lunedì 8 giugno 2020

Pesto d'asparagi

- Codesto non farà testo, ma è comunque un pesto. -

Ho pensato che di verdi ce ne sono tanti e allora perché non provare con gli asparagi?

Ovviamente la mia, come al solito, non è una ricetta seria, ma solo un suggerimento, perciò le dosi sono del tutto indicative.






per 2/3 persone:


7 asparagi cotti al dente (scottati in acqua bollente salata o al vapore) e poi raffreddati
7 foglie di basilico lavate ed asciugate
2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
20 gr di pinoli (oppure qualche mandorla pelata o anacardo)
sale e pepe q.b.
(niente aglio, a piacere magari un po' di erba cipollina per guarnire)


Frullare tutto in un mixer con un po' d'acqua per non eccedere con l'olio.
Stop.

(Io questa volta avevo anche raffreddato la pasta.)







venerdì 20 marzo 2020

Dammi quella tua bocca

"Dammi quella tua bocca, il secolo che serve per sentirla tutta con le mie labbra per accarezzarla con la cautela di tutti e cinque i sensi. 
Dammi quei tuoi occhi. Mi sentono, mi serve. 
Dammi il secolo che serve per sentire il velluto dei tuoi occhi.
Riempimi del rumore di te, ingombrami dell’odore. 
E dopo dimmi questo che cos’è.
Dimmelo con una luce o col colore.
Le nostre labbra parole non ne hanno."







Questa donna era nata in totale libertà sulla carta, un po' di tempo fa.
Avevo donato il disegno d'istinto agli occhi belli di Federica.
Poi me ne ero perfino scordata, come ultimamente spesso mi accade con alcune piccole cose (e certo non perché sminuisca cose o gesti, ma per ben altri motivi indipendenti dalla mia volontà).
Ieri però Federica mi ha stupito e commosso all'improvviso, così, inviandomi questo testo scritto appositamente.
Abituata a lavorare da sola, amo tanto farlo invece con qualcuno anche che magari conosco poco, ma che già mi piace.
Due teste e due mani si possono incontrare lì, a mezz'aria, e regalare un terzo nuovo sentiero, inaspettato.
Grazie Federica.

martedì 17 marzo 2020

Frolla leggera all'arancia





Giallo!
Nel Buddismo è simbolo di saggezza. In Cina era associato all’imperatore e tutt’ora alla nascita, alla salute, alla forma, alla socievolezza, agli scambi, alla comunicazione. 
In Giappone rappresenta grazia e nobiltà.
Insomma oggi direi che giallo ci sta bene!

Allora mi sono inventata una torta di transizione, uscendo dall'inverno, ma sfruttando ancora le sue arance ed impiattata con i primi fiori primaverili della forsythia che è tutto uno scoppio di colore energetico e bellissimo.

Tutto qui. (talmente in velocità che non ho neppure raddrizzato le foto)
Io vorrei tanto gustarla con due tre persone a me davvero speciali, ma lo faremo solo telepaticamente.

Alla nostra salute, è proprio il caso di dirlo! 



Se gradite un'altra ricetta di torta ancora più sana e pure vegan, guardate QUI



ingredienti:
300 gr di farina
2 uova intere bio
50 gr di zucchero
60 gr di burro bio
un cucchiaio colmo di fiocchi di avena tritati grossolanamente (facoltativi, ma io volevo una nota scrocchiarella)
1 bustina di cremortartaro o di lievito per dolci
un pizzico di sale
buccia di 1 arancia non trattata, grattugiata
marmellata qb (la mia è di arance senza zucchero, dolcificata con mele) direi su per giù 300 gr ma a secondo del tipo e dei vostri gusti.

Accendete il forno a 180 gradi (statico, non ventilato). 
Imburrate una teglia.

Se possedete il Bimby, ci metterete un attimo a farla: mettere zucchero, farina, buccia di arancia e fiocchi e tritate; unite burro e tritate nuovamente. Unite le uova e alla fine il lievito. Dividete in due l'impasto, metà per la base, su cui metterete la marmellata; la restante metà, sbriciolata, sopra.

Altrimenti operate come per una normale frolla impastata a mano, col burro morbido. E se volete fateci le striscioline o tutti i ghirigori che gradite.

Io non ho neppure atteso il tempo di riposo della frolla in frigo, prima di stenderla, visto che avevo deciso di farla un po' morbida e per questo di metterci il lievito.

