Ecco, ora è ufficiale: "Un piccolo mondo a parte: In viaggio tra Venezia, Alpago e Cansiglio" è in arrivo!
Dopo un anno di lavoro con Elisabetta Tiveron, chiacchiere, disegni e sopralluoghi in queste terre incantate sospese tra laguna e Dolomiti, sarà in libreria dal prossimo 20 maggio.
Il libro non vuole essere una guida turistica, né un compendio di cucina (la collana editoriale a cui appartiene è La strada del cibo, per Kellermann editore, ed anche questa uscita utilizzerà il cibo come pretesto per esplorare il territorio e scoprirne potenzialità e trascorsi storici), né una raccolta fotografica ad effetto, ma un cahier de voyage di emozioni e suggestioni che, speriamo, possano tradursi anche in desiderio e curiosità nel lettore per esplorare di persona questi luoghi.
Elisabetta Tiveron ed io presenteremo il libro al Salone Internazionale del Libro di Torino il giorno venerdì 13 maggio alle ore 20.00, presso Casa Cook Book dove potrà anche essere acquistato in anteprima.
Seguiranno poi a breve altre presentazioni (per cominciare a Belluno, Alpago e Venezia) di cui sarà mia premura aggiornarvi presto qui e su Facebook.
"È una storia di sguardi, pensieri,
profili (di uomini, donne, montagne),
di segni profondi ed indelebili come sentieri che si inerpicano,
o tracce lente ed evanescenti pari a quelle delle s'ciosele..."
La prossima presentazione sarà a Belluno il giorno venerdì 3 giugno alle ore 18, presso la Libreria Tarantola in via Roma (in galleria, di fianco al Teatro Comunale).
Siamo ritornati in Sicilia dopo quasi vent'anni.
Tanto l'avevo apprezzata allora e tanto la gusto ora mentre la sto facendo scoprire agli occhi vergini ed incantati di mio figlio.
Scendendo da Palermo, dopo Trapani, Marsala, e prima di proseguire per Agrigento e la Valle dei Templi, rammento di essere venuta a conoscenza, per una fortuita coincidenza, di un luogo che ancora non ho mai visitato.
Amo queste preziose chicche meno conosciute lungo i percorsi turistici. Decido così di fare una sorpresa ai miei compagni di viaggio.
Ci rechiamo dunque a Sciacca, al Castello Incantato sulle tracce di Filippo Bentivegna.
Affreschi di Filippo Bentiveglia nel suo umile casolare.
Pare che questi scorci di città fossero un ricordo dei grattacieli americani.
Nato nel 1888, il pescatore Filippo Bentivegna agli inizio del '900 emigrò negli Stati Uniti.
Lì pare che si innamorò di una donna e durante una rissa, forse con un rivale d'amore, fu colpito da una violenta bastonata in testa. A causa di questo pesante trauma fisico e delle collaterali conseguenze che ne derivarono, fu dichiarato inabile e fu rimpatriato.
Senza nessuna preparazione artistica, diede il via ad un'incessante e frenetica produzione di teste umane scolpite nella pietra.
Nel suo piccolo podere sulle falde del monte Kronio, ne realizzò un numero infinito non fermandosi neppure quando il calcare si esaurì, ma proseguendo invece scavando cunicoli nella roccia.
Teste accatastate, affiancate, bifronti...
Filippo viveva isolato nella sua casupola e veniva tristemente deriso dai compaesani che lo denominavano "Chiddu du li testi" e "Filippo lu pazzu".
Alcuni sostenevano che, scavando nella roccia, volesse addirittura raggiungere una vena sotterranea di lava, per dar fuoco al paese di Sciacca e vendicarsi delle malelingue dei Saccensi.
Solo alla fine degli anni '60 un collaboratore di Jean Dubuffet ne intuì il valore e lo fece conoscere all'esponente dell'Art Brut che lo inserì meritevolmente nella collezione del Museo di Art Brut a Losanna.
Oggi il suo podere è diventato uno spazio museale all'aperto, il "Castello incantato", che si sviluppa tra ulivi e fichi e si affaccia sul mare.
Non volle mai venderne neppure una.
A chi gli domandò perché scolpisse queste teste, rispose: - Cerco la Grande Madre... Dentro la Terra c'è il seme dell'uomo. -
L’arte non viene a dormire nei letti che le hanno preparato, scappa appena si pronuncia il suo nome: quello che ama è l’incognito. I suoi momenti migliori sono quando dimentica il suo nome. (Jean Dubuffet)
"Si mòro e poi rinasco, prego Dio d'arinasce a Roma..." penso ogni volta che ci torno.
Tu, che hai solo 8 anni e la vedi per la prima volta, mi dici che da grande vuoi andare ad abitarci e magari fare il papa.
