martedì 28 giugno 2011

L'aperitivo in giardino questa volta è vegan!

Pare scoppiato un gran caldo pure qui, tra i monti, anche se sinceramente non mi lamento proprio. Del resto fortunatamente non è di certo necessario il condizionatore, si dorme sempre bene, ma in più invece si apprezza il piacere di poter cenare più spesso all'aperto, cosa non poi così frequente da queste parti...
Allora si preparano cosine veloci e leggere, anche in anticipo, da mangiare appena tiepide in giardino, sorseggiando un calice di immancabile prosecco con buoni amici, mentre i bambini corrono con Salvia.
Non è impossibile usare il forno: basta pensarci un po' in anticipo ed ottimizzarne l'accensione. Ad es. la melanzana è stata cotta la sera precedente insieme ad altra pietanza, come le lenticchie utilizzate anche per altra ricetta.
Poi se si cenerà fuori non sarà certo un problema il caldo in cucina, no?




Le dosi non son rigorose, come tutte le polpette che si dican tali, fatte un po' con quel che si ha.

una tazza di lenticchie già cotte (le mie rosse decorticate, ca 150 gr da crude, cotte con cipolla e molto molto sedano, rosmarino e un po' di questo qui, per 25 min; poi metà sono state usate per condire una pasta e metà tenute da parte per questa ricetta)
una tazza di miglio già cotto (cucinato la mattina, con semi di finocchio e un pizzico di sale, nel doppio dell'acqua per 5 min e poi lasciato coperto finchè si raffredda)
una fetta di pane integrale
una zucchina grattugiata con grattugia a fori grossi (se di stagione, altrimenti ad es. carciofi o cicoria)
un cucchiaino di cumino tritato
erba cipollina
2 cucchiai d'olio
farina di riso q.b. per legare
sale

Tritare il pane.
Mescolarlo con il miglio, le lenticchie, l'olio, sale, cumino, le erbe aromatiche disponibili e tanta farina quanto basta per legare.
Formare delle palline e passarle in farina fioretto di mais mescolata con pangrattato (nel mio caso invece ho tritato dei Roggentaler, quei cracker rotondi alla segale, tipici della valvenosta).
Adagiarle sulla leccarda, schiacciandole un poco. Cuocere in forno, su carta da forno, a 200° per 15-20 minuti, finchè risulteranno colorite.



Servite con una crema di melanzane: la melanzana dovrà essere tagliata a metà e cotta in forno insieme a qualche spicchio d'aglio. Lasciata raffreddare, se ne preleverà la polpa che andrà strizzata bene, e si sbucceranno gli spicchi. (potranno essere anche riposti in frigorifero fino all'indomani)
Quindi si frullerà tutto con qualche cucchiaiata di yogurt bianco (il mio di soia), un cucchiaio di tahin e sale q.b.
Mescolare delicatamente con qualche bacca di ribes rosso.


lunedì 20 giugno 2011

Gocce di arancia

A me sembrano gocce di succo d'arancia.
Volendo anche bolle di spritz...
insomma, comunque perfette per un aperitivo estivo! ;-)





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mercoledì 15 giugno 2011

Insalata di cannellini ed agrumi

Facile e veloce, fresca e leggera: cobrizo mode on.



una tazza di cannellini già lessati (circa 150 gr)
200 gr di riso (o bulghur o quinoa)
2-3 coste di sedano tenere e fresche (con alcune delle foglie)
un'arancia (o un pompelmo rosa o limone) non trattata
un rametto di rosmarino (o menta fresca abbondante)
1/2 zucchina tagliata a julienne
olio, sale e pepe nero

Tagliare la buccia dell'agrume scelto, ben lavato, a filetti. Quindi pelarlo a vivo e ricavarne gli spicchi, privati perfettamente della parte bianca (fare quest'operazione direttamente sopra l'insalatiera deputata per condire tutto, così da raccoglierne il succo che uscirà).
Tagliare finemente il sedano e ridurre la zucchina a julienne.
Nella stessa insalatiera aggiungere un paio di cucchiai d'olio, gli spicchi dell'agrume, il rosmarino tritato fine, abbondante pepe nero, sale q.b. e unirvi infine i cannellini con la verdura. Lasciare insaporire qualche ora.
Lessare il cereale. Lasciarlo raffreddare ed asciugare perchè si sgrani bene.
Quindi mescolarlo con l'insalata di cannellini e aggiustare il condimento, se necessario.


martedì 7 giugno 2011

Jump

Un salto al mare per qualche giorno di pausa al sole... un disegnino fatto sotto l'ombrellone... un appunto fermato al volo...




