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domenica 1 marzo 2020

"Donna, Domĭna"

Prende il via oggi il progetto "Donna, Domĭna", di Muri Di Versi e Maison Ventidue, di Bologna, per cui sono felice d'essere stata selezionata: la forza e la fragilità di trentuno voci femminili della poesia nazionale e internazionale raccontate dalle matite e i pennelli di altrettante illustratrici.
Da oggi, 1 marzo, tutti i giorni, puntualissimi alle ore 11, seguendo le pagine di cui sopra su Facebook, potrete scoprire cos'è questo concentrato di interpretazioni molteplici e incontri affascinanti.


Oggi ho l'onore di dare il via io al progetto col mio contributo disegnato per il testo assegnatomi di Susana Chávez, poetessa e attivista messicana, conosciuta come autrice dello slogan "Nunca más", non una (morta) di più, usato dagli attivisti per manifestare contro il massacro delle donne di Juárez:





"Donna ascia"

Donna
lontana,
improbabile
mascherata di ragione,
forza senza sangue.
Piccola incantatrice nata dalle sue tempie
che chiamano dubbio.
Profondità dell’intimo che non conosce maniere
accattivante con i suoi silenzi.
Atroce,
irresistibile, il desiderio di mordere la notte
che barcolla tra delusioni
impreziosita da racconti
immobile nella distanza.
Donna istante,
ascia
che trascini,
che tagli lingue e le spargi
nella mano di Dio che si contorce dalle risate con te.
Fuggitiva dalla tua cattura andrò via
sapendo perfettamente
che sei invincibile.


giovedì 24 agosto 2017

I sogni degli altri

Effettivamente i sogni d'estate possiedono spesso tinte forti e lasciano talvolta emozioni vivide sulla pelle.
Così, in una notte d'agosto ne è nato uno un po' strano sulla carta, per mano di due bionde, Francesca Boccaletto (autrice e giornalista) e la sottoscritta, che senza premeditazione, a mezz'aria, si sono incontrate proprio lì in uno spazio surreale e nebuloso...

Io disegnavo da qualche giorno senza un obiettivo preciso, se non quello di sciogliere nuovamente la mano dopo una pausa vacanziera e lei, ad un po' di km di distanza, creava e appuntava conversazioni oniriche un po' con lo stesso spirito d'esercizio.
Nessuna delle due era però a conoscenza dell'operato dell'altra.
Tuttavia il caso ha voluto però che, con un po' di pudore e tra molte ilarità, ad un certo punto ci mostrassimo timidamente i rispettivi quadernetti.
In una fragorosa risata carica di stupore ed incoscienza, ci siamo dette all'unisono: - Ma perché non mescoliamo tutte queste cose? Potrebbe essere divertente! -

Così ha preso il via: I SOGNI DEGLI ALTRI, il nostro progetto onirico scritto e disegnato.









"Ci siamo incontrate a metà strada, nella terra di confine che accoglie i sogni. I nostri e quelli degli altri.
Abbiamo deciso di raccontare quello che abbiamo visto, o anche solo ascoltato, durante il nostro soggiorno in uno spazio sospeso. Ci piace pensare che qualcosa sia realmente accaduto."

--


"I sogni degli altri"
Illustrazioni: Roberta Cadorin 
Conversazioni: Francesca Boccaletto

Tutti i links per seguire il progetto online, qui:
blog:  isognideglialtriblog.wordpress.com/

facebook: www.facebook.com/Isognideglialtri/
instagram:  www.instagram.com/isognideglialtri/

mail: isognideglialtri@gmail.com




mercoledì 9 agosto 2017

Ad-agio estivo




L’unità vissuta dal bambino piccolo: che stringe una mano, trova poi un polso, un braccio, e imparerà a capire come questi siano aspetti, cose, che possono essere distinti, dissociati, possono ricevere un nome, uno dopo l’altro; ma che ancora sa, nel più profondo della sua coscienza senza parole, che essi sono ‘uno’, in quanto vivono, respirano; e sperimenta quindi l’unità come intimità, come felicità. Passare, allora, con il contatto delle dita, da una ‘parte’ del corpo, se questa è la parola, a un’altra. E non sarà carezzare, ma l’esercizio di un senso di cui i cinque più tardi, compresa la vista, non saranno che vane ombre. Così sarà amare. Così sarà, così dovrebbe essere disegnare.

