illustrazione Roberta Cadorin - grafica Guido Beretta
Nel 2006 il mio Comune mi commissionò un'illustrazione per un manifesto per una manifestazione cittadina.
Si tratta dell'Antica Festa della Madonna Addolorata, detta anche Festa dei fisciòt (=fischietti, che venivano venduti alla sagra parallela) che si svolge in città ogni anno due domeniche prima di Pasqua..
Ha origini antiche (1716) e si deve alla congregazione religiosa dei Servi di Maria che, dal 1468, costruita la bella chiesa di Santo Stefano, allestirono una cappella per il culto dei dolori della Vergine dei Sette Dolori.
Non amo disegnare madonnine, a dir la verità, tantomeno col cuore trafitto da spade, pertanto ne sottolineai l'aspetto più generico e pagano: la festa, molto sentita dai contadini, rappresentava il momento a cavallo tra l'addio all'inverno freddo e cupo e un colorato benvenuto alla primavera, che ci si augurava propizia!
E' un piacere per me ritrovarla affissa per le vie del centro, ogni anno. ;-) Per informazioni sulla Festa del 29 marzo 2009 ci si può rivolgere allo Sportello del Cittadino tel.0437/913222
Cauda de vulpe testatur=la coda rivela la volpe (l'impostura non dura a lungo! alla fine si manifesta)
Poche parole di fretta per dire una cosa importante: Stella ha creato per tutti noi un post dove discutere e segnalare le nostre osservazioni: si è parlato tanto della maleducazione delle persone che prelevano il materiale sui blog, senza autorizzazione, per uso personale, o talvolta anche a fini commericiali. (cliccate e leggetelo) Condivido e mi unisco alla sua denuncia.
Colgo dunque l'occasione per scusarmi qui per le orribili scritte che ho apposto sui mie disegni nei post pubblicati, ma a mali estremi, estremi rimedi....
L'ho scoperto solo qualche anno fa e per me è stato come trovare il pezzo mancante di un puzzle!
Interessata da sempre all'alimentazione, solo in questo libro ho ritrovato, chiaro, ordinato e completo, l'abc di un regime alimentare equilibrato e tutto quanto avevo letto qua e là, in oramai più di dieci anni di curiose scorribande di lettura del genere. Partendo da un'esplorazione delle origini dell'alimentazione umana e presentando concreti studi scientifici sugli effetti dei vari alimenti, giunge ad illustrare il modello tanto citato dello ying e yang. Inoltre descrive il modello alimentare più idoneo a favorire il nostro benessere e il modo di adattarlo alle nostre caratteristiche e necessità personali.
Io l'ho letto, riletto, regalato, consigliato e ora lo posto pure qui. Magari a qualcuno farà altrettanto piacere scoprirlo!
"Il grande libro dell'ecodieta - una nuova visione della salute"
di Carlo Guglielmo
edizioni Mediterranee
“Questo libro offre al medico occidentale e al suo paziente una visione alternativa su come ‘equilibrare’ la dieta, e agli scienziati uno stimolo per sperimentare nuovi modi di studiare la relazione fra cibo e salute. (...) La gente vuole sapere, ma non ha i mezzi culturali per orientarsi in un oceano informativo, infestato di sirene e di pescecani, dove è costretta a navigare senza bussola. Il libro non ha l’ambizione di fornire una bussola, ma almeno qualche istruzione per orientarsi con le stelle”.(Dalla prefazione del Dott. Franco Berrino, Epidemiologo e Direttore dell’Unità di Epidemiologia dell’Istituto Tumori di Milano)
Un assaggio:Alimentarsi in sintonia con la natura: è l'obiettivo di una visione della salute, nata dall'incontro della scienza moderna con l'antica dialettica yin-yang. A saperli tradurre e confrontare, i due metodi, spesso in contrapposizione e caratterizzati da linguaggi diversi, presentano concetti comuni o compatibili per cui da essi può derivare un unico modello dietetico. L'amalgama dei dati scientifici e alternativi si deve a Carlo Guglielmo, esperto di nutrizione yin-yang di Biella: "Con l'"ecodieta", cerco di diffondere in modo semplice una cultura alimentare ispirata alla nostra storia e alle ricerche