lunedì 9 febbraio 2009

Post-it # 7


Questi post-it nascono sempre così, quasi per caso. Prima il disegno, sempre più facilmente delle parole, che vengono dopo e talvolta vengono peggio, o non vengono proprio...

Lo riguardavo e mi sembrava di non vederci proprio più niente. Pensavo allora ai colori...
Verde acido, il colore della vita, della terra e della natura in continua rigenerazione. Amore, onestà, costanza, bontà d’animo che non chiede nulla in cambio. Colore rilassante che favorisce la riflessione, la calma, sviluppa l’armonia nei nostri pensieri e dà pace ai sensi.
Viola, incontro armonico tra le vibrazioni del rosso e quelle opposte del blu. Il violetto chiude lo spettro di colori visibili ed ha un'alta frequenza vibratoria che stimola il sistema parasimpatico inibendo la secrezione di adrenalina e consentendo pertanto di abbassare al frequenza cardiaca e favorendo quindi la concentrazione e la meditazione.


Ho pensato allora ad un piccolo germoglio, tenero e fragile, ma pieno di vita. E ho visto quelli che mi sono sembrati cuoricini...
Oh sì, ora mi è chiaro! Questa è una dedica per la mia nipotina Viola. Benvenuta piccola!
;-)







venerdì 6 febbraio 2009

Raptus coloratissimi: Raptus & Rose invita Cobrizo.




Desidero condividere con voi una cosa.
Domani in città ci sarà l'inaugurazione di un posto davvero carino.
Questo atelier, che prende vita da una reale vecchia sartoria maschile dismessa, ora impreziosita da vanità e colori molto molto femminili, confeziona coloratissimi vestitini fatti su misura. Pezzi unici artigianalmente composti con tessuti vintage dalle abili mani di Silvia Bisconti e dei suoi collaboratori.
L'idea è simpatica, il posto piacevole, le persone capaci. Quanto basta per andare a curiosare.
Volete un altro piccolo motivo in più per andarci?
Sì, Silvia ha voluto proprio i miei lavori per ornare le sue creazioni Raptus and Rose!
Ci saranno quindi per un po' di tempo anche alcuni accessori appositamente realizzati da me per i suoi abiti.



 il packaging dipinto a mano da me, per i miei bijoux
















il mio portfolio invece di illustratrice qui

mercoledì 4 febbraio 2009

Ma scusa...

I Lor Signori che scaricano le mie illustrazioni per farsi cartoncini invito e d'auguri o chissà che altro potrebbero almeno dire qualcosa, o no?
Chessò, uno "scusa", "per piacere", "grazie" ... non fanno parte del Loro vocabolario?
......





martedì 3 febbraio 2009

Ancora un poco...




...e neve è stata.
Eppure, il bel titolo di Silone ci racconta proprio questo paradosso: è la neve che protegge, nutre e fa sviluppare il seme che si trova sotto le sue coltri. La neve non annulla il seme, ne permette la vita!


com'è bella questa copertina, vero?

...e anche i miei "semi" colorati sembra stiano per germogliare... Sono davvero contenta!






venerdì 30 gennaio 2009

Come schiuma di rose




Per domenica le previsioni parlano nuovamente di neve. Eppure io son due giorni che sento profumo di primavera. Nelle mie narici fiori di pesco... il mio cuore batte a mille e i miei occhi, se pur stanchi, non hanno voglia di chiudersi...



Colmo di fiori è il pesco
non tutti diverranno frutti,
splendono limpidi
come schiuma di rose

per l’azzurra fuga delle nubi
come fiori sbocciano i pensieri
cento al giorno
lasciali fiorire
lascia alle cose
il loro corso

non domandare del raccolto
occorrono anche giuoco e innocenza
e fiori in abbondanza
altrimenti il mondo
ci sarebbe angusto

e la vita
priva di piacere.

(Herman Hesse, Il canto degli alberi)

Sono stanchissima ma all'erta...
Infilo perle (rosa davvero), mi distruggo le mani, ma mi par di giocare.





venerdì 23 gennaio 2009

Post-it # 6



...