da "Osservazioni sul disegno – Il disegno e la voce", Yves Bonnefoy.

mercoledì 18 maggio 2016

"Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio" al Salone del Libro di Torino 2016



"Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio" è giunto al Salone Internazionale del Libro di Torino 2016.

Elisabetta Tiveron ed io siamo state invitate a presentare il nostro libro all'interno di Casa CookBook.
Anche se non è un libro di ricette, il racconto di questa avventura si è svolto ai fornelli perché ci è stato chiesto di proporre anche la preparazione di un piatto che in qualche modo evocasse i sapori e lo spirito di questi luoghi.
Le esclusive peculiarità culinarie di queste terre sono tante e molto particolari (e ben descritte nel libro), ma qui abbiamo optato per un piatto semplice affinché fosse agevolmente riproducibile da tutti, per la facile reperibilità degli ingredienti, a base di orzo delle valli bellunesi e formaggio del Cansiglio.






Alpago e Cansiglio costituiscono un piccolo mondo incantato ed incantevole, sospeso tra la laguna di Venezia - con cui ha avuto, nei secoli, rapporti molto stretti - e le Dolomiti, di cui costituisce uno degli accessi, se pur defilato rispetto ad altri.
Un mondo in cui elementi magici, misteriosi e fiabeschi si mescolano e ti attraversano continuamente la strada. 
Il cibo (che è un concetto lato) ci viene in aiuto per portare in luce un tessuto umano, storico, sociale intriso di elementi naturali, con tutto l’incanto, il fascino - ciò che possiamo definire “magia” - che si portano appresso. 
A volte, naturale e soprannaturale distano soltanto pochi passi.     
E’ una chiave di lettura che, più di altre, fa emergere connessioni, percorsi emotivi, che toccano non solo i luoghi fisici, ma anche  quelli dell’anima.

Ciò ha permesso alle autrici (Elisabetta veneziana, Roberta bellunese) di tornare in questo piccolo mondo, che pensavano di conoscere bene, riscoprendolo con occhi diversi.

















...In Alpago bastano pochi minuti per passare dalle acque cristalline del lago di Santa Croce alla spettacolare foresta del Cansiglio, a cime amatissime dai grandi dell’alpinismo.
Una delle meraviglie dell’Alpago è la verticalità, perché tra il lago e quelle cime la distanza, in linea d’aria, è breve...








Un labirinto silenzioso in cui perdersi per ritrovarsi.
I faggi dai piedi di velluto ti circondano, un esercito ordinato che sembra volerti avvolgere senza mai arrivare a toccarti.

- Elisabettaaa, non sembrano davvero lunghe zampe di uccelli giganti? - ho strillato nel silenzio umido, quel giorno, mentre ci addentravamo nel "bosco da reme".

Li guardi e stenti a credere ai tuoi occhi, anche quando non è la tua prima esperienza tra di loro. Non sono imponenti, anzi: lunghi e sottili, tenuti accuratamente distanziati, la corteccia chiara. Ma quando lo sguardo spazia tra i tronchi, non si vede altro, all’orizzonte, che altri tronchi; oppure, altrettanto inquietante, un muro grigio che non è fatto di pietra, ma di aria densa e umida. Il sottobosco è pulito, affatto intricato di arbusti; e quelle radici-dita che emergono dal terreno, del più bel verde che si possa immaginare, non riesci a smettere di guardarle, in un misto di fascinazione e timore; non puoi smettere di pensare agli Ent, i personaggi con sembianze di alberi nati dalla fantasia di J.R.R. Tolkien.







