giovedì 25 ottobre 2012

Insalata autunnale d'uva, cavolfiore e castagne (per Salutiamoci)



Ho composto quest'insalata mentre stavo cucinando questa torta salata, con un pensiero al nostro progetto di Salutiamoci,  questo mese ospitato nella tana golosa di Kitchenbloodykitchen di Alice. 
L'accoppiamento è facile, ma piacevole. Se non avete le castagne andranno bene anche altri semi oleaginosi tostati a vostro piacere.
Il sommacco (cos'è qui) non è indispensabile, ma secondo me la sua nota acidula si sposa benissimo con il resto degli ingredienti.

un cavolfiore medio (comprese le foglie più tenere)
un grappolo d'uva bianca pizzutella (o altra uva dolce con buccia sottile)
8-10 grossi datteri
una manciata di castagne arroste o bollite oppure di anacardi non salati (o nocciole, noci, ecc.) o entrambi
olio extra vergine d'oliva q. b.
sommacco
sale e pepe

Lessare il cavolfiore al dente, diviso in cimette. Lessare anche le foglie verdi (quelle più belle e tenere), quindi una volta fredde, tritarle finemente a coltello.
Lavare l'uva e staccarne gli acini. I più meticolosi, elimineranno anche i semini. Io no. ;-)
Denocciolare i datteri e tagliarli a dadini.
Spezzettare le castagne arroste o tostare a secco in un padellino gli anacardi.
Condire tutto in un'insalatiera con olio, sale, pepe e sommacco, girando delicatamente.



lunedì 22 ottobre 2012

Giochi per una festa di compleanno


Son passate ormai un po' di settimane, ma da queste parti si son festeggiate le 8 primavere di Giacomo.
L'organizzazione della festa di compleanno, per quanto semplice e casareccia, ci ha visti impegnati per qualche giorno.
Pur non essendo questo un "mommy blog", ho pensato che forse questo breve decalogo potrebbe ugualmente essere d'aiuto per qualcuno, facilitando la ricerca e la concretizzazione d'idee per un'occasione da festeggiare tra bambini. Lo avessi trovato già pronto, anzichè dovermi scervellare, lo avrei gradito molto e mi sarei risparmiata un bel po' di tempo!
Conditio sine qua non: è indispensabile che la festa avvenga all'aperto e con una bella giornata.

- Tralascio tutta la parte degli inviti, numero degli invitati, decori e cibarie varie in cui farete come meglio credete. (i miei dolci erano senza zucchero, burro e uova: se vi interessa il perchè, è riassunto bene qui)

- Dividete i bambini in due o più squadre (suggerisco di far lanciare una monetina, altrimenti è dura organizzarle e dividere certe coppie di amici)

- Qui sotto ci sono i giochi che avevamo pianificato noi. I percorsi potranno essere tracciati con gessetti per terra o con nastro adesivo o ancora con il nastro da cantiere, a strisce bianche e rosse.
Vi consiglio di creare una scaletta di giochi alternando quelli dinamici a quelli di ragionamento, quelli manuali o di pazienza, per bilanciare le energie impiegate ed equiparare al meglio slanci maschili e femminili, dando così la possibilità di concedere loro un po' di riposo fisico dopo il movimento, ma anche per far applicare al meglio ogni gruppo dando risalto alle caratteristiche diverse dei singoli bambini.
Sceglieteli, mescolateli e adattateli alle vostre esigenze, come preferite:

  • Corse con la carriola. C'è bisogno che la spieghi? (vedi foto)
  •  Corsa coi sacchi. Io ho reperito i sacchi di iuta in un consorzio agrario. Credo comunque che alla peggio anche dei grandi sacchi per i rifiuti potranno essere un'alternativa accettabile.
  • Collane di pasta. Saranno sufficienti un pacco o più di pasta di qualità scadente e basso prezzo e dello spago tagliato in parti uguali. Vincerà chi infilerà più maccheroni nel minor tempo, annodando lo spago in collane.
  • Percorso coi cucchiai (sono necessari un cucchiaio di plastica usa e getta per ciascun bambino e delle palline da ping pong anche se si potrebbe giocare con le uova che però ho reputato troppo pesanti e... sconvenienti per ovvi motivi). Si potrà costruire un percorso da far fare loro col cucchiaio in bocca che regge la pallina che non dovrà cadere (altrimenti si dovrà retrocedere e ricominciare il percorso) e cronometrare il tempo oppure metterli in fila e obbligare il primo a fare un tratto di andata e ritorno verso il secondo della fila a cui dovrà consegnare la pallina come testimone di una staffetta.
  •  Camminata coi barattoli. Sono necessari della corda di nylon o comunque resistente e quattro barattoli di latta con coperchio, vuoti e possibilmente nuovi. Io li ho reperiti in un negozio di colori che me li ha venduti vuoti. Con un punteruolo o un chiodo e un martello dovranno essere forati in due punti diametralmente oppsti, appena al di sotto del tappo. Infilata la corda nei fori, tagliata della misura che intercorre circa tra piede e mano di un bambino in piedi, e chiusa ad anello, possibilmente all'interno del barattolo, i barattoli veranno usati a mò di trampoli per camminare.
  • Salto con le castagne. Noi abbiamo utilizzato delle castagne matte (quelle dell'ippocastano, raccolte in abbondanza) contrassegnate con un po' di smalto colorato per differenziarle per le due squadre. Il gioco prevederà due tracciati uguali e speculari che dovranno essere percorsi da ciascuna squadra saltellando su una gamba sola. Lungo il tragitto vi saranno delle castagne da raccogliere (sempre senza mai appoggiare il secondo piede a terra, altrimenti si dovrà ritornare alla partenza e ricominciare da capo). Al termine del percorso, raccolte tutte le castagne, le stesse dovranno essere tirate dentro un unico secchio,  comune alle due squadre. Vince ovviamente la squadra che raccoglie il maggior numero di castagne.
  •  Il pallone nel sandwich. Si gioca a coppie. I due bambini si mettono uno di fronte all'altro, molto vicini con un pallone premuto tra il petto. Non potramnno prendersi per le braccia e le man dovranno invece essere tenute dietro la schiena. In questa posizione dovranno camminare lateralmente e raggiugnere un traguardo senza far cadere il pallone. Chi sbaglia dovrà lasciare il turno ad un'altra coppia.
  • Tangram. Il tangram è un rompicapo cinese composto da 7 pezzi (il nome significa appunto "le sette pietre della saggezza"). Io ne ho riprodotti due (tante erano le squadre) in grande scala, 30x30 cm, in un cartoncino molto spesso, per intenderci quello grigio, da rinforzo, usato ad esempio dai rilegatori, che ho reperito in una cartoleria-tipografia. Se avete fortuna, magari ve ne regaleranno anche solo qualche pezzo di scarto. Non sarà semplicissimo tagliarlo, ma saranno sufficienti un buon cutter resistente, un po' di pazienza e di attenzione, seguendo il disegno qui. Lo scopo del gioco varierà a seconda dell'età dei bambini e del tempo che vorranno dedicarci: potrà essere sufficiente vedere quale delle due squadre sarà in grado per prima di ricomporre il quadrato, oppure potrà diventare più complesso se si vorrà sfidarli anche ad inventarsi qualche figure utilizzando in modo creativo tutti i pezzi, ma in diversa composizione, come si può vedere qui
  •  Acqua in bocca. Saranno necessarie 2 bottiglie di plastica piene d'acqua e 2 vuote, del nastro adesivo di plastica o carta e tanti bicchierini di plastica quanti sono i bambini. Abbiam tagliato le bottiglie vuote circa a due terzi dell'altezza, in coincidenza con la parte più bombata e rivestito la parte tagliata con il nastro adesivo, perchè non risultasse pericolosa e tagliente per i visetti dei bimbi. Ogni bambino, a turno, si riempirà il bicchiere d'acqua e con questo berrà e tratterrà in bocca quanta più acqua potrà. Di corsa andrà poi a versarla nella bottiglia tagliata della propria squadra, posta distante, dando quindi il via a partire al secondo bambno... Lo scopo del gioco sarà ovviamente raggiungere il maggior livello di acqua raccolta nella bottiglia della propria squadra.
  • Tiro al bersaglio. Procuratevi quante più lattine vuote potete di coca, aranciata, ecc... di ugual dimensione. Nel nostro caso non facendone uso, ho chiesto in un paio di pizzerie ed un kebab di mettermele gentilmente da parte. Una volta ben lavate, abbiamo costruito una piramide e con un paio di palline morbide se n'è fatto un tiro al bersaglio rumoroso e divertente. Le palline potranno essere anche realizzate con carta recuperata di giornale, appallottolata ed avvolta con scotch.
  •  Bicchieri in equilibrio. Con una piccola asse (lunga circa un metro e larga 5 cm e ma non troppo pesante) ogni bambino dovrà percorrere un tragitto prestabilito tenendo su ciascuna estremità della stessa qualche bicchiere di palastica pieno d'acqua senza rovesciarla.
  • Il minestrone di legumi. Procuratevi due grandi piatti o vassoi possibilmente uguali. Pesate ugual peso di granaglie miste secche (esempio: 50 gr di lenticchie, 100 gr di ceci, 100 gr di fagioli cannellini, 100 gr di fave, ecc.; per me è stato anche un modo per controllare la dispensa e svuotarle da legumi prossimi alla scadenza) e versateli, mescolandoli, in ciascun vassoio. Il gioco consisterà di selezionare, con pazienza e minuzia i diversi tipi di semi nel minor tempo possibile, riponendoli in tanti piatti di plastica quanti sono i tipi di legumi utilizzati per il gioco.
  • L'esercizio matematico prevederà la risoluzione di qualche operazione (che ovviamente varierà nella difficoltà a seconda dell'età dei bambini giocanti). Vince evidentemente la squadra più veloce e con maggiori risultati esatti. Nel nostro caso erano ad esempio come queste:
7 x 6 = . . . . . . . . . .  - 34 = . . . . . . . . . .  x 4 = ?
3 x 8 = . . . . . . . . . .  - 18 = . . . . . . . . . .  x 4 = ?
4 x 5 = . . . . . . . . . .  - 17 = . . . . . . . . . .  x 6 = ?

