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mercoledì 27 febbraio 2013

Miso. Mi no. Ma se... *

Miso soup

Il miso è il principe dei condimenti giapponesi.
Non siate tanto scettici da escludere a priori questo alimento dalla vostra dieta. Vi perdereste davvero un'interessante e salutare opportunità!
Il miso è una pasta scura, naturale e molto saporita, paragonabile vagamente in occidente al nostro dado da brodo.
E' il risultato di una fermentazione e lunga maturazione della soia, insieme a sale ed altri cereali, che avviene in grandi barili di cedro. E' adatta ad insaporire, ma è versatile anche per creare condimenti appetitosi.

La sua origine risale, pare, addirittura al Neolitico. Solo con i monaci buddisti cinesi, però, a partire dal  600 d.C, si ebbe una sua larghissima diffusione che raggiunse anche il Giappone.
Proprio in terra nipponica sembra sia stato coniato il detto popolare "miso sae areba" che significa “tutto va bene finché c’è miso”, il che la dice lunga sulle proprietà di questo ingrediente.
La naturale fermentazione utilizzata per produrre il miso è un processo che sapientemente consente anche l'eliminazione dei fattori antinutrizionali della soia (soytoxin) esaltandone invece le sostanze salutari.
Il miso è prezioso infatti in quanto è ricchissimo di aminoacidi (come l'acido linoleico e la lecitina, che hanno la proprietà di contrastare il colesterolo), apporta preziosi enzimi vitali, sali minerali, oligoelementi e vitamine all'organismo ed arricchisce la flora batterica dell'intestino, aumentando la capacità di difesa del sistema immunitario e migliorando pelle e capelli.

Alla fine del 1980, un gruppo di ricercatori medici giapponesi della Tohoku University scoprì che il miso contiene un estere etilico, prodotto durante la fermentazione, che agisce come anti-mutageno, aiutando cioè ad annullare sostanze nocive e potenzialmente cancerogene che possono accumularsi nel nostro organismo.
Il National Cancer Institute ha inoltre scoperto, attraverso uno studio esteso a donne giapponesi facenti uso giornaliero e costante di miso (cita la tazzina di zuppa di miso per tre volte al giorno), che lo stesso ha abbassato del 40% il rischio di cancro al seno.
In Occidente talvolta il miso viene additato come un ingrediente troppo salato e pericoloso per la salute (ma bisogna tenere conto che noi occidentali spesso facciamo un uso sconsiderato del sale in tutte le altre pietanze!), ma un altro studio su uomini e donne giapponesi con pressione arteriosa normale, condotta dalla Showa University, ha dimostrato invece che, con due ciotole di zuppa di miso al giorno realizzate con la giusta combinazione di ingredienti (come wakame, brodo di pesce palamita, foglie verdi, cipolle e carote), si può prevenire lo sviluppo dell'ipertensione, grazie al suo alto contenuto di potassio, magnesio e calcio. Inoltre un altro studio ancora, condotto per tredici anni su una vasta popolazione di uomini e donne giapponesi, ha dimostrato che coloro che si sono astenuti dalla zuppa di miso hanno avuto un tasso di mortalità per ipertensione ed ictus tre volte e mezzo superiore rispetto ai bevitori di zuppa di miso.
 (da Miso Book di John & Jan Bellem, vedi qui)

Esistono numerosi tipi di miso. 
I sapori e la qualità variano moltissimo da produttore e produttore, quasi un po' come per noi occidentali si differenziano i formaggi artigianali.
Nelle dispense giapponesi infatti molto spesso se ne trovano ben più di un solo tipo per poter essere impiegati e miscelati con cura a seconda delle loro caratteristiche (sapore, colore, stagionatura...) nella ricetta da realizzare.
I più conosciuti e frequenti sono il miso di Orzo Onozaki, quello di Riso Johsen, il miso Hatcho, lo Shiro Miso ed il Natto miso.

Il Miso di Orzo Onozaki è prodotto con soia, orzo e sale ed è di colore più chiaro e sapore un po' più delicato. 
La sua lavorazione avviene a partire dai fagioli di soia lavati ed ammollati, bolliti per venti minuti e successivamente ancora cotti a vapore per 4 ore.
L'orzo viene cotto a parte e fatto fermentare inoculandoci il koji. Una volta maturato, viene aggiunto alla soia in rapporto 11 parti di koji per 10 di soia e viene addizionato anche di sale marino.
Quindi viene fatto maturare per 18 mesi in grandi tini di cedro a temperatura ambiente, con travasi da un barile all'altro ogni 3 mesi, seguendo l'avvicendarsi delle stagioni, per assicurargli la giusta ossigenazione.
Una volta pronto, viene confezionato, senza la necessità di essere pastorizzato, visto che l'alta percentuale di sale ne preserva l'integrità.

Il Miso di Riso Johsen è prodotto dalla soia e riso integrale e sale ed ha un sapore più deciso. 
Per prepararlo, i fagioli di soia vengono lavati, ammollati e poi cotti a vapore. Vi viene addizionato il riso inoculato con i fermenti del koji (come per il miso Onozaki, vedi sopra).
La mistura di soia e riso fermentato viene salata e lasciata fermentare ancora in fusti di cedro, pressati da pietre, per almeno 18 mesi, ma a volte anche fino a 24.


L'Hatcho Miso è definito il miso dell'imperatore; prodotto solo con soia e sale, è il più scuro e dal sapore molto intenso. (Se non avete alcuna dimestichezza col miso, vi consiglio di cominciare ad usare quello di riso o di orzo e non partire dall'Hatcho)
Presenta il 20% di sale in meno rispetto agli altri tipi di miso. Durante la sua preparazione, la soia, dopo la cottura, viene lasciata riposare direttamente nel suo bollitore affinchè acquisti una colorazione più scura e un sottile aroma di affumicato. Il peso sovrapposto infine ai tini per pressarlo arriva anche fino a tre tonnellate e il tempo di fermentazione è di due anni.
Lo Shiro Miso, o miso bianco dolce, è un condimento più cremoso dal sapore più delicato e una colorazione ambrata, che fornisce infinite possibilità di utilizzo nel preparare salse e condimenti

Il Natto Miso è una sapiente miscela di miso, malto d'orzo, zenzero, shoyu ed alghe kombu. I fagioli di soia vi compaiono al suo interno spesso ancora parzialmente interi e in bocca paiono quasi come arachidi, mentre il suo odore caratteristico talvolta ricorda un po' quello di alcuni formaggi piccanti.
Contiene vitamina K2, serina e pirazina (quest'ultima responsabile del suo odore caratteristico) che, è dimostrato, sono in grado di ridurre il rischio di coagulazione del sangue.