PROSSIME PRESENTAZIONI:

  • il giorno SABATO 28 MAGGIO alla sera (con cena), al Rifugio Alpe Madre, in via Col Moschin 2, Solagna (Vi)
  • il giorno VENERDÌ 3 GIUGNO alle ore 18 a BELLUNO, presso la Libreria Tarantola, in via Roma (in  centro, in galleria, di fianco al Teatro Comunale).

(continua)

mercoledì 27 aprile 2016

Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio



Ecco, ora è ufficiale: "Un piccolo mondo a parte: In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio" è in arrivo!
Dopo un anno di lavoro con Elisabetta Tiveron, chiacchiere, disegni e sopralluoghi in queste terre incantate sospese tra laguna e Dolomiti, sarà in libreria dal prossimo 20 maggio.
Il libro non vuole essere una guida turistica, né un compendio di cucina (la collana editoriale a cui appartiene è La strada del cibo, per Kellermann editore, ed anche questa uscita utilizzerà il cibo come pretesto per esplorare il territorio e scoprirne potenzialità e trascorsi storici), né una raccolta fotografica ad effetto, ma un cahier de voyage di emozioni e suggestioni che, speriamo, possano tradursi anche in desiderio e curiosità nel lettore per esplorare di persona questi luoghi.


Elisabetta Tiveron ed io presenteremo il libro al Salone Internazionale del Libro di Torino il giorno venerdì 13 maggio alle ore 20.00, presso Casa Cook Book dove potrà anche essere acquistato in anteprima.





Seguiranno poi a breve altre presentazioni (per cominciare a Belluno, Alpago e Venezia) di cui sarà mia premura aggiornarvi presto qui e su Facebook.





"È una storia di sguardi, pensieri,
profili (di uomini, donne, montagne),

di segni profondi ed indelebili come sentieri che si inerpicano,

o tracce lente ed evanescenti pari a quelle delle s'ciosele..."

















altri post su questo libro, qui



La prossima presentazione sarà a Belluno il giorno venerdì 3 giugno alle ore 18,

presso la Libreria Tarantola in via Roma (in galleria, di fianco al Teatro Comunale).


lunedì 26 ottobre 2015

Una gialla velatura






Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L'autunno spoglio delle vostre anime.

Sergej A. Esenin



Mi piace spettinata camminare
il capo sulle spalle come un lume
e mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume


Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome,
voglio essere una gialla velatura,
gonfia verso un paese senza nome.



lunedì 5 ottobre 2015

À la carte. Un laboratorio pop up a Libri in Cantina 2015

Come lo scorso anno (vedi qui), anche quest'anno sono stata invitata a Libri in Cantina, 13a Mostra nazionale della piccola e media editoria, tenutasi il 3 e 4 ottobre a Susegana (Tv).

L'idea questa volta è stata quella di proporre un piccolo laboratorio aperto a tutti, bambini ed adulti, dal titolo: "A tavola... Il cibo disegnato". 
Ho pensato così di sperimentare la tecnica del pop up, appresa a mia volta frequentando quest'estate un corso tenuto dall'illustratrice Roberta Bridda.
L'idea doveva essere semplice, versatile e abbastanza veloce da realizzare anche per mani inesperte.
Ho progettato e realizzato dunque alcuni menù d'esempio come questi.





(Non so se le foto rendono l'idea, ma i piatti di portata sono rialzati, rispetto al fondo e talvolta anche gli ingredienti, rispetto al piatto).

Sapere di avere un'ora sola di tempo a disposizione e trovare lì, senza preavviso, più di 20 persone (bambini, ma anche qualche adulto) ad aspettarmi... Wow. Che sfida!

I partecipanti hanno costruito la propria "tovaglietta" e l'hanno decorata a piacimento. Quindi hanno preparato il piatto di portata e lo hanno riempito con gli ingredienti preferiti.
Piatti, tazze, posate e bicchieri hanno arricchito le composizioni.