L'astuccio trasparente di un sospiro,
uscita dalla canna vola in giro,
ballonzolando senza direzione,
per farsi dondolar, come che sia,
dall'aria stessa che la porta via.
Una farfalla bianca, un certo giorno,
vedendo quella palla cristallina,
che rifletteva come una vetrina
tutte le cose ch'essa aveva attorno,
le andò incontro e la chiamò: - Sorella!
Fatti ammirare! Oh, come sei bella!
Son bella, si, ma duro troppo poco.
La vita mia, che nasce per un gioco
come la maggior parte delle cose,
sta chiusa in una goccia. Tutto quanto
finisce in una lacrima di pianto.

("La bolla di sapone" di Carlo Alberto Salustri, alias Trilussa)






martedì 20 gennaio 2009

Moqueca

Sembra assurdo provare a riprodurre una ricetta solo perchè ha un bel nome? A me è successo con la "Moqueca".
La moqueca (pr. muchèca) è un piatto brasiliano, che io non ho mai assaggiato.
Questo nome però mi piaceva e così ho voluto saperne di più. In sostanza è uno stufato cotto a lungo in pentole di coccio, con olio di palma, aglio, cipolla, pomodori, peperoni, ecc. Alcune versioni prevedono anche il latte di cocco e il lime, che conferiscono un sapore molto particolare.
Mi attirava la versione di pesce, che solitamente prevede una marinatura preventiva. In loco, ho letto, si trova quella di aratu, una specie di vongola, di arraia (razza), di gamberi, di aragosta, di sirì (piccoli granchietti), oppure mista.
Io oggi avevo solo dei semplici polpetti... e non mi trovavo, ahimé, a Bahia...
quindi sono andata un po' di fantasia!





4 polpetti (circa 5oo gr) o l'equivalente se avete un'unica polpo grande (o piovra, che si dica)
250 pomodori datterini tagliati a metà (sbucciati dopo averli tuffati in acqua bollente)
una cipolla rossa
un peperone verde (non amo usare la verdura fuori stagione ma pare fosse questo un elemento indispensabile. io ne ho trovato uno, biologico, che sapeva incredibilmente davvero da peperone, anche a gennaio)
2 spicchi di aglio tritati
un pezzo di zenzero (3 cm) grattugiato e spremuto
un cucchiaio di olio
200 cl di latte di cocco
un cucchiaio di burro di arachide (facoltativo)
due limoni confit a pezzetti (sostituibili con succo e buccia di limone fresco a piacere)

Nell'olio rosolare appena cipolla, aglio e zenzero; aggiungere il burro d'arachide, i pomodori. A fuoco vivo unire i polpetti eviscerati e lavati. Dopo qualche minuto aggiungere il latte di cocco, un pizzico di sale, e lasciar cuocere per 30 minuti. A questo punto unire il peperone tagliato a pezzi non troppo piccoli coi limoni e portare a fine cottura (un'altra mezz'ora o più) anche a pentola scoperta se serve addensare.
Guarnire con coriandolo fresco o prezzemolo tritato

Servire con riso basmati (in lingua originale l'accento cade sulla prima sillaba: bàsmati, che significa regina del profumo) o cous cous, ascoltando Maria Bethania o Caetano Veloso e assaporare sognando di avere i piedi nella sabbia....
;-)


Il sugo alla fine è risultato abbondante.
Le possibilità sono molte: o si va di scarpetta alla grande, o si aumenta la quantità di pesce, o si riducono gli ingredienti per il sugo, o se ne congela un po' (come ho fatto io, per un'altro "viaggio" di fantasia).

NON usare come balsamo per i capelli! ;-))


immagine da qui



giovedì 15 gennaio 2009

Tu ne cede malis...

"Tu ne cede malis, sed contra audentior ito."
Non cedi ai mali, ma resisti con cuore più ardito
(Virgilio, Aen., 6, 95)

Ancora pesce... (kamikaze!) o la va o la spacca...
Cotto 'sta volta
;-)

Salmone in satay con contorno
di cavolo cappuccio e riso basmati
Ho lasciato marinare i filetti di salmone in un pesto di aglio, peperoncino, sale, zenzero fresco, cumino tritato, zucchero di canna (in dosi assolutamente ad occhio), stemperato con un un paio di cucchiai d'olio.
Tagliato finemente con la mandolina il cavolo cappuccio e cotto a parte il basmati.
Separatamente ho mescolato una tazza di latte di cocco, shoyu q.b., una punta di cucchiaino di pasta di tamarindo, un pizzico di curcuma, ancora un po' d'aglio e la scorza di un limone. Ho unito il tutto ad una manciata di arachidi non salate tritate finemente (sostituibili con un paio di cucchiai di burro d'arachide) e cotto a fuoco dolce per qualche minuto, finchè si raddensa un poco (eventualmente aggiungendo un pizzico di maizena stemperata in acqua fredda, se occorre).
Ho saltato a fuoco vivo il salmone in una pentola antiaderente senza condimento, da entrambi i lati.
Indi servito con la salsa, il riso e il cavolo fresco.





tavola per il concorso d'illustrazione di Bordano   (
testo di Marina Neri)







mercoledì 14 gennaio 2009

Tox o detox?