La Tekka è infine un condimento in polvere a base di radici come bardana e carote e miso. Il suo nome giapponese significa "radice di ferro".
Cotto a lungo durante la  sua preparazione, viene essiccato e polverizzato, assumendo dunque un forte effetto (yang), riscaldante ed energizzante. Profumatissimo (con un aroma un po' di caffè, per intenderci), è da usarsi a piccoli pizzichi, sopra il piatto finito.


Il modo più semplice per utilizzare il miso è appunto nella famosa zuppa di miso, di cui è sufficiente una piccola ciotolina come apertura di pasto, per facilitare la digestione, mantenere in equilibrio i livelli di zucchero nel sangue e per alcalinizzarlo, ripulire l'intestino e ripopolarne la flora batterica meglio di qualsiasi altro integratore ora molto in voga sugli scaffali frigo dei supermercati (bianco, da bere giornalmente, ci siamo capiti no?).
Il consiglio è acquistarlo non pastorizzato, di origine biologica e, per preservarne le infinite proprietà preziose, non sottorporlo ad alte temperature in cottura.
Nelle zuppe infatti va stemperato a parte e poi aggiunto al brodo della zuppa, a fuoco spento.



ZUPPA DI MISO SEMPLICE (dosi per una persona)
1 striscia di 2-3 cm circa di alga wakame (sulle alghe vedi anche qui)
da 1/2 a 1 cucchiaino di miso (di riso, orzo o Hatcho)
1/2 tazza di verdure a vostro piacere tagliate sottili (preferibilmente cipolla, carota e qualche verdura a foglia verde ma potrete variare secondo la stagione e il gusto)
prezzemolo, o erba cipollina o zenzero fresco (sempre secondo la stagionalità)
Ammollare l'alga in poca acqua fredda. Tagliarla a striscioline molto sottili e recuperare l'acqua d'ammollo a cui aggiungere 2 (o 3) tazze d'acqua fredda. Portare ad ebollizione. Aggiungere le verdure tagliate sottilmente e far cuocere per 10 minuti. Rimuovere dal fuoco e scoperchiare la pentola cosicchè la temperatura scenderà un poco. Quindi prelevare un poco del brodo e in una ciotola a parte stemperarvi bene il miso, dopodichè aggiungerlo tutto alla zuppa. Versare la zuppa e servire con prezzemolo il verde del cipollotto o di un porro tagliato finissimo o un po' di zenzero grattugiato (quest'ultimo da preferirsi nella stagione fredda ed invernale)
Le dosi sono puramente indicative e possono variare secondo il gusto e la necessità. Altre versioni vedono pure l'impiego di funghi shitake, tofu, noodles, ecc.


Che stazza! Che dire? C'è vita in tazza. 


Anche il più semplice dei minestroni, se non già salato, potrà essere arricchito analogamente a fine cottura, con qualche cucchiaiata di miso.
Per iniziare a prenderci confidenza, mescolate semplicemente  due cucchiaini di miso con uno di tahin (pasta di semi di sesamo) e l'acqua necessaria per stemperarlo e renderlo più fluido.
Potrete assaggiare questa semplice salsa anche su crostini di pane, decorati a piacere con verdura o, allungandola ulteriormente con acqua, la stessa diventerà un alternativo condimento per una semplice pasta, precedentemente cotta insieme a qualche ortaggio (ad es. cavolfiore, finocchio, broccoli, carciofi, carote, ecc. , facendo però attenzione a ridurre il sale nell'acqua di cottura) e che potrete ulteriormente arricchire con spezie a piacere.

Se invece volete utilizzare il miso per creare altri condimenti, vi consiglio ad esempio di provare (aiutandovi per stemperarlo all'occorrenza sempre con semplice acqua per una versione più leggera, oppure un goccio d'olio) a mescolarlo ad uno o più di questi: mirin, sake, ecc. per cereali, verdure, pesce, tofu,... o combinarlo a mandorle, arachidi, semi di sesamo o tahin, senape, malto, succo di limone ... o ancora ad erbe fresche come coriandolo, erba cipollina, aglio, zenzero, ecc. creando un'infinità di variazioni.


* cambio gli accenti e gioco con autoironia nel mio dialetto: Misò. Mi no. Ma se... = - Io so. - - Io no, ma se... -


lunedì 21 maggio 2012

Ogni mela è un saluto.

Tante meline rosse sono spuntate nel web. Sono già più di 50!
Sempre più sorridenti.
"Salutiamoci" ti aspetta!



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venerdì 24 febbraio 2012

Cum grano salis (grano saraceno coi carciofi)

...ma il ghiaccio inazzurra i sentieri
la nebbia addormenta i fossati
un lento pallore devastai dolori del cielo...
(A. Pozzi)





Questa è una ricettina delle scorse settimane, quando faceva ancora parecchio freddo.
La posto ugualmente per ricordarmi che per ottenere un piatto riscaldante, non necessariamente si deve creare una pietanza calorica, grassa e pesante: è sufficiente usare il chicco giusto, il grano saraceno, grazie anche al suo alto valore proteico e consigliabile pure in caso di deperimento fisico.
Per la macrobiotica il grano saraceno (insieme al miglio) è un alimento più yang rispetto ad altri chicchi ed è adatto proprio ad essere consumato per contrastare il freddo invernale. Del resto basta riflettere sul fatto che pizzoccheri e polenta taragna, con esso realizzati, non son certo piatti meridionali ed estivi e che la kasha (una specie di porridge) viene tradizionalmente preparato in paesi come Russia, Ucraina e Polonia.
Abbinandolo ad un ortaggio yin, come il carciofo, che contribuisce a depurare e a diminuire il colesterolo (purchè non si ecceda poi coi condimenti), componevo un piatto equilibrato e saporito.