Con poche mosse, ma piuttosto precise e senza fretta, abbiamo infine costruito insieme il piccolo meccanismo che alza il piatto, all'apertura del menù.



Ed ecco! A tavola!



Mi spiace solo non essere riuscita a fotografare tutti i loro lavori ultimati come meritavano, ma molti hanno agguantato la loro opera e sono scappati a pranzare per davvero, vista l'ora.
Del resto io non ho avuto neppure il tempo di fare le foto (per cui ringrazio di cuore la persona speciale che ha fatto almeno queste poche).
Ho gustato un caleidoscopio di colori mirabolanti e di accostamenti alimentari senza paura. Zuppe blu, biscotti arancioni, nidi di spaghetti al pomodoro, pizze con le patatine...
Qualche adulto diceva: - No, le fragole con il pesce... Non si fa! -
- E perché no? È così divertente e facile cucinare così! No? -
:-D



Meteorologicamente parlando la giornata non è stata delle migliori, ma il Castello è sempre suggestivo.




e la Mostra molto interessante.






giovedì 16 luglio 2015

Rido, se gira l'onda, Riso... *

In questo periodo sto alternando qualche giorno di vacanza a qualche settimana di lavoro, nell'attesa delle ferie vere e proprie che arriveranno un po' più avanti.
Sono fortunata perché, nel luogo in cui vivo, anche durante queste giornate particolarmente calde è ugualmente piacevole lavorare.
Il glicine ormai è cresciuto prepotentemente e la sua ombra si è fatta ampia ed accogliente.





Sto lavorando e disegnando per un progetto in fieri ancora una volta di cibo... (oltre a questo)

Con tutto il gran parlare di cucina, in rete, in tv e sulla stampa, tra coloro che si avvicinano a quest'arte di recente e solo attraverso questi media forse c'è ancora qualcuno che si sofferma solo su estetica e virtuosismi tecnici senza riconoscere l'origine e la maestria dei capisaldi della cucina italiana.
Sarebbe bene non dimenticarsi di guardare però un po' al passato e ritrovare e riconoscere l'origine di tutto ciò che adesso è diventato moda e spettacolo.
La genialità nel coniugare tradizione ed innovazione, con semplicità, ma grande studio, (come sempre accade nelle realizzazioni dei veri grandi artisti), è di chef che oramai sono divenuti leggenda. Non a caso vengono chiamati maestri!

Questa è una delle ricette più classiche e conosciute della cucina italiana, firmata da un prestigiosissimo chef stellato italiano.



Riso oro e zafferano di Gualtiero Marchesi



"Da giovane ho imparato a suonare il pianoforte e a pensare al gusto come ad un'architettura.
Che cosa ho appreso alla fine? Che la semplicità è difficile." (G.M.)



Di tutt'altro stile, questa invece è un'altra ricetta a base di riso di Harumi Kurihara: riso e branzino, con miri, dashi e sakè.
Harumi viene chiamata la "Martha Stewart del Giappone".







Buona estate a voi!




* Rido, se gira l'onda, rido, se cambia il tempo, rido, si salvi sempre chi può! (Jannacci)


martedì 19 maggio 2015

La strada del cibo... tra mare e montagna.

Potrebbe sembrare l'incipit di una fiaba:
c'era una volta una valle incantata, verde e ricca, a metà tra laguna veneziana e Dolomiti.
In questa conca è avvenuto l'incontro di due amiche, l'una che scrive e ricerca e l'altra che disegna e fotografa.
Sono così seguite (e seguiranno ancora) passeggiate, chiacchiere, ricerche e sperimentazioni tra gente di mare e di montagna, come noi due.

Chi mi segue in Facebook forse già lo sa, ma ora trovo il tempo per raccontarlo anche qui.
Non è la prima volta che Elisabetta Tiveron mi coinvolge piacevolmente in un progetto interessante (vedi qui).

Questa volta insieme stiamo dando vita invece ad un un libro per Kellermann editore, nella collana che rientra nel progetto La strada del cibo:
nel viaggio il cibo diventa di volta in volta filo d'Arianna, parola chiave, trait d'union, mezzo per conoscere e comprendere, per raccogliere e raccontare storie. 