  • L'esercizio linguistico, a tempo, prevederà ad esempio la ricerca di parole in rima al fine di completare un breve testo assegnato loro. Vince evidentemente la squadra più veloce nella consegna. Nel nostro caso avevamo assegnato questo:  
Dopo il giorno vien la . . . . . . . . . .
dopo l'inverno vien la  . . . . . . . . . . 
dalle viti viene il . . . . . . . . . .
viene il fumo dal . . . . . . . . . .
va la mucca con il bue
van le ochette a due a . . . . . . . . . .
e la vita in fondo in fondo
è un allegro . . . . . . . . . . !


Inoltre potete aggiungere i classici:
  • Tiro alla fune
  • Bandierina
  • Moscacieca
  • Caccia al tesoro 
  • Strega comanda color
  • Quattro cantoni
O per ridere:
  • Vocino, vocione, vociò. Un bambino scelto a turno verrà bendato e lasciato al centro del gruppo in cerchio. Interrogando ciascuno degli altri bambini, segnandoli col dito (o chiamando un numero loro assegnato in precedenza), dovrà riconoscerli dalla voce. Ovviamente tutti dovranno rispondere modificando la loro voce, ora con un vocione o un vocino sottile.
  • Telefono senza fili. I bambini devono disporsi tutti in un'unica fila. il primo ad un'estremità inizia il gioco bisbigliando una parola o una frase all'orecchio del suo vicino. Questo deve ripetere la stessa frase al bambino accanto, e così via fino all'ultimo della fila, che ripete la frase ad alta voce. Il divertimento deriva dal fatto che la frase riportata dall'ultimo giocatore è spesso molto diversa da quella di partenza, a causa del combinarsi e sommarsi di errori successivi di interpretazione. In questo caso non ci son vincitori o vinti.
Premi.
Noi abbiamo deciso alla fine di premiare ciascun bambino (e non solo la squadra vincitrice) con un piccolo pensiero, uguale per tutti, ma facendo distinzione di sesso. Abbiamo confezionato ciascun regalino in un semplice sacchettino bianco (con contrassegno diverso per maschi e femmine) da far pescare loro in una grande scatola.

Allora, siete pronti? Viaaa... e buon divertimento! ;-)



p.s. : vi va di aggiungere nei commenti anche le vostre idee?


lunedì 15 ottobre 2012

Ruvida ma morbida (torta morbida di ceci)

Sono indietro su tutti i fronti. Ci sono illustrazioni, post, bijoux e altri lavori che aspettano, con accumulato ritardo... Io corro tra un corso pomeridiano e l'altro, con un libro in borsa e ritrovo, attraverso le pagine, amici belli che mi commuovono nel racconto del loro dolore, ma rinfrancati dalla saggezza che la maturità fortunatamente ci regala, anche se a prezzo di qualche magagna...

... Ma i grop i vien al pèten, l'è destin.
e dal vestito liss e inamidà,
sponta fora doi man da contadin
che me tradiss, beata verità...
 
Abbraccio e poi sento al telefono pezzi di vita che mi fanno vibrare, piangere e ridere insieme.
Poi le mie mani tornano ad impastare la pioggia.



Non è una farinata, nè assomiglia a questa  pur utilizzando le cipolle.

470 gr ca di ceci già lessati (evvabbè, per chi vuole anche in barattolo, ma almeno di vetro)
3 patate (ca 330 gr)
200  gr di latte di soia
60 gr di farina di riso
1 cucchiaino di curcuma
2+2 cucchiai di olio d'oliva e.v.
cinque cipolle rosse di tropea non troppo grandi
2 cucchiai di shoyu (salsa di soia più leggera del tamari)
1 cucchiaio di mirin (facoltativo, si può sostituire con una puntina di malto, invece di zucchero o miele, ché questi ultimi due non son concessi per partecipare al progetto di Salutiamoci)
2 cucchiai di acqua
un po' di peperoncino o qualche goccia di tabasco
due rametti di rosmarino
farina di mais integrale
sale q.b.

