mercoledì 19 giugno 2013

Bicchierini di yogurt con albicocche alla lavanda




Quasi me ne scordavo, ma ieri questo blog ha compiuto 5 anni (e 538 post pubblicati).
In tutto questo tempo Cobrizo è cresciuta un pochino, mi pare, e si è resa conto di quanto sia importante che si nutra, non solo grazie a ricette, ma anche attraverso i colori di cui si sente fatta.
Tanta fatica, tanti errori, tanta ingenuità, ma ci son anche piccoli passi leggeri e felici...
Nel 2008 iniziai quest'avventura con Cobrizo, in gran segreto.
Ora posso dire che è una relazione ufficiale ... complicata, ma significativa! :-)
5 anni, per taluni sono nozze di seta, per altri di legno.
Allora sapete che vi dico? Io li prendo entrambi: una per Roberta, l'altro per Cobrizo!

Grazie a tutti voi, senza i quali questo nofoodblogmamacroblogdimicroworks sarebbe cresciuto così.




Al mare ho raccolto fiori di lavanda.
Con le prime albicocche mature provo ad inventarmi un dessert leggero e fresco.
E lo disegno.


per la composta:
8 albicocche ben mature
un cucchiaino di fiori di lavanda edibili
3 cucchiai di succo di mela concentrato *
6 cucchiai di acqua
mezzo cucchiaino di agar agar
un pizzichino di sale

per la crema di yogurt vegan:
300 gr di yogurt di soia
malto (o succo di mele conc. o sciroppo di acero o di agave) * q.b. secondo il gusto
vaniglia
buccia di arancia
un pizzico di zafferano per colorare (facoltativo)
una tazzina da caffè di latte di riso non zuccherato
un cucchiaino di agar agar

Tagliare a dadini le albicocche e cuocerle con l'acqua, l'agar agar, il sale, il succo di mela ed i fiori a fuoco dolce per 2-3 minuti la composta.
Sciogliere l'agar agar nel latte di riso con il dolcificante scelto e portare a dolce ebollizione.
Togliere dal fuoco ed unire al resto degli ingredienti, mescolando bene.
Versare in bicchierini e lasciar raffreddare in frigo.
Decorare con la composta di albicocche.


* per i nuovi lettori, perchè cerco alternative allo zucchero, qui



venerdì 14 giugno 2013

Ah sì.. ah no. Yo yo.



"La felicità è quando incontri degli elementi di cui tu stesso sei fatto e che si trovano allo stato libero."

Josif Brodskij

martedì 11 giugno 2013

Esuberante



Io ho per le mani
 una certa quantità d'amore 
che non mi riesce di collocare.

Giorgio Manganelli




C'è chi scrive, chi dipinge, chi suona, chi fa giardinaggio, chi fotografa, chi cucina, chi cuce...
Ma il succo di mani è lo stesso, penso. 
Vorrei farne conserva.



lunedì 3 giugno 2013

Parole di burro. ("burro vegetale" per Salutiamoci di giugno ed il tofu)


Giugno si apre con Salutiamoci e il tofu.   (per qualche info sull'ingrediente vedi qui)
No, non storcete il naso!
Lo so, o lo si ama o lo si odia, ma credo che questa seconda fazione spesso si sia limitata ad assaggiarlo di pessima qualità (magari pure ogm) e cucinato in modo sbagliato.
In realtà con un po' di dimestichezza e fantasia, col tofu (firm o silk, cioè quello solido o quello cremoso) si posson fare un sacco di buone cose, come ad esempio:
  • ripieni per pasta fresca (ravioli qui e lasagne qui)
  • creme spalmabili
  • terrine (qui)
  • sformatini (qui e qui e qui)
  • gnocchi (qui)
  • torte salate (qui e qui)
  • dolci al cucchiaio (qui)


Lorenza di Galline 2ndlife attende per tutto il mese le vostre ricette con questo ingrediente (secondo la tabella del gioco).




Cobrizo questa volta ha voluto utilizzarlo per prepararsi una sorta di burro vegetale, da utilizzare negli impasti tipo pasta matta o finta brisé, per evitare le paste pronte o ancor peggio le margarine non meglio indentificate, quando si desidera una consistenza diversa rispetto alle paste fatte con solo olio.

per circa 350 gr di burro vegetale:
200 gr di tofu bianco frim
100 gr di semi girasole
100 ml di olio di semi di girasole
un pizzico di sale

In un robusto tritatutto (ottimo il Bimby, se ce l'avete) sfarinare i semi di girasole.
Unire l'olio, il tofu a pezzi e ed il sale e tritare a crema fine.
Riporre in un contenitore di vetro. Si conserva ottimamente in frigo per una settimana.
Credo che nulla impedisca anche di congelarlo, anche se ancora io sinceramente non ci ho provato.


Quindi ho impastato 250 gr di farina semintegrale con 130-150 gr di burro vegetale, un pizzico di sale, un cucchiaino di cremortartaro e 60/80 gr di acqua fredda.
Ho unito anche delle erbe provenzali (facoltative) per profumare la pasta.

Divisa in due e stesa, l'ho farcita con asparagi, cipollotti e piselli saltati in padella.
Poi ne ho fatto anche un'altra versione con 250 gr di farina e 170 gr di burro vegetale ma senza lievito (cremortartaro), ripiena di fagiolini, patate e pesto al basilico.
Entrambe cotte a 170-180° per 20-30 min (o a seconda del vostro forno).