Ci sono freschi germogli e talvolta ancora un po' di foschia sul nostro sentiero, esattamente come in queste foto della foresta del Cansiglio,





ma il materiale a poco a poco prende forma, tra un boccone e uno schizzo...





(di quest'ultima foto non mi prendo merito: è di Giacomo, il mio bambino)



giovedì 23 aprile 2015

Ieri ed oggi.

Qui il tempo scorre velocissimo e dall'ultimo post ci sono stati un po' di viaggi ed incontri emozionanti, prima alla fiera di Bologna e poi a Parigi e poi ancora qui, tra mare e monti... Insomma, tante cose sul fuoco di cui però non posso ancora parlare (ma qualche scatto è comparso in Facebook).

In questo giorno però, 23 aprile, "Giornata del libro e delle rose", a proposito di scrittura ed artisti mi sovviene alla memoria questo stralcio dell'amato autore conterraneo.
Ve lo lascio, con un piccolo schizzo fatto all'aperto a colazione: si è aperta la stagione della vita outdoor, con la fioritura del nostro adorato glicine.
Colori, matite, parole e profumi... Buongiorno bellezza!





“Sa che lei è proprio bravo? Io letto tutto quello che scrive lei. Sempre interessante. E la sua cosa che mi è piaciuta di più? Aspetti… era un racconto… parlava di una vecchia casa abbandonata…”.
A questo punto capisco. Si tratta di una novella scritta novant’anni fa, quand’ero ancora bambino.
Molta gente, nel complimentare un artista, ha questa cattiveria: di lodare non le sue opere recenti, che sono veramente sue, ma lavori vecchissimi il cui vero autore non esiste più. Perché l’io di vent’anni fa è per me un estraneo, col quale ho ben poco in comune. E se ha scritto qualcosa di veramente bello, quasi mi fa rabbia.
L’io a cui voglio bene è quello di oggi, tutt’al più di ieri, dell’altro ieri. Più in là, è uno straniero sconosciuto i cui meriti non mi fanno né caldo né freddo.
Dino Buzzati





venerdì 27 febbraio 2015

L'insalata sbagliata... e corretta.

Sto illustrando un testo per adulti che trovo impegnativo e che ogni giorno mi obbliga a fare i conti con i miei limiti oggettivi. 
Ma non desisto.
Per contrasto, nei momenti di pausa, talvolta ritorno a parole più amene e scarabocchio cose leggere e... maggiormente digeribili come questa.






Poi, per cena, mi invento questa insalata (ma no, non è una ricetta e non ho foto, mi spiace):
Scotto appena delle foglie di cavolo nero private della dura nervatura centrale e raffreddo subito (per mantenerle verdi). Taglio grossolanamente.
A parte, in una padella con olio ed aglio, salto dei funghi cardoncelli a fettine non troppo sottili e lascio raffreddare.
In una ciotola unisco cavolo nero, funghi, datteri denocciolati e semi di anacardi (o noci, zucca, ecc.), buccia di limone ed il verde di un cipollotto tagliato sottile.
Una pera o delle bacche di goji, perchè no?
Olio, sale e pepe (rosa, di Sichuan o quello più gradito).
Noi poi l'abbiamo consumata affiancandola con un po' di quinoa lessata.


- Ci sono tre cose che una donna è capace di fare con niente: un cappello, un’insalata e una scenata. -




mercoledì 10 settembre 2014

Il cappello e la testa




Per cominciare, a me, basta un colore nuovo.
Come un bambino inizio a pasticciare euforica sul margine di un foglietto.
Questo omino che ne esce la dice lunga: la valigia è piccola, ma carica dell'indispensabile, il passo è lungo e sicuro, lo sguardo assorto e concentrato tanto da non curarsi minimamente del cappello che vola via...