Scaldare 2 cucchiai d'olio in una teglia antiaderente ed appassirvi le cipolle a spicchi sottili, insieme al rosmarino tritato.
Quando saranno morbide e quasi cotte del tutto, alzate la fiamma e versateci sopra lo shoyu mescolato con il mirin, il peperoncino e l'acqua. Spegnere il fuoco e lasciar raffreddare.
A parte cuocere a vapore le patate (io a fette e in pentola a pressione per ridurre i tempi di cottura). Una volta raffreddate un poco, tritarle finemente con i ceci, il latte, un cucchiaio di olio, la curcuma e sale q.b. fino a farlo diventare un purè senza grumi.
Unire per ultimo la farina.
Ungere bene una teglia rotonda grande e cospargela di farina di mais.
Versare il purè e livellarlo.
Adagiarvi le cipolle a raggiera, premendovele un poco.
Nella pentola in cui vi erano le cipolle, aggiungere ancora un cucchiaio d'olio ed uno di shoyu, mescolando e asportando le parti precedenti caramellate del fondo di cottura. Versare questo condimento sulla torta e cospargere con un po' di farina di mais e ancora qualche ago di rosmarino.
Cuocere a 200° per 20 minuti (o anche meno a seconda del vostro forno: occhio a non seccarla!), quindi grigliare un po' affinchè la farina gialla faccia una crosticina croccante... e ruvida.
La torta rimarrà piacevolmente morbida e cremosa all'interno. ;-)

lunedì 8 ottobre 2012

Salutiamoci. Ottobre e le Castagne: mousse di castagne ed amasake

Salutiamoci è già arrivato al sesto mese di vita!
Per tutta la durata di ottobre si parlerà di castagne e potrete inviare tutte le vostre ricette a casa di Alice di Kitchen Bloody Kitchen, mentre le raccolte dei mesi precedenti sono reperibili nel blog di Le ricette di Salutiamoci (dove trovate anche molti altri spunti di lettura e le info per partecipare all'iniziativa).


Io non ho ancora avuto modo di trovare e cucinare le castagne fresche, ma ho utilizzato la farina di castagne per inventarmi una mousse veloce, ma un po' diversa, per l'uso di un ingrediente dolcificante naturale (giusto per lo spirito di Salutiamoci, leggi qui) forse inconsueto per molti, ma molto noto nella tradizione giapponese e macrobiotica: l'amasake.

dose per 5 coppette:
100 gr di farina di castagne setacciata
500 gr di latte vegetale non zuccherato (io ho messo metà soia e metà riso, ma potrete scegliere il latte vegetale che più vi aggrada ed anche il latte di mandorle credo potrebbe andare più che bene)
un vasetto di amasake di riso integrale da 250 gr
2 cucchiai colmi di crema di mandorle bianca
1 cucchiaino di caffè d'orzo solubile (facoltativo o sostituibile con una puntina di cacao)
1 cucchiaino scarso di vaniglia in polvere (quella vera, nera, non vanillina)
2 cucchiai di buon rum (solo ovviamente nel caso il dolce sia destinato ad adulti)
malto di riso, nocciole tostate, cioccolato fondente a scaglie oppure un caco, per decorare

Setacciare la farina di castagne.
Stemperarla con una frusta nel latte. Aggiungere tutti gli altri ingredienti, mescolando bene. Lasciare riposare 15 min.
Riempire le coppette e cuocere a 20 min a bagnomaria (o nel forno a vapore).
Lasciar raffreddare e decorare con malto di riso, nocciole tostate, cioccolato fondente a scaglie.
Anche un caco maturo frullato fornirà un'ottima salsina di accompagnamento.
Il gusto guadagnerà molto se avrete l'accortezza di prepararlo con almeno mezza giornata o più di anticipo.




Per chi non conosce l'amasake forse potrà interessare saperne qualcosa in più.
"Amasake" in giapponese significa "amore dolce".
È una densa crema dolce di colore chiaro, appunto di tradizione giapponese, a base di riso fermentato (o più raramente di avena o di miglio) dalle riconosciute proprietà energizzanti e rinvigorenti, adatta ad esempio in convalescenza dopo un periodo di malattia, per anziani deboli, per svezzare i bambini o per le merende dei più grandicelli, oppure ancora per le mamme in gravidanza o che allattano... e ovviamente anche per tutti i golosi!
Generalmente si trova in vendita già pronto in barattolo di vetro, ma è possibile anche prepararlo in casa facendo fermentare il cereale con il cogi (il Koji, cioè l'Asperglilus Oriyzae, è un benefico saccaromiceto in grado di scindere gli amidi in zuccheri più semplici cosicchè il risultato ultimo di questa preparazione racchiude tutti i pregi del chicco integrale di partenza insieme alla sua migliorata digeribilità).
Essendo dunque un prezioso prodotto fermentato al pari della salsa di soia, del miso e del sakè, come quest'ultimo prevede la germinazione enzimatica del riso e come tale aumenta la buona produzione batterica intestinale amica (e non causa gonfiore) e aiuta a ritrovare energia e benessere.
Tra i commenti in calce troverete anche la ricetta per riprodurlo, ma vi assicuro che il suo prezzo in commercio giustifica il tempo e la difficoltà di reperire il Koji e di ottenere un buon risultato casalingo.

Tradizionalmente veniva usato allungato come bevanda (sciolto in acqua con appena un pizzico di sale marino per equilibrarlo). Oggi può essere impiegato anche come sana e semplice alternativa per dolcificare latte vegetale (di soia, di mandole, ecc.), o il porridge, oppure essere consumato così com'è, come veloce dessert, insieme a frutta secca, o utilizzato per creare gelati oppure per realizzare una crema dolce, ad esempio procedendo così, per farcire una torta:

Crema dolce di Amasake
Mettere in un pentolino mezzo litro di latte di riso o di avena, un cucchiaio di malto di riso, 3 cucchiai di amido di mais (o un po' di kuzu) e 3 cucchiai di amasake. Far bollire il tutto, girare con la frusta fino a farlo rapprendere e, quando raggiunge la consistenza di budino, farlo raffreddare.
A questa base, volendo, si può aggiungere a piacere cannella, zenzero, vaniglia, mandorle, pistacchi, farina di carrube, o un po' di composta di frutta e gustarla così o utilizzarla per farcire una torta.

oppure, addensato con kuzu o agar agar, per preparare budini come questo:

Kanten di Amasake
Sciogliere, in mezzo litro d'acqua, due cucchiai di malto di riso o di orzo, ed aggiungere 8 - 10 g di fiocchi di agar agar con un bel pizzico di sale.
Cuocere per 5 minuti. Aggiungete 500 cc di Amasake e cuocete per altri 5 minuti. Togliere dal fuoco, ed aggiungete 500 cc di succo d'arancia, mescolando bene.
Disporre in coppette da dessert, lasciando raffreddare completamente e decorate con granella di nocciole tostate o altro.

oppure per un frappè estivo di frutta fresca:
Frullare una tazza di amasake per 2 tazze ad esempio di fragole (ma non certo in questa stagione) e una tazza e mezza di latte di riso, due cucchiai di malto di riso e di un pizzico di vaniglia.


