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martedì 21 giugno 2016

Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio

Pubblico qualche scatto della promozione del libro "Un piccolo mondo a parte"
Qui in particolare la presentazione alla Libreria Tarantola in centro a Belluno, per coloro che mi hanno scritto e che non sono potuti venire, ma sono curiosi.





in piedi, la giornalista Michela Canova ed il critico Erminio Mazzucco


lo chef Enzo De Prà, Sandra Dal Farra ed il giornalista Ezio Franceschini









Le presentazioni:

-13 maggio, Salone internazionale del libro di Torino, showcooking e presentazione del libro in CasaCookBook

- sabato 25 giugno, ore 18, a Preganziol (Tv) nello storico vivaio Van den Borre Piante, con aperitivo (l'evento sarà preceduto da una piacevole sessione di yoga degli alberi, a cui siete tutti invitati)


- lunedì 27 giugno, ore 20.45, a Sernaglia della Battaglia (Tv), all'osteria Pillonetto, (in collaborazione con la libreria La Pieve)

- giovedì 30 giugno, ore 20, cena a tema e presentazione alla Locanda San Lorenzo dello chef stellato Renzo Dal Farra a Puos d'Alpago (Bl). Info e prenotazioni: tel. 0437.454048 
(a pagina Fb con tutte le info: https://www.facebook.com/events/140245456394912/ )

- 26 luglio, presentazione e cena Osteria Seceri, Carbonera (Tv)

- domenica 2 ottobre a Libri in Cantina a Susegana (Tv)

- giovedì 27 ottobre, presentazione e cena presso l’agriturismo Pian Formosa a Chies d'Alpago (Bl)

- sabato 12 novembre Calle Corte Legrenzi LSMK Mestre Venezia: esposizione delle illustrazioni del libro, laboratorio creativo e presentazione con l'arch. Elena Svalduz, storica dell'arte e dell'architettura

- venerdì 2 dicembre, libreria Marcopolo, campo Santa Margherita 2899, Venezia con Daniele Marcassa e Raffaele Rosa



mercoledì 18 maggio 2016

"Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio" al Salone del Libro di Torino 2016



"Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio" è giunto al Salone Internazionale del Libro di Torino 2016.

Elisabetta Tiveron ed io siamo state invitate a presentare il nostro libro all'interno di Casa CookBook.
Anche se non è un libro di ricette, il racconto di questa avventura si è svolto ai fornelli perché ci è stato chiesto di proporre anche la preparazione di un piatto che in qualche modo evocasse i sapori e lo spirito di questi luoghi.
Le esclusive peculiarità culinarie di queste terre sono tante e molto particolari (e ben descritte nel libro), ma qui abbiamo optato per un piatto semplice affinché fosse agevolmente riproducibile da tutti, per la facile reperibilità degli ingredienti, a base di orzo delle valli bellunesi e formaggio del Cansiglio.






Alpago e Cansiglio costituiscono un piccolo mondo incantato ed incantevole, sospeso tra la laguna di Venezia - con cui ha avuto, nei secoli, rapporti molto stretti - e le Dolomiti, di cui costituisce uno degli accessi, se pur defilato rispetto ad altri.
Un mondo in cui elementi magici, misteriosi e fiabeschi si mescolano e ti attraversano continuamente la strada. 
Il cibo (che è un concetto lato) ci viene in aiuto per portare in luce un tessuto umano, storico, sociale intriso di elementi naturali, con tutto l’incanto, il fascino - ciò che possiamo definire “magia” - che si portano appresso. 
A volte, naturale e soprannaturale distano soltanto pochi passi.     
E’ una chiave di lettura che, più di altre, fa emergere connessioni, percorsi emotivi, che toccano non solo i luoghi fisici, ma anche  quelli dell’anima.

Ciò ha permesso alle autrici (Elisabetta veneziana, Roberta bellunese) di tornare in questo piccolo mondo, che pensavano di conoscere bene, riscoprendolo con occhi diversi.

















...In Alpago bastano pochi minuti per passare dalle acque cristalline del lago di Santa Croce alla spettacolare foresta del Cansiglio, a cime amatissime dai grandi dell’alpinismo.
Una delle meraviglie dell’Alpago è la verticalità, perché tra il lago e quelle cime la distanza, in linea d’aria, è breve...