Per dorarla un po' più in superficie, magari pennellatela con un goccio di olio emulsionato con acqua o latte vegetale, cosa che mi son ricordata di fare solo alla seconda (e non in quella in foto).

La seconda versione è venuta un po' più croccante, la prima un poco più lievitata e morbida.
Secondo me si può scegliere l'una o l'altra anche in relazione al ripieno.
Conservata in frigo si mantiene un paio di giorni e risulta ancora buonissima riscaldata sulla piastra.


Mi ripropongo di rifare questa sorta di burro anche con olio di mais o di oliva, per un gusto più delicato e provare ad usarlo anche per torte dolci.
Se ci provate prima voi, mi fate sapere?






L'idea di questo burro vegetale per questa volta non è mia, ma di Pasquale Boscarello, che in un suo libro l'ha chiamato "tofolio".

domenica 2 giugno 2013

Free the sheep!

"Chi pecora si fa, il lupo se la mangia."


p.s. non condanno l'umiltà e la mitezza della pecora, anzi, ma penso che il proverbio si riferisca a quella sorta di eccessiva acquiscenza della pecorella che permette al lupo prepotente di farsi troppo spazio...
In fondo potrebbe funzionare parlando anche solo al lupo e la pecora che stanno in ciascuno di noi, no?
Free the sheep!

mercoledì 29 maggio 2013

3 in 1. Muffins alla frutta (no uova, no zucchero, no burro)

3 in 1.
Una merenda da asporto per Giacomo e i suoi amichetti, un dolce dopocena prima per noi due e infine uno strategico conforto per un mio solitario lavoro da terminare in notturna... 





I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,         
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

(Alda Merini)




E' impagabile la pace del lavoro nel silenzio notturno. Anche se non son poeta.






per 8 muffins:

50 + 20 gr di uvetta bio (io non ho avuto neppure il tempo di ammollarla)
100 gr di malto di riso (vedi anche qui un'alternativa per dolcificare)
50 gr di olio extra vergine di oliva dal sapore delicato o di olio di mais bio (per i miei gusti, la prossima volta ne metto pure meno, compensando con un po' più di latte vegetale)
60 gr di latte di mandorla non zuccherato (o altro latte vegetale)
140 di farina (a scelta, ma regolatevi poi coi liquidi, secondo il tipo scelto)
una banana matura bio
buccia di arancia non trattata o altro aroma a piacere
un pizzichino di sale
una bustina di cremortartaro

Frullare 50 gr di uvetta e la buccia di arancia con l'olio, la banana e il latte.
Impastare con la farina, mescolata al cremortartaro, e le restanti uvette.
Versare nei pirottini e cuocere per 25 minuti a 170° (forno statico) o q.b. secondo il vostro forno.






venerdì 24 maggio 2013

Fra gola e fragola ... (torta gluten free con riso e grano saraceno)

Ma voi sapete già che tutto il mese di maggio il nostro progetto di Salutiamoci si diverte con le fragole, vero?
Sono solo io purtroppo che sono sempre più in ritardo su tutto!

 


Nicole di RicetteVeg aspetta tutte le vostre ricette fragolose!
Io ho provato con un altro esperimento gluten free, visto che così mi tocca...




100 gr di farina di riso
100 gr di farina di grano saraceno
50 gr di farina di soia
40 gr di nocciole sgusciate e tritate a farina (credo che anche le mandorle andran bene, in sostituzione)
40 gr di olio e.v.o. dal gusto delicato o di mais
50 gr di succo concentrato di mela
marmellata senza zucchero* (la mia di fragole, vedi qui,  ma di anche albicocche o di ciliegia o frutti rossi andrà bene)
acqua fredda
un pizzico di sale
un pizzico di bicarbonato
cannella


Personalmente ho ottenuto la farina di grano saraceno direttamente dal cereale. Non sono infatti chicchi duri e si sfarinano facilmente con un buon tritatutto, purchè vi assicuri un risultato di grana fine.
Per proseguire sarà sufficiente mescolare le farine con il sale, le nocciole, l'olio, il succo di mela e la cannella (un cucchiaino o quanta è gradita).
Impastare quindi con e il pizzico di bicarbonato e l'acqua fredda necessaria (da 80 a 100 gr, più o meno, a seconda della farina che userete).
Dividere l'impasto in due e foderare una teglia (la mia sarà stata di 20 cm di diametro, più o meno, essendo regolabile).
Versare la marmellata (circa 250 gr ma, a seconda di quanta ne gradite, potete aumentare o diminuire). Coprite con la restante pasta.
Cuocere in forno a 160°-170° per 25 min o quanto basta, a seconda del forno (modalità statica), facendo attenzione che la farina di soia tende a far colorare velocemente la pasta in cottura.
Una volta fredda, spolverizzare con cacao.


Vi consiglio caldamente di prepararla in anticipo, anche di un giorno: i sapori si armonizzeranno e il gusto ne guadagnerà molto.
Si conserva bene per due tre giorni, in frigo.

* Sicuramente anche delle fragole fresche, semplicemente cotte appena, con un goccio di succo di mela (o addirittura una mela a pezzetti) e un po' di agar agar, andranno altrettanto bene della marmellata.










giovedì 16 maggio 2013

Veg burger gluten free. Dal seme al germoglio, dall'idea al piatto.




