mercoledì 26 agosto 2009

Benvenuta estate africana!







collana girocollo: corallo grezzo, perle argentate, legno, diaspro dalmata e vetro


info QUI





giovedì 20 agosto 2009

Acquazzurra... acquachiara...

...con le mani posso finalmente bere.

Acqua azzurra, tatapapapa

Sono le quattro e mezza ormai
non ho voglia di dormir ...



acquamarine


e cristalli di rocca


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lunedì 17 agosto 2009

Profumo d'agosto

...anzi, di Ferragosto!
Pesche gialle (o meglio noci pesche) profumano la cucina, mentre sul balcone il rosmarino dà il meglio di sè.
La scorsa estate avevo già largamente sperimentato questo connubio.
Ora ci provo, visto che la temperatura consente di accendere il forno. Questa volta però cambio impasto e aggiungo pure qualcosa di nuovo... sì, i corn flakes e i semi di papavero!

2 tazze di farina di kamut (la mia questa volta non era integrale) ca 300 gr
50 gr di noci (una seconda volta ho provato con le mandorle)
70 gr di olio di mais bio (una seconda volta ho provato con olio extra vergine d'oliva)
100 gr di latte di riso
100 gr di malto (il mio era di grano, che facilita la lievitazione ed è parecchio dolce)
2 noci pesche
2 bicchieri di corn flakes
una bustina di cremor tartaro
un pizzico di sale
un cucchiaio di aghi di rosmarino fresco
due cucchiai di semi di papavero

Tritare noci e rosmarino molto finemente e aggiungerli alla farina, insieme ad un bicchiere di corn flakes, al lievito ed al sale. A parte unire olio, latte, malto e mescolare i due composti brevemente.
Adagiare la pasta morbida in una teglia unta ed infarinata. Sistemare le noci pesche a fettine sulla superficie bucherellata di pasta. Cospargere con il secondo bicchiere di corn flakes e i semi di papavero.
Cuocere in forno caldo 180° per 45 minuti.







mercoledì 12 agosto 2009

Faccia tosta, testa dura o "finta di pomi"?


Mi capita di ricevere una mail che dice pressapoco così:

Ho avuto modo di leggere il tuo blog e desidero complimentarmi con te. Ho trovato tutto molto interessante e coinvolgente, soprattutto il tuo post "Amuse bouche o amuse oeil?".
Lavoro per XXXX, il portale di viaggi dedicato all'Italia con contenuti di approfondimento e foto delle principali destinazioni di vacanza. Il nostro scopo è quello di far conoscere quanto di più bello ed affascinante l'Italia ha da offrire. Per vedere il sito, vai su: xxxx
Ci piacerebbe se tu inserissi sul tuo blog un post sul nostro sito con relativo link, o posto un link in un luogo appropriato.
Siamo online da Marzo 2009 e la sede dei nostri uffici è a XXXX. Il sito presenta versione inglese ed italiana. Ciò che ci contraddistingue è la gran quantità di informazioni di viaggio che forniamo ai visitatori del sito. Abbiamo inoltre sviluppato una rete di collaboratori, italiani e stranieri, che scrivono per noi da tutta l'Italia. Ci occupiamo anche di selezionare e pubblicare foto così da potere far conoscere i paesaggi e gli scorci più belli d'Italia. Se hai domande sul sito, provvederò a risponderti quanto prima. Cordialmente, XXXX

Eh certo, ce le ho sì le domande! Quindi ti rispondo per mail:
Ti ringrazio per l'attenzione dedicatami e i complimenti, ma non mi è molto chiaro però quanto mi chiedi, visto che non mi occupo di viaggi se non per piacere personale.

Parli di una rete di collaboratori, italiani e stranieri, che scrivono per voi da tutta l'Italia. Vuoi forse propormi una collaborazione professionale?
Desideri che io pubblichi un link al vostro sito. Desideri forse sponsorizzare il blog di Cobrizoperla?
Rimango a tua disposizione, qualora tu volessi spiegarmi meglio.

Ma se in una tua seconda mail mi dici solo:


Quello che vorremmo che tu faccia è scrivere un post nel tuo blog su XXXXX o mettere un link a noi. Se questo è qualcosa che ti interessa fammelo sapere.

Replico qui: Non conosco il lavoro di XXXX, non conosco le persone che vi stanno dietro, non conosco il prodotto che vende se non per l'homepage del sito. Perchè dovrei promuovere una cosa che non conosco e non ho testato?
Allora, mi chiedo, è faccia tosta o testa dura o, come si dice, "finta di pomi"?
Cordialmente
Cobrizo

foto da qui



lunedì 10 agosto 2009

Messaggi... ma non solo sms!