Un labirinto silenzioso in cui perdersi per ritrovarsi.
I faggi dai piedi di velluto ti circondano, un esercito ordinato che sembra volerti avvolgere senza mai arrivare a toccarti.

- Elisabettaaa, non sembrano davvero lunghe zampe di uccelli giganti? - ho strillato nel silenzio umido, quel giorno, mentre ci addentravamo nel "bosco da reme".

Li guardi e stenti a credere ai tuoi occhi, anche quando non è la tua prima esperienza tra di loro. Non sono imponenti, anzi: lunghi e sottili, tenuti accuratamente distanziati, la corteccia chiara. Ma quando lo sguardo spazia tra i tronchi, non si vede altro, all’orizzonte, che altri tronchi; oppure, altrettanto inquietante, un muro grigio che non è fatto di pietra, ma di aria densa e umida. Il sottobosco è pulito, affatto intricato di arbusti; e quelle radici-dita che emergono dal terreno, del più bel verde che si possa immaginare, non riesci a smettere di guardarle, in un misto di fascinazione e timore; non puoi smettere di pensare agli Ent, i personaggi con sembianze di alberi nati dalla fantasia di J.R.R. Tolkien.







PROSSIME PRESENTAZIONI:

  • il giorno SABATO 28 MAGGIO alla sera (con cena), al Rifugio Alpe Madre, in via Col Moschin 2, Solagna (Vi)
  • il giorno VENERDÌ 3 GIUGNO alle ore 18 a BELLUNO, presso la Libreria Tarantola, in via Roma (in  centro, in galleria, di fianco al Teatro Comunale).

(continua)

mercoledì 27 aprile 2016

Un piccolo mondo a parte. In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio



Ecco, ora è ufficiale: "Un piccolo mondo a parte: In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio" è in arrivo!
Dopo un anno di lavoro con Elisabetta Tiveron, chiacchiere, disegni e sopralluoghi in queste terre incantate sospese tra laguna e Dolomiti, sarà in libreria dal prossimo 20 maggio.
Il libro non vuole essere una guida turistica, né un compendio di cucina (la collana editoriale a cui appartiene è La strada del cibo, per Kellermann editore, ed anche questa uscita utilizzerà il cibo come pretesto per esplorare il territorio e scoprirne potenzialità e trascorsi storici), né una raccolta fotografica ad effetto, ma un cahier de voyage di emozioni e suggestioni che, speriamo, possano tradursi anche in desiderio e curiosità nel lettore per esplorare di persona questi luoghi.


Elisabetta Tiveron ed io presenteremo il libro al Salone Internazionale del Libro di Torino il giorno venerdì 13 maggio alle ore 20.00, presso Casa Cook Book dove potrà anche essere acquistato in anteprima.





Seguiranno poi a breve altre presentazioni (per cominciare a Belluno, Alpago e Venezia) di cui sarà mia premura aggiornarvi presto qui e su Facebook.





"È una storia di sguardi, pensieri,
profili (di uomini, donne, montagne),

di segni profondi ed indelebili come sentieri che si inerpicano,

o tracce lente ed evanescenti pari a quelle delle s'ciosele..."

















altri post su questo libro, qui



La prossima presentazione sarà a Belluno il giorno venerdì 3 giugno alle ore 18,

presso la Libreria Tarantola in via Roma (in galleria, di fianco al Teatro Comunale).


venerdì 6 settembre 2013

La mia Venezia, tra calli e pennelli

Venezia.
Ancora una volta.
La ritrovo ogni volta, ma ogni volta vi scopro qualcosa di nuovo o che invece avevo scordato.
Ho sempre amato ed odiato questa città per la sua singolare capacità di esasperare lo stato d'animo che si possiede mentre la si percorre. Non per "la risposta che dà a una tua domanda", come avrebbe detto forse Calvino, ma per il suo rispondere invece con un'altra domanda, alla tua.
In un labirinto di tali quesiti non ci si può che arrendere e proseguire il percorso ad istinto, con fiducia e pazienza, ma non senza perseveranza.
Sì, così per calli e campielli, proprio come per matite e pennelli.