Dopo un periodo di auspicabile depurazione che in questo periodo dovrebbe aver alleggerito il fegato, che si voglia o meno seguire la macrobiotica, comunque in primavera è ovvio ridurre le lunghe cotture, l'eccesso di proteine animali e di condimenti e di sale.
Come fa la natura, è bene assecondare questo cambio di polarità, altrimenti i disagi della primavera si manifestano maggiormente: il nostro corpo è ancora carico del calore accumulato col cibo invernale (carne, uova, grassi saturi) e teso per l'abuso di cibi secchi e duri (come i prodotti da forno). A causa di questi ultimi, il corpo è rigido e contratto e fatica ancor maggiormente a smaltire il calore dei primi.
In questo intento la verdura, in tavola, è ancora più efficace rispetto alla frutta per penetrare in profondità e rilassare il fegato (la cui pienezza si può manifestare con irascibilità, eccessi di collera e anche con disturbi visivi).
Io in questo momento prediligo anche l'uso dei germogli
Possono essere realizzati facilmente in casa, con un germogliatore apposito, ma anche in tanti altri facili modi che si trovano in rete. Si possono far germogliare cereali (grano, orzo, avena, ecc...), legumi (lenticchie come nel caso del disegno, soia, adzuki, ecc..) ma anche alfa-alfa, trifoglio, crescione, fieno greco, ravanello, girasole, lino, ecc...
Le piantine che si svilupperanno dai semi saranno ricchissime di energia, vitamine (la vitamina A, dopo 72 ore di germinazione aumenta anche del 370%!), oligoelementi e clorofilla benefica proprio per il fegato.
Nel caso di semi duri, una volta spuntato il germoglio, prima di essere consumato, andrà eliminato il tegumento, il rimanente seme "contenitore".
Sono belli, gustosi e versatili in insalate, su cereali, in sandwiches, ecc.








Mettiamo però il caso ora che vi si dica che siete intolleranti al frumento e all'orzo (che in primavera è un ottimo depurativo! voi approfittatene e guardate qui e qui) e che è meglio limitare glutine, lievitati e fermentati... precisiamo che con la primavera uno non ha neppure più tanta voglia di cucinare per ore... ed infine confidiamo che ogni minuto sottratto alla cucina può essere sfruttato invece per fare altro (nel mio caso disegnare)...
Allora che fareste?
A me è venuta quest'idea, piccola, ma mi ha salvato la cena per tutti e il pranzo veloce del giorno dopo, per me sul tavolo da disegno.
Sì, non penserete mica che qui si progetti una ricetta, si faccia food styling e studio delle luci?
Volete che vi racconti com'è andata per davvero? Ho aperto il frigo stamattina e ho trovato in un cartoccio poco poetico ed appetitoso il resto della cena di ieri sera.
Tagliando con il coppapasta, aggiungendo, impiattando e colorando è uscito questo.
Il click è stato fatto su un cuscino, sul pavimento del soggiorno. Il disegno è nato per ultimo...
Svelati tutti gli altarini. :-D  Facilissimo dunque. Se vi piace, lo potete fare anche voi.
In quel cartoccio c'era solo un'idea, delle mie cobrizolose, non aspettatevi dunque una ricetta per filo e per segno, eh!
Accetto però tutti i vostri suggerimenti o le alternative!!!

Ingredienti:
lenticchie arancioni decorticate bio
farina di riso
fiocchi di riso (se non avete esigenze glutenfree credo potrete usare conodamente anche quelli di avena o di altri cereali misti)
brodo vegetale (vedi qui)
cumino, coriandolo, curcuma, peperoncino (o spezie a scelta)
prezzemolo
olio extravergine d'oliva
sale


Ho cotto 2 hg di lenticchie: tostate in un cucchiaio di olio in cui ho scaldato cumino, coriandolo e curcuma (ma le spezie sono a piacere); bagnate con brodo vegetale (o acqua) bollente e cuocere per 15 minuti, aggiungendo altro brodo all'occorrenza, come per un risotto. Al termine dovranno risultare ancora un poco al dente, solo parzialmente sfaldate, e di consistenza di un purè.
Fuori dal fuoco legare con fiocchi di riso e farina di riso (mi spiace ma qui dovete fare ad occhio: saranno stati 2 cucchiai degli uni e 2 dell'altra, ma dipenderà dalla quantità di liquido), peperoncino, un filo d'olio, prezzemolo tritato, sale q, b. e un 'altro cucchiaio d'olio.
Scaldare bene una piastra antiaderente grande (tipo quella che va usata per le crepes o anche il ferro per le piadine), ungerla e versarvi, appiattendole, le polpettine di lenticchie, infarinate o no come gradite.
Cuocere a fuoco vivo ed aspettare che siano ben rosolata da un lato prima di girare (o un'unica grande, a mò di frittata da tagliare poi a pezzi).
Oppure si può anche procedere così: ungere anche l'interno di un coppapasta. Appoggiare il coppapasta sulla piastra e riempire col composto in modo da fare uno strato al massimo di circa 2 cm, compattandolo bene col cucchiaio anche lungo la circonferenza. Sfilare con cautela il coppapasta e ripetere l'operazione fino ad esaurire le lenticchie.