Questo è un periodo critico con cali di energia, instabilità e nervosismi proprio per la transizione stagionale tra freddo invernale (che c'è stato, ma a singhiozzi) e, si spera, tepore primaverile (già però pregustato con eccessivo anticipo). Vista la non più netta distinzione stagionale anche il nostro corpo va in tilt per i segnali contradditori.
Non è un caso però che la tradizione in questo periodo dell'anno consigli proprio un periodo di depurazione. Al di là del significato religioso (relativamente al quale sono la persona meno adatta per addentrarmici), i 40 gg di quaresima, dalla fine del Carnevale alla Pasqua, hanno motivazioni molto antiche e sagge: offrire riposo per gli organi interni eliminando la carne – carne levàmen significa togliere la carne – e altri alimenti troppo ricchi come cioccolata, uova, dolci, ecc. è un'opportunità per rigenerarsi ogni anno e per alleggerire corpo e mente dopo una fase in cui potremmo aver accumulato troppa energia yang. Se non erro, anche i cristiani ortodossi, nelle preparazioni lenten di questo periodo, aboliscono non solo la carne, ma pure latticini e uova.
Carne, uova, formaggi, stagionati, crostacei, sale, prodotti da forno, ecc... infatti sono alimenti molto contraenti la cui assunzione crea un continuo bisogno di elementi fortemente opposti, espansivi o ying, come alcol, zucchero, caffè, gelato, yogurt, latticini leggeri, frutta cruda o succhi, ecc... con un continuo effetto yoyo per la nostra energia, oltre che per bilancia.
Durante un pasto a base, ad esempio, di un arrosto o una fiorentina non avete forse voglia di un bel bicchiere di vino e al termine un dessert cremoso e fresco? con la pizza non gradite una birra gelata? dopo un dolce molto ricco e zuccheroso non vi è mai capitato di avere voglia di cibo salatissimo? alzi la mano chi non è mai passato dalla nutella alle patatine o dal gelato alla pizza e/o viceversa!, giusto per estremizzare.
Come già dicevo nell'accogliente e stimolante casa di Izn, riflettiamo ad esempio sull’uso sconsiderato dei bellissimi sali aromatizzati e colorati (arancia, limone, erbe, ecc. per quanto affascinanti e fatti in casa), che adesso abbondano sulle tavole, utilizzati frequentemente solo per estetica o per moda, sopra ad alimenti già salati!
Molto cibo yang ha l'effetto di contrarre il corpo (basti pensare alla nostra postura raccolta quando camminiamo e fa freddo, per trattenere il calore) provocando un risentimento anche agli organi profondi della parte più centrale del nostro organismo:
il pancreas che regola il livello degli zuccheri (e che in Medicina Tradizionale Cinese è relativo all'autostima e all'emotività), con conseguenti eccessi di sbalzi di uomore, preoccupazione ed insonnia;
il fegato che, teso, rende frustrati, irascibili e collerici (in MTC è legato alla cistifellea e "comanda i tendini e si manifesta nelle unghie e si apre negli occhi" è collegato anche alla vista: pensate a come alla maggior parte della gente regolarmente intorno ai 40 anni nasce il bisogno di ricorrere agli occhiali! credete sia una scadenza casuale, associata ad un inalzamento dell'ipercolesterolemia? avete notato che i bambini fanno uso in età sempre più precoce degli occhiali?)
e i reni (in MTC in relazione alla vescica, all'udito, ai capelli) che son collegati con la paura e la capacità di rilassarsi.

Ci ritroviamo in qualcosa di tutto ciò?
Allora, forse è giunto il momento per rifletterci con un po' di misura e buon senso, ed elaborare e sperimentare la nostra personale quaresima, cum grano salis , ma in zucca! :-)


Ah, la ricetta pretesto, che quasi già dimenticavo :-), era questa:

per 3 persone
250 gr di grano saraceno integrale bio
6 carciofi
uno spicchio d'aglio
1 cucchiaio d'olio extravergine d'oliva
un limone non trattato
una manciatina di nocciole bio tostate
erba cipollina fresca

Lavare e mondare i carciofi, come di consueto, raccogliendoli in una bacinella piena d'acqua fredda e acidulata con succo di limone.
Tagliarli a fettine sottili.
Preparare un litro di brodo vegetale (possibilmente così) bollente.
In un tegame scaldare l'olio con l'aglio e insaporirvi i carciofi.
Lavare e scolare bene il grano saraceno.
Aggiungerlo ai carciofi e tostarlo a fuoco vivo, come fareste per un risotto, per qualche minuto.
Bagnare col brodo bollente, un poco alla volta e portare a cottura, tenendovi però sopra un coperchio sollevato a metà, appoggiato ad un mestolo di legno.
Saranno necessari dai 20 ai 30 minuti, a seconda della qualità del grano saraceno.
Una volta cotto, lasciarlo riposare qualche minuto.
Tagliare con la forbice l'erba cipollina lavata e tritare grossolanamente a coltello le nocciole.
Unirne metà al grano saraceno mescolando bene.
Usare la rimanente parte di cipollina e nocciole per impiattare e guarnire.

Viste le temperature più alte di questi giorni, andando verso la primavera, il grano saraceno potrà essere sostituito da riso o da orzo, ancora più rinfrescante e depurativo.


Un altro post sui carciofi qui




Lo sapevate?
Da parecchi anni a questa parte gli alberi di nocciole vengono trattati massicciamente con l'endosulfan per debellare una specie di cimici che attaccano i frutti, compromettendo interi raccolti.
Questo composto chimico, della famiglia dei cloroganici che agiscono bloccando il sistema nervoso delle cimici, è stato autorizzato anche dal Ministero Italiano, per ovviare ad una pressante concorrenza operata dalla Turchia e dall'India, grosse produttrici di nocciole che già ne facevano uso sconsiderato.
Nonostante si parli della proposta di un suo ritiro dal commercio dalla metà del 2012, (con una proroga però per alcuni utilizzi per 5 anni aggiuntivi), perchè antiparassitario della famiglia del DDT dichiarato come molto tossico, l'endosulfan è tuttora presente nella stragrande maggioranza delle nocciole in commercio.
Pensate ora all'uso che viene fatto delle nocciole, per esempio, in pasticceria e gelateria: forse meglio utilizzarne meno, ma, se possibile, di qualità biologica!