mediche, ma organizzata secondo la disciplina orientale. I tre orientamenti portano allo stesso risultato, ovvero a cibi naturali, più "umani", adatti a noi da lungo tempo". Presupposto dell'ecodieta è l'abolizione dei prodotti artificiali, come zucchero e alimenti raffinati o con sostanze chimiche, causa di danni per la salute e per l'ambiente. Lo schema dietetico si basa su cereali, frutta, verdura, in particolare spontanea, legumi, semi oleaginosi e piccole quantità di cibi d'origine animale. "I latticini vanno considerati degli integratori, da assumere in dosi limitate, poiché nessun mammifero si nutre di latte dopo lo svezzamento", spiega lo studioso. "Fra i formaggi, consiglio quelli stagionati perché la fermentazione durante l'invecchiamento predigerisce in parte il latte e lo rende più utilizzabile dall'organismo. Invece la carne, come evidenziano recenti indagini, può dare problemi se il suo consumo non viene bilanciato. Essendo yang, l'alimento deve essere equilibrato con frutta e verdura yin, mentre di solito, per meccanismo automatico, si accompagna a un maggior desiderio di dolci, anch'essi yang". Attraverso i due poli opposti, positivo e negativo, ma anche d'espansione e di contrazione, attivo e passivo o altro ancora, con cui la filosofia yin-yang interpreta la realtà, è possibile adattare la dieta generale ai bisogni personali, valutando le proprie condizioni. Questo "principio unificatore" della logica orientale si può applicare allo stato dell'organismo e a quello dei diversi alimenti. Secondo il sistema, chi manifesta una costituzione yin, d'aspetto fragile, soprattutto nel pancreas, sarebbe predisposto alla resistenza insulinica, per la minor capacità di far passare il glucosio dal sangue all'interno della cellula che è yang. Un soggetto yang, pesante e resistente, potrebbe produrre fattori di crescita yin che stimolano la proliferazione dei tessuti, anche tumorali. Nell'alimentazione, sono ritenuti yang i cibi animali, perché caldi, attivi e ricchi di sodio, e yin i vegetali, immobili, freddi e contenenti acqua e potassio. Fra i due estremi, è collocata una serie di alimenti che al centro comprende i pesci, meno yang, e i legumi, meno yin, separati dai cereali integrali, moderatamente yang. La classificazione trova riscontro nelle scoperte scientifiche visto che i cibi "centrali" dimostrano effetti protettivi sulla salute, come i pesci fornitori di acidi grassi essenziali.
da http://dweb.repubblica.it/dweb/2005/09/17/rubriche/forma/302gui467302.html
Impara lo Yin, lo Yang... e lo Gnam! ;-) come ha detto Martin Halsey.
Mentre il forno è ancora caldo, dopo aver cotto il pane (la mia pasta madre è ancora viva), approfitto per fare un contorno veloce, ma buono buono.
2 grossi cespi tagliati di radicchio tardivo di treviso (o il più economico veronese)
1 cucchiaio di lievito in scaglie bio* 1 cucchiaio di germe di grano bio 1 cucchiaio di farina di mais fine (es. fioretto) 1/2 cucchiaino di sale 1/2 cucchiaino di erbe provenzali 2 cucchiai di olio e.v.o. Preriscaldare il forno a 200°.
Versare l'olio sul fondo di una teglia antiaderente. Intingervi da entrambe le parti il radicchio lavato e tagliato in quattro, rigirandolo ed ungendoloper bene. Mescolare lievito, germe di grano, farina di mais, sale e erbe aromatiche e cospargere con questo misto di polvere aromatica il radicchio. Cuocere in forno a 200° per 20-30 min
* il lievito alimentare si distingue dal normale lievito di birra per panificazione per essere costituito da cellule della specie Saccharomycies cerevisiae idoneamente essiccate e prive di effetto fermentativo. Viene prodotto in modo naturale su colture di melassa. Come per il germe di grano, anche questo lievito, per preservarne tutte le sue preziose proprietà, non dovrebbe essere usato in cottura. In questa ricetta quindi ha il solo scopo di insaporire e gratinare, ma è buonissimo anche spolverato sopra la pasta, i cereali, le verdure, ecc.
