale e gli alimenti molto yang - uova, formaggi, carne o pesce appunto - nel pasto serale!).


Per una vellutata, d'entrée, spazzola a parte sotto l'acqua corrente 600 gr di topinambur bio e 500 gr di patate pure bio a cui lascerà con gran sollievo e soddisfazione anche la buccia. Li taglia grossolanamente e li tuffa in acqua bollente per 15-20 minuti e riduce infine tutto in crema finissima.
Quindi cuoce a vapore qualche zucchina tagliata a julienne da accompagnare al baccalà, di contorno.

Le dosi abbondanti però fanno sì che l'indomani qualcosa rimanga.
Dal momento che come tutte le preparazioni di baccalà anche questa migliora col riposo, Cobrizo apre il frigo e inverte l'ordine degli addendi e ... il risultato cambia, eccome!
Se non per lo stomaco, almeno per una foto fatta con un po' più luce e calma, e così nasce la nuova:

Zuppetta di topinambur con insalatina di baccalà




Le lentigo scure sono di sale nero delle Hawaii.


*La pelle contiene molto collagene e quindi il risultato finale di un baccalà cotto con la pelle è più cremoso rispetto ad un baccalà spellato. La pelle però conferisce alle pietanze un colore scuro che può disturbare come ad esempio in questo caso. Da qui la decisione di toglierla.