lunedì 20 febbraio 2012

Tosse. Micro-macro rimedi naturali





Molte piccole cose sono per me, e comunque per ogni persona che "mastichi" un po' di macrobiotica, talmente semplici da diventare consuetudini di routine.
Ho pensato però che per quanto semplici e scontate, magari a qualcuno queste stesse riflessioni potrebbero essere ancora sconosciute e risultare perciò comunque utili.
L'efficacia di questi rimedi potrebbe darvi un esempio pratico circa i motivi per cui amo particolarmente il pensiero macrobiotico, pur non essendone fanatica: la macrobiotica semplicemente riconosce una sostanziale bipolarità al cibo, sia di cura sia del suo contrario, sul nostro corpo.
E' così ovvio se solo ci si pensasse un poco! Una macchina funziona in base a ciò con cui viene carburata. Il cibo cioè non è solo un insieme di proteine, carboidrati, grassi, e calorie, ma è davvero una summa di elementi che fanno lavorare il nostro meraviglioso corpo in un modo anzichè in un altro, purchè abbinati con sapiente equilibrio, rispettandone appunto la polarità (che in macrobiotica viene denominata espansiva, yin, e contrattiva, yang, ma che al di là delle diverse fazioni di pensiero  o convenzioni linguistiche sussiste comunque: provate ad esempio a bere una spremuta di limone o masticare un pezzo di zenzero e ne testerete subito la differenza prodotta in questo senso, e non organoletticamente parlando).
Premetto che la normale tosse, come il raffreddore del resto (mi guardo bene dal parlar di patologie gravi, ovviamente in cui coesistono diversi altri fattori) sono processi di smaltimento che il nostro corpo mette in atto per eliminare le tossine accumulate e quindi non è auspicabile bloccare questi processi con farmaci chimici, che avranno pure lo svantaggio di appesantire altri organi.
Quelli che vengono definiti mali di stagione sono per lo più indebolimenti per eccessi nella dieta di alimenti che producono muco, associati al fatto che il nostro terreno metabolico contemporanemente si inacidifica e l'organismo diventa sempre più facilmente vulnerabile agli agenti esterni.
Il mantenimento di uno stabile giusto rapporto acido-base è una componente vitale dell'omeostasi corporea , cioè la capacità del nostro organismo di mantenere costanti le condizioni chimico-fisiche interne, anche al variare delle condizioni ambientali esterne.
Posso usare un esempio immediato, ma efficace per comprendere meglio il processo di omeostasi facendo questo paragone con il ciclo dell'acqua: aumentando il calore irraggiato dal sole, aumenta l'evaporazione degli oceani, per cui le nuvole che producono la pioggia, la quale abbassa la temperatura dei mari e così via, in un ciclo continuo che funziona regolarmente se non si verifca un'alterazione massiccia di fattori ad esempio climatici, tellurici, d'inquinamento, ecc...
Parimenti nell'organismo, in presenza di un'eccessiva assunzione di alimenti acidificanti (che è diverso da dire acidi) che alterano il ph e producono quindi un eccesso di tossine, si cerca di ripristinare l'omeostasi chimica avviando un processo depurativo e di riordino, ad esempio, con febbre e scarico di muco.
Se ignoriamo questi segnali a lungo o li sopprimiamo con un uso sconsiderato di antipiretici o antibiotici, non facciamo che cronicizzare il sintomo in malattia, debilitando l'intero organismo e rischiando di sovraccare pure altri organi che, a grappolo, vengono coinvolti.
Gli organismi patogeni non sono la causa della malattia, ma solo una conseguenza di questa! La vera origine del disagio che poi diventa sintomo e può evolvere infine in malattia è l'alterazione del "terreno" fisiologico cellulare che permette l'attecchimento e la replica di batteri, virus, funghi, ecc. (pensate al perchè di due persone a contatto con lo stesso virus, uno si ammala e l'altro no!)
Certamente poi vi sono altri fattori che possono peggiorare lo stato di salute quali ad esempio l'inquinamento dell'ambiente, il sovraffaticamento fisico, problemi endocrini, la scarsità di ossigenazione nei soggetti sedentari,  stati psicologici alterati, ecc. ma questo è un discorso da fare in altra sede.

Poichè il ph rappresenta dunque la condizione basilare dell'attività enzimatica e del corretto svolgersi delle reazioni biochimiche cellulari, il sangue e liquidi interstiziali dovrebbero mantenere un ph leggermente basico.
Il verificarsi di acidosi per eccesso di assunzione di alimenti acidificanti invece crea stati infiammatori nei tessuti, irritabilità del sistema nervoso, aumento delle tossine e quindi dei radicali liberi in circolo. Facciamo attenzione però altrettanto a non cadere nella trappola di esaminare il ph dei singoli alimenti perchè dovremmo tenere conto anche della percentuale degli stessi sull'intera dieta quotidiana e soprattutto dei loro processi di trasformazione in cottura e di combinazione e trasformazione nel nostro organismo.
Non è cioè certo consigliabile abusare di albumi solo per il loro ph che va da 7 a 9, ma è bene riflettere invece sulla quasi neutralità del riso integrale dal ph di 6,7 o, ad esempio, dei legumi, percui si potrà comprendere facilmente perchè sono questi gli alimenti così caldamente consigliati come base per un regime alimentare sano.
Un semplice e veloce sistema macrobiotico invece per correggere l'acidosi, oltre alla dieta corretta ovviamente, è questo QUI.
Come la febbre, anche tosse e raffreddore non sono dunque malattie, ma solo sintomi di un processo di scarica del nostro corpo: si spiega così perchè soprattutto coloro che soffrono spesso di questi malanni trovano beneficio nell'evitare del tutto latticini e zucchero in special modo durante la stagione fredda e durante le fasi acute. (ah, ma a proposito di latticini, vi ho mai segnalato questo libro?)
Ve lo dice una che in passato aveva spesso problemi di sinusite e che neppure con gli antibiotici riusciva a risolvere, rinforzata anche dall'esperienza che sto avendo con mio figlio che a sette anni non ha mai fatto uso di farmaci! Non sono un'invasata nè lui un fenomeno, ma vi invito a riflettere sull'uso costante dei latticini nella dieta del vostro bambino se soffre di frequenti raffreddori e otiti.

Vi meraviglia che il nostro organismo, magari già indebolito, in questo periodo urli vendetta dopo gli strapazzi natalizi, le gozzoviglie di carnevale e magari pure già le anticipazioni pasquali, se si continua a consumare regolarmente latte, yogurt, gelato, zucchero o comunque molta frutta e verdura cruda o di origine tropicale (ad es. le banane), tutti elementi fortemente raffreddanti e yin, con temperature invernali?
Semplicemente i latticini non fanno che produrre nuovo muco nell'intestino crasso e analogamente nei polmoni. Lo zucchero contemporaneamente continua ad acidificare l'organismo, che, per ristabilire l’alcalinità preleva sali dalle riserve di ossa, e denti favorendo una conseguente comparsa di malattie ossee come osteoporosi e patologie dentarie; provoca l'inibizione della capacità dei globuli bianchi di esercitare un'azione difensiva e il conseguente aumento dei radicali liberi nel sangue con un ovvio abbassamento delle difese di tutto l'organismo, che continua per ore dall'ingestione di zucchero; a livello intestinale, invece, crea fermentazione, favorendo il formarsi di candida, coliti, stipsi, diarree, ecc..