Poi al rientro nascono queste lunghe collane a sciarpa, leggere, regolabili (come da disegno, la catena entra e scorre nell'anello) e svolazzanti, con ciondoli composti con pochi pezzi, ma particolari, creati con vetroreciclato, resina, rocailles, ...



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lunedì 30 maggio 2011

venerdì 27 maggio 2011

Miraggi turchesi

Sarà forse per il loro colore turchese, ma queste bellissime sfere di ceramica mi paiono quasi scheletri di riccio (qui)...




Miraggi di mari e Spaerechinus , non v'è dubbio.


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martedì 24 maggio 2011

Tiramisù (con fragole), oh carovana rosa...

Tirami su, intendo, da questa sedia e rianimami. Sono distrutta.
Per il mio compleanno ho ricevuto un bellissimo regalo, una bicicletta (no, no, non una mountainbike, che non amo).
Io non ne ho mai posseduta una tutta mia: da secondogenita, prima ho sempre usato la Graziella di mia sorella, poi fortunatamente le gambe lunghe mi han permesso di utilizzare presto e, con ancora molta più soddisfazione, quella del mio papà, una bellissima ed elegante Legnano blu che negli anni 70 aveva anche già il cambio a manubrio e non sulla scocca.
Ho dei ricordi meravigliosi di quella bicicletta utilizzata ovunque e che neppure le minigonne mi trattenevano dall'inforcarla... Sempre di volata, perchè rincasare la sera, nell'immediata periferia, richiedeva sempre qualche minuto da sottrarre alla compagnia, che abitava perlopiù in centro.
Mi chiedo ancora perchè ho lasciato ingenuamente che venisse regalata per fare spazio nel garage di casa dei miei genitori...
Evvabbè, mica si può tenere tutto, no?

Ma adesso mi rifaccio, in pieno mood da cronoscalata del Giro d'Italia.
Niente dislivelli da paura, niente maglia rosa, ma, con un sorriso che sembro un'ebete, pedalo, pedalo, pedalo... e questa è stata la mia speciale merenda al rientro.
Tirami su.




per tre coppe:
500 gr di yogurt di soia
3 cucchiai di malto di riso (o sciroppo di agave)
300 gr di fragole
8-9 savoiardi senza zucchero (o fette biscottate o pan di spagna fatto in casa)
un cucchiaio di marmellata di fragole
mezzo cucchiaino di vaniglia
un cucchiaio di succo di limone
4 cucchiai di latte di riso

Mondare e frullare le fragole (meno tre o quattro che terrete da parte per decorare) con il limone e un cucchiaio di sciroppo d'agave.
Versare il frullato in un piatto fondo e allungarlo con il latte di riso.
Inzupparvi i savoiardi spezzati a metà.
Mescolare lo yogurt con la marmellata, i due restanti cucchiai di sciroppo d'agave e la vaniglia.
Alternare a strati, in bicchieri o coppe, lo yogurt ai biscotti e qualche goccio di sciroppo di fragole restante.
Decorare con le fragole tenute da parte e, nel mio caso, con salvia ananas.





Fragoa fragoina... 

Altre fragole? una tortina alla fragole è qui

 

 


lunedì 23 maggio 2011

giovedì 19 maggio 2011

Polpette di borragine



Per la prima volta ho provato a piantare e coltivare la borragine.
Per qualche giorno sono rimasta incantata a mirane la fioritura tanto che mi dispiaceva perfino tagliarne le foglie. Ancora non sapevo che uso ne avrei fatto.
Oggi, ho cambiato idea tre o quattro volte.
Il raccolto non era poi così abbondante, così avevo ipotizzato un sugo per una pasta (esiste una tipica ricetta siciliana, la "pasta cu i vurrani" che sembra molto appetitosa), poi avevo pensato ad un semplice risotto, poi ancora a gnocchi oppure anche ad una farinata, perchè ho il sentore che quest'erba stia bene coi legumi...
Alla fine, però, ho sfornato queste polpettine che, con un'insalatina sempre dell'orto, sono risultate molto più primaverilmente appetitose.