Ho cotto in forno per 20/25 min. 






domenica 1 marzo 2020

"Donna, Domĭna"

Prende il via oggi il progetto "Donna, Domĭna", di Muri Di Versi e Maison Ventidue, di Bologna, per cui sono felice d'essere stata selezionata: la forza e la fragilità di trentuno voci femminili della poesia nazionale e internazionale raccontate dalle matite e i pennelli di altrettante illustratrici.
Da oggi, 1 marzo, tutti i giorni, puntualissimi alle ore 11, seguendo le pagine di cui sopra su Facebook, potrete scoprire cos'è questo concentrato di interpretazioni molteplici e incontri affascinanti.


Oggi ho l'onore di dare il via io al progetto col mio contributo disegnato per il testo assegnatomi di Susana Chávez, poetessa e attivista messicana, conosciuta come autrice dello slogan "Nunca más", non una (morta) di più, usato dagli attivisti per manifestare contro il massacro delle donne di Juárez:





"Donna ascia"

Donna
lontana,
improbabile
mascherata di ragione,
forza senza sangue.
Piccola incantatrice nata dalle sue tempie
che chiamano dubbio.
Profondità dell’intimo che non conosce maniere
accattivante con i suoi silenzi.
Atroce,
irresistibile, il desiderio di mordere la notte
che barcolla tra delusioni
impreziosita da racconti
immobile nella distanza.
Donna istante,
ascia
che trascini,
che tagli lingue e le spargi
nella mano di Dio che si contorce dalle risate con te.
Fuggitiva dalla tua cattura andrò via
sapendo perfettamente
che sei invincibile.


giovedì 19 dicembre 2019

Su Faddy magazine.




Sul numero 15 di FaddyMagazine una dozzina di mie illustrazioni
(- 
quando per magia anche retro copertina e lato b coincidono - 😆)

La rivista può essere acquistata online o comunque sfogliata in flipbook qui:
https://bit.ly/38UDLnT






giovedì 12 settembre 2019

Lettere da nordest

Mai come negli ultimi anni il Nordest è stato oggetto di tanti proclami, discussioni, tentativi di analisi su giornali, trasmissioni televisive e radiofoniche e libri: quasi sempre di taglio giornalistico, economico o al più sociologico. Dov’è però finita l’anima di questa terra? Nei capannoni delle zone industriali, nelle grandi navi che portano migliaia di turisti alla volta in Laguna, oppure nei boschi delle zone montane, nei fiumi e nelle acque sempre più inquinate, nell’ansia per la perdita del benessere? Di scoprirla e raccontarla in passato si sono occupati alcuni tra i maggiori narratori e poeti del ‘900, non solo italiani (pensiamo solo al giovane Hemingway): oggi però a chi tocca raccontare il Veneto, il Trentino, il Friuli Venezia Giulia? È ancora possibile, oppure si tratta di realtà ormai troppo sfaccettate?


Nasce da questi interrogativi la sfida raccolta dai curatori Cristiano Dorigo e Elisabetta Tiveron nel libro LETTERE DA NORDEST, uscito all'inizio di settembre 2019 per edizioni Helvetia.


Il volume riunisce i contributi di alcune delle voci più interessanti del Triveneto:
Ubah Cristina Ali Farah, Gianfranco Bettin, Francesca Boccaletto e Roberta Cadorin, Antonio G. Bortoluzzi, Alessandro Cinquegrani, Elisa Cozzarini, Fulvio Ervas, Angelo Floramo, Patrizia Laquidara, Luigi Nacci, Silvia Salvagnini, Giacomo Sartori, Tiziano Scarpa, Federica Sgaggio, Gian Mario Villalta, Stefano Zangrando, con postfazione di Francesco Jori.



Ovviamente io ho contribuito, onorata, disegnando.
Sono stata ofelice ancora una volta di poter illustrare le parole di Francesca Boccaletto che, nel suo  pezzo, scrive di Vaia.









mercoledì 14 agosto 2019

"I segni dell'infanzia", mostra di illustrazione



(Il bel gattone blu in locandina è di Marta Farina)



Il giorno martedì 20 agosto 2019 alle ore 15.30
presso il Cubo di Botta (Palazzo Crepadona) a Belluno,

è stata inaugurata la mostra delle nostre illustrazioni
"I segni dell'infanzia"
allestita per il festival Belluno Kids Festival 2019.

Vi aspettiamo!