Risulterà gradevole per la grana delle lenticchie ancora intere e la croccantezza della crosticina.
Tagliata a pezzi è ottima per antipasto, come fosse una sorta di farinata o per secondo o in un panino, come un vegburger.
Qui l'ho fotografata con pane integrale di segale e germogli di girasole e un fiorellino fatto con un pomodoro, ma personalmente l'ho mangiata con del basmati, per i motivi di cui sopra.








martedì 30 aprile 2013

Sedievole #3 #4 ... e sedie (ma non serie) chiacchiere.

Più passa il tempo e più le cose che riemergono dalla memoria infantile fanno un dolce effetto...
Non si tratta di indugiare nostalgicamente nel passato, ma di riconoscere la memoria e le sue radici.


Caregheta d'oro,
che porta el me tesoro
che porta el me bambin
caregheta careghin. 
  

é una filastrocca dialettale (careghéta = seggiola, per i non veneti) che mi sentivo cantare da bambina dai nonni, o chi per loro, che intrecciavano le loro quattro mani, afferrandosi vicendevolmente i polsi, creando così un piccolo scranno che alzavano ed abbassavano a ritmo facendomi volare in alto, in aria...








Sì, si posson far magie con le sedie...






Silvia Geroldi e Camilla Catarzi lo sanno lunga in materia di sedie.
Mi hanno invitato: - Siediti e raccontaci, Cobrizo. -
Ops.
Sedia che scotta?!?! :-D



l'intervista qui 
così forse anche tutte queste mie sedie disegnate si spiegheranno da sè...

 





lunedì 29 aprile 2013

Sediovuòle... "sedievole". #3

E' uscita questa, che involontariamente pare proprio una "esse", con le ali.
Una Sedia alata...




 per in[sedia]menti virtu[ali]


Sì, le mie sedie hanno ali.
Per fortuna.
Meglio legarsela al dito, questa.  ;-)



Tutta la "seriesedie"  qui

mercoledì 24 aprile 2013

Sediovuòle... "sedievole". #2

Seduta in bilico sulla sedia.
La precarietà mi spinge a rischiare.
L'acrobazia talvolta riesce, talvolta è disastrosa.





E' un sogno di leggerezza...
perchè “esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca”, come diceva il grande maestro Bruno Munari.


La "seriesedie" è iniziata qui



lunedì 22 aprile 2013

Sediovuòle... "sedievole". #1

Questo potrebbe essere l'inizio di una serie. Una seRie di seDie.
Mi sento un po' l'Alfieri, legata alla sedia:
« Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli » mi ripeto per disciplinarmi nel lavoro e tenere il sedere incollato alla sedia.

Su una sedia si posson fare un sacco di cose...






perchè le sedie non hanno mai bisogno di riposare,
perchè le sedie dormono in piedi, scriveva Nazim Hikmet
ed io le amo per la loro capacità di accoglierci a tutte le ore.




Salutiamoci di aprile: la mandorla




Nella mandorla – cosa sta nella mandorla?
Il nulla.
Nella mandorla sta il nulla.
Lì sta e sta.

Nel nulla – chi sta? Il re.
Lì sta il re, il re.
Lì sta e sta.

Ricciolo ebreo, non diventare grigio.

E il tuo occhio – per dove sta il tuo occhio?
Il tuo occhio sta davanti al nulla.
Sta verso il re.
Così sta e sta.

Ricciolo d'uomo, non diventare grigio.
Mandola vuota, blu regale.

(Paul Celan)


Uno schizzo e una poesia ... solo per ricordarvi che tutto aprile Salutiamoci gioca con le MANDORLE in casa di Francesca di Paciocchi di Franci, che vi aspetta con le vostre ricette.
Io sono perennemente in ritardo su tutto (sto più disegnando che cucinando, effettivamente), ma voi datevi da fare e giocate con le mandorle!
Ma sapete, che ridendo e scherzando questo nostro progetto ha già raggiunto un anno di vita e ha raccolto ben più di 800 ricette?
Che bello.

mercoledì 10 aprile 2013

Resistere per Ri-esistere

"È la più audace delle utopie, la più irriducibile delle speranze: resistere contro ogni forma di oppressione per esistere di nuovo, per tornare ad essere donne ed uomini liberi di affermare la propria storia e la propria vita.
Le montagne, la roccia, i sassi hanno una familiarità fisica con la Resistenza non solo perché partigiani e ribelli hanno sempre attraversato e vissuto questi luoghi come base per le loro battaglie, ma perché, grazie alle loro forme proiettate verso l’alto, le montagne evocano l’dea stessa di libertà.
I sassi, le sassaiole, sono inoltre le armi dei bambini, dei poveri, degli esclusi."


In occasione della Festa della Liberazione del 25 aprile '13 la città di Belluno sarà invasa da una simbolica sassaiola, fantasiosa e liberatoria, grazie ad un'idea ed un'installazione urbana che Aurelio Fort e Alfonso Lentini attueranno assemblando sassi di ogni diversa provenienza, ad ognuno dei quali sarà applicata l’impronta digitale dei 543 partecipanti, fra artisti cittadini e di tutto il mondo.

Questo il mio contributo a questa sassaiola creativa e non violenta:





..."poiché l’arte lavora sui mutamenti e sulle moltiplicazioni dei significati, con questo progetto vogliamo puntare l’attenzione sulla parola Resistenza per innescare un meccanismo di risonanze e proliferazioni di senso."

il link dell'iniziativa qui





domenica 31 marzo 2013

Ma che gallina!