Tempo di vacanze, anche se non per tutti.
Ancora qualche lettura, dunque, anche se decisamente non disimpegnata.
Non voglio gufare, visto il tema, ma riprender in mano ogni tanto questi testi mi fa riflettere...



"MALATTIA COME DESTINO"
e "MALATTIA. LINGUAGGIO DELL'ANIMA"
di Thorwald Dethlefsen e Rüdiger Dahlke. Edizioni Mediterranee


Un'interessante interpretazione della malattia vista non come puro accidente o disturbo casuale, ma tangibile espressione degli aspetti repressi, temuti e accantonati della propria vita.
Da qui Thorwald Dethlefsen e Rüdiger Dahlke, psicologi e psicoterapeuti tedeschi, invitano quindi a non combatterla, ma prima di tutto a capirla.
Le malattie ancora una volta sono credute un'informazione della coscienza, un messaggio dell’anima attraverso il corpo che vuol esprimere una sua urgenza. E' importante quindi comprendere, integrare, colmare...

Proprio questo è lo scopo: imparare dai propri sintomi e crescere. Se ci assume la responsabilità del proprio destino, la malattia si trasforma in opportunità e permette di dare una risposta alle indicazioni che ci segnala.
In ciascuno dei due libri vi è una prima parte sulle premesse teoriche per la comprensione e la guarigione e una seconda di illustrazione delle malattie con molti esempi di esse, secondo i vari organi implicati.

vedi anche QUI (con l'aiuto eventualmente di questo)






giovedì 6 agosto 2009

Trafori


Quando vecchi cristalli di rocca incontrano trafori fiorati...



info qui



lunedì 3 agosto 2009

La scienza dello spirito

Tutto ciò che è alternativo desta la mia curiosità.
Non sempre la soddisfa, per carità, soprattutto quando è fine a sè stesso, ma, tempo permettendo, mi ripropongo sempre di tentare di documentarmi e cercare di tenere la mente aperta e libera da pregiudizi.
Conoscevo qualcosa di Rudolf Steiner, ma non mi avventuro certo a parlarne qui, visto la complessità dell'argomento e rimando chi fosse interessato alla lettura dei suoi testi.
Quello che vorrei però condividere con voi è la scoperta di questo libro, per mano di un'amica, che me lo ha prestato.

Medicina antroposofica familiare
di Sergio Maria Francardo
Edilibri ed - 22 euro

La medicina antroposofica è una medicina alternativa che è nata e si è diffusa in Germania e in Svizzera, dopo la fine della 1^ guerra mondiale per merito del filosofo austriaco Steiner e di una dottoressa olandese, Ita Wegman.
(E' la Wegman nel 1922 a costiture per esempio una "fabbrica farmaceutica", che diventerà l'odierna Weleda SA, conosciuta ed apprezzata sicuramente da chi ama i prodotti naturali)
Secondo le loro teorie, l'essere umano è costituito da quattro parti: una corporea, il corpo fisico, e tre di natura immateriale che sono il corpo eterico (le forze che danno forma alla vita), il corpo astrale (i sentimenti) e il corpo egotico (lo spirito).
Solo l'armonia fra questi diverse parti garantisce l'equilibio e la salute. La malattia invece è sempre una rottura di questo equilibrio, sul piano psichico dunque, oltre che fisico.
So che qualcuno potrebbe obiettare che dunque rientra nell'area delle pseudoscienze, dal momento che non si fonda sul metodo sperimentale, base della scienza moderna, ma per me non è un motivo sufficentemente valido per non riconoscerne la validità, credendo già ad esempio nell'efficacia dell'omeopatia.
Aggiungo solo che attualmente la medicina antroposofica è diffusa in 67 paesi del mondo e viene praticata in ambulatori, centri terapeutici, cliniche ed ospedali, anche a carattere universitario. In alcuni stati è integrata nel sistema sanitario pubblico e le prestazioni sono rimborsate dalle assicurazioni private.