200 gr ca di foglie di borragine lavate (o di altre erbette spontanee)
3 patate novelle medie
(qualche filetto di acciuga a posteriori ho riflettuto che non stonerebbe, se gradito, ma io non l'ho messo)
4-5 cucchiaiate colme (o q.b.) di farina semintegrale di frumento
farina di mais per l'impanatura
un cipollotto fresco grande
40 gr di pinoli
uno spicchio di aglio
un cucchiaio di olio evo
un cucchiaino di dado vegetale fatto in casa (vedi qui)
sale q.b.

Tagliare non troppo finemente la borragine. Grattugiare le patate sbucciate con una grattugia a fori grossi.
Tritare grossolanamente il cipollotto e finemente l'aglio.
In una pentola antiaderente, scaldare un cucchiaio d'olio extravergine d'oliva. (Stemperarvi i filetti di acciuga, se contemplati.) Unirvi il cipollotto, l'aglio e lasciarlo stufare per qualche minuto con un po' di sale (che sarà più abbondante, nel caso non si usino le acciughe). Unire le patate e, dopo altri pochi minuti, la borragine. Insaporire col dado. Cuocere a fuoco vivace, così da asciugare la verdura, ma facendo attenzione che non bruci.
Lasciar raffreddare.
Inglobare i pinoli e legare il composto con la farina. Salare e pepare a piacere.
Con le mani leggermente unte, formare delle palline che andranno schiacciate e passate velocemente nella farina di mais.
Su un foglio di carta da forno posizionare le polpette e cuocerle in forno a 200 ° per 15 min o finchè risulteranno dorate.


Solo dopo aver consumato queste buone polpettine, ho scoperto che una recente letteratura sostiene che foglie e fiori di questa pianta siano tossici, per la presenza di alcaloidi pirrolizidinici (in rete si trovano più notizie in proposito se siete interessati).
Certo è che la borragine viene utilizzata e consumata in cucina già da secoli e in alcune regioni ci sono piatti della tradizione rinomati e deliziosi, come gli stagionali ravioli ripieni o le frittate, per esempio in Liguria, che non hanno mai ucciso nessuno.
Dunque è evidente che la tossicità non è acuta, ma dipende dalla quantità e dall'uso protatto nel tempo che se ne potrebbe fare, come del resto accade anche per altre erbe o spezie come il basilico o la noce moscata.
Sapevate, ad esempio, che è sconsigliabile secondo alcuni consumare le foglie di basilico giovani e piccole per il contenuto di alte percentuali di metileugenolo, una sostanza cancerogena? Pare che man mano che la pianta di basilico cresce, il metileugenolo si trasformi in eugenolo, che non è tossico.
Ma il basilico d'altro canto, crescendo troppo, perde aroma e profumo!
Bel dilemma.

Io di certo non mangio pesto e borragine tutti i giorni, ma tantomeno vi rinuncio.
Di qualcosa si dovrà pur morire, no?
Morirò quantomeno verde e profumata.
:-)

mercoledì 18 maggio 2011

A pois #2

Ancora pois, questa volta in lilla e turchese:


e la mia borragine in fiore...





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lunedì 16 maggio 2011

Fragole neve e caprette. (Torta di fragole)

Fragole e caprette.
Detta così, mi sento molto Heidi...
"...le caprette ti fanno ciao
Neve bianca, sembra latte di nuvola"
Il meteo però ha mantenuto le promesse ancora una volta e il 14 maggio ha rimbiancato le vette che incorniciano la valle. 8° ieri mattina...
...ma, cessata la pioggia in città, questo è l'incanto di stamane.



Mi è capitato di ricevere in dono del burro di capra di nobile e genuina provenienza.
Pur non facendone solitamente uso, ho apprezzato molto il pensiero e mi son prodigata dunque per coniugare una ricetta per i miei commensali, poco macrobiotici, ma che molto han apprezzato.
Dunque ve la posto (anche se con una foto un po' triste, pardon, scattata di sera) perchè forse potreste gradire anche voi.