Venezia è incantevole, magica, romantica, seducente, lo sappiamo tutti, ma anche stagnante, lenta, dolorosa, fané come sa risultare una vecchia attrice di teatro.
Da piccola vi ho versato le prime lacrime a causa dei piccioni che avevo paura di chiamare sulle mie manine a mangiare i chicchi di mais, da grande ci ho vissuto i miei studi tormentati, le amicizie affascinanti, qualche amore assurdo. 
L'ho odiata durante gli ultimi anni di università. La puzza, l'umidità, i turisti... ma poi ho voluto rinconciliarmici, decidendo pure di sposarmi lì. Due montanari in gondola, quasi un paradosso, no? :-) (anzi, non fate l'errore di snobbare la gondola, come ho fatto io per anni: anche fosse solo per un quarto d'ora, è impagabile la prospettiva restituita dal filo dell'acqua!)

La matita, a Venezia, l'ho sempre usata pensando che da grande avrei fatto l'architetto, ma la mia mente ed il mio cuore erano evidentemente sempre altrove, considerate le modalità con cui avevo operato quella scelta.
Quando di recente ho fiutato la possibilità di poterci tornare a disegnare invece finalmente con ben altro intento, con l'insegnamento di una brava illustratrice come Anna Castagnoli, non ho avuto titubanze.


Ci son stati momenti grigi... 

(le foto fatte col cellulare son quel che sono, pardon)


e di vivo colore...


 Matite e pastelli colorati si son mescolati sotto le mani di Anna.


Poi si son aggiunti brindisi, bigoli e girasoli...


  nella leggerezza e la profondità del blu, fuori...


ed il denso caos creativo, dentro.

...

Disorientata, ho "bighellonato" tra stili e tecniche diverse che sentivo dapprima stranieri.
Mi sono arresa poi alla corrente, con fiducia, e mi sono ritrovata questa donnina tra le mani.




- Ecco. Perchè vuoi combattere contro il labirinto? Assecondalo.
E' la matita ad un certo punto a decidere il suo percorso. -  ho pensato rincuorata.


Grazie Anna, per la tua innata comunicatività, la freschezza, il sorriso.
Ho trattenuto nel mio cuore la professionalità che hai nel comunicare la passione verso il tuo mestiere, senza nasconderne la fatica, la solitudine ed il dolore quotidiano che questa ricerca comporta. 
Agli occhi dei più sembrerebbe forse che avere a che fare con fiabe e colori sia davvero sempre e solo una favola, ma sappiamo bene che non è così!
I moti dell'anima non sono sempre dolci e gioiosi.
Comunicarcelo ogni tanto in un abbraccio, giallo come un girasole, fa davvero bene e aiuta a vedere meglio, più in là...
Grazie anche a tutti i compagni di questa maratona.



Del blog di Anna avevo già parlato qui

Altri momenti veneziani qui

giovedì 14 marzo 2013

Di luce in luce



Forse dovrei imparare a separare...
Ma tutto è unito... sono tutta unita...

sostanza e tempo sono inseparabili,
come misura e moto, organo e vita...

Avessi mani sopra tutto il corpo
e labbra sulla punta delle dita

o fossi straripante come i fiumi...
inonderei di ferita in ferita

la vita che mi sfugge volteggiando
sopra l’infanzia sempre mai finita...


                    ***


Di luce in luce vengo verso te,

e la luce si fa sempre più chiara.
Poso la testa sopra i tuoi ginocchi…
Sto bene… Ce la faccio, anima cara…

Guarda! Il cielo è sereno… È tutta luce
la neve sulle cime dello Schiara! *


Patrizia Valduga





* Per i non bellunesi, lo Schiara è il gruppo montuoso dolomitico che si erge a nord della città.  

« In certe giornate limpidissime di autunno, perfino dai tetti più alti di Venezia si possono distinguere, anche senza bisogno di binocolo, le Dolomiti. Non solo il loro confuso profilo di montagne, misteriosa barriera che chiude il nord (e al di là che cosa esiste? Quali mondi si stenderanno di là della muraglia?). Ma se ne riconosce anche il colore. Dalle 11 del mattino a pomeriggio inoltrato una piccola macchia lucente risplende infatti all'orizzonte. È la faccia sud dello Schiara, una delle poche grandi pareti dolomitiche che guardano direttamente la pianura... » (Dino Buzzati)




venerdì 13 aprile 2012

Incontri felici tra veneti e toscani... con un divertente tocco francese.