Altro che cura post natalizia detossinante!
Nausea per due giorni e conseguente digiuno (con uso di soli Ume-Kuzu e Genmatcha, deglutiti a fatica) col timore di un'intossicazione da pesce crudo, al ristorante, che evidentemente non era freschissimo, il tutto condito da sospetto virus gastrointestinale influenzale... et voilà, come d'incanto ci si rimette in forma smagliante!
Due kg in meno e in più una fiacca mortale!
;-)




lunedì 12 gennaio 2009

Lurkers


Ho lasciato la porta aperta.
Ti vedo entrare, oramai da qualche giorno. Sei curioso ma ti aggiri come fanno certi clienti titubanti che indietreggiano non appena sopraggiunge una commessa troppo invadente.
Puoi guardare, curiosare, fermarti a pensare quanto vuoi.
Ti prego, almeno non rubare, non sottrarre le cose da questo luogo di nascosto. Comunque sarebbe poco piacevole, anche se sei convinto che io non ti abbia visto.
Se stai bene, ritorna, ritorna quando vuoi. Rimani quanto vuoi. Sarei bugiarda se non dicessi che mi fa piacere.


Qualche giorno fa disegnavo questo. Appuntando queste parole...
Poi solo oggi in rete vengo a conoscenza del Delurking day che scopro ricorre puntualmente tra il 4 e il 12 gennaio. Un giorno dedicato ai "lurkers", osservatori silenziosi da dietro le quinte, che seguono con più o meno costanza i blogs, ma non vi lasciano traccia.
Oggi dunque vi invito esplicitamente a dare una forma alla vostra presenza.
Drinks e pasticcini.
Si vous voulez...



mercoledì 7 gennaio 2009

Una finestra



Ecco un’altra finestra,
dove ancora non dormono.
Forse – bevono vino,
forse – siedono così.
O semplicemente – le due
mani non staccano.
In ogni casa, amico,
c’è una finestra così.
Né candele né lampade hanno acceso il buio:
ma gli occhi insonni.
Grido di distacchi e d’incontri:
tu, finestra nella notte!
Forse, centinaia di candele,
forse, tre candele…
Non c’è, non c’è per la mia
mente quiete.
Anche nella mia casa
è entrata una cosa come questa.
Prega, amico, per la casa insonne,
per la finestra con la luce.


Marina Cvetaeva






martedì 23 dicembre 2008

Natale


Ricambio gli auguri che in tanti mi avete fatto, con questa illustrazione.
Grazie grazie grazie, a tutti.
E ancora buone feste e felice anno nuovo a tutti
coloro che passeranno di qua!





lunedì 22 dicembre 2008

Amicalement vôtre


I vostri ricordi adolescenziali mi hanno aiutata a ricordare tante cose di quegli anni. Anche alcuni piccoli particolari che amavo molto come questo, ad esempio.
Qui, per voi.




"Amicalement Vôtre"

Tanti auguri.
Cobrizo


http://www.youtube.com/watch?v=7ogYhQG7lCA





sabato 20 dicembre 2008

Incontri fioriti


(una mia tavola illustrata per un racconto per il concorso di illustrazione di Bordano , 2002)



...quando un ago diventa l-ago...
(o forse era un dodici*?)