Chi sia e dove stia andando quest'omino non ve lo dico, ma lascio che sia lui a raccontarvi una storia:

Un tale andò dal cappellaio per comprare un cappello.
«Questo è troppo grande» disse provando il primo.
«Questo è troppo piccolo» disse provando il secondo.
«Con questo sembro un bandito» disse al terzo, e al quarto osservò con una smorfia: «Mi fa sembrare un poliziotto!».
Il cappellaio sorrideva paziente, e continuava a dargli cappelli.
«Guardi come sono buffo con questo!» disse il cliente al decimo cappello.
«Non buffo, ma divertente, signore!» disse il cappellaio.
Quando furono arrivati al centocinquantesimo cappello e ne restavano da provare solo due da prete e uno da mungitore, il cappellaio disse sorridendo: «Se mi permette un suggerimento, signore, poiché non troviamo un cappello adatto alla sua testa, si potrebbe cambiare la testa. Ne abbiamo di tutti i tipi e di tutti i prezzi, e lei avrà, una grande possibilità di scelta». 
«Sicuro» disse il cliente, «questa è una gran bella idea,  ma come cominciamo?».
«È molto semplice» disse il cappellaio «prima si dovrà eliminare la sua testa attuale, e per questo ci vorrà un minuto. Poi lei sceglierà il cappello che preferisce e alla fine troveremo la testa che va bene per quel cappello».
Così fu fatto, e quando si fu tolta la testa il cliente trovò in meno di cinque minuti il cappello che voleva; e in altri cinque minuti si trovò la testa adatta al cappello.
Il cliente pagò il conto tutto soddisfatto e se ne andò mentre il cappellaio diceva, sorridendo e tenendogli aperta la porta: « Torni da noi per i prossimi acquisti! Bisogna badare a quel che si mette sotto il cappello».


[il racconto è di R. Piumini]

sabato 12 luglio 2014

Voglia turchina.

A testa china, succede che, mentre disegno alcune cose, ne escano proprio anche altre. 
Che nervoso... ma se riesco ad assecondare il flusso, talvolta compaiono curiose sorprese.
Senza rendermene conto, mi ritrovo così tra le mani questa donninaterramadre.

Alzo gli occhi finalmente, guardo l'orologio e mi affaccio alla finestra.
Ho perso nuovamente la nozione del tempo, ma vedo che piove, fa freddo ancora, pure a metà luglio, anche se io sinceramente oggi dovevo proprio disegnare di soli ed estati roventi...

Guardo la donnina e mi ritornano allora in mente i versi di De André (qui).





Le nuvole son lì, tra lei ed il cielo.
La obbligano ad alzar lo sguardo, ma forse le impediscono, talvolta, anche di guardar oltre...
Decidono per lei, anche se leggere e fatte di niente, ed a loro lei deve sottostare per la sua necessità d'acqua.


Ora basta piovere però. Basta.
Io accartoccio e cestino la mia nuvola grigia, mi lavo le mani in quella voglia turchina e vado a cena.



 








martedì 27 dicembre 2011

Giochi da tavolo

Vi confido di essere fuggita su un atollo maldiviano, ed ammetto di essere ora barricata in uno chalet svizzero tra metri e metri di neve a bere e gozzovigliare?
Macché.
Quest'anno, l'avevo detto (qui) che sarebbe stato un natale un po' anomalo, no?
Potrei altrimenti continuare a tacere, sarebbe forse più dignitoso o più elegante, che so, ma questo è pur sempre un diario e ho voluto rompere questo silenzio per dare un segnale a tutte le persone che mi hanno inviato i loro auguri natalizi, attraverso Cobrizo, e a cui, involontariamente da maleducata, non ho potuto anticipare i miei e neppure rispondere ai loro.