A scadenza quasi fissa, Cobrizo necessita di una passeggiata a Venezia.
Ci sono stati anni in cui l'ha odiata, quella città, per l'allergia che ormai aveva sviluppato nel percorrerla con cartelle e plastici ad ogni noioso spostamento per calli e fondamenta... Le pareva solo un baraccone ingolfato da lenti turisti e infestato da piccioni malaticci, in preda al perenne agguato dell'acqua alta o della ricorrente orgia carnevalesca.
Ora invece ha bisogno di tornarci anche se solo per qualche ora, e girarsela in tondo, per lavoro, per artistico piacere o pure senza alcuna meta, ma con il solo scopo almeno di stancar le gambe e smarrire ogni pensiero.

Con il vento e il freddo è stato piacevole scoprire un'alternativa al solito bacaro: un posticino colorato ed accogliente dove a pasto servono semplici piatti vegetariani e vegan, con un'impronta dichiaratamente toscana, in incantevoli ciotole di porcellana giapponese.
Non è un vero e proprio ristorantino, ma piuttosto anche una tearoom in cui si potrebbe tornare volentieri per due ciàcole con un'amica, davanti ad una fetta di dolce (non macrobiotico) e una tazza di buon tè.
Assaggiamo ribollita*, zuppa di ceci, lenticchie col curry, schiacciatine ancora calde, attorniati da dipinti di animali colorati.


Caffè Orientale
Sestiere S. Croce, 888 Venezia
041.5201789

(leggi anche la nota in fondo al post)

Ora possiamo proprio riprendere, ben riscaldati, il nostro peregrinar tra le barene...

Facciamo sosta poi in una delle librerie del cuore che so ben fornita in proposito ed acquisto per Giacomo un articolo della Djeco.
Conoscete questa casa francese di giochi per bambini? Io ne sono innamorata.
[ no, purtroppo come per nessun'altra citazione, neppure Djeco mi paga per questo post, accidenti, neppure con uno sticker! :-)) ]
Simpatici, intelligenti ed allegri, si suddividono per fasce d'età o sesso, e sono studiati con grande estro da creativi ed illustratori d'ingegno.
Adesivi, giostrine, puzzles, cubi, disegni da colorare, giochi in legno, ecc...
Noi in questo periodo però siamo innamorati delle carte da gioco che sono particolarmente pratiche da tenere in borsa ed utilizzare in tutti i momenti in cui le attese si fanno noiose per i bambini (pizzeria, treno, sale d'attesa, ecc.). Non costano molto e, soprattutto quelle della fascia 5-99 anni, possono essere utilizzate a vita, in un gioco misto tra grandi e piccini!
Ve ne sono alcune per allenare la memoria, altre ancora di gioco di velocità, strategia o di imitazione.
Oggi abbiamo acquistato queste, "Gorilla", (le quarte, ormai) e la curiosità è stata tale che ci siamo messi subito a giocare nel primo campo in cui abbiamo trovato una panchina libera.
- Cobrizo rapita da King Kong ?! :-)) -
La partita si è fatta subito avvincente che neppure una foto ho fatto! Peccato... ma rimedio qui:





* Se volete guardarvi un bel filmato su come va fatta la ribollita, dall'orto al piatto, andate qui:





P.S.: Qualcuno sorriderà, lo so, leggendo il titolo di questo post, ma cade giusto anche in relazione ad una cosa che ho letto qualche giorno fa, a proposito di quale fosse la parlata italiana considerata più sensuale.
Senza dubbio, per i più, pare il toscano.
I toscani però intervistati riportavano seducente il veneto.

Ahahahah!