*Viene considerato il più sacro tra i numeri, insieme al tre e al sette. Il dodici è in stretta relazione con il tre, poiché la sua riduzione equivale a questo numero (12 = 1 + 2 = 3) e poiché è dato dalla moltiplicazione di 3 per 4. Il dodici indica la ricomposizione della totalità originaria, la discesa in terra di un modello cosmico di pienezza e di armonia. Infatti indica la conclusione di un ciclo compiuto. Il dodici è il simbolo della prova iniziatica fondamentale, che permette di passare da un piano ordinario ad un piano superiore, sacro. Il dodici possiede un significato esoterico molto marcato in quanto è associato alle prove fisiche e mistiche che deve compire l’iniziato. Superate le prove induce ad una trasformazione, in quanto il passaggio si compie su prove difficili, le uniche che portano ad una vera crescita. In molte culture i riti iniziatici si compiono all’età di dodici anni, dopo di che si entra in un’età adulta. (dalla rete)

Ma cosa facevo io a 12 anni?? E voi?





giovedì 18 dicembre 2008

Soup time

"Ah, se potessi escluderti da tutti i regni interi".
Se questi sono versi dedicati all' "odiata minestrina" da Giacomo Leopardi nel 1809, appena undicenne, a casa nostra invece le minestre e le zuppe sono sempre ben viste, da grandi e piccoli.
(chissà non vengano a noia a voi, ora... "Piccola seccatura vi sembra ogni mattina dover mangiare a mensa la cara minestrina?" prosegue il vate).

Questa zuppa nasce da un invito scherzoso di Artemisia a proposito di lavoro, zuppe e zuppiere. ;-) Una storia un po' aggrovigliata perchè lei l'ha chiamata nordica, pensando alle mie terre bellunesi, ma io ci ho aggiunto le mie origini trevigiane, per parte di nonni materni, e la contaminazione pugliese, da parte della suocera.
Così mi sono autoinvitata da lei, solo virtualmente (purtroppo ;-)) e le ho detto che avrei potuto azzardare una cosa così... bellunesissimo fagiolo di lamon, radicchio trevigiano e dei cavatellini freschi fatti in casa, il tutto custodito in una bella zuppiera.
E continuando a pensare come armonizzare gli ingredienti, mi son detta, faccio un disegnino...




...ma poi mentre disegnavo, il radicchio chissà dove se n'è andato, per lasciare il posto all'ennesima zuccona! ;-)
Forse pensavo ancora alla sua bella zuppiera costoluta e bombata?
Fa niente... Anche questa versione in fondo potrebbe meritare una prova.

Per i cavatelli io impasto semola di grano duro ed acqua ad occhio, ma queste sono le proporzioni delle sorelle Simili:
600g di farina di semola di grano duro rimacinata
260/300g di acqua
Impasto brevemente (deve risultare un impasto duro altrimenti poi col riposo ammorbidisce troppo ed diventa più difficoltoso da lavorare) e lascio la palla sulla spianatoia coperta da una ciotola a riposare per almeno mezz'ora.
Lavoro la pasta formando dei rotolini sottili (max un cm di diametro o anche meno, a piacere). Li taglio a pezzetti regolari ad una lunghezza che può variare da un centimetro e mezzo (per zuppa) a tre centimetri (se asciutti). Prendo un pezzetto e tenendo indice e medio uniti (per i cavatelli molto lunghi anche l'anulare), schiaccio la punta delle dita, in linea, sul pezzetto di pasta, esercitando una pressione decisa e trascinandolo (da qui il termine pugliese "strascinati". ;-) e qui vi risparmio il termine originale e il mio accento pugliese!) sulla spianatoia di legno (in rete ci sono foto e filmati a gogò). Si formerà la concavità che meravigliosamente raccoglie il condimento.
In meridione ci sono mille versioni di impasto e formato. Qualcuno li fa anche con la punta del coltello. Noi invece ci divertiamo con le mani. Non vi dico il mio bambino!

Olio extravergine d'oliva (pugliese) e un po' di peperoncino fanno il resto.
Ad Artemisia e combriccola concedo pure una nevicata di pecorino romano ;-)!






mercoledì 17 dicembre 2008

Zuppa di pioggia

Piove. Continua a piovere.
Basta muoversi e ci si inzuppa.



E allora, altro giro, altra zuppa!
pour d(ess)iner

Cipolle, funghi, zucchine e legumi... e acqua, acqua, acqua...