Buona Pasqua di rinascita a tutti, me compresa.

(citazione di S. Butler, illustrazione Roberta Cadorin)


giovedì 21 marzo 2013

Con-cordia




Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

W. Symborska



Potessi scegliere d'essere uno strumento musicale, sarei sicuramente un cordòfono.
Di legno, arcuato, vuoto, ma capace.
Cassa di risonanza, per amplificare ed armonizzare. Che responsabilità, però.
Un manico per indicarmi l'altezza da (e)seguire e poi piroli, bischeri, - che già i nomi mi piacciono - per allentar la tensione o accordarmi...
Ma sono così ignorante di spartiti. So usar la musica solo per scompormi, o per ricompor le parti disgiunte.
Ho cuore, però, così azzardo coraggio e mi sogno violino, viola, violoncello, contrabbasso... perchè nella vita mia ho la fortuna di incontrare mani bellissime, piccole o grandi, curate o ruvide, che anche senza toccarmi, mi fanno ancora vibrare.

Cor... cordis...

in concordia.


21 marzo, primo giorno di primavera, giornata mondiale della poesia.



p.s. :
che bello scoprir che la concordia è anche fiore ed addirittura erba medica (vedi qui)
L'Orchis maculata ha tubero palmato, a forma di mano (denominata per questo "man de la Madòna", dalle mie parti) e dall'intreccio di quelle "dita" pare si traessero auspici sulla durata di un amore; compare inoltre tra le erbe usate dalle streghe per i loro sortilegi.
In Medio oriente invece gli stessi tuberi vengono realmente impiegati in cucina per realizzare minestre, mentre in Grecia vengono essiccati e quindi ridotti in farina; questa, una volta cotta con miele, crea una bevanda che viene consumata soprattutto come prima colazione.


giovedì 14 marzo 2013

Di luce in luce



Forse dovrei imparare a separare...
Ma tutto è unito... sono tutta unita...

sostanza e tempo sono inseparabili,
come misura e moto, organo e vita...

Avessi mani sopra tutto il corpo
e labbra sulla punta delle dita

o fossi straripante come i fiumi...
inonderei di ferita in ferita

la vita che mi sfugge volteggiando
sopra l’infanzia sempre mai finita...


                    ***


Di luce in luce vengo verso te,

e la luce si fa sempre più chiara.
Poso la testa sopra i tuoi ginocchi…
Sto bene… Ce la faccio, anima cara…

Guarda! Il cielo è sereno… È tutta luce
la neve sulle cime dello Schiara! *


Patrizia Valduga





* Per i non bellunesi, lo Schiara è il gruppo montuoso dolomitico che si erge a nord della città 

« In certe giornate limpidissime di autunno, perfino dai tetti più alti di Venezia si possono distinguere, anche senza bisogno di binocolo, le Dolomiti. Non solo il loro confuso profilo di montagne, misteriosa barriera che chiude il nord (e al di là che cosa esiste? Quali mondi si stenderanno di là della muraglia?). Ma se ne riconosce anche il colore. Dalle 11 del mattino a pomeriggio inoltrato una piccola macchia lucente risplende infatti all'orizzonte. È la faccia sud dello Schiara, una delle poche grandi pareti dolomitiche che guardano direttamente la pianura... » (Dino Buzzati)




mercoledì 13 marzo 2013

Compiuti, incompiuti e schizzi.

Parlavo di punizione qui, vero?
Ecco, è arrivata: sono segregata in casa da giorni con un piccolo moccioso febbricitante, fastistidioso e infastidito.
E non dite solo -Povero!- perchè chi non ha mai provato a stare 24 h su 24 per più di cinque gg così, non sa evidentemente di che cosa parlo!
Si riesce a lavorar pochissimo, ovviamente, e ci si innervosisce pensando a tutto quel che ci sarebbe da fare - compiuti, incompiuti e schizzi -, ma alla fine non resta che arrendersi e cercare di trovare almeno qualche dvd piacevole da guardare insieme.
Vi vorrei allora segnalare questo film, per bambini ma anche per adulti:

La tela animata di Jean François Laguionie, un gioiellino di animazione francese, interamente disegnato in tecnica mista nell'arco di cinque anni, che si racconta attraverso il mondo della pittura e del colore.
L'inizio ricorda un poco l'opera pirandelliana "Sei personaggi in cerca d'autore" per la scomparsa misteriosa del pittore che lascia personaggi, - incompiuti, compiuti e schizzi - vagare in cerca del proprio scopo. 
Il gruppo viaggerà di quadro in quadro (con riferimenti a pittori quali Henri Matisse, Picasso, Andrè Derain e Pierre Bonnarde) ed approderà fino a Venezia, nel tentativo di ritrovare il pittore (che ricorda nei tratti Paul Cezanne), affinché possa terminare l'opera incompiuta restituendogli finalmente dignità.
Le Figaro lo ha definito un capolavoro, per Le Monde pecca di ingenuità, mentre l'Express ne ha esaltato la fluida vivacità della grafica e delle animazioni. Solo dopo aver visto anche i meravigliosi Appuntamento a Belville e L'Illusionista, decidete un po' voi...

qui il trailer


Il caso però vuole che in queste giornate interminabili arrivi fortunatamente anche qualche inaspettata gratificazione. 