Secondo Giuseppe Maffioli ("La cucina Trevigiana" Franco Muzio Editore) a inventare il radicchio di Treviso sarebbe stato uno straniero. Il merito di aver introdotto la forzatura, il metodo di imbianchimento del radicchio sarebbe di Francesco Van den Borre, capostipite di una famiglia di vivaisti che ancora opera nel Trevigiano, giunto nella provincia veneta dal Belgio nella seconda metà dell'ottocento. A Dosson Van den Borre lavorò, secondo Maffioli, all'allestimento del parco di una Villa, e non è improbabile, dunque, cha abbia applicato alle cicorie locali le tecniche di imbianchimento già in uso in Belgio per l'ortaggio noto come " insalata belga "..... "
In occasione della Mostra del Radicchio rosso di Treviso 1980 a Preganziol (TV) un famoso poeta locale Tito, scrisse una bellissima poesia del titolo "Elogio al radicio trevisan verossia bisteca de campo " in dialetto trevisano e vi riportamo di seguito la strofa finale:
" .... Mi ve suplico; de 'sto radicio, 'no stemo perdar ea rassaanzi! coltivemoeo co' passion pa' portarlo in piassaa tera xe questa; che i diga quel che i vol!el radicio rosso xe nato fra Dosson e Pregansiol !el xe sta portà da un sior vegnuo da Gandringrasiemoeo, 'l ga asà un gran patrimonio tra e nostre man. ........ "
Traduco? ;-)
"Io vi supplico; di questo radicchio, non perdiamo la razza,anzi! coltiviamolo con passione per portarlo in piazza;che dicano ciò che vogliono:il radicchio rosso è nato tra Dosson e Preganziol!è stato portato qua da un signore venuto da Gand (Belgio).Ringraziamolo! Ha lasciato un patrimonio nelle nostre mani!"...
Come un'implosione, una demolizione ha cancellato ogni punto di riferimento. Ora c'è polvere, tanta polvere spessa e pesante, in quel piccolo spazio tra me e il cielo.
Non basta essere architetto per avere un nuovo progetto in testa. Ci vuole speranza, fiducia per ricominciare daccapo.
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Se comandasse Arlecchino il cielo sai come lo vuole? A toppe di cento colori cucite con un raggio di sole. Se Gianduia diventasse ministro dello Stato, farebbe le case di zucchero con le porte di cioccolato. Se comandasse Pulcinella la legge sarebbe questa: a chi ha brutti pensieri sia data una nuova testa.
Tra le tante cose fatte nella mia vita non si sa bene perchè, ma che poi si sono rivelate delle belle esperienze, a prescindere dagli sviluppi, c'è anche questa.
A Venezia, tra le isole minori e sconosciute ai più, c'è l'isola di San Servolo.
Un tempo era nota per essere la sede del manicomio della città. Ora è l'unica isola della laguna ad esser stata recuperata dalla Provincia di Venezia.
Parecchi anni fa, quando i lavori di restauro erano appena iniziati, un gruppo di rinomati maestri muranesi del vetro, soffiatori e artisti della lavorazione a lume, casting, ecc. unirono i loro talenti dando vita ad una bellissima associazione che denominarono "Scuola del Vetro". A questa invitarono altrettanto grandi maestri internazionali da tutto il mondo, maghi in altre tecniche quali la pate de verre, il fusing...
L'intento era quello di trasferire temporaneamente parte della loro attrezzatura nei mesi estivi da Murano a San Servolo e di offrire il loro sapere affinchè venisse divulgato e tramandato, attraverso dei corsi settimanali estivi. La frequenza del corso prevedeva anche l'alloggio e il consumo dei pasti nell'isola.
L'ambiente era molto singolare. Si respirava un'atmosfera rilassante (zanzare e tafani a parte ;-), ma altrettanto carica di energia e creatività! Un posto irreale, forse, a detta di qualcuno, carico ancora della memoria un po' inquietante del suo passato.
Non avendo esperienza in campo (tutti gli altri partecipanti erano già un pochino sgrezzati in materia), allora avevo dovuto scegliere il corso che a prima vista meno mi attirava, quello cioè di pate de verre.
E invece è stata una rivelazione! In fin dei conti vi erano anche parecchie similitudini con la cucina e la precisione della pesatura e della composizione degli ingredienti...
Due maestri giapponesi, marito e moglie nella vita, Shini e Kimiake Higuchi(il loro sito qui), inevitabilmente mi hanno affascinato col loro sapere e la loro filosofia di vita. Con un passato di architetto lui e di cantante lirica e musicista lei, se non ricordo male, mi raccontavano della loro vita in questa campagna isolata giapponese, fatta di solo lavoro sul vetro e sulla terra, nell'orto e nella loro serra.
Ad essere sincera non amavo tutti i soggetti scelti per le loro opere, ma questa tecnica, abbinata alla cura, la dedizione e la poesia tipiche nipponiche mi è risultata affascinantissima.
Kimi poi era assolutamente fantastica nella riproduzione in pasta vitrea di alcuni semplici elementi naturali, come ad esempio anche solo semplicissime foglie di cavolo (vedi qui) o cime di cavolfiore, che farebbero la felicità di ogni foodblogger, ci scommetto.