Se invece cercate altre ricette cobrizolose con le castagne:







lunedì 1 ottobre 2012

Ravioli dolci e croccanti



Una piccola idea, semplice semplice, realizzata con un avanzo di pasta (la sfoglia era quella di questa ricetta qui): un ventaglio dal guscio liscio e croccante che racchiude un boccone morbido e dolce, da gustare con un caffè, un tè profumato o una centrifuga.
Solo gli zuccheri della frutta e pochi, anzi zero grassi.

per la pasta:
100 gr di farina integrale 2
100 gr di farina bianca 0
100 gr di acqua
un pizzico di sale

per il ripieno solo:
datteri medjoul (devono essere proprio quelli giganti e morbidi, e non trattati!)
buccia d'arancia essiccata e polverizzata
cardamomo in polvere o altra spezia a piacere (facoltativo)


Impastare la farina con l'acqua, lavorandola bene.
Lasciar riposare un quarto d'ora in luogo fresco, tenendolo coperto perchè non asciughi.
Stendere la sfoglia sottile e con un coppa pasta tagliare dei cerchi.
Denocciolare i datteri e premere la parte del taglio sulla polvere di arancia (aromatizzata dall'aggiunta eventualmente della spezia più gradita).
Posizionare un mezzo dattero sopra ogni cerchio e chiuderlo come preferite.
Ungere pochissimo una teglia antiaderente e scaldarla bene sul fuoco.
Cuocervi sopra i ravioli, con l'ausilio di un coperchio, rigirandoli un paio di volte.





venerdì 28 settembre 2012

Focaccia semplice con uva fragola (senza zucchero, burro e uova)

Giornate dense, alternanza di pioggia e sole, tante corse a dx e sn... e la voglia di una merenda che profumi di infanzia (l'uva fragola) ma raccolga l'esperienza della maturità (no uova, burro e uova).
Una schiacciata o una focaccia, o come dir si voglia.




420 gr farina (la mia, metà bianca e metà integrale)
100 gr di uvetta
300 gr di latte di riso tiepido
lievito di birra secco (5-6 gr; meno ne si impiega e più son lunghi i tempi di lievitazione, meglio è)
50 gr di crema di mandorle bianca
un pizzico di sale
un grappolo di uva fragola regalatami


Attivare il lievito in una ciotola mescolandolo al latte tiepido e un cucchiaino di malto, aspettando 5-10 min.
Polverizzare le uvette finemente tritandole con la farina. (il metodo è questo)
Impastare bene la farina con il latte misto al lievito e tutti gli altri ingredienti. (L'impasto è molto umido ma ovviamente dipenderà dal tipo di farina che userete.)
Formare una palla e lasciare riposare al caldo, coperto, finchè raggiunge il doppio del volume.
Posare in una teglia ben unta e schiacciare un poco, rigirare l'impasto e poi stendere del tutto.
Decorare con i chicchi di uva fragola lavati ed asciugati. (lasciare riposare ancora 15 min se possibile ma non è indispensabile)
Emulsionare 2 cucchiai di malto con 2 cucchiai di latte di riso ed uno di olio d'oliva e pennellare delicatamente la superficie della schiacciata, per non sgonfiarla.
Cuocere in forno già caldo, a 180° per circa mezz'ora (o q.b.)

venerdì 14 settembre 2012

Salutiamoci. Settembre e le alghe.



Parliamo di alghe?
Non quelle che avete trovato sulla battigia o quelle contenute nelle creme anticellulite... ma quelle che Salutiamoci questo mese vuole farvi conoscere un po' di più, grazie ad Elvira che ospita l'iniziativa tutto il mese qui (insieme agli altri due ingredienti: alici e sardine).

Alghe dunque da mangiare, anche se a piccole dosi.
Non arricciate il naso, che vi vedo. :-)
Molte donne ai fornelli fanno salti mortali per accaparrarsi la fava tonka, il sommacco, lo zaʿtar o rianimare la pasta madre, ma sono restie a riconoscere magari gli indubbi pregi di queste sconosciute e spendono invece una fortuna in integratori in farmacia od erboristeria.
Non lasciamoci spaventare da quello che ancora non conosciamo e cerchiamo di non formulare pregiudizi: tanto strane le alghe invece non sono visto che, già dal dal 600 a.C., anche i Greci le consigliavano per la cura delle abrasioni della pelle e come rimedio di disturbi gastrointestinali e tra i Romani era diffuso il loro impiego nella realizzazione di un pane particolare.

Ecco, allora vi do subito una dritta facile facile per farvele diventare un po' più simpatiche.
Vi siete bruciati sui fornelli o col ferro da stiro?
Pronto soccorso naturale e casalingo per ustioni e piccole abrasioni:
procuratevi dell'alga nori (per i pochi che ancora non la conoscono, si presenta in forma di fogli di color verde scuro che vengono impiegati, ad esempio nella cucina giapponese, avvolti intorno o all'interno dei maki, con l'ausilio dello stuoino di bambù, vedi qui)
Tagliatene un pezzetto poco più grande della parte di pelle ustionata.
Bagnatelo sotto l'acqua fredda e fatelo aderire all'ustione come fosse una seconda pelle. Tenete l'alga così addosso per quanto più potete, ribagnandola quando, seccandosi, tenderà a staccarsi. Eventualmente rinnovatela una volta al giorno o il giorno seguente, a seconda dell'entità della scottatura.
All'inizio forse vi brucerà un pochino (o forse neppure), ma aiuterà tantissimo la riepitelizzazione della cute facilitando e velocizzando la guarigione.
Parole di giovane marmotta macrobiotica. :-))

Sfatiamo un'altro preconcetto: "Hanno un sapore difficile e non mi piacciono" dicono alcuni. Ma non occorre mangiarne chissà quante! E' più utile un uso molto moderato e frequente, piuttosto che ingozzarsene a nausea una tantum; pertanto basterà trovare il modo più congeniale a voi per impiegarle.
Sarà sufficiente una forchettata di alghe cotte al giorno, per esempio, o un cucchiaio in patè o qualche pizzico in polvere, aromatizzandole con molto succo e/o buccia di limone o arancia o quello che più vi piace, ecc. (guardate anche le ricettine ad esempio di Chiara Petula qui, Stella qui o di Lorenza qui)
Come ho già detto nella pagina facebook di Salutiamoci, vi suggerisco di iniziare dalle arame, le nori, le dulse che sono più delicate per passare alle kombu, wakame ed hiziki (o hijiki) in un secondo tempo.
Tenete presente però che le
kombu risulteranno da subito di facile ed utile impiego comunque nella cottura dei legumi (sostituendo egregiamente il bicarbonato) rendendoli morbidi, più digeribili e facilmente assimilabili per il nostro intestino. Non occorrerà mangiarle, se non vi piacciono, ma gioverete ugualmente dei sali minerali rilasciati e, una volta risciacquata l'alga, potrete pure riutilizzarla per un'altra cottura.
Parimenti potrete mettere un pezzo di wakame nel più semplice ed occidentali dei minestroni, magari non salato ma insaporito solo al termine, fuori dal fuoco, con un po' di miso stemperato (l'uso tipico orientale della wakame è infatti nella zuppa di miso). Anche in questo caso se non ne gradite il sapore, potete toglierla a fine cottura.