3 zucchine piccole
una cipolla bianca
uno spicchio di aglio
1 cucchiaio di olio
2 cucchiai di funghi secchi (tagliati a pezzetti con la forbice)
due gambi di broccoli (le cime le uso per altro)
mezzo porro grosso o uno piccolo
1 tazza di ceci cotti (o 2 tazzine di lenticchie rosse crude)
1 litro di pioggia ;-)
1 cucchiaino di erbe provenzali secche (maggiorana, santoreggia, rosmarino, origano, timo, ecc.)
2 cucchiai di crema di mandorle
1 cucchiaino di sale
pepe

Rosolare la cipolla nell'olio in una pentola di coccio. Aggiungere le lenticchie e le altre verdure a pezzi. Unire l'acqua calda, il sale, le erbe secche (se ne avete ancora di fresche sul balcone aggiungetele a fine cottura) e i funghi (se tagliati sottili non occorre neppure ammollarli) e cuocere per 15 minuti (20 minuti nel caso si usino le lenticchie crude). Se si desidera, passarne metà al setaccio. Lasciare riposare per un'oretta.
Stemperare la crema di mandorle con un cucchiaio di acqua tiepida. Versare la salsina sui piatti di zuppa calda con una macinata di pepe al momento.
Da bere NON ACQUA, per carità, ma rigorosamente vino rosso. ;-)






lunedì 15 dicembre 2008

Adamo e Eva

Riordino, archivio, cestino...
...poi ricompaiono questi miei. 2001, "Adamo e Eva". Mi fanno sorridere...
Per strane coincidenze leggo qui e mi attira "Il diario di Adamo e Eva" di Mark Twain. Io non lo ho letto, ma mi incuriosisce. E voi?





Post-it # 5




Senza parole





giovedì 11 dicembre 2008

Il mio dolce natalizio

Nè zelten, nè christhollen. Nè buche de noel, nè panettone. Nè pandoro, nè christmas pudding.
Era solo un esperimento, ma mi è sembrato ben riuscito.
(il disegno non è rappresentativo dell'effetto, of course).





Così ho deciso: è "il mio dolce natalizio"!

200 gr di farina bianca
70 gr di farina gialla fioretto
20 gr di burro di soia bio (occhio a cosa scegliete... alcuni son peggio del burro!)
70-80 gr di olio di mais bio
100 gr di malto di grano
80 gr di uvetta ammollata, asciugata ed infarinata
60 gr di noci cajou tagliate a coltello (o noci o mandorle)
150 gr di latte di riso
1 cucchiaio di mélange pour pain d'épices*
1 cucchiaino di cannella
2 cucchiai di scorza d'arancia candita a cubetti
3-4 gocce di essenza alimentare di mandarino bio
una bustina di cremor tartaro
un pizzico di sale


Mescolare gli ingredienti asciutti insieme (fatta eccezione per canditi, noci e uvetta). A parte unire quelli liquidi. Unire i due composti e lavorare bene. Aggiungendo ancora un goccio di latte, se necessario). Inglobare infine la frutta secca.
Versare in una teglia da plumcake oliata e cuocere in forno per 35-40 min a 175°. (eventualmente controllare internamente la cottura con lo stuzzicadenti).
Si conserva ottimo per qualche giorno. Si presta bene anche ad essere cotto in monoporzione (con tempi ovviamente ridotti).
Se si desidera, servire con un filo di miele tiepido.

* miscela per il pain d'épices composta di zenzero, cannella, anice verde, chiodi di garofano, cardamomo, tutte in polvere



martedì 9 dicembre 2008

Post-it # 4


La forza del candore non sovrasta il verde...

Verde per la speranza
Bianco per la fede
Rosso per la carità

Sarà mica patriottico, quest post-it, senza volerlo? ;-) o parla solo alle virtù teologali ... «Rivestiti della corazza della fede e della carità avendo come elmo la speranza» ?
Non lo so proprio. Forse niente di tutto ciò. Niente di pretenzioso. Solo che stamattina butta così...





giovedì 4 dicembre 2008

Il rinoceronte nel labirinto

le mie prove di stampa da incisione su zinco

(durante il corso tenuto dal maestro illustratore ed incisore Maurizio Olivotto, frequentato a Sarmede)



e la lastra originale


"Un labirinto è la difesa a volte magica di un centro, di una ricchezza, di un significato. Penetrare in esso può essere un rituale iniziatico, come si vede grazie al mito di Teseo. Questo simbolismo costituisce il modello di qualsiasi esistenza la quale, attraverso una quantità di prove avanza verso il proprio centro, verso se stessa."

(Mircea Eliade, L'épreuve du labyrinthe, Paris, 1978)




martedì 2 dicembre 2008

Scivoloni prenatalizi


E' stata riaperta, in città, la pista di pattinaggio sul ghiaccio. Buone cadute a tutti! ;-)