Sì, amore mio, vedi di organizzarti meglio, nel frattempo, preciso... ma vederti correre in mezzo a tanta bellezza mi commuove e mi riempie il cuore di gioia che volevo dirlo a tutti.
Fresh & white, come recitava lo slogan di una famosa pasta dentifricia...
Eccomi ritornata.
Sto meditando circa una quarantena da trascorrere accanto al forno: 20-25° di differenza tra qui e lì sono un po' troppi!
Con il mare alle spalle, ma l'azzurro ancora negli occhi, mi consolo con un sostanzioso bottino di click da spulciare.
Tanto relax, da dimenticarsi, stamane, quasi anche come si fa a guidare. Niente pc, niente cellulare... Solo sole che pare africano e il rumore del vento. Una meraviglia!
Non so se oggi il verduraio me l'abbia raccontata grossa ed io abbia abboccato stupidamente, fatto sta che in vacanza mi ero stufata di mangiare vagonate di pomodori, peperoni, melanzane (nota bene, è l'unica nota che mi è venuta a noia, ;-)... oltre al mio obbligo a spalmarmi di solare a protezione 50 e 30, nonostante il quale mi sono riuscita ugualmente a scottare un pochino)... comunque, quando l'occhio mi è caduto su una cassetta di cavolfiori bianchi, considerata la temperatura che si aggira qui intorno ai 20° o poco più, ho ceduto.
Che fossero tardivi o precoci, non me lo ricordo più... forse semplicemente 'na sòla, penserete, lo so, ma l'idea è stata leggera ed ugualmente molto estiva.
A me il risultato è piaciuto.
Provateci anche voi!
per 3-4 persone
240 gr di pasta di kamut integrale (io ho usato gnocchetti tipo marolleddus)
un cavolfiore bianco
200 gr di yogurt bianco di soia (non zuccherato)
uno spicchio di aglio
qualche cucchiaio di polvere di pistacchi (o pistacchi non salati tritati)
curry o epices colombo
peperoncino (facoltativo)
sale
Non realizzate con troppo anticipo questa ricetta (ancor più nel caso usiate, come me, pasta integrale).
Lessate al dente, in acqua leggermente salata, il cavolfiore mondato e diviso in cimette. Nella stessa acqua, ulteriormente salata, cuocete la pasta insieme allo spicchio d'aglio vestito.
Raffreddare pasta e verdura.
Prelevate 4-5 cimette di cavolfiore e frullatele con lo yogurt, sale, l'aglio cotto e sbucciato, un pizzico generoso di buon curry o di epices colombo (vedi qui).
Riponete la salsa in frigorifero e raffreddate ulteriormente.
Condite la pasta con la verdura e appena un filo d'olio (facoltativo).
Quindi mescolatela subito con la salsa bianca e cospargertela di polvere di pistacchi.
Dovevo ancora trovare il tempo e l'occasione per inaugurare la mia nuova piccola terrina acquistata a Parigi da Dehillerin.
Ho ficcato nel mixer 200 gr di tofu, uno spicchio di aglio, due zucchine crude, quattro pomodori secchi, sale q.b. Ho asciugato l'impasto con 4-5 cucchiai di fiocchi di quinoa (che possono essere sostituiti con altro tipo di fiocchi, anche se questi erano davvero adatti) e condito con 2 cucchiai d'olio evo e un cucchiaio di origano selvatico. Compattato nella formina unta. 30 min, o più, nel forno a 180° (questa volta non coperta).
A cubotti o spalmato su pane e crostini o per condirci pane o cereali. ps: la ricetta degli squittilicchi (o tarallucci che dir si voglia) è un segreto di famiglia. La suocera ha la bocca cucita... ma noi le mani leste!;-)
Ancora su Parigi. Trovo finalmente il tempo per riordinare qualche appunto di viaggio, giusto come promemoria per me. Forse però così potrà risultare utile anche a qualcuno di voi, chissà...
Amo la disponibilità e l'offerta di world-food delle grandi metropoli! Sebbene ci si trovi nella patria dell'haute cuisine, non è facile però per dei macrobiotici a Parigi evitare burro, formaggi e carne... ;-) Quando ci si riesce, con un po' di oculatezza, accade talvolta di assaporare vere bontà , magari pure in angolini incantevoli...
Questi piatti colorati, (assiette complet au tempeh in primo piano e assiette complet à l'avocat l'altro, con tè al gelsomino) provengono ad esempio da Le 5 saveurs d'Anada (specialites vegetariennes et macrobiotiques) che ben ha soddisfatto le aspettative suggeritemi dalla mia cara Petula.