L'autore, Sergio Maria Francardo, è un medico non a caso autore anche di numerosi articoli e conferenze sull'importanza della qualità alimentare, l'alimentazione macrobiotica (vedi ad es. qui), la diffusione di un'agricoltura e di un'industria della trasformazione dei cibi orientata a difendere la salute per la prevenzione delle malattie.
Egli sostiene che l'antroposofia non è una dottrina, ma una via di conoscenza, perchè è giusto che assuma un carattere diverso a seconda dell'ambiente culturale che la accoglie e a seconda della personalità che le si accosta.
Con un linguaggio piano e comprensibile, cerca di illustrare il significato più profondo della malattia, al di là della necessità dell'aiuto momentaneo per alleviare la sofferenza, analizzando a fondo la biografia individuale del paziente. In una seconda sezione del libro, illustra infine i vari rimedi secondo esempi clinici reali e frequenti come la tosse, il mal d'orecchio, di schiena, di testa, allergie, eczemi, dermatiti, cistiti, stitichezza, disturbi del sonno, ecc.
I farmaci tradizionali vengono limitati alla reale necessità. Quelli ritenuti dannosi alla salute sono impiegati solo in casi eccezionali ed indispensabili. C'è invece una saggia tendenza a preferire sostanze naturali (tratte per lo più da minerali, piante e talvolta anche da organi di animali) nella preparazione dei medicamenti, tutti confezionati in speciali laboratori e commercializzati nelle normali farmacie.
Ciò che è significativo è dunque questa concezione di alleanza terapeutica tra medico e paziente, in cui la medicina non è vissuta solo come insieme astratto di dati scientifici o statistici, ma come storia umana e personale di cui sia medico che paziente devono essere consapevoli.

Non vi dico di più! ;-) Leggetevi il libro, se vi ho incuriosito, o per ulteriori informazioni sulla medicina antroposofica andate qui




venerdì 31 luglio 2009

Etrange Mélange Orange




Catena color bronzo a più fili, regolabile, con vetro vintage e pendaglietto di vetro a fogliolina.
Le due grosse boules sono in vetro di Murano, soffiato a bocca.

info QUI



mercoledì 29 luglio 2009

I segreti di Ume



L'umeboshi è un vero caposaldo a cui ogni macrobiotico che si rispetti non può rinunciare.
Non sto qui ad elencarne caratteristiche e proprietà di cui potete ampiamente leggere qui e qui, ad esempio, o in mille altri posti in rete. Testi cinesi di duemila anni fa del resto ne descrivevano già le proprietà medicinali!
Per i più l'umeboshi risulta bruttina, talvolta inquietante nell'aspetto ed eccessiva nel suo forte contrasto acido salato.
Il segreto è mescolarla con fantasia ad altri ingredienti e dosarla con parsimonia ma anche goderne per tutti quei fattori che esulano dai suoi potenziali sul piatto e nello stomaco: è fantastica - non per sapore ma per efficacia - sciolta in acqua fredda con kuzu (cos'è qui) per il suo potere alcalinizzante di tutto l'organismo. Tale preparazione prende il nome di "ume-kuzu" *.

Un altro esempio d'impiego semplicissimo dell'umeboshi?
Provate a metterne un pochino sulle punture d'insetto e lasciarla seccare! (rinnovandola all'occorrenza, ottimo e naturale anche per i bambini). Meglio ancora se, come me, avete le umeboshi in pasta, anzichè le ume intere: risulterà più facile per quest'uso ma anche in tavola, da stemperare ad esempio nei condimenti o aggiunta nell'acqua di cottura dei cereali, per alcalinizzarli. Per condire le verdure, provate a mescolarla al tahin, stemperandola bene con un po' d'acqua tiepida, magari insieme alle vostre erbe aromatiche preferite, o sperimentate anche l'acidulato di umeboshi che  costituisce un'alternativa sana e gustosa, per il suo sapore agro salato, al più classico sale+aceto o limone.
Per l'alta percentuale di sale, il frutto dell'umeboshi non ha problemi di conservazione anche fuori dal frigo così può comodamente essere tenuto in un piccolo vasetto da medicinale o cosmetico vuoto e ben lavato, in borsa, per piccolo pronto soccorso fuori casa.
Potete comunque reperire in commercio anche delle piccole palline di umeboshi, anche se meno efficaci perchè meno concentrate e con piccole dosi di ume, conservate in piccoli astucci dispenser, che vanno benissimo per la cinetosi (mal d'auto, di mare, ecc. ) e tanti altri usi.



*  L' "ume (shoyu) kuzu" combatte la stanchezza e aiuta nella cattiva digestione. Placa la diarrea, combatte la nausea (non intendo da gravidanza!) e rafforza il sangue.
Blocca l'inizio del raffreddore (potenziatene l'effetto magari con un po' di zenzero grattugiato!), dell'influenza e, se già conclamati, ne allevia i sintomi e ne abbrevia la durata.
Si prepara così:

1 tazza di acqua fredda
1 cucchiaino colmo di kuzu sciolto in un po' di acqua fredda prelevata dalla tazza
1/2  prugna umeboshi (o mezzo cucchiaino in polpa)
qualche goccia di shoyu

Aggiungere il kuzu stemperato nell'acqua fredda e la prugna umeboshi all'acqua fredda.
Mettere sul fuoco e portare a bollore continuando a mescolare.
Far bollire dolcemente per un paio di minuti o comunque finché il liquido diventi trasparente e si addensi.
Togliere dal fuoco e aggiungere lo shoyu.
Bere caldo. 