Sapete inoltre che le alghe favoriscono l'eliminazione delle sostanze tossiche e degli elementi radioattivi che ingeriamo e ad esempio 10 gr di alghe cotte contengono, nel caso di:
arame, 117 mg di calcio,
dulse, 15 gr di ferro
nori
, 58 mg di fosforo e 2 mg di vitamina C
hijiki
(o hizichi), 140 mg di calcio
kombu,
580 gr di potassio?
(dalle tabelle del Dipartimento Americano per l'Alimentazione e dell'Associazione Nutrizionista Giapponese - E. Roggero Guglielmo "Cucinare per il corpo e per lo spirito")

E sapete che le wakame, grazie alla fucoxantina contenuta, stimolano il metabolismo e la tiroide, facilitando l'eliminazione del grasso corporeo in eccesso, e mediante un loro particolare tipo di polisaccaride (acido alginico) aumentano il nostro senso di sazietà e fungono da leggero lassativo?
(da Marco Bianchi "I magnifici 20")

Gradite ancora qualche facile suggerimento per avvicinarvi a questi tesori marini?
  • potreste prendere un po' di nori e farla in tempura con altre verdure pastellate (per la pastella: stemperate acqua frizzante o birra fredda con 4 cucchiai di farina integrale, 2 cucchiai di farina di mais, un cucchiaio di arrowroot o fecola, un pizzico di sale e lasciate riposare per mezz'ora in frigo quindi friggete) e servitela con 1/2 cucchiaio di shoyu allungato con 5 cucchiai di acqua e dello zenzero grattugiato;
  • oppure tostare un foglio di nori sopra la fiamma del gas (con il lato più lucido rivolto verso l'alto a circa 25 cm dalla fiamma, muovendolo uniformemente) finchè il colore non si schiarisce e la consistenza diventa croccante. Tostate in un padellino, a secco, anche 3 cucchiai di sesamo. Quindi pestateli (non completamente) in un mortaio o un suribachi ed uniteli alla nori finemente sbriciolata con le mani. Ne potrete fare uso su cereali, verdure, ecc... come del normale gomasio o insomma come usate o usavate il parmigiano :-) (se già conoscete gli effetti collaterali negativi di quest'ultimo e volete evitarli, altrimenti leggete questo libro qui!);
  • analogamente si può preparare con l'alga wakame (possono bastare indicativamente 10-12 min di forno a 190°) o l'alga dulse (5-7 minuti), mescolandole a semi di zucca o di girasole o di sesamo o pinoli tostati o quanto la fantasia vi suggerisce. Potrete ovviamente aggiungere queste "polverine magiche" (con o senza i semi tostati) anche nei vostri pani, focacce, grissini, ecc...
Semplice no?

Altre idee algose e cobrizolose:
risotto con wakame, vaniglia e zafferano
cavatelli fatti in casa con curcuma, cavolfiore ed alghe hizichi (o hijiki )
gnocchi di cavolfiore al tè matcha con fiocchi di nori e sesamo
zuppa di cipolle e lenticchie con miglio dorato e wakame
orzo giallo allo zafferano con fave, asparagi e arame
salatini di zucchine con dulse e tris di pepe
purè bianco di cavolfiore con gomasio alle alghe


Ci sarebbero ancora mille cose da dire in proposito, ma per il momento vi saluto lasciando anche per le chic-foodies un paio di note sfiziose:
bicchieri commestibili realizzati con alghe
alghe di design per un sushi chic
Belli vero?


lunedì 3 settembre 2012

Fa la felicità... un falafel, al forno.

So che fritti sono impareggiabili, ma io oggi non avevo proprio voglia di friggere (il fresco arrivato obbliga a tenere già le finestre chiuse. sob) e soprattutto di cuccarmi il dopo frittura da pulire.




250 gr di ceci crudi (da ammollare per 24-48 ore in acqua fredda)
un grosso mazzo di prezzemolo lavato ed ben asciugato
1 cucchiaino e 1/2 di polvere di coriandolo
1 cucchiaino e 1/2 di polvere di cumino
uno spicchio di aglio
una piccola cipolla
1-2 cucchiaino di sale fino

Sciacquare i ceci e scolarli molto bene.
Frullare ceci, prezzemolo e tutti gli altri ingredienti molto finemente in un tritatutto robusto.
Lasciare riposare almeno una mezz'ora in frigo (coperto).
Formare delle palline e lasciar riposare ancora un poco, sempre in frigo, coperte.
Cuocere a 180°-200° per 15 min (avendo l'accortezza di tenere nel forno, non ventilato, un pentolino di acqua bollente, affinchè non si secchino troppo).
Estrarre dal forno, pennellare le palline con un po' d'olio evo e passarle per 5 minuti sotto il grill per dorarle (tenendo nel forno sempre il pentolino).

Non avendo al momento in casa yogurt in abbondanza e sufficiente tahin, ho optato per una salsina alternativa.
E' da provare! E' un'ottima alternativa leggera alla maionese. La ricetta originale l'ho trovata qui

150 gr. di patate lessate
2 cucchiai di olio di mais o girasole
2 cucchiai di yogurt di soia al naturale
60 ml di latte di soia
2 cucchiai scarsi di aceto di mele (o limone, secondo il vostro gusto)
sale q.b

Frullate le patate sbucciate con il latte, l’olio ed il sale.
Unite lo yogurt e mescolate gentilmente con un cucchiaio.
Lasciate riposare in frigorifero perchè si addensi ulteriormente.
Buona e ancora più consistente anche il giorno dopo.
Ovviamente può essere aromatizzata a piacere, con erbette, senape od altro.



sabato 1 settembre 2012

Altro che riso! (risotto al sedano rapa con profumo d'arancia ed acquavite)

Tilo e Cobrizo van sempre a braccetto (perché? qui), dunque, ancora, riso=riso, nel senso di risata, si spera sempre.



Oggi ci va ancora di giocare.
Chiudo gli occhi, apro il cassetto e pesco quest'arnese.
Non so neppure come si chiami, ma mi poteva andar peggio, considerati i 20 minuti a disposizione.





Doveva essere un gioco? 
Che sia. Veloce come una partita di tris o quatris. 
Intanto io metto su un risottino, signore foodbloggers, altro che il tè...
Banalissimo, ma colorato e profumato. 

300 di riso carnaroli 
300 gr di sedano rapa tagliato a cubettini
la buccia di un'arancia bio
uno spicchio d'aglio 
1-2 cucchiai di olio e.v.o. 
brodo vegetale (vedi qui) 
3-4 cucchiai di acquavite o grappa bianca [nel caso volesse replicare la ricetta, una certa signorina in questione dovrà farlo rigorosamente in tacco 12 ;-) ] 
una manciata di pistacchi non salati tritati finemente alla fine, al posto per parmigiano (per sapere perchè è meglio non usarlo leggi questo bellissimo libro) 
pepe nero macinato al momento, q.b. 

Scaldate l'olio con l'aglio. Tostate il riso...
Ma cosa vi sto a dire io come si fa, un risotto?
Solo un consiglio: il sedano rapa è migliore se aggiunto a metà cottura del riso, perchè rimanga più consistente.
L'acquavite può essere usata per sfumare il riso durante la tostatura, al posto del solito vino, ma io invece l'ho messa quasi alla fine, per preservarne maggiormente il profumo.





Altre idee per ricette a base di riso qui

lunedì 27 agosto 2012

Questo (cobri)zucchero mi manda in sollucchero! Torta con pesche e mandorle, senza zucchero, burro e uova.



Io ci credo e ci provo da molto perchè la macrobiotica già me lo aveva insegnato, ma abolire lo zucchero (anche di canna integrale, come pure il miele) e dolcificare solo con l'utilizzo della frutta o il malto è una delle sfide lanciate ora anche da Salutiamoci.
Vi interessa perchè? Leggete un po' qui e qui e qui e qui...