Bobos parla del mio lavoro:



Anche se ai vostri occhi pecco forse di vanità, questo è il mio diario/portfolio e ho bisogno di appuntarmelo, per ricordarmene.
Questo riesce a ridare un senso alla giornate più pesanti ... e alle ore rubate al sonno, pur di consentire a Cobrizo di continuare a disegnare e rispettare le scadenze.
Grazie.

sabato 9 marzo 2013

Ceci...

Questo mese Salutiamoci cucina i ceci.
Cobrizo dunque doveva disegnarli. Eh, mica facile...

Ceci...
Ceci...
mumble mumble
...



Non sai ancora cosa sia Salutiamoci?
Allora sì, ti metto in ginocchio sui ceci, in punizione! :-)


 


Non sono crepes, non son panelle, non son pancakes, nè frittelle.
Allora come chiamo questa robina qua?
Quel che conta comunque è ancora una volta l'idea che vi propongo, cioè quella di utilizzare i ceci già bell'e cotti, anzichè la farina di ceci, che si impiega invece in tutte le ricette menzionate sopra.
Un avanzo di legumi già cotti troverà dunque un impiego molto appetitoso per un antipasto o un primo piatto semplice ma gustosissimo.


230 gr di ceci già cotti (oppure preferibilmente bio, in vasetto di vetro)
250 gr d' acqua o q.b.
un cucchiaio di farina di mais integrale macinata grossolana
50 gr di farina semiintegrale (la mia di frumento)
un pizzico di bicarbonato
2 cucchiai d'olio di oliva e.v.o.
aglio (un quarto di spicchio)
sale q.b.
pistacchio tritati
spezie a piacere

per il ripieno io ho scelto delle bietine fresche (bieta da taglio) passate direttamente in padella con olio, aglio e acciughe (queste ultime facoltative per una versione vegan).


Frullare finemente i ceci con l'acqua, l'aglio e l'olio. Aggiungere le farine, il sale, il bicarbonato ed aggiustare di sale.
La pastella dovrà risultare decisamente fluida come quella per le crepes.
Scaldare una piastra antiaderente o di ghisa. Oliarla leggermente.
Versare la pastella e cuocere ambo le parti, come normali crepes o pankes finchè diventeranno croccantine.
Io ho provato sia a farle grandi, e poi tagliarle con un coppapasta, sia a versare direttamente la pastella nel coppapasta posizionato sulla piastra, così potesse contenere ed arginare il liquido.
Potrete dunque arrotolarle come piadine, ripiegarle a metà oppure comporle come ho fatto io a torretta con un ripieno di bietine o con quel che più vi garba.
Buone tiepide o fredde.


Vi ricordo che se volete aiutarci in questo gioco, potete portare i vostri ceci, in tutte le salse, qui da Katia di Pappa&Cicci.


mercoledì 27 febbraio 2013

Miso. Mi no. Ma se... *

Miso soup

Il miso è il principe dei condimenti giapponesi.
Non siate tanto scettici da escludere a priori questo alimento dalla vostra dieta. Vi perdereste davvero un'interessante e salutare opportunità!
Il miso è una pasta scura, naturale e molto saporita, paragonabile vagamente in occidente al nostro dado da brodo.
E' il risultato di una fermentazione e lunga maturazione della soia, insieme a sale ed altri cereali, che avviene in grandi barili di cedro. E' adatta ad insaporire, ma è versatile anche per creare condimenti appetitosi.

La sua origine risale, pare, addirittura al Neolitico. Solo con i monaci buddisti cinesi, però, a partire dal  600 d.C, si ebbe una sua larghissima diffusione che raggiunse anche il Giappone.
Proprio in terra nipponica sembra sia stato coniato il detto popolare "miso sae areba" che significa “tutto va bene finché c’è miso”, il che la dice lunga sulle proprietà di questo ingrediente.
La naturale fermentazione utilizzata per produrre il miso è un processo che sapientemente consente anche l'eliminazione dei fattori antinutrizionali della soia (soytoxin) esaltandone invece le sostanze salutari.
Il miso è prezioso infatti in quanto è ricchissimo di aminoacidi (come l'acido linoleico e la lecitina, che hanno la proprietà di contrastare il colesterolo), apporta preziosi enzimi vitali, sali minerali, oligoelementi e vitamine all'organismo ed arricchisce la flora batterica dell'intestino, aumentando la capacità di difesa del sistema immunitario e migliorando pelle e capelli.