72 rue du Cardinal Lemoine Metro: Cardinal Lemoine tel. 01 43295854 chiuso il lunedì
Un'altra piacevole alternativa è Le Gran Appètit, a sud della meravigliosa Place des Vosges: ristorantino con negozietto annesso (con pane, dolci e prodotti bio e macrobiotici e piccola attrezzatura per cucina macrobiotica o giapponese), nonchè piccola libreria in tema.
9, Rue De La Cerisaie Metro: Bastille tel. o1 40 27 04 95 (chiuso sabato e domenica sera)
Micro ristorantino non macro(biotico), bensì giapponese, che offre una deliziosa varietà di pesce, soprattutto a cena (o menù più economico a pranzo con due entrée, un plat complet e un dessert a scelta) è Chez Miki, tra l'Opéra e la Bibliothéque Nationale, già segnalato da Kja. Non immaginatevi un posto "laccato & leccato"ma l'equivalente piuttosto di una piccola osteria un po' "lezzona" con sei sette tavoli, gestita da due simpatiche ragazze che effettivamente riescono a fare piccole magie in uno spazio tanto ristretto.
5, rue de Louvois Metro: 4 septembre o Pyramides (chiuso lunedì e domenica a pranzo)
Altro grazioso ristorante vegetariano Le Grenier de Notre Dame, ricco di verde anche all'interno:
si trova in rue des deux Ponts 17 - Ile de Saint Louis, tel. 01 46346041 (ma anche in una seconda sede in rue de la Bucherie 18 01 43299829). Le foto dei piatti? Eh, me ne sono ricordata sempre e solo a piatto finito! ;-) L'ho detto che non sono una food blogger, ma solo una buona forchetta, no?
Impagabile streetfood da L'As du Fallafel. Indimenticabili pita ripieni di falafel e melanzane fritte e verdurine fresche che non richiedono ulteriori commenti, al di là del nome che è davvero una garanzia (anche per Lenny Kravitz, pare, dalle foto appese recentemente alle pareti ;-). Oltre al takeaway, possibilità di mangiare anche all'interno, seduti e serviti da simpatici ed efficienti ragazzi.
questa foto da flick
34, rue des Rosiers tel: o1. 48876360 chiuso sabato
Lì poco distante, in rue des Ecouffes 24, la storica panetteria ebrea Sacha Finketsztajn (nella foto sotto a destra) per qualche dolcino kasher (o kosher, secondo la dizione yiddish) o Au Levain du Marais ottimo pane di segale con l'uvetta, in rue de Turenne 32.
Per lo shopping non posso che segnalare attività che riguardino ancora i miei piaceri. Negozietto di spezie Izraël, chiamato anche il mondo delle spezie (nella foto sopra a sn), piccolo ma zeppo di specialità, in rue François-Miron 30 (Metro: Saint Paul)
Se siete amanti della senape, imperdibile la Boutique Maille in Place de la Madeleine:
meraviglioso assortimento di più di trenta tipi di senape, vinaigrette ed aceti, anche in piccole confezioni, ideali per assaggi o per regali. Qualche esempio? Con arancia e zenzero, albicocca e curry, limone ed harissa, olive e lemongrass, fichi e coriandolo, cassis di Dijon, succo d'uva e miele, ecc...
Fantastico magazzino su due piani di materiale per cucina e pasticceria professionale e non: Dehillerin. Vecchi scaffali in legno e attrezzi appesi al soffitto. Oggetti di tutte le taglie, dalla normale alla maxi, per grande ristorazione: un incanto per gli occhi!
Per gli appassionati del genere tanti salon du té: giusto per sceglierne uno, anche se un po' snob (ma sennò che francese è? ;-) Mariage Frères dove si può anche pasteggiare anche con ricette a base di tè (es.Noisette de lotte, sauce pamplemousse au thé Ylang Ylang o Tartare de Saumon au thé Matcha) o far merenda con un dolce (ma, attenzione, sicuramente non macrobiotico!). Non certo economico, ma merita almeno una visitina.
5, rue du Bourg-Tibourg tel. 01 43471854
Questa volta ho apprezzato per gli acquisti, meno ricercato e con un'allure più orientale, La Route du Thé. Ampia selezione di té puri o profumati affiancata da un variegato assortimento di porcellane, teiere ed altri accessori. Vi ho trovato un buonissimo Risheehat Darjeeling first flush ed un inebriante Grand Jasmine Celest!
questa foto dal sito
5 rue de la Montaigne Ste Geneviève (ma anche in rue Mademoiselle 2 e in rue Lacépède 14) vedi qui
Neanche a farlo apposta, solo appena ritornata, ho scoperto nuove segnalazioni di posticini che mi sono mangiata le dita di non aver visitato... Vabbè, vorrà dire che BISOGNERA' ritornarci! ;-)