250 gr di farina semintegrale di frumento
60 gr di burro di capra (ovviamente sostituibile con burro normale)
1 uovo
una bustina di cremortartaro
150 gr di sciroppo d'agave
3 cucchiai di marmellata di fragole
200 gr di fragole
2 cucchiai di latte di riso o q.b.
mezzo cucchiaino di vaniglia
un pizzico di sale

Sbattere il burro con lo sciroppo. Unire l'uovo e la vaniglia e continuare a lavorare con la frusta (io ho usato la planetaria).
Inglobare la marmellata.
Setacciare il cremortartaro con la farina e un pizzico di sale.
Unire la farina a cucchiaiate, servendosi del latte (q.b.), al burro e allo zucchero fino a raggiungere una consistenza morbida.
Versare in uno stampo antiaderente imburrato e spolverato di zucchero di canna (il mio aromatizzato alla vaniglia - grazie Pat).
Cuocere in forno a 165° per 40 min, facendo attenzione a che non si colori troppo.

E' risultata morbidissima e profumata, nonchè dolce il giusto.


Un'altra tortina con le fragole QUI



domenica 15 maggio 2011

A pois

..."Beh, sì, che c'è?
A pois, a pois..."



perle indiane, vetro e rame



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mercoledì 11 maggio 2011

Di cielo e d'azzurro

Ci sono pezzi creati pensando magari a particolari accostamenti cromatici con tessuti, ma anche pezzi, come questi, nati pensando solo al colore speciale degli occhi di una persona... anche se questa donna so che non li indosserebbe mai.
Ma fa niente. A me piacciono.




perle a lume indiane, diaspro e cristallo



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lunedì 9 maggio 2011

Asparagi bianchi


Certo non aspettatevi di vederli sempre con uova e prosciutto...
Dunque?
Un chilo di asparagi bianchi, che avrei potuto servire pure crudi tanto erano belli e teneri, ma considerata la natura di per sè molto yin di questo ortaggio e le temperature esterne di nuovo freschine dei giorni scorsi, ho optato per una cottura più yang del solito vapore, cioè una scottata a fuoco molto vivo, una volta tagliati a pezzi in obliquo, in una padella antiaderente unta davvero poco.
Il risultato, anche all'occhio, è stato quasi di una grigliatura.
Ho leggermente salato con sale affumicato di Maldon (ma andrà benissimo anche del sale normale).
Nella padella svuotata, ma ancora calda, ho stemperato un cucchiaino colmo di crema di nocciole (ritengo potrebbe essere gradevole anche con crema di arachidi, in alternativa) con 100 gr di latte di cocco ed un cucchiaio di shoyu. Facoltativa l'aggiunta di peperoncino ed aglio.
Ho tritato le foglioline di timo limone e servito tutto tiepido in una ciotolina in cui intingere i pezzi, quasi fosse una fonduta.


mercoledì 4 maggio 2011

Panna

vetro a lume, cristallo e agata


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Il gusto dolce del verde

Non proprio una torta... ma pasticcini "speciali" di Cobrizo, giusti per l'ora del tè.
Insomma un green tea time, un omaggio scherzoso di Cobrizo e le sue perle per Mirco e il suo bellissimo Orto di Michelle.
Lunga vita al verde!



venerdì 29 aprile 2011

Belluno Venezia Roma e ritorno: Tancredi

Ho visitato la mostra di Tancredi, a Feltre (BL).
Se avete l'opportunità, non fatevela scappare.
Concedetevi la piacevolezza di una passeggiata nella gradevole cittadina feltrina, salendo per via Paradiso fino al museo Carlo Rizzarda dove è allestita la mostra (di per sè già pregevole museo di arti decorative per la sua raccolta unica di oggetti in ferro battuto del primo Novecento), e ancora su, sino a piazza Maggiore, per poi riscendere per via Mezzaterra e terminare la gita, ad esempio, con un pranzo onesto e genuino al Crash, un'osteria che amo particolarmente.
Vi sentirete coccolati per tutto il giorno.
Quello che però a me è rimasto maggiormente negli occhi e nel cuore sono i colori e il tormento di quest'uomo, Tancredi Parmeggiani (ops, mio figlio è nato lo stesso giorno e nello stesso posto: Feltre, BL 1927 - Roma 1964), pittore eclettico e talentuoso degli anni cinquanta e sessanta, con una vita e una vicenda professionale unica che già lo contraddistinsero come genio e enfant prodige della nuova pittura italiana.
Al soffitto di una delle sale mirerete anche un enorme affresco (6 x 4 m) commissionato al Tancredi per la trattoria veneziana La Colomba, ritrovo di grandi protagonisti dell’arte moderna come Picasso, Vedova, De Chirico, Morandi, ecc.