La mostra rimarrà aperta dal 20 al 31 agosto secondo gli orari in foto.






*







(uno dei miei lavori)



sabato 1 settembre 2018

Gnocchetti di cavolfiore al tè verde matcha

Questa è una ricetta che ho ideato nel 2010 (vedi qui).
Le cose semplici però sono senza tempo e si possono sempre riproporre con facilità e spesso con piacevoli risultati.
È accaduto che il magazine About BMW mi abbia intervistata circa le mie passioni artistiche e culinarie e così, per definire la mia cucina, ho ripensato a questo piatto colorato, semplice e sano.





(n. 25, lug/ago 2018)


Allora lo ripropongo anche qui, oltre che ai lettori della rivista.










GNOCCHETTI DI CAVOLFIORE AL TE' MATCHA

per 4 persone:
500 gr di cavolfiore crudo lavato e mondato
200 gr di farina (bianca per un risultato più delicato, ma anche integrale o almeno semiintegrale biologica per un piatto più rustico e nutrizionalmente ancor più valido)
un uovo
un cucchiaino raso di sale
un cucchiaino colmo di tè matcha in polvere (o più se gradito)
due-tre cucchiai di piselli freschi o congelati cotti per accentuare il colore verde (facoltativi)
olio extravergine di oliva biologico

Lessare il cavolfiore al vapore finchè risulterà molto morbido (nulla vieta di utilizzare anche le foglie o il gambo, purchè ben cotte). Lasciare raffreddare.
In un mixer tritarlo molto finemente con i piselli cotti. Aggiungere l'uovo, la farina ed il sale ed il tè matcha.
Volendo l'uovo può essere anche abolito, semplicemente aggiungendo un po' più di farina all'impasto (basterà fare una prova cuocendo un solo gnocco all'inizio per testare la consistenza dell'impasto; eventualmente potrete facilmente addizionare ancora altra farina all'impasto)
Tuffare piccole cucchiaiate d'impasto in acqua bollente salata e cuocere brevemente gli gnocchi, raccogliendoli  con la schiumarola non appena vengono a galla.
Condire con olio d'oliva extravergine e un'abbondante macinata di pepe.

A parer mio è possibile sbizzarrirsi aromatizzando l'olio con aglio, acciughe, peperoncino, pasta di curry rossa, o erbette fresche.



Abbinamento vino:
Il piatto può essere piacevolmente abbinato ad un vino bianco come la Malvasia Istriana dei Vignai di Duline.
Ringrazio per questo prezioso suggerimento l'amico esperto sommelier Federico Graziani che mi ha  sapientemente guidata alla scoperta di un bianco con un'aromaticità non dolce e una delicata finezza minerale, nonché particolari note verdi che si accostano armoniosamente con quelle solforose e non facili di questo ortaggio.




Il mio portfolio di illustratrice qui: behance.net/robertacadorin



lunedì 7 maggio 2018

Al son de la melodía comenzó el baile... (Tango)




Al son de la melodía comenzó el baile...
Tango.


Mica era pianificato, eh no. La musica è arrivata all'improvviso. E questa volta era un tango.
La matita ha iniziato a danzare. Le dita sporche accarezzavano la carta.
L'associazione di parole è venuta da sé...

Nasce così, al volo, questo video un po' improvvisato, mentre disegnavo col quaderno sulle ginocchia e cercavo di riprendermi da sola. 
Si poteva far di meglio, certo, ma avrei perso l'istante prezioso. Mi sono gustata così il gioco di parole suggeritomi inaspettatamente dalla musica, che volevo catturare tra un cabaceo e una mirada.



Un ballerino non deve mai pensare a ciò che sta per fare
perché si balla la musica, non le figure.

Egli deve solo sentire la musica.
I nostri piedi sono come i pennelli di un pittore.
Con essi dipingiamo la musica.

(Carlos Gavito)

lunedì 30 aprile 2018

Spezza con un bacio il filo a cui sto appeso.