Alla fine del 1980, un gruppo di ricercatori medici giapponesi della Tohoku University scoprì che il miso contiene un estere etilico, prodotto durante la fermentazione, che agisce come anti-mutageno, aiutando cioè ad annullare sostanze nocive e potenzialmente cancerogene che possono accumularsi nel nostro organismo.
Il National Cancer Institute ha inoltre scoperto, attraverso uno studio esteso a donne giapponesi facenti uso giornaliero e costante di miso (cita la tazzina di zuppa di miso per tre volte al giorno), che lo stesso ha abbassato del 40% il rischio di cancro al seno.
In Occidente talvolta il miso viene additato come un ingrediente troppo salato e pericoloso per la salute (ma bisogna tenere conto che noi occidentali spesso facciamo un uso sconsiderato del sale in tutte le altre pietanze!), ma un altro studio su uomini e donne giapponesi con pressione arteriosa normale, condotta dalla Showa University, ha dimostrato invece che, con due ciotole di zuppa di miso al giorno realizzate con la giusta combinazione di ingredienti (come wakame, brodo di pesce palamita, foglie verdi, cipolle e carote), si può prevenire lo sviluppo dell'ipertensione, grazie al suo alto contenuto di potassio, magnesio e calcio. Inoltre un altro studio ancora, condotto per tredici anni su una vasta popolazione di uomini e donne giapponesi, ha dimostrato che coloro che si sono astenuti dalla zuppa di miso hanno avuto un tasso di mortalità per ipertensione ed ictus tre volte e mezzo superiore rispetto ai bevitori di zuppa di miso.
 (da Miso Book di John & Jan Bellem, vedi qui)

Esistono numerosi tipi di miso. 
I sapori e la qualità variano moltissimo da produttore e produttore, quasi un po' come per noi occidentali si differenziano i formaggi artigianali.
Nelle dispense giapponesi infatti molto spesso se ne trovano ben più di un solo tipo per poter essere impiegati e miscelati con cura a seconda delle loro caratteristiche (sapore, colore, stagionatura...) nella ricetta da realizzare.
I più conosciuti e frequenti sono il miso di Orzo Onozaki, quello di Riso Johsen, il miso Hatcho, lo Shiro Miso ed il Natto miso.

Il Miso di Orzo Onozaki è prodotto con soia, orzo e sale ed è di colore più chiaro e sapore un po' più delicato. 
La sua lavorazione avviene a partire dai fagioli di soia lavati ed ammollati, bolliti per venti minuti e successivamente ancora cotti a vapore per 4 ore.
L'orzo viene cotto a parte e fatto fermentare inoculandoci il koji. Una volta maturato, viene aggiunto alla soia in rapporto 11 parti di koji per 10 di soia e viene addizionato anche di sale marino.
Quindi viene fatto maturare per 18 mesi in grandi tini di cedro a temperatura ambiente, con travasi da un barile all'altro ogni 3 mesi, seguendo l'avvicendarsi delle stagioni, per assicurargli la giusta ossigenazione.
Una volta pronto, viene confezionato, senza la necessità di essere pastorizzato, visto che l'alta percentuale di sale ne preserva l'integrità.

Il Miso di Riso Johsen è prodotto dalla soia e riso integrale e sale ed ha un sapore più deciso. 
Per prepararlo, i fagioli di soia vengono lavati, ammollati e poi cotti a vapore. Vi viene addizionato il riso inoculato con i fermenti del koji (come per il miso Onozaki, vedi sopra).
La mistura di soia e riso fermentato viene salata e lasciata fermentare ancora in fusti di cedro, pressati da pietre, per almeno 18 mesi, ma a volte anche fino a 24.


L'Hatcho Miso è definito il miso dell'imperatore; prodotto solo con soia e sale, è il più scuro e dal sapore molto intenso. (Se non avete alcuna dimestichezza col miso, vi consiglio di cominciare ad usare quello di riso o di orzo e non partire dall'Hatcho)
Presenta il 20% di sale in meno rispetto agli altri tipi di miso. Durante la sua preparazione, la soia, dopo la cottura, viene lasciata riposare direttamente nel suo bollitore affinchè acquisti una colorazione più scura e un sottile aroma di affumicato. Il peso sovrapposto infine ai tini per pressarlo arriva anche fino a tre tonnellate e il tempo di fermentazione è di due anni.
Lo Shiro Miso, o miso bianco dolce, è un condimento più cremoso dal sapore più delicato e una colorazione ambrata, che fornisce infinite possibilità di utilizzo nel preparare salse e condimenti

Il Natto Miso è una sapiente miscela di miso, malto d'orzo, zenzero, shoyu ed alghe kombu. I fagioli di soia vi compaiono al suo interno spesso ancora parzialmente interi e in bocca paiono quasi come arachidi, mentre il suo odore caratteristico talvolta ricorda un po' quello di alcuni formaggi piccanti.
Contiene vitamina K2, serina e pirazina (quest'ultima responsabile del suo odore caratteristico) che, è dimostrato, sono in grado di ridurre il rischio di coagulazione del sangue.

La Tekka è infine un condimento in polvere a base di radici come bardana e carote e miso. Il suo nome giapponese significa "radice di ferro".
Cotto a lungo durante la  sua preparazione, viene essiccato e polverizzato, assumendo dunque un forte effetto (yang), riscaldante ed energizzante. Profumatissimo (con un aroma un po' di caffè, per intenderci), è da usarsi a piccoli pizzichi, sopra il piatto finito.


Il modo più semplice per utilizzare il miso è appunto nella famosa zuppa di miso, di cui è sufficiente una piccola ciotolina come apertura di pasto, per facilitare la digestione, mantenere in equilibrio i livelli di zucchero nel sangue e per alcalinizzarlo, ripulire l'intestino e ripopolarne la flora batterica meglio di qualsiasi altro integratore ora molto in voga sugli scaffali frigo dei supermercati (bianco, da bere giornalmente, ci siamo capiti no?).
Il consiglio è acquistarlo non pastorizzato, di origine biologica e, per preservarne le infinite proprietà preziose, non sottorporlo ad alte temperature in cottura.
Nelle zuppe infatti va stemperato a parte e poi aggiunto al brodo della zuppa, a fuoco spento.