L'idea di Cobrizo oggi è dunque quella di provare a polverizzare l'uvetta, anzichè usarla intera ed ammollata, e ricavarne una polverina dolcissima, profumata e molto versatile.
Ecco perchè questo cobrizucchero mi manda in sollucchero! :-DD


250 gr di farina semiintegrale (di farro, la mia)
100 gr di uvetta
70 di mandorle (le mie metà non pelate) o farina di mandorle
5 cucchiai di olio erxtravergine di oliva dal gusto delicato (o mais bio)
2 cucchiai di rhum o altro liquore (da evitare se la torta è per bambini)
220 gr di latte di riso (o altro latte vegetale non zuccherato)
3 cucchiai di succo di mela concentrato (o malto bio)
mezzo cucchiaino di semini di vaniglia vera (o buccia di limone)
un pizzico di sale
una bustina di cremortartaro
3-4 pesche mature (nella prima versione le mie erano percoche, quelle sode a pasta arancione, ma in questa foto vedete pesche gialli normali, che se volete potete anche non sbucciare; van benissimo però anche le peschenoci)
nulla vieta di provare con mele o pere, ad esempio

In un tritatutto ridurre a farina sottile le mandorle.
Quindi tritare molto finemente l'uvetta non ammollata (io la trito con la farina, così si polverizza e non diventa una pasta appiccicosa). Unirvi il cremortartaro, la vaniglia ed il sale.
Mescolare il latte con l'olio, il liquore ed il succo di mela (o il malto).
Impastare il composto secco con l'aiuto di quello liquido.
Versare in una tortiera oliata ed infarinata e decorare con le fette di pesche, disposte a raggiera ed un poco affossate. Bagnare con un cucchiaio di succo di mela versato a filo sulla frutta (facoltativo).
Cuocere in forno a 170° per mezz'ora o q.b., secondo il vostro forno.



Una volta sfornata, ancora calda, lucidare con due cucchiaini di malto allungato con due cucchiaini di acqua tiepida e lasciar raffreddare.
Conservatela in frigo!



In passato, in sostituzione dello zucchero ho provato ad usare anche il fruttosio, tra i tanti tentativi, con errori e scivoloni, (come potete notare in alcune ricette che trovate in questo blog), ma da un po' non lo utilizzo più.
Di recente ho letto anche di un recente studio scientifico che dimostra come una dieta ad alto contenuto di fruttosio rallenti l'attività del cervello, ostacolando la memoria e l'apprendimento. Alte percentuali di fruttosio nella dieta occidentale si trovano anche nello zucchero (che è composto per il 99,91% di saccarosio, un disaccaride, cioè uno zucchero formato da due componenti, una molecola di glucosio unita ad una di fruttosio) e lo sciroppo di mais (che, badate bene, non è malto!). Quest'ultimo poi, essendo poco costoso è ampiamente impiegato negli alimenti trasformati, comprese le bevande analcoliche, i condimenti, e pure negli alimenti per l'infanzia.
Facciamoci allora attenzione! Se interessa anche a voi, trovate l'articolo, in inglese, qui.
La soluzione non è però solo quella di vietare e cercare di sostituire lo zucchero, bensì quella di riadattarci alla corretta percezione del dolce. Con la lingua anestetizzata infatti non è facile distinguere nulla al di sotto di una certa soglia, ma rieducati a questa nuova percezione, si potrà cogliere e scoprire il sapore naturalmente dolce di moltissimi alimenti che lo zucchero non lo contengono affatto.


Ho infine una bella novità da comunicarvi!
E' on line il blog dedicato al nostro progetto di Salutiamoci:




Bri, Lorenza, Stella ed io ne siamo molto fiere, perchè grazie a tutti voi questo progetto sta prendendo corpo in modo sempre più serio e concreto.
Oltre che salutare, è contagioso, coinvolgente e divertente!
Nel blog troverete tutte le informazioni: lo spirito e le regole del gioco, le raccolte mese per mese delle ricette (coi link e i pdf), il calendario degli blog ospitanti, ma anche una bibliografia, alcuni video interessanti e via via molte altre cose.
Se già avete partecipato al gioco di Salutiamoci, vi invitiamo a linkare il logo della melina rossa che avete nelle vostre bacheche a questo nuovo blog.
Tutti coloro che vi han partecipato riceveranno una newsletter. La invieremo una sola volta al mese, come promemoria, per ricordarvi l’ingrediente del mese corrente e offrirvi la raccolta del mese precedente. Ovviamente potrete iscrivervi o cancellarvi dalla mail list quando lo vorrete.
Vi auguro buona visione e, se vi piace, aiutateci a diffonderlo!
Grazie ancora a tutti, ma soprattutto alle mie compagne d'avventura.




giovedì 23 agosto 2012

Crumble sì ma burro nì: crumble di pesche (per Salutiamoci)




Crumble sì, ma burro nì.
Mi è venuta un'idea per sostituirlo: la crema di nocciole!
Credo che anche la crema di mandorle (o forse il tahin?) potrebbe funzionare in alternativa, ma il sapore di nocciola ci sta davvero proprio tanto bene, secondo me.
E via di pesche allora, ancora per Brii e Salutiamoci.

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per 4 pirottini:
120 gr di farina semintegrale
20 gr di farina di mais integrale
50 gr di malto di riso
45 gr di crema di nocciole (senza cacao nè zucchero)
2-3 cucchiai d'acqua fredda (o q.b. a seconda della farina che usate)
un pizzico di sale
(io ho avanzato un po' di pasta con cui ho realizzato una mini-tortina, ripiena semplicemente con un'albicocca denocciolata, ma sarà sufficiente aumentate la dose di pesche per avere invece una porzione in più di crumble)


Impastare tutto brevemente. Ne risulterà un impasto parecchio sodo e asciutto. Non perdete tempo a provare a fare le classiche briciole da crumble! Formate una palla e, avvolta in pellicola, lasciatela riposare in frigo.

Intanto tagliate a cubetti due grosse pesche dolci e mature e aggiungetevi un cucchiaio di succo di mele concentrato (o di malto), un pizzichino di sale e qualche foglia di menta o melissa fresca.
Se gradite una nota più acidula aggiungete pure prugne o susine.

A questo punto mi è venuta la seconda idea: lo schiacciapatate! ;-)
Armatevi di bicipedi forzuti e premete la pasta formando dei "passatelli".
Compattateli un poco, ma non troppo, sopra la frutta ben livellata nei pirottini.

Cuocete in forno a 170° per 20 minuti.
Stemperate un po' di malto con altrettanta acqua ( io ho fatto 1C e 1C, ma se lo volete più lucido e ricco, abbondate) e, quando sono ancora caldi, versateglielo sopra.