Ti bacio,
A occhi chiusi, 
Bacio gli occhi chiusi e le ossa
Che stanno negli universi più nascosti
E quello che di te, c'è qui
In questo mondo
che si scuce,
la carne appena calda carezzata
in controluce.
Portami con te in un supermercato,
dentro un bar, nel parcheggio
di un ospedale.
Spezza con un bacio il filo
a cui sto appeso.
Portami con te in una strada di campagna,
dove abbaiano i cani,
vicino a un'officina meccanica,
dentro a una profumeria.
Portami dove c'è il mondo,
Non dove c'è la poesia.
Chiamami, e conta
Da uno a cento
È bellissimo sentirti dire
Ventidue, trentasette,
Novanta.
Ascoltami, c'è voluto
mezzo secolo di vento
per mettere insieme
Quello che ti sto
Dicendo.
Spesso, di notte,
mi piace pensare
che lo abbiano solo nascosto
il nostro amore,
Messo nella terra come un seme,
E forse altri lo vedranno spuntare.
È bellissimo un amore
Che sopravvive ai suoi amanti.


(Franco Arminio)










sabato 24 marzo 2018

Mettersi a nudo






“METTERSI A NUDO”
Un video self-made e frammenti di una conversazione sulla femminilità
nata sfogliando le pagine di un quaderno di schizzi.



- Roberta, perché ultimamente disegni spesso figure femminili? -
- Ho semplicemente realizzato che è una cosa che non so fare. Mi terrorizzava provarci, ma era anche troppo comodo continuare a disegnare solo soggetti più familiari. E allora mi ci sono buttata.
Sinceramente pensavo che non li avrei neppure mostrati a nessuno. -
- Questi schizzi sono molto sensuali, dolci e forti nello stesso tempo. A che tipo di donne pensi mentre disegni? -
- Non penso proprio! Anzi, sono riuscita a disegnarle solo per questo motivo. Io non vorrei caricarle di significati eccessivi neppure a posteriori. Se vuole, può farlo liberamente l'osservatore. -
Essere donna è talvolta molto faticoso e complicato, però anche molto divertente e indubbiamente creativo. Così, mentre disegno quei corpi mi concedo la libertà di reinventarli e di guardarli pure, forse, con sguardo maschile. Perché no? Ne accarezzo con il mio pennello le rotondità e mi diverto.
Forse qualche illustrazione può apparire anche forte e rude (non queste del video, intendo), ma l'essere donna per me non si limita solo alla dolcezza e alla delicatezza.
Io non ho fatto studi accademici, non so padroneggiare correttamente l'anatomia. Sono pertanto disegni sporchi, pieni di errori e sbavature. Non lo dico per giustificarmi, ma perché ho compreso che ciò che mi interessa non è tanto indugiare sulla riproduzione di forme e proporzioni perfette, in un maniacale esercizio stilistico. Mi stimola concedermi l'immediatezza del gesto e la sfida per me ora è accettare gli errori che ne derivano. È come se guardassi con occhio benevolo queste donne cercando di accettarne anche tutti i difetti che vedo comparire sulla carta affinché loro stesse non si sottraggano alla loro vulnerabilità. Anzi, interpreto i loro difetti come la loro fiera unicità, la loro forza, nella fragile preziosità di un istante complice e sincero in cui si svelano, esattamente come dovrebbe accadere nella vita reale quando due persone si osservano e si ascoltano con attenzione, curiosità e rispetto reciproci.
- "Dipingere è il mestiere di un cieco" ha detto Picasso. Sei d'accordo? -
- Eh, lui la sapeva lunga, artisticamente parlando...
Effettivamente mi piace disegnare utilizzando empiricamente tutti gli altri sensi e solo alla fine guardare il risultato.
Per quanto riguarda le donne, però, sotto sotto lui era sadico e misogino, quindi non aveva uno sguardo amorevole verso di esse, no? -



p.s. perdonate il mio nome a caratteri cubitali nel video, da megalomane, ma è il primo video che realizzo così da sola e non sono riuscita a rimpicciolirlo!

martedì 20 marzo 2018

Senza parole




Nell’Amleto, c'è una frase che recita più o meno così:
«Mai le parole senza i pensieri poterono salire al cielo».
Se dico una cosa senza pensarci, evidentemente non ha dunque alto valore.
Ma pensiamo anche ai tanti, bei, pensieri rimasti senza le parole.
Che delitto! Che occasione sprecata! 
Per fatica, per paura, per indolenza, per incapacità, per mancanza d'esercizio.
Comunque per resa.





mercoledì 14 febbraio 2018

Sottocoperta







"Ah, che cosss'è l'amor", come cantava Vinicio Capossela...