In realtà è andata così: Babbo Natale quest'anno ha dato segnali di sordità o forse semplicemente di vecchiaia.
Ok, dalla mia non ho giustificazioni, perchè non avevo scritto neppure la letterina.
Avrebbe potuto portarmi, che so, un servizio di tazze, con tutto il tè che sto bevendo in questi giorni... e invece ha portato garze;
Poteva azzardare sotto l'albero un sexy babydoll e invece ho trovato fiumi di... Toradol;
forse esagerare con una succulente fornitura ittica, piuttosto di farmi contemplare una lampada scialitica,
e poi magari ricompensarmi con un viaggio per il Mìssouri, invece di ritrovarmi ad un tête-à-tête col bisturi.

Spiritosone, il vecchio, quest'anno.


 
la vecchia versione anni 70, la ricordate?
(foto dal web)


Ecco, voilà, qualcosa è decisamente andato storto, tra me e lui, diciamo così, ma per fortuna sono ancora qui a raccontarvelo, tra un'imprecazione e una lacrima.
Anzi, se ve la raccontassi tutta, nei dialoghi di tante gentili mascherine verdi che si muovevano attorno a me, trovereste perfino dei risvolti esilaranti degni di una puntata di Grey's Anatomy...

Non pensiate infine che mi sia pesato rinunciare ad abbuffate e gozzovigli che parrebbero d'obbligo in questo periodo! E' tutto relativo, molto relativo , ve lo assicuro ... anzi, vedere da qui tutto questo affanno prima per lo shopping e poi per pranzi e cene delle feste, mi ha fatto sorridere e riflettere.
Sto ricevendo un mare di coccole meravigliose che mi ripagano ampiamente.

Grazie a tutti voi, che avete pensato a me, anche prima di sapere quanto ho detto ora.
Io confido che la scopa della Befana mi aiuterà a sorreggermi, per poter riprendere, fiduciosa, il volo.
Buon anno a tutti voi, che passate di qua, ma anche a tutti i bloggers da cui non riesco a passare io.

domenica 13 novembre 2011

Ridi, che la mamma ha fatto gli gnocchi!



Solo Giacomo (mio figlio), durante uno dei suoi giochi, poteva convincere Cobrizo (io, Roberta) a mettersi in testa una cofana gialla e fare click, la scorsa estate.
Ogni volta a vederla, adesso, vien da ridere.
Così, quando una gentil signorina ha chiesto a Roberta una foto-ritratto a corredo di un ameno abboccamento tra le due, lei non sapeva proprio che pesci pigliare, perchè di foto ne ha così poche, di sue.
Ma le è tornata in mente quella cofana buffa e così, sopra la testa di quel Cobrizopulcinella, ha disegnato un'idea golosa, talvolta dolce talvolta luminosa, ed ha deciso di togliere ogni maschera, anche perchè ben nasuta è già, di suo.


I cinque quesiti formulati dalla gentil signorina a Cobrizo qui (sì, insomma l'intervista di Elle a Tavola)



Solo oggi mi ritorna il mente anche un vecchio post scritto appunto su Pulcinella:

"Quando Pulcinella mangia la gallina Cicerenella, la pancia gli si gonfia all’inverosimile. Il dottore, prontamente accorso, libera da sotto la camicia di Pulcinella un grande uovo che Pulcinella si mette a covare. Il guscio si apre e ne esce un Pulcinellino, poi un altro… sono cinque i nuovi nati che, appena fuori dall’uovo, già vestiti e con le sembianze identiche a quelle del padre (che è al contempo loro madre) si buttano voraci su un piatto di maccheroni. A Venezia, i maccheroni diventano gnocchi. L’alto cappello a cono tronco del Pulcinella veneziano, altro non è che la pentola per cuocere gli gnocchi, rovesciata e indossata a mò di copertura del capo, e sempre pronta per la bisogna."

(da Hetty Paerl, Pulcinella. La misteriosa maschera della cultura europea, Apeiron 2002)
Il vecchio post su Pulcinella, con un disegno che era forse dunque premonitore qui

Roberta ringrazia infine la gentil signorina per il piacevole incontro, ma pure Cobrizo, con gratitudine, per averle fatto stretta compagnia in questi anni di blog.