Ve l'ho fatta molto lunga, ma ora passiamo finalmente a questi semplici rimedi contro la tosse.
Io li ho imparato da Martin Halsey, che ho conosciuto tanti anni fa, a cui sono molto riconoscente (alcuni di questi li ritroverete in questo libro di Martin, qui ). Ora spero possano aiutare anche qualcuno di voi e se i loro sapori non dovessero essere proprio deliziosi, suvvia, fate uno sforzo e immaginatevi la più dolce delle fate turchine che ve li offre! :-))



1° rimedio: TE' DI BUCCE DI CIPOLLE (efficace per la tosse secca)

Consiglio di usare cipolle bio che andranno ben lavate comunque dalla polvere.
Prelevare la parte più leggera e asciutta delle cipolle e farla bollire per un paio di minuti in acqua. Quindi filtrare, eventualmente dolcificando con malto di riso (no zucchero o miele!) e bere.


2° rimedio: SCIROPPO DI DAIKON E MALTO DI RISO (per la tosse secca, se il primo non è sufficiente)

Si grattugia del daikon fresco (reperibile nei negozi di alimenti naturali - se lo trovo io a Belluno, nelle città più grandi non dovreste avere grosse difficoltà a reperirlo) e si raccoglie il succo in una ciotolina. Andrà benissimo, per questa operazione la grattugia da zenzero, se la possedete. Andrà dolcificato con malto di riso (non di orzo o altro!) secondo i gusti.
Il sapore non è dei migliori perchè il daikon assomiglia al rapanello ma se medicina ha da essere credo che valga la pena sopportare un poco, anche perchè lo assumerete come uno sciroppo, quindi a cucchiate, non a bicchieri!


3° rimedio: TE' MU E RADICE DI LOTO  (per tosse più catarrosa)

Il tè "mu" non è un vero proprio tè ma una miscela di nove o, in alcuni casi fino a sedici, diverse radici (tra cui ginseng, cannella, radice di prezzemolo, scorza di arancio, liquirizia, cipresso, tuckahoe giapponese, mandorle di pesca, radice di zenzero, rehmannia, chiodi di garofano, radice di peonia, ginseng, Coptis Japonica,...) preparata secondo la sapiente tradizione erboristica orientale.
Possiede numerose proprietà che lo rendeno particolarmente indicato per problemi al tratto respiratorio e deve essere usato con parsimonia, visto l'effetto delle singole componenti che ne fanno una bevanda curativa riscaldante e rinforzante.
La parola Mu, in giapponese,  può essere tradotta, se non erro, approssimativamente come "nessuno" o "senza", nel senso di un equilibrio totale nel vuoto.
Il Mu si prepara facendo bollire una bustina in mezzo o un litro d’acqua (a seconda se usiate bustine da 2 o 8 gr) per un periodo di tempo che va rispettivamente dai dieci ai quindici minuti o più, in funzione della forza che si vuole impartire alla bevanda.
Si può conservare, pronto, alcuni giorni in frigo e riscaldarlo prima dell'uso.
Trattandosi di una bevanda eccitante, anche se in maniera lieve, è bene non consumarla la sera prima di dormire o in caso di pressione arteriosa troppo elevata.
Ogni bustina si può comunque riutilizzare almeno una seconda volta, con solo metà dose d'acqua, il che non guasta per ammortizzare la spesa della miscela che non è proprio economica.

La pianta del Loto (Nelumbo nucifera), che cresce spontaneamente nei laghi e negli stagni, in Giappone, produce una radice che ha delle grandi cavità interne (vedi qui) grazie alle quali ha una grande capacità di assimilare liquidi e rielaborarli in linfa ricca di sostanze nutritive.
Queste radici vengono raccolte duranti i mesi invernali quando sono più cariche di succhi e sono quindi essiccate e tagliate o polverizzate.
Ha un eccellente potere rafforzativo sulle vie respiratorie, i polmoni e l'intestino crasso (che in macrobiotica sono strettamente collegate) e si presta dunque benissimo per smaltire accumuli di muco che ristagnano in entrambi questi organi.

Per questo rimedio si deve quindi preparare un tè mu con acqua bollente e con radice di loto fresca (è difficile da reperire ma so che a Milano, in via Rosmini, si trova) oppure secca (disponibile tagliata a rondelle) o in polvere (spesso miscelata con una piccola aggiunta di zenzero che ne accentua le proprietà: ).

Se avete la radice fresca, ne grattugerete un pezzo (5cm ca) raccogliendo e filtrandone bene il succo (grattugiatela sopra un colino e poi potrete schiacciare agevolmente la polpa con un cucchiaio. Unite lo stesso volume di acqua e bollite piano piano, coperto, per 7 minuti con la bustina del tè mu, con un pizzichino di sale. Lasciate raffreddare e bevete.
Potete anche prepararne un poco di più e tenere il liquido in frigo per un paio di giorni per continuare la cura, riscaldandolo opportunamente il necessario, prima di consumarlo.
La radice secca va invece lasciata in infusione 15-20 min prima di essere bollita come sopra
I pezzetti di questa secca poi possono essere anche mangiati o riutilizzati in un'insalata, una minestra, ecc. 
Nel caso si usi invece la polvere si prevedano 2 cucchiaini per una tazza di liquido.



 

4° rimedio: LATTE DI RISO E RADICE DI LOTO (se il precedente non funziona ancora)
Il procedimento è lo stesso del 3° rimedio utilizzando però il latte di riso al posto dell'acqua o il tè.


Applicate questi rimedi al bisogno, anche per un paio di volte al giorno, ma in dosi minori e più diluite nel caso di bambini (al di sopra dei tre anni); nessun controindicazione invece per il primo rimedio, che è il più blando.
Usateli lontano dai pasti (evitando latticini, e zucchero, ovviamente), con regolarità, fino a miglioramento o per 7-10 gg.



lunedì 13 febbraio 2012

Il cibo del bambino e le invasioni barbariche di farina 00 - (i miei biscotti Diana alle mele)




C'è ancora qualcuno che non conosce questo saggio omino del filmato qui sotto?
Grazie a più di un reportage di Report, su Rai3, in moltissimi sono fortunatamente venuti a conoscenza del sapere del dott. Franco Berrino (Capo Dipartimento Medicina Preventiva e Predittiva, Direttore S.C. Epidemiologia Eziologica e Prevenzione Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori) e dei progetti che sta portando avanti.
In una recente trasmissione di Daria Bignardi (visibile qui) molti lo hanno pure trovato antipatico, confrontato alla morbida strabordanza di Allan Bay o all'immagine trendy di Spiros e Marco Bianchi, presenti in studio.
Il dott. Berrino non piace perchè dice delle verità nude e crude. Certamente il suo stile di comunicazione non è dei più seducenti, ma di fatto è l'essenza di ciò che dice che risulta molto scomodo! Personalmente credo del resto che se dicesse le stesse cose con toni più edulcorati neppure verrebbe preso in considerazione.