Nel caso di bambini omettete lo shoyu e riducete la dose dell'umeboshi.


Se questo genere di rimedio macrobiotico vi interessa, troverete altri efficaci rimedi qui
Se invece siete ancora perplessi leggetevi anche questo grazioso libretto sulle umeboshi del dott. M.D. Ushio qui
foto da qui

POSTfatto



Rame, swarovski, murrine, metallo smaltato e vetro vintage
per orecchini da coordinare ad una collana già venduta.


info QUI


lunedì 27 luglio 2009

5 profumi: marmellata di albicocche



Possedevo già le singole spezie ma averle trovate ben miscelate e calibrate in questo melange profumatissimo mi ha convinto a prenderlo senza esitazioni.
Chiamata anche "5 spezie", la "5 profumi" è un mix di spezie che unisce cannella, coriandolo, chiodi di garofano, paprika, zenzero, finocchio e badiana (anice stellato).
Adatta per le marinature nella cucina cinese, si sposa a piatti di carne e pesce. Si accorda meravigliosamente con verdure come il peperone, zucchina, melanzana insieme a coriandolo, zenzero ed erba cipollina freschi.

Io però ho fatto una marmellata di albicocche (senza zucchero, sì, ma dolcificata con malto e addensata con agar agar) e l'ho profumata con zeste di limone e queste 5 meraviglie.
Non sto a dirvi quale sia il profumo che aleggia in casa...
Penso che sarà buonissima sia per usi dolci che salati, visto il dolce acidulo dell'albicocca.

ps: se si desidera conservarla a lungo basta cuocerla poco e poi sterilizzarla a bagnomaria per 10-15 min. a seconda della dimensione dei vasetti (invasata bollente in vasetti altrettanto sterilizzati, ovviamente). Reggerà benissimo nel tempo: ne ho di tre anni fa, buonissima ed intatta, garantisco! (vedi qui)





martedì 21 luglio 2009

L'invasione del fagiolino dispettoso

... e il salvataggio del fidato fagiolo.


Se la voglia di lavorare è pochina, la voglia di cucinare, in questi giorni, è ancora meno.
Zucchine e fagiolini però non sentono ragioni e straripano dal frigo, provenienti dagli orti delle nonne che non concedono tregua e sparano "proiettili verdi" quotidianamente!
Curati, attesi ed agognati per un anno, cominciano poi anche a risultare quasi un po' antipatici, per la loro invadenza...
Allora non resta che ingegnarsi per inventare sempre nuove forme, per declinare queste due "cose verdi" in nuovi piatti, se ancora fosse possibile, chiedendo a sè stessi pure il prodigio di compiere la magia nel minor tempo possibile.
Questa è la volta del fagiolino.

Le dosi quindi sono un po' ad occhio perchè anche l'uso della bilancia è troppo impegnativo! ;-)
Sarà stato mezzo chilo di fagiolini freschissimi appena colti nell'orto (ancora caldi dal sole), gettati in due dita di acqua bollente leggermente salata, insieme a due spicchi di aglio.
A parte ho lessato due manciate di fagioli freschi (congelati privati di bacello) con una foglia di alloro. In un cucchiaio d'olio ho rosolato un tritino di cipolla, carota e sedano e ripassato i fagioli cotti. Una volta insaporiti, li ho frullati con appena un'idea di salvia e rosmarino (non troppa!). Salato e pepato q.b.
Ho frullato i fagiolini, ma un po' grossolanamente, quindi unito questo passato a quello molto fine dei fagioli.
Ho servito freddo con un filo di olio d'oliva (il mio era bio veronese) e un pizzico di anice stellato tritato, per un tocco nuovo.

La furbizia è stata in realtà trovare nel frigo (accanto alla scorta di fagioli interi) una buona dose di passato di fagioli opportunatamente già preparata e congelata a suo tempo. ;-)
In barese, una delle nonne avrebbe detto "Stipa ca truova".

L'elefante rosa dello sfondo non è opera mia, ma di Giacomo.





giovedì 16 luglio 2009

Amuse bouche o amuse oeil?

Ancora su Parigi.
Trovo finalmente il tempo per riordinare qualche appunto di viaggio, giusto come promemoria per me. Forse però così potrà risultare utile anche a qualcuno di voi, chissà...
Amo la disponibilità e l'offerta di world-food delle grandi metropoli! Sebbene ci si trovi nella patria dell'haute cuisine, non è facile però per dei macrobiotici