Nel video al lavoro:
Mentre sedevo accanto a Kimi e cercavo di carpire i segreti di ogni suo gesto, le chiesi di aiutarmi a creare un ideogramma.
Desideravo suggellare con questo il mio piccolo lavoro, una semplice coppa che avevo creato bianca, ma con una riproduzione (non è dipinta, ma in rilievo) di una bellissima foglia raccolta durante una delle mie passeggiate nel parco. Mi pare di ricordare fosse di fico; l'avevo voluta riprodurre scomposta all'esterno e poi, nuovamente ricomposta, all'interno della coppa.
Rammento che ci avventurammo in un faticosissimo discorso, in bilico tra italiano ed inglese, fatto di amore, passione, sensibilità e natura.
Ora davvero, a distanza di tanti anni, non saprei ricostruirlo e restituirlo, ma ne porto nel cuore tutta la sensazione e l'emozione. Quel che è uscito è questo, con cui tutt'oggi amo firmare i miei post-it.
E questo è il mio souvenir, ancora sporco di gesso (la polvere bianca nelle pieghe) perchè non l'ho mai più molato.
Le foto sono davvero scadenti ma forse rendono un poco l'idea della consistenza del pate de verre, molto diversa da quella del vetro lavorato tradizionalmente.
(Scoprii in quei giorni comunque che era possibile girare di aula in aula a curiosare gli altri corsi e fu fantastico!)
Purtroppo l'associazione non esiste più, per motivi politici che non sto qui a raccontarvi... fortunatamente però ogni singolo maestro continua nel proprio magico lavoro, con grande successo.
per qualche informazione in più sulle tecniche di produzione e lavorazione del vetro vedere qui
Questi post-it nascono sempre così, quasi per caso. Prima il disegno, sempre più facilmente delle parole, che vengono dopo e talvolta vengono peggio, o non vengono proprio... Lo riguardavo e mi sembrava di non vederci proprio più niente. Pensavo allora ai colori... Verde acido, il colore della vita, della terra e della natura in continua rigenerazione. Amore, onestà, costanza, bontà d’animo che non chiede nulla in cambio. Colore rilassante che favorisce la riflessione, la calma, sviluppa l’armonia nei nostri pensieri e dà pace ai sensi. Viola, incontro armonico tra le vibrazioni del rosso e quelle opposte del blu. Il violetto chiude lo spettro di colori visibili ed ha un'alta frequenza vibratoria che stimola il sistema parasimpatico inibendo la secrezione di adrenalina e consentendo pertanto di abbassare al frequenza cardiaca e favorendo quindi la concentrazione e la meditazione.
Ho pensato allora ad un piccolo germoglio, tenero e fragile, ma pieno di vita. E ho visto quelli che mi sono sembrati cuoricini... Oh sì, ora mi è chiaro! Questa è una dedica per la mia nipotina Viola. Benvenuta piccola! ;-)
Desidero condividere con voi una cosa.
Domani in città ci sarà l'inaugurazione di un posto davvero carino.
Questo atelier, che prende vita da una reale vecchia sartoria maschile dismessa, ora impreziosita da vanità e colori molto molto femminili, confeziona coloratissimi vestitini fatti su misura. Pezzi unici artigianalmente composti con tessuti vintage dalle abili mani di Silvia Bisconti e dei suoi collaboratori.
L'idea è simpatica, il posto piacevole, le persone capaci. Quanto basta per andare a curiosare.
Volete un altro piccolo motivo in più per andarci?
Sì, Silvia ha voluto proprio i miei lavori per ornare le sue creazioni Raptus and Rose!
Ci saranno quindi per un po' di tempo anche alcuni accessori appositamente realizzati da me per i suoi abiti.
il packaging dipinto a mano da me, per i miei bijoux
I Lor Signori che scaricano le mie illustrazioni per farsi cartoncini invito e d'auguri o chissà che altro potrebbero almeno dire qualcosa, o no? Chessò, uno "scusa", "per piacere", "grazie" ... non fanno parte del Loro vocabolario? ......
...e neve è stata. Eppure, il bel titolo di Silone ci racconta proprio questo paradosso: è la neve che protegge, nutre e fa sviluppare il seme che si trova sotto le sue coltri. La neve non annulla il seme, ne permette la vita!
com'è bella questa copertina, vero?
...e anche i miei "semi" colorati sembra stiano per germogliare... Sono davvero contenta!