Quando in studio nella sopracitata trasmissione ha detto che la farina 00 fa male ed è il peggiore veleno di questi tempi credo intendesse semplicemente far ragionare su come la farina raffinata sia diventata una polvere quasi inerte, priva di valore nutrizionale, ma anzi carica di incognite: nei decenni è diventata di gran uso solo per la sua più facile conservabilità, rispetto a quella integrale. Le tignole (le farfalline della farina) non trovano attrazioni infatti in una polvere così ripulita. Fateci caso, le troverete in altre farine nella vostra dispensa e soprattutto nei cereali, ma nella farina bianca è più facile troviate muffe perchè la maggior parte della farina che mangiamo (anche utilizzata per fare la pasta "made in italy") è di provenienza estera di cui noi consumatori non conosciamo la qualità nè la tracciabilità.
Importiamo il grano da Grecia, Ucraina e fin dall'Australia, con viaggi anche di 48 gg, in stive di navi enormi che ne portano fino a 55000 tonnellate (il che significa 1500 autotreni!).
Una volta scaricato, (2 milioni di tonnellate di grano all'anno che arriva così, in Italia) staziona in capannoni anche per un anno, aspettando il momento in cui una grande regia internazionale ne decreta la vendita per bloccare il prezzo del grano italiano e la conseguente difficoltà dei suoi produttori.
Per accertarvi che quanto vi dico non è mia fantasia: guardate QUI questo link interessantissimo

Inoltre la farina 00 provoca un aumento della glicemia e il conseguente incremento dell'insulina, fenomeno che nel tempo induce l'organismo ad accumulare maggiormente grassi, con un conseguente indebolimento che lo rende più facile bersaglio di molte malattie.
E' risaputo che il massiccio sviluppo di intolleranze al frumento è inoltre imputabile anche all'abuso di prodotti realizzati con farina di bassa qualità, ogm o trattata con pesticidi.
E' auspicabile dunque non utilizzare solo farina bianca raffinata, ma impiegare nelle nostre ricette anche quella integrale, ma biologica (per evitare i pesticidi del tegumento) e possibilmente di origine locale.
Chi può dunque se la macinerà in casa, oppure sarà bene reperirne di pronta, purchè di buona qualità bio ed integrale.
Sarà buona e sana abitudine comunque imparare a consumare i cereali anche in chicco, in preparazioni sia salate che dolci (senza zucchero).

Ritornando al dott. Berrino, attraverso la Cascina Rosa, ha dimostrato la validità delle linee guida dell'alimentazione macrobiotica nella cura e nella prevenzione delle mlattie oncologiche.
Macrobiotica non significa solo cura e dieta rigida restrittiva, come chi non è ben informato crede, ma è una consuetudine alimentare, che una volta studiata, insegna a sapersi concedere un po' di tutto.
Berrino non se ne sta solo barricato in ospedale ad occuparsi di patologie oncologiche, o a "gufare", come qualcuno ha detto, in televisione, ma fa vera prevenzione: esce e va a parlare spesso con la gente, incontra le famiglie, racconta come fare la spesa, cosa cucinare ai pasti, e soprattutto insegna ai genitori come alimentare i bambini in modo sano e naturale.
Io reputo che non abbian senso i divieti e che ognuno di noi sia libero di scegliere, ma ciò che è fondamentale è che tutti siano informati davvero su ciò che acquistano e mangiano!
In questo interessante filmato potete avere un assaggio di una delle sue tante conferenze (e qui potete trovare il calendario degli incontri, per chi vive nel milanese e fosse interessato).





In particolare parlando di colazione, per i bambini (ma ovviamente i genitori saranno i primi a dover dare l'esempio!), trovo molto confortante sentire parlare anche lui di: crema di cereali integrali (vedi qui), porridge, muesli, pane integrale (lievitato con pasta madre) con tahin e marmellata senza zucchero e qualche dolcetto al forno semplice, il che significa senza zucchero, uova, nè burro, come i dolci di Cobrizo e ad esempio anche i biscotti Diana.

Non avevo ancora provato questi ultimi. Allora ho cercato in rete e ... detto, fatto! In tre quarti d'ora erano pronti.
Questa è la mia versione, ritoccata.

Biscotti Diana secondo Cobrizo:
90 gr di farina di kamut integrale bio (oggi in dispensa avevo questa, ma andrà bene ugualmente di grano o di farro integrale bio)
90 gr di fiocchi di cereali misti bio (di cui una manciata rimarrà integra e la restante andrà macinata fine)
80 gr di mandorle bio (di cui una manciata verrà tagliata a coltello mentre la restante andrà macinata fine coi fiocchi)
40 gr di semi di girasole
100 gr di latte di soia (o di riso) non zuccherato
30 gr di uvetta bio
2 mele (le mie medie avevano un peso totale di 520 gr ca, ancora intere)
un cucchiaio di cremortaro
qualche pezzetto di buccia di arancia non trattata
un pizzico di sale

Mescolare la farina coi fiocchi, le uvette, i semi e le mandorle a pezzi e in farina. Aggiungere il pizzico di sale e le zeste d'arancia.
Grattugiare le mele sbucciate con una grattugia a fori grossi e unirle all'impasto insieme al latte.
Con il frullino ad immersione frullare sommariamente l'impasto per renderlo un po' più fluido (ma non del tutto), quindi unire il cremortartaro, mescolando bene.
Porzionare l'impasto a cucchiaiate, ben distanziate, sulla leccarda, coperta da carta da forno.
Cuocere in forno caldo, a 180° per 25 minuti, dopichè rimuoverli dalla teglia e metterli sulla griglia e ripassarli in forno caldo, ma spento, ancora per 5 minuti per asciugarli ancora un po' dall'umidità della mela.
Sono croccanti fuori e rimangono morbidi dentro.
Si conservano qualche giorno in una scatola di latta.
Sinceramente non mi sono piaciuti tantissimo per consistenza, anche se apprezzo il sapore e sposo ovviamente il principio, che è lo stesso dei dolci di questo blog. Li devo riprovare a fare.
Intanto vi consiglio ad esempio questa torta qui o questa o questa, sempre senza zucchero, nè uova, nè burro.



Ora continuate pure a dire che i biscotti e le merendine del supermercato son più buoni, però sapete che c'è un'alternativa (che non deve essere necessariamente questa di Diana o di Cobrizo), e soprattutto ne conoscete il perchè. :-)


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martedì 24 gennaio 2012

Una domanda tira l'altra...