dalle pagine del mio quadernetto degli schizzi per I SOGNI DEGLI ALTRI


(tutti gli altri sogni illustrati, qui)






mercoledì 24 gennaio 2018

Le lacrime al risveglio





"Stanotte è venuto a trovarmi.
Si è seduto sul letto accanto a me e ha appoggiato la sua mano sulle mie gambe pronunciando il mio nome"
"E tu?"
"Ho provato a rispondergli, ma la mia voce era strozzata in gola.
Ha atteso un attimo, poi si è alzato e se ne è andato, senza che io potessi fare nulla."
"Stai tranquilla. Era solo un sogno..."
"Certo. Ma le mie lacrime al risveglio, no. Era il mio papà"

da I sogni degli altri #26
Che cosa sono "I sogni degli altri"? qui

domenica 21 gennaio 2018

Crostata ricotta, cioccolato fondente e zenzero candito



Ce l'avevo in mente da un po', ne sognavo il sapore in bocca, ma questa volta ho fatto la brava.
Ho impastato a caso, però mi sono appuntata le dosi, nel caso la torta fosse risultata buona.
E allora ecco qui la ricetta, pronta per essere rifatta, perché era esattamente come l'avevo immaginata sulla mia lingua.
Inoltre è facile, facile.

per la pasta:
350 gr di farina di grano tenero (la mia era di tipo 1, macinata a pietra)
80/100 gr di zucchero di canna (il mio era muscovado, per una pasta scura e molto aromatica)
un uovo (l'ho già rifatta anche abolendo l'uovo e sostituendolo con mezzo vasetto di yogurt bianco o di soia)
100 gr di burro (nulla vieta di sostituirlo con - direi - 70 gr di olio di mais)
mezza bustina di lievito (il mio cremortartaro)
la scorza grattugiata di un limone non trattato

per il ripieno:
350 gr di ricotta fresca
30 gr di zucchero a velo (a me sembra più che sufficiente, ma qualcuno potrebbe preferirne di più)
50 gr di cioccolato fondente tritato a coltello
30 gr di zenzero candito ridotto a dadini
un cucchiaio di fecola di patate (o amido di mais) che può essere anche tralasciato nel caso la ricotta fosse molto asciutta
un cucchiaio di rum o liquore a scelta (facoltativo)

Scaldare il forno a 180° C (statico).
Impastare tutti gli ingredienti per la pasta e creare una palla. Lasciarla riposare in frigo in una ciotola coperta per mezz'ora.
Montare la ricotta con una frusta insieme allo zucchero. Unirvi il cioccolato, lo zenzero e per ultimo la fecola (profumando con un goccio di liquore o un pizzico di cannella, se gradito).

Foderare una tortiera (la mia apribile da 20 cm di diametro) con 2/3 dell'impasto. Farcire con il ripieno alla ricotta, livellandolo bene.
Coprire con la pasta rimanente in strisce o come più gradito.

Cuocere in forno per 25-30 minuti, a seconda del vostro forno.






mercoledì 10 gennaio 2018

Io sono suono



"Ho ascoltato ed ho trovato il mio accordo"
vedi su www.behance.net/Il-mio-accordo




Depliant per un percorso conoscitivo ed esperenziale
di ascolto di sé nella dimensione del suono.

lunedì 8 gennaio 2018

Come una conchiglia



Vuoi sapere che cosa sento?

Avvicina il tuo orecchio al mio. Copri l’altro con la tua mano.

Ascoltami come fossi una conchiglia.

Mi faccio cassa armonica del tuo mare silenzio.



lunedì 25 dicembre 2017

Buon Natale 2017





Buone feste, così.
In semplicità, ma sempre con qualche piccolo, essenziale, tocco di colore.


martedì 19 dicembre 2017

Pezzi di me



Son fatta di sogni infranti dettagli inosservati amori irrisolti Son fatta di pianti senza ragione persone nel cuore atti impulsivi Sento la mancanza di luoghi che non ho conosciuto esperienze che non ho vissuto momenti che ho già dimenticato Sono amore e affetto costante, distratta quanto basta non mi fermo un istante Già ho avuto notti insonni ho perso persone molto care ho fatto cose non promesse Molte volte ho desistito senza tentare ho pensato a volte di fuggire, per non affrontare ho sorriso per trattenere il pianto Sono dispiaciuta per le cose non cambiate le amicizie non coltivate chi ho giudicato ciò che ho detto Ho nostalgia delle persone che ho conosciuto dei ricordi che ho dimenticato ed altri che temo di dimenticare, degli amici che ho perso Ma continuo a vivere e imparare. (Martha Medeiros)

venerdì 10 novembre 2017

Ballare il silenzio





Non so suonare. Non so ballare.