(Il locale di cui sopra è stato chiuso. Al suo posto ora c'è una trattoria di pesce di cui ho sentito ben parlare, ma che ancora non ho provato)

lunedì 19 settembre 2011

Morbido e dolce come la luce di fine estate



Passeggiamo e facciamo i fidanzati per Venezia.
Ci concediamo un pranzo leggero alla Zucca. Amo quel posto.
Quando lo scoprii negli anni dell'università, non potevo concedermelo, se non per generosità di qualche caro amico, visto che le mie finanze erano alquanto risicate.
Ricordo che vivere fuori casa con 30 mila lire alla settimana per me non era semplice, se ci si doveva anche ritagliare i soldi per la moneta per andare a telefonare in cabina al moroso o per comperare le sigarette (ma fortunatamente questa seconda cosa non mi interessava).
I miei genitori non mi hanno mai fatto mancare nulla, in effetti, ma quelle che mi sembravano difficoltà allora, mi hanno fatto poi comprendere il valore del denaro. Grazie ai loro, di sacrifici, adesso sono fiera anche dei miei.
Ora, seduta in campo, giro la testa e guardo con perplessità i giovani universitari che gozzovigliano e se la godono nei locali a colpi di spritz, vestiti firmati, ipod e ipad.
Mi faccio mille domande...
... ma Roberta, che discorsi da vecchia babbiona! Andiamo a mangiare, su.

Il flan di zucca servito alla Zucca è ricchissimo, per la presenza, che mi par di intercettare, di mascarpone e uova.
Io provo a riprodurlo in versione più leggera e macrobiotica, con le prime zucche ricomparse dal verduraio di fiducia.

Questa ricetta è anche sulle pagine di Elle qui
per 8 sformatini:
500 gr di zucca pulita cruda tagliata a pezzi
125 gr di yogurt di soia (o normale per i non veg o macro)
cannella, noce moscata, pepe
2 cucchiai d'olio e.v.o.
40 gr di farina di riso

Cuocere la zucca nel bimby (o in pentola antiaderente coperta) per 10-15 min, finchè si ammorbidisce, con sale q.b. e un cucchiaio d'olio (e pochissima acqua se occorre)
Far raffreddare. Unire un altro cucchiaio d'olio, lo yogurt, le spezie, la farina e frullare.
Regolare di sale.
Cuocere a bagnomaria per 20 min (io nel forno a vapore a 90°) in pirottini monoporzione di alluminio, unti e ben infarinati con farina di riso.
Attendere siano intiepiditi per sformarli senza che si rompano.
Eventualmente rimetterli in forno per gratinarli, ad esempio con olio aromatizzato con rosmarino (o servirti come ho fatto io con funghi porcini spadellati con aglio, con aggiunta finale di prezzemolo).

Buono, buono e ancora buono. Sì, me lo dico anche da sola, perchè l'esperimento è riuscito, anche con ospiti esigenti. ;-)
In questi giorni mi è ritornata la voglia di cucinare, e quando qualcosa riesce particolarmente, mi rendo conto che vorrei ancora avere tra i commensali il mio papà.
Altrettanto fa Giacomo che, quando passeggia e vede un anziano signore di bell'aspetto, alto e ben piazzato, dice: - Mamma, vedi, io vorrei un nonno come quello! Non può sostituire almeno lui i miei nonni? -


venerdì 29 aprile 2011

Belluno Venezia Roma e ritorno: Tancredi

Ho visitato la mostra di Tancredi, a Feltre (BL).
Se avete l'opportunità, non fatevela scappare.
Concedetevi la piacevolezza di una passeggiata nella gradevole cittadina feltrina, salendo per via Paradiso fino al museo Carlo Rizzarda dove è allestita la mostra (di per sè già pregevole museo di arti decorative per la sua raccolta unica di oggetti in ferro battuto del primo Novecento), e ancora su, sino a piazza Maggiore, per poi riscendere per via Mezzaterra e terminare la gita, ad esempio, con un pranzo onesto e genuino al Crash, un'osteria che amo particolarmente.
Vi sentirete coccolati per tutto il giorno.
Quello che però a me è rimasto maggiormente negli occhi e nel cuore sono i colori e il tormento di quest'uomo, Tancredi Parmeggiani (ops, mio figlio è nato lo stesso giorno e nello stesso posto: Feltre, BL 1927 - Roma 1964), pittore eclettico e talentuoso degli anni cinquanta e sessanta, con una vita e una vicenda professionale unica che già lo contraddistinsero come genio e enfant prodige della nuova pittura italiana.
Al soffitto di una delle sale mirerete anche un enorme affresco (6 x 4 m) commissionato al Tancredi per la trattoria veneziana La Colomba, ritrovo di grandi protagonisti dell’arte moderna come Picasso, Vedova, De Chirico, Morandi, ecc.