Eh, lo so... voi preferireste trovare illustrazioni, ricettine o accessori di Cobrizo e siete stufi invece di leggere i discorsi di Roberta, vero?
Eppure io ho scoperto un altro documento per cui ho decisamente esultato. Potreste pure pensare che sono dunque sado-masochista, dal momento che non si tratta di una cosa che genera obiettivamente chissà quale reazione di felicità ;-), ma ho voglia di parlarvene.
Questo ritrovamento è per me l'ennesima conferma importante relativamente a letture e "sperimentazioni" che sto perseguendo da anni, cercando di proseguire la mia strada con orgoglio e pazienza, ma anche con la consapevolezza di non sapere in fondo nulla, auspicandomi piuttosto di non innamorarmi ciecamente di un'idea, ma non curandomi neppure della miopia di molti che discriminano a priori.
Insomma, non posso tacerla in questo mio spazio, visto il suo peso e la letturatura scientifica da cui è ben supportata!

Questo non è un foodblog, l'ho sempre detto, ma mi piace tanto parlare di cibo in un certo modo. Sentire affermare che cibo e nutrizione devono essere concepiti non solo come piacere e gusto, ma anche come esercizio e come scienza e che questi stessi dovrebbero essere anzi considerati la principale scienza biomedica del futuro, per una serie di motivi ben illustrati, da un professore emerito di biochimica nutrizionale della Cornell University (qui il suo curriculum vitae) mi riempie il cuore di speranza!
Quest'uomo, il prof T. Colin Campbell, ha reso inoltre nota la sua esperienza personale, nonchè tutti suoi studi professionali condotti in cinquant'anni, con altrettanto preparati colleghi, in giro per il mondo e si è concesso di rompere l'omertà che vige spesso nell'ambito della nutrizione e in campo scientifico per dire effettivamente come funzionano le cose.
Insomma in questa conferenza ci racconta qual è la sua verità, documentata, rispetto a quello che ci viene raccontato comunemente.

Io provai un piacere analogo quando scoprii questo libro che divulgai qui e che, con un rimbalzo di contagioso passaparola, poi percepei gradito anche a molti di voi.
Il messaggio di cui vi parlo oggi è ancora più chiaro, completo e stimolante, anche perchè ora è disponibile anche il suo libro,
"China Study" di T. Colin Campbell,
finalmente tradotto in italiano (che, forse avevate notato, era già citato qui) che bene illustra ciò che qui invece è solo accennato!
Ancora una volta non voglio dimostrare nulla. Io ci ho messo anni - zuccona - per capire e testare alcune cose, da autodidatta (anche in questo ambito, come in tutto del resto nella mia vita, accidenti a me) e magari avessi avuto qualche dritta prima!
Forse queste parole di Colin Campbell accorciaranno i tempi e la strada per qualcuno di voi. O forse no. Fate vobis.
Per me è come avere qualcosa di buono pronto in tavola: la differenza sta nel mangiarlo da sola o magari avere la possibilità di poter condividere quel piatto con qualcuno. Vuoi mettere?
Ecco, proprio così, visto che di cibo, si parlava...

Non vi anticipo nulla circa il menù. Accomodatevi :-)



il filmato (in inglese con sottotitoli in italiano) è suddiviso in 8 parti
di cui questa qui è la prima. Qui le trovate tutte:
http://www.youtube.com/user/drvannetiello/search?query=the+china+study
o
http://www.youtube.com/playlist?list=PL7DF0ED10D274B379
Ringrazio il dott. Vannetiello per la traduzione.




p.s.:Scritto da un biochimico statunitense, professore emerito di Nutrizione e Biochimica, "The China Study" è lo studio mondiale più completo mai condotto finora sull'alimentazione e sulle relazioni fra dieta e malattia.
Campbell ha reso nota la sua esperienza personale, nonchè tutti suoi studi professionali condotti in cinquant'anni, con altrettanto preparati colleghi, in giro per il mondo e si è concesso di rompere l'omertà che vige spesso nell'ambito della nutrizione e in campo scientifico per dire effettivamente come funzionano le cose.
Lo studio porta alla luce risposte stupefacenti ai principali interrogativi nutrizionali e medici della nostra epoca: quali sono le relazioni tra dieta e malattia? quali sono le vere cause del cancro? come possiamo prolungare la nostra vita? che cosa farà invertire la rotta dell'epidemia di obesità nel mondo?, aprendo gli occhi sulla natura di molte patologie cardiache e varie tipologie di cancro, nonchè denunciando le pressioni manipolatorie delle case farmaceutiche e dei grandi colossi industriali nel campo dell'alimentazione.
Supportato da studi ben documentati e revisionati da specialisti, nonchè da statistiche agghiaccianti, è però una lettura scorrevole, chiara ed avvincente anche per i non addetti ai lavori. Consigliata caldamente a genitori, insegnanti, studenti e medici di tutti i gradi.
Dean Ornish
, (medico cardiologo e fondatore del nonprofit Preventive Medicine Research Institute di Sausalito, in California, nonché Professore di Medicina presso l'Università di San Francisco) lo ha definito come uno dei libri più importanti che siano stati mai scritti sull'argomento.
Marilyn Gentry
(presidentessa dell'Istituto americano per la ricerca sul Cancro) lo ha ringraziato perchè grazie a questo libro l'A.I.C.R. caldeggia ora l'adozione di una dieta prevalentemente vegetariana per ridurre i rischi di cancro.
Nel 2010 anche Bill Clinton, in seguito a un intervento cardiaco, ha adottato a sua volta la nutrizione vegetariana raccomandata da T. Colin Campbell, proprio assieme ai suoi colleghi Caldwell Esselstyn e Dean Ornish.


venerdì 20 gennaio 2012

Un equilibrio delicato

In questo mese di convalescenza non son stata capace davvero di combinare alcunchè. Neppure a lèggere, sono riuscita.
Ecco, però, la rete mi ha fatto molta compagnia, distraendomi dai dolori, anche se ammetto che mi ha pure rincitrullito non poco... (esattamente come succedeva con la tv, che per questo abbiamo eliminato).
Ho trovato nel web un filmato che vorrei proporvi di visionare.
Non è breve (dura un'ora e venti ca.), e neppure leggero, ma giuro che non vi ammorbo con orribili filmati shock che spesso imperano in facebook. Potreste concedervelo tranquillamente in una delle prossime sere in cui vi lamenterete che in tv non c'è nulla di decente da vedere e niente comunque vi impedisce di guardarlo a pezzi.
L'invito è rivolto a tutti voi che gentilmente mi leggete abitualmente, ma anche a coloro che passano di qua per caso, e ancora soprattutto medici, insegnanti, mamme, papà e, non ultimi, tutti quelli che si occupano di cibo, in qualsiasi modo, che in rete sono sempre più numerosi: avete voglia di ascoltarlo senza pregiudizio, nè timore?
Premetto che il filmato ha una musica di sottofondo e immagini che conferiscono un alone di drammaticità al messaggio che forse si poteva evitare (o limitare), ma vi invito ad andare oltre la prima impressione e piuttosto a provare a far vostra anche sola una piccola parte di quanto viene detto dai medici, nutrizionisti e ricercatori interpellati.