l'allestimento della Colomba

Attraverso le 156 opere esposte potrete vedere esplorate tecniche diverse, orientate comunque verso la poetica informale.
Agli anni 50 risalgono le sue "Primavere", rappresentazioni di spazio cosmico, paesaggi universali con piccole pennellate quasi incontrollate e mosse che fanno pensare ad un prato infiorato.
Le Primavere ci parlano anche del suo incontro fondamentale con Peggy Guggenheim (forse un amore?).
La bizzarra collezionista e mecenate americana racconta: "Per Tancredi feci una delle rare eccezioni alla regola che mi ero imposta" accogliendolo nel suo Palazzo Venier dei Leoni a Venezia.
E ancora, raccontando nei dettagli la storia dell'incontro con l'artista: "Fin dal 1952 avevo finanziato un giovane pittore italiano di Feltre, che Bill Congdon mi aveva chiesto di aiutare, si chiamava Tancredi Parmeggiani, ma di solito usava soltanto il nome di battesimo, perchè il cognome ricordava troppo il formaggio. (...) era quello che in Italia si chiamava uno spazialista e le sue gouaches riempirono presto casa mia. Erano delicate ed aeree e fu molto facile venderle dopo il primo anno, durante il quale le avevo regalate a varie persone.
Siccome non avevo altro posto che la stanza degli ospiti per esporle e poi venderle, le accatastai sul letto, ma quando James Sweeney venne a Venezia e le vide, disse immediatamente: - Procura tele e colori a questo ragazzo, e lascia che si espanda: ha bisogno di spazio. -
Feci come mi era stato consigliato e i problemi di spazio diventarono tali che non seppi più dove esporre le tele. Per diversi anni Tancredi lavorò in cantina, e fu un gran sollievo quando se ne andò, perchè faceva impazzire i camerieri camminando per tutta la casa con le scarpe sporche di colore, tanto che dopo che se ne fu andato ci vollero quattro giorni per togliere tutto quel pasticcio dal pavimento dello studio, ora adibito al museo di Pollock."
(Lei donò al Moma NY la tela che lui le dedicò.)


La sua espressione malinconica... «Il viso pallido, fine, bello, un pò trasparente. Aveva come una sprovvedutezza infantile», scriveva Dino Buzzati.
(Una certa somiglianza a Tenco, a me pare perfino d'intravvedere. Stessi anni e stesso epilogo, del resto...)
"Io non so scrivere, forse riuscirò a dipingere quello che sento" pare rispondere allo scrittore conterraneo.

Il segno poi viene a coincidere con l'agire...
"Ho impiegato una forma molto semplice per controllare lo spazio, il puntino. " egli racconta, "Il punto è l'elemento geometrico meno misurabile che ci sia, ma il più immediato da ideare.
Qualunque forma relativa alle dimensioni del mio quadro ha per legge il vuoto da tutte le parti."

Ho apprezzato i primi disegni a matita, dal tratto pulito e senza incertezza.


Le Facezie, quelli che chiamati così eran scherzi, leggerezze, con un poco di amarezza...

I Diari Paesani, prove di grande felicità creativa, fioriti e colorati con la leggerezza di un ultimo sussulto di energia vitale, prima di soccombere alla malattia.


I suoi diari alla fine parlano dell'angoscia di fronte alla consapevolezza e l'impotenza dei divieti imposti all'artista internato: "Ho compreso come é proibito avere sonno, ridere, piangere, parlare e non parlare... sognare e non sognare... vivere e morire".
Nel 1964, in una sera settembrina, si getta nelle acque del Tevere, a soli 37 anni.


La corrente, a ritroso, oggi ti riporta nei luoghi natii, Tancredi caro.
Benvenuto a casa.
Grazie.
Puoi inzaccherare i pavimenti in libertà, ora, quanto vuoi.

Io intanto rincaso invece ripetendo le tue parole come un mantra:
"La sola cosa che posso fare è dipingere"... "La sola cosa che posso fare è dipingere"... "La sola cosa che posso fare è dipingere"...



il link alla mostra qui

(alcune delle foto sono prese in rete)