l'allestimento della Colomba

Attraverso le 156 opere esposte potrete vedere esplorate tecniche diverse, orientate comunque verso la poetica informale.
Agli anni 50 risalgono le sue "Primavere", rappresentazioni di spazio cosmico, paesaggi universali con piccole pennellate quasi incontrollate e mosse che fanno pensare ad un prato infiorato.
Le Primavere ci parlano anche del suo incontro fondamentale con Peggy Guggenheim (forse un amore?).
La bizzarra collezionista e mecenate americana racconta: "Per Tancredi feci una delle rare eccezioni alla regola che mi ero imposta" accogliendolo nel suo Palazzo Venier dei Leoni a Venezia.
E ancora, raccontando nei dettagli la storia dell'incontro con l'artista: "Fin dal 1952 avevo finanziato un giovane pittore italiano di Feltre, che Bill Congdon mi aveva chiesto di aiutare, si chiamava Tancredi Parmeggiani, ma di solito usava soltanto il nome di battesimo, perchè il cognome ricordava troppo il formaggio. (...) era quello che in Italia si chiamava uno spazialista e le sue gouaches riempirono presto casa mia. Erano delicate ed aeree e fu molto facile venderle dopo il primo anno, durante il quale le avevo regalate a varie persone.
Siccome non avevo altro posto che la stanza degli ospiti per esporle e poi venderle, le accatastai sul letto, ma quando James Sweeney venne a Venezia e le vide, disse immediatamente: - Procura tele e colori a questo ragazzo, e lascia che si espanda: ha bisogno di spazio. -
Feci come mi era stato consigliato e i problemi di spazio diventarono tali che non seppi più dove esporre le tele. Per diversi anni Tancredi lavorò in cantina, e fu un gran sollievo quando se ne andò, perchè faceva impazzire i camerieri camminando per tutta la casa con le scarpe sporche di colore, tanto che dopo che se ne fu andato ci vollero quattro giorni per togliere tutto quel pasticcio dal pavimento dello studio, ora adibito al museo di Pollock."
(Lei donò al Moma NY la tela che lui le dedicò.)


La sua espressione malinconica... «Il viso pallido, fine, bello, un pò trasparente. Aveva come una sprovvedutezza infantile», scriveva Dino Buzzati.
(Una certa somiglianza a Tenco, a me pare perfino d'intravvedere. Stessi anni e stesso epilogo, del resto...)
"Io non so scrivere, forse riuscirò a dipingere quello che sento" pare rispondere allo scrittore conterraneo.

Il segno poi viene a coincidere con l'agire...
"Ho impiegato una forma molto semplice per controllare lo spazio, il puntino. " egli racconta, "Il punto è l'elemento geometrico meno misurabile che ci sia, ma il più immediato da ideare.
Qualunque forma relativa alle dimensioni del mio quadro ha per legge il vuoto da tutte le parti."

Ho apprezzato i primi disegni a matita, dal tratto pulito e senza incertezza.


Le Facezie, quelli che chiamati così eran scherzi, leggerezze, con un poco di amarezza...

I Diari Paesani, prove di grande felicità creativa, fioriti e colorati con la leggerezza di un ultimo sussulto di energia vitale, prima di soccombere alla malattia.


I suoi diari alla fine parlano dell'angoscia di fronte alla consapevolezza e l'impotenza dei divieti imposti all'artista internato: "Ho compreso come é proibito avere sonno, ridere, piangere, parlare e non parlare... sognare e non sognare... vivere e morire".
Nel 1964, in una sera settembrina, si getta nelle acque del Tevere, a soli 37 anni.


La corrente, a ritroso, oggi ti riporta nei luoghi natii, Tancredi caro.
Benvenuto a casa.
Grazie.
Puoi inzaccherare i pavimenti in libertà, ora, quanto vuoi.

Io intanto rincaso invece ripetendo le tue parole come un mantra:
"La sola cosa che posso fare è dipingere"... "La sola cosa che posso fare è dipingere"... "La sola cosa che posso fare è dipingere"...



il link alla mostra qui

(alcune delle foto sono prese in rete)