Conservato in frigorifero, regge benissimo anche l'indomani.





martedì 21 agosto 2012

Timballo di melanzane, funghi e cous cous (bis)



Timballo alla mia nuova maniera, tutto a crudo.
Varianti e perfezionamenti di questa mia ricetta QUI.
Questa volta il cous cous è di mais; ci sono i funghi messi a crudo; l'aglio, anzichè le cipolle, nel sughino di pomodoro. Poi un tocco di acciuga, ma che si può anche omettere, per farlo vegan. Ho anche tolto lievito e pangrattato. (mentre i resti delle carote che vedete in foto erano sul tagliere per altra preparazione)
Monoporzioni in cocottine e via in forno, anche in notturna se il caldo è eccessivo.
Mi piace, ma proprio tanto che devo appuntarmelo qui, per rifarlo con porcini o finferli, appena ne acciuffo.



lunedì 20 agosto 2012

Orso o orzo? " Non ischerzare con l'orso, se non vuogli esser morso "

In quello che ho sempre detto non fosse un foodblog, ultimamente invece non ci son che ricette (per di più macrobiotiche, orrore! :-) ).
Qualcuno, che tifa perchè io faccia altro, mi ha chiesto:
- Qual è la cosa che ti riesce più facile fare in questi giorni? -
- Cucinare, in silenzio, da sola. -
- Orso. -
-Dicevi? Orzo? -
:-D


" Non ischerzare con l'orso, se non vuogli esser morso "





150 gr di orzo (decorticato o perlato) o altro cereale come riso, quinoa, bulghur
2 rape di barbabietole (con gambi e foglie)
50 gr di anacardi
15 olive taggiasche
valeriana q.b.
buccia limone
senape
pepe verde
olio e.v.o.
acidulato di umeboshi (è già salato ma, se utilizzate un altro tipo di aceto, aggiungetevi normalmente del sale)



Ma occorre la ricetta?
Vabbè, non offendetevi (serve a me il memorandum).

Lessare a vapore le rape sbucciate, affettate e tagliate a bastoncini.
Scottare brevemente anche le foglie e i gambi per mantenerne vivo il colore.
Mescolate il cereale con le rape affinchè si tinga di rosa.
Tostate gli anacardi.
Preparate una vinaigrette con senape, olio, limone, pepe verde, acidulato ed in un'insalatiera condite bene tutto unendo i gambi delle rape, la valeriana, le olive.
Tenete gli anacardi per ultimi e non fate come me che li ho aggiunti prima e si son tinti pure loro! :-(
Le foglie delle barbabietole potranno essere tritate insieme o usate per impiattare.


una versione analoga con quinoa, tofu ed alghe

sabato 18 agosto 2012

Timballo di melanzane e cous cous


Pensiate sia così matta, con questo caldo, da star a friggere le melanzane o mi sciolga sui fornelli per farle alla griglia?
No, certo che no.
Lo chiamo timballo perchè vi ho sperimentato un nuovo uso del couscous e solitamente questo termine prevede proprio preparazioni che includono spesso anche pasta al loro interno.
Altrimenti cambiategli voi il nome: la sostanza non cambia. ;-)





Fondamentale è la bontà della verdura, visto che non c'è formaggio a coprire i sapori.

800 gr ca di melanzane (le mie del tipo "graffiti")
[ p.s.: l'ho rifatto pure sostituendo le melanzane con zucchine, senza neppure la pre-salatura ed il pesto, ma utilizzando erbe aromatiche dell'orto ]
450 gr ca di passata di pomodoro fresco
3 grossi cipollotti freschi (300 gr ca.)
una tazzina di pesto di basilico fatto da me (solo basilico+pinoli+aglio+olio)
250 gr di cous cous (questa volta il mio era integrale, di orzo, ma andrà bene ovviamente il cous cous classico di semola oppure, se necessario, con quello di mais/riso risulterà pure glutenfree)
lievito alimentare* (opzionale)
pane grattugiato (da omettere per una versione glutenfree)
sale, peperoncino q.b.
erbe aromatiche a piacere


Le ho tagliate a fette tonde alte circa 3-4 mm con la mandolina. Le ho salate e messe sotto un peso a spurgare per qualche ora.
Intanto ho preparato un sugo semplice con olio, le cipolle tagliate a spicchi sottili e la passata fresca, con sale e peperoncino q.b. (potrete aggiungervi gli odori e le erbe che più preferite e non preoccupatevi se rimane liquido!).
Ho oliato quindi una teglia di ceramica.
Ho disposto uno strato di melanzane, qualche tocco di pesto; poi ho sparso qualche cucchiaiata di cous cous (crudo!) e infine ho coperto con la passata che, anche se liquida, meglio sarà assorbita.
Ho proseguito così a strati alterni, fino ad esaurimento degli ingredienti, terminando con uno strato di melanzane leggermente condite di sugo (e appena un tocco di cous cous per dare una nota croccante sulla crosta superiore).
Un filo d'olio, un po' di lievito a scaglie e di pane grattugiato.
In forno a 180° per 45 min ca.
A seconda del vostro forno, cuocete magari coperto con alluminio sin verso la fine e poi passatelo sotto il grill.

In piccole porzioni come antipasto o come primo od unico piatto, migliora ancor più col riposo e regge benissimo anche il giorno dopo, per i vostri picnic o le ultime grigliate di fine estate.


Se questa ricetta ti è piaciuta guarda anche questa versione!

* il lievito alimentare si distingue dal normale lievito di birra per panificazione per essere costituito da cellule della specie Saccharomycies cerevisiae idoneamente essiccate e prive di effetto fermentativo. Viene prodotto in modo naturale su colture di melassa.


venerdì 10 agosto 2012

Torta ai 6 cereali con pesche ed albicocche



Come dicevo a Brii (che ospita Salutiamoci ad agosto con le pesche), ero così pigra da non avere voglia di andare a prendere una sedia o qsa per fare una foto decente dall'alto così l'ho fatta in punta dei piedi... ho pensato, tanto poi la taglio... ma momenti finisco dentro con la macchina e tiro giù tutto!
Così ho lasciato i piedi perchè mi ricordano la scena e mi fanno tanto ridere! :-D

Questa torta, oltre che per Salutiamoci, nasce dall'esigenza di svuotare la dispensa da un po' di farina bianca che uso talvolta per tagliare quella totalmente integrale e da cereali in fiocchi che in questo periodo non c'è proprio voglia di cucinare.
Ovviamente nulla impedisce di ricavarsi la farina partendo dai chicchi interi integrali dei cereali (a me infatti è piaciuta molto anche ad esempio la versione che ne ho fatto con 70 gr invece di grano saraceno tritato) o di usare invece farina integrale o semiintegrale.
Ho usato poi delle pesche saturnine, particolarmente dolci, ma non ne avevo a sufficienza per farla esclusivamente con quelle ed ho aggiunto alcune albicocche.