Solo - e poco e come riesco - muovere la matita ed il pennello sulla carta, mentre ad esempio ora sto ascoltando questo:



In tanti pensano che i disegni acerbi ed incerti vadano tenuti in un cassetto. Non dico che abbiano torto.

Solo che io sento che devo mettere in atto la strategia opposta con me stessa. Altrimenti chiuderei anche tutta me stessa in quel cassetto. E un metro e settantaquattro ci starebbe scomodo dopo un po', effettivamente.



Non c'è un sistema che funzioni per tutti uguale.

Disegnare ogni volta è un rischio, è esprimere un segno per fermare un istante, è metterci la faccia, anche disegnando solo i piedi. È accettare anche gli errori e le paure.

lunedì 16 ottobre 2017

La Sicilia a Parigi. N'am'a scialari!




Dopo questo evento qui, ancora una volta ho avuto il piacere e l'onore di disegnare per celebrare il cibo italiano, e più precisamente di Sicilia - terra che amo particolarmente pur essendo una montanara nordica - a cui verrà dedicata a Parigi una bella festa a novembre, grazie a Alessandra Pierini e Alain Cirelli, presso Le Purgatoire - 54 Paradis.


Dunque: - N'am'a scialari! -
(trad. Andiamo a spassarcela! On va s'amuser!) 




L'illustrazione anche sull'ultimo numero di Paris c'est bon 

lunedì 9 ottobre 2017

Orecchiette giramondo (zucca cipolla e pistacchi)



Ci son periodi in cui l'agenda richiederebbe di possedere il dono dell'ubiquità.
Poi invece le giornate scorrono col culo inchiodato alla sedia, davanti al tavolo di disegno, per rispettare le scadenze di consegna.
Io però il senso del viaggio ce l'ho dentro. C'è poco da fare, qualsiasi cosa pensi.
Così me ne creo uno anche quando mi alzo da qui e vado ad inventare il pranzo.
Parto così dal Bellunese (con una zucca nostrana - carrozza di cenerentola dolomitica! :-D), scendo in Puglia (orecchiette), faccio una puntatina in Sicilia (pistacchi), e poi risalgo un attimo in Calabria (cipolle rosse di Tropea) in quei soli dieci minuti in cui cuocio ed impiatto una semplice pasta.
Facilissima, buona, veloce.

Unica condizione: aver cucinato prima (anche il giorno antecedente) in forno la zucca a fette, adagiata sulla leccarda, senza condimento e le cipolle, invece, tagliate a spicchietti, leggermente condite con olio, sale e erbette aromatiche dell'orto in una piccola teglia. Quest'ultime necessiteranno di maggior tempo di cottura, finché risulteranno belle morbide, ma preferibilmente anche un po' caramellizzate.

Mentre la pasta cuoce, ho tagliato la zucca a dadini e ne ho schiacciato la maggior parte con la forchetta, stemperandola con qualche cucchiaiata di acqua calda e salata di cottura della pasta.
Ho aggiunto la cipolla tagliata a pezzetti.
A parte ho tostato i pistacchi in un padellino.
Infine ho condito la pasta con la verdura aggiustando di olio e unendo ancora un po' d'acqua di cottura, per mantenerla cremosa.
Io non amo metterci il parmigiano, perché mi piace sentire il sapore netto delle verdure, quindi ho condito semplicemente con i pistacchi tritati e un'abbondante macinata di pepe nero.




martedì 5 settembre 2017

Pasta al gazpacho

Colpi di coda.
Qualche peperone e pomodoro ben maturo sul tavolo della cucina.
Mi illudo che l'estate non sia finita.
Intanto sulla mia scrivania è ricomparsa la tazza di tè caldo. Sob.





No, niente ricetta, né dosi.

quattro pomodori ben maturi
due peperoni
un pezzetto di cipollotto dolce
un ninìn d'aglio 
un cetriolo
erbe aromatiche a piacere
olio, aceto, sale e pepe q.b.

Ho cubettato un terzo della verdura e tenuta da parte per impiattare.
Il resto, frullato, condendo con olio e aceto secondo i gusti. Aglio e cipollotto, ad libitum. Un tocchetto di pan vecchio, sbriciolato, se si vuole aumentare al cremosità.
Era stata pensata e già fatta un po' di tempo fa, per essere mangiata fredda, col gran caldo, ma anche tiepida credo non sia male.