ZUPPA DI MISO SEMPLICE (dosi per una persona)
1 striscia di 2-3 cm circa di alga wakame (sulle alghe vedi anche qui)
da 1/2 a 1 cucchiaino di miso (di riso, orzo o Hatcho)
1/2 tazza di verdure a vostro piacere tagliate sottili (preferibilmente cipolla, carota e qualche verdura a foglia verde ma potrete variare secondo la stagione e il gusto)
prezzemolo, o erba cipollina o zenzero fresco (sempre secondo la stagionalità)
Ammollare l'alga in poca acqua fredda. Tagliarla a striscioline molto sottili e recuperare l'acqua d'ammollo a cui aggiungere 2 (o 3) tazze d'acqua fredda. Portare ad ebollizione. Aggiungere le verdure tagliate sottilmente e far cuocere per 10 minuti. Rimuovere dal fuoco e scoperchiare la pentola cosicchè la temperatura scenderà un poco. Quindi prelevare un poco del brodo e in una ciotola a parte stemperarvi bene il miso, dopodichè aggiungerlo tutto alla zuppa. Versare la zuppa e servire con prezzemolo il verde del cipollotto o di un porro tagliato finissimo o un po' di zenzero grattugiato (quest'ultimo da preferirsi nella stagione fredda ed invernale)
Le dosi sono puramente indicative e possono variare secondo il gusto e la necessità. Altre versioni vedono pure l'impiego di funghi shitake, tofu, noodles, ecc.


Che stazza! Che dire? C'è vita in tazza. 


Anche il più semplice dei minestroni, se non già salato, potrà essere arricchito analogamente a fine cottura, con qualche cucchiaiata di miso.
Per iniziare a prenderci confidenza, mescolate semplicemente  due cucchiaini di miso con uno di tahin (pasta di semi di sesamo) e l'acqua necessaria per stemperarlo e renderlo più fluido.
Potrete assaggiare questa semplice salsa anche su crostini di pane, decorati a piacere con verdura o, allungandola ulteriormente con acqua, la stessa diventerà un alternativo condimento per una semplice pasta, precedentemente cotta insieme a qualche ortaggio (ad es. cavolfiore, finocchio, broccoli, carciofi, carote, ecc. , facendo però attenzione a ridurre il sale nell'acqua di cottura) e che potrete ulteriormente arricchire con spezie a piacere.

Se invece volete utilizzare il miso per creare altri condimenti, vi consiglio ad esempio di provare (aiutandovi per stemperarlo all'occorrenza sempre con semplice acqua per una versione più leggera, oppure un goccio d'olio) a mescolarlo ad uno o più di questi: mirin, sake, ecc. per cereali, verdure, pesce, tofu,... o combinarlo a mandorle, arachidi, semi di sesamo o tahin, senape, malto, succo di limone ... o ancora ad erbe fresche come coriandolo, erba cipollina, aglio, zenzero, ecc. creando un'infinità di variazioni.


* cambio gli accenti e gioco con autoironia nel mio dialetto: Misò. Mi no. Ma se... = - Io so. - - Io no, ma se... -


lunedì 18 febbraio 2013

Bubu, la coscienza di Yoghi.

Egli yoga,

tu yogurt,

io... Bubu.




A fatica, ma insisto nella pratica dello yoga per disegnare col mio corpo nello spazio,
e, nella pratica del disegno, per trovare spazio tra mente, pancia e cuore,
perchè...


 "Cara , per disegnare bene, bisogna essere molto cattivi, ricordatelo.
 Bisogna smontare il mondo, per ricostruirlo poi pezzo a pezzo, con infinita pazienza.“


Giorgio Bassani

e

"Il disegno è una forma di meditazione, ti costringe a fare attenzione, che è la ragione ultima del fare arte"

Milton Glaser



martedì 12 febbraio 2013

Onde di neve e grumi di cacao (con muffins)

Alternando la chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia le cose taciute.
A seconda del sangue che ti sgorga
dall’occhio, bocca ed orecchio
diversa è la tua chiave.
Diversa è la tua chiave, diversa la parola
cui è concesso volteggiare con i fiocchi.
A seconda del vento che ti spinge via
s’aggruma attorno alla parola la neve.

(Paul Celan)



Ora accendo il camino e metto sul fuoco l'acqua per un tè...
Mi siedo e mi pare di essere in slitta, avvolta dalla neve.



Mi mangio un muffins.
E' meravigliosamente bella, anche se domani ci sarà tanto da spalare...

per 10 muffins
A: 200 gr di farina (la mia semiintegrale), 100 gr fecola di patate, una bustina di cremortartaro, 3 cucchiai di cacao amaro, un pizzico di sale
B: 100 gr malto (il mio di riso), 50 gr olio di oliva e.v.o. delicato o di mais, 100 gr o q. b di latte di soia o di riso, mandorle pelate per decorare
Mescolare A. Miscelare B. Unire A + B.
Cuocere a 180° per 15-20 min (forno statico, come sempre, anche se non lo scrivo mai).



Una volta raffreddati, chiusi in un sacchetto di cellophane, si conservano in frigo, perchè non si secchino. Buoni così o farciti con marmellata d'arancia con le scorzette.