70 gr di fiocchi di cerali misti (i miei un mix di avena, frumento, orzo, segale, riso e farro)
100 gr di mandorle non sbucciate
200 gr di farina bianca (leggere sopra!)
80 gr di malto (più un cucchiaio per lucidarla)
60 gr di olio d'oliva evo delicato
una manciata di uvetta
pesche saturnine ed albicocche q.b
230 gr di latte di riso non zuccherato (o altro latte vegetale)
una bustina di cremortartaro
1/2 cucchiaino di cannella
un pizzico di sale

Tritare finemente i fiocchi con le mandorle e mescolarli alla farina, il sale, il cremortartaro e la cannella.
Unire il malto, l'olio ed il latte e mescolare ancora.
Versare in una teglia, cospargendo con l'uvetta. Decorare con la frutta a pezzi, affossandola un po' nell'impasto.
(Nei buchetti rimasti ho messo una granola croccante di cereali, ma si può omettere tranquillamente o sostituire con noci, mandorle, ...)
Cuocere a 170° per 30 minuti o q.b.
Una volta sfornata, ancora calda, lucidarla con un cucchiaio di malto leggermente diluito con un po' d'acqua tiepida.



altre idee con le pesche:

crostata con pesche e pepe rosa

torta morbida con pesche, corn flakes e semi di papavero





giovedì 9 agosto 2012

A naso


Sono andata al cinema a vedere "Detachment".
Mi piace molto Adrien Brody. In questo film è un meraviglioso Gaber ammericano, bravissimo e commovente, (attorniato da un cast di gran pregio: Marcia Gay Harden, Lucy Liu, James Caan) che recita la parte di un insegnante apatico, anaffettivo e distaccato.

La trama non sarà chissà che, hanno detto taluni, - l'ennesimo film sulla scuola pubblica americana? - ma anche un film sul dolore, ed il distacco, come arma per sopportarlo, che racchiude involontariamente un'incelabile autenticità.
Nel film la citazione di Camus recita: "Non mi sono mai sentito allo stesso tempo cosí distaccato da me stesso e così presente nella realtà". Mi ha ricordato: "Chi ha subito un danno è pericoloso, perché sa di poter sopravvivere" di quest'altro film e ho ripensato all'illusione di credere di poter sempre e comunque bastare a sè stessi perchè vi si è abituati a doverlo fare.

“Io sono una non-persona: mi vedi ma sono vuoto.”
di quante non-persone ci si innamora nella vita, riflettendosi nei loro occhi per poi perdersi nella loro voragine che solo raddoppia il nostro vuoto? a voi non è mai accaduto?

Un film sull'insegnamento prima di tutto, su quell'intima relazione che si instaura tra maestro ed allievo e che va a sovrapporsi alla trama che già si è inevitabilmente tessuta tra quello stesso figlio e i suoi genitori.
Duro e sconquassante, anche se animato ed inframmezzato da graziose parentesi scarabocchiate sulle schermo in stop-motion e flash dal regista inglese Tony Kaye (che ho scoperto anche pittore), mi ha commossa in più di una sequenza lasciandomi addosso un senso di impotenza nel pensare a mio figlio.
Auspicandomi che non ripercorra i miei trascorsi scolastici, purtroppo segnati da un costante senso di inadeguatezza, angoscia e repressione per una classe docenti liceale davvero da ricovero psichiatrico, penso a quella linea sottile che divide la chiusura ed il distacco di un figlio-allievo che soffre in silenzio (con un buon rendimento scolastico che sembra solo un'inconsapevole riverenza verso i genitori) e la rabbia (e spesso uno scarso rendimento scolastico) invece di colui che si ritrova con sensibilità e talento schiacciati da insegnanti miopi e una famiglia assente o rigida ed impaurita.
No, non sono una di quelle figlie che scaricano ancora tutta la responsabilità sui genitori o gli insegnanti: sono grata di esservi sopravvissuta e di avere conosciuto la possibilità di superare il distacco e ho preferito sempre evitare di insegnare io stessa per il timore di scivolare inconsapevolmente nella rivalsa.
Non sono neppure una di quelle mamme che stanno sempre ed esclusivamente dalla parte dei figli, di fronte agli insegnanti. Anzi, mi rimprovero di essere spesso troppo severa verso me stessa e mio figlio, ma mi interrogo continuamente sulla possibilità di trovare una possibilità di svolta, tra l'imprinting della famiglia e quello della scuola, per dar voce invece all'essenza autentica dell'essere.
Ma esiste?

“Non è indispensabile essere forti, è importante sapere che le persone a volte mancano di consapevolezza.”e forse allora può aiutare solo il perdono?

"L'interesse richiede coraggio e il coraggio richiede carattere.

E' il mio mantra di questi giorni.

“Non basta avere qualcuno che ti insegni. A volte ci vuole qualcuno che ti aiuti.”

Un insegnante talvolta dovrebbe riflettere che se il "suo" metodo non dà risultati, forse può essere anche il metodo a non funzionare con "quell"'allievo. Quanto ho desiderato insegnanti che mirino ad incoraggiare gli alunni, ad accrescere la fiducia in se stessi e non a piegarne la volontà!
Che responsabilità però, poveri cristi, se ne sono consapevoli.

“L’unico modo per sopravvivere è poter preservare la nostra mente.”Parole sante. Punto e basta.
Peccato davvero, secondo me, che in Italia questo sia arrivato nelle sale quando la scuola è oramai chiusa e molti genitori ed insegnanti sono in vacanza!
Un sospiro di sollievo l'ho trovato e ve lo segnalo in questo video grazioso che riprende una bella frase di Robert Fulghum: Tutto quello che mi serve sapere l'ho imparato all'asilo.





grazie Carla :-)

lunedì 6 agosto 2012

Il gusto della terra

In montagna ho visto orti strepitosi abbracciati da prati curati come tappeti.


Parevano un miraggio nella pace e nel silenzio, con solo la vetta a far da guardia.



Ho rubato un delizioso cetriolo, lo ammetto (ma confessato anche al legittimo proprietario), ed abbiamo portato nel cuore, a casa, un fermento verde che non riuscivamo ad ignorare.



Così, anche se decisamente in ritardo sulla stagione, pure Cobrizo e la sua banda di manovalanza, si son decisi a far esperimenti verdi a casa.


Poche cose vista la stagione inoltrata: insalata, cavoli cappucci e cavolo nero.
Vedremo se qualcosa si riuscirà a produrre...

Ogni volta rimango incantata dalla magia che scaturisce da un seme. Quanta energia vitale!
Vi segnalo questi video realizzati da Matthew Moore, un giovane filmmaker e agricoltore che ci invita ad osservare attentamente il nostro cibo crescere, per comprendere meglio la potenzialità che ha un seme e la fatica che le piante impiegano per donarci i frutti.
Con un processo di time-lampse photography ha documentato la crescita, giorno dopo giorno, della verdura nella sua farm a Phoenix concentrando in pochi secondi lo sbocciare di un germoglio.




Questo ed altri video li trovati qui: Digital Farm Collective.
Moore sta sviluppando un archivio di film “viventi” invitando anche altri agricoltori di tutto il mondo a documentare come in pochi anni la terra si stia trasformando in una periferia urbanizzata. Questi filmati, si auspica, serviranno come istruzione e non solo intrattenimento, per far riflettere su come i frutti della terra siano in realtà sporchi di polvere e macchiati dal sole e dall'acqua e non solo belli e lucidati come la maggior parte della gente li conosce sui banchi dei supermercati.
il suo sito Urban Plough

E' più facile capire ora perchè è preferibile mangiare un chicco intero, vivo, anzichè una farina lavorata e magari raffinata che arriva nella nostra cucina mesi dopo che i chicchi sono stati raccolti? (vedi qui)
Ecco perchè cerco di mangiare integrale e, se possibile bio (non son fanatica a tutti i costi perchè ogni fanatismo credo abbia le sue pecche). Ecco perchè Salutiamoci predilige e consiglia gli ingredienti integrali e bio, anche se comprende che non tutti possono coltivarseli a casa o andare a prenderseli dal contadino.