Un equilibro delicato - è il titolo del filmato - è quello in cui l'uomo e il sistema si relazionano in rapporto all'alimentazione.
Mi è parso un documento, chiaro, completo e degno di nota per capire come evitare i danni di un'alimentazione sbagliata e difendere la nostra salute nonchè il sistema, partendo anche solo da piccole cose.
Non è certo facile rivedere le proprie abitudini e rieducare il palato e la gola, lo so molto bene, da buon toro goloso, ma non è sicuramente cosa insormontabile, né da farsi tutta d'un colpo!
Io non sono così rigida come forse qualcuno potrebbe pensare nelle mie abitudini tendenzialmente macrobiotiche. Mi perdono gli scivoloni, i dubbi, le marachelle...
Quello che in fondo desiderei ora maggiormente da Cobrizo è invece davvero ancor maggior equilibrio e rispetto per Roberta (e viceversa), perchè sono convinta che ogni piccolo cambiamento del singolo, verso questa saggia direzione, muoverà grandi passi verso un rispetto più ampio per tutto e per tutti.

Io, oggi, ricomincio col rinfrescarmi la memoria con questo vecchio post. (dopo un periodo di eccessivo consumo di pane e di prodotti da forno, per quanto macrobiotici)



http://youtu.be/VNWqBzXyN94
o qui, in lingua originale




Se avete trovato questo post interessante, potreste gradire anche questo qui!



p.s.: la foto di apertura si riferisce invece al piccolo grande Philip Petit di cui già vi parlai qui tanto tempo fa.

venerdì 12 marzo 2010

Coccole dolci



Uno dei primi dubbi di un neofita che si avvicina alla macrobiotica sono i tempi di preparazione delle pietanze e le restrizioni riguardo ai dolci.
Come voi anch'io vivo e lavoro, percui non crediate che ogni giorno mi metta, ad un'ora dal pranzo, a cuocere riso per cinquanta minuti!
Se il riso integrale biologico è di buona qualità, ad esempio, può essere tranquillamente cotto il giorno prima e così durare un paio di giorni in frigo (in recipiente di vetro, ben coperto).
Oltre agli infiniti usi salati che la fantasia e il vostro frigo vi suggeriranno, oggi vi propongo questa cremina dolce, coccola appagante per la colazione o una merenda leggera e sana.

per 2 porzioni piccole o una grande:
100 gr di riso integrale già cotto
2-3 albicocche secche (meglio se bio, così siete sicuri che non siano trattate, come quelle che vedete ancora arancioni perchè piene di conservanti)
una decina di uvette secche
70 gr di latte di riso tiepido non zuccherato (o più a seconda della cremosità desiderata)
qualche buccetta di arancia non trattata

Frullare ben bene in un frullatore. Cospargere di buccia d'arancia secca tagliata a coltello e qualche semino di sesamo nero. Servire tiepido.
Non inorridite! Questa è la versione più povera, ma naturalmente potete aggiungere cardamomo, vaniglia, cannella, ecc. a seconda dei vostri gusti e malto (di riso) o sciroppo d'acero o malto di nocciola (assaggiatelo: altro che nutella! :-)), se proprio necessitate di maggior dolcezza e altra frutta secca come datteri o prugne (ricche in magnesio), nocciole, mandorle, sesamo (ricchi di calcio) tostati.

Io la faccio anche in versione: 2 parti di riso integrale, 1 parte di avena, 1 di orzo (del tipo mondo) che risulta molto ben bilanciata per le proprietà diverse dei tre cereali (integrali bio, mi raccomando).
Se avete un tritragranaglie o un robusto tritatutto, potete anche procedere così: polverizzate i chicchi in farina e poi cuocete "una polentina" per 30, 40 min aromatizzandola a piacere.
Se fate uso di umeboshi, una puntina in cottura aiuterà ad alcalinizzarla; è auspicabile ma non è indispensabile.
Si conserva ugualmente in frigo qualche giorno e l'averla già pronta in frigo potrà risultare utile anche, ad esempio, per inspessire una vellutata o legare un ripieno salato.
Per colazione invece può essere mangiata come una specie di budino, aromatizzata e decorata come sopra o ad esempio insieme a delle mele detorsolate, cotte in forno, con cannella e buccia d'arancia al loro interno.

La versione infine più veloce è ovviamente il porridge a partire dai cereali in fiocchi ,ma ovviamente la precottura e la fioccatura dei chicchi depauperano già molto la materia prima, mentre il chicco integrale è ancora vitale.



La questione è dunque educare il palato agli zuccheri o meglio ri-educare, nel caso di noi adulti (diventando mamma ancor più mi sono resa conto che è necessario che pratichiamo noi per primi qualsiasi stile di vita desideriamo proporre ai nostri figli!).

- Il gusto è in grado di apprendere. Per farlo ha bisogno però di tempo: servono fino a circa tre mesi affinchè il palato si abitui a quantità inferiori di zucchero (come di sale) nei cibi. -

Io l'ho dato per sottinteso molte volte, ma l'uso dello zucchero non è davvero salutare (non parlo solo del suo aspetto calorico)!
Forse qualcuno di voi potrebbe ancora non sapere che lo zucchero bianco non contiene più alcuna traccia dei nutrienti della canna da zucchero o della barbabietola, che è un prodotto raffinato come la coca (sbiancato con l’ammoniaca…) e che dà alla testa appena “entra in vena” e parimenti crea dipendenza.
Non voglio fare del terrorismo alimentare, ma soltanto condividere alcune informazioni, poichè ne siamo tutti, più o meno, inconsapevolmente vittime.
So bene che molti dolci appaiono irresistibili e sembra durissimo astenersi da quella polverina bianca (idem, comunque se è zucchero di canna), ma una volta che si vince quella dipendenza, i benefici si fanno subito sentire...
Certo, nessuno è santo. ;-)

Se avete voglia di saperne di più, potreste leggervi questo libro qui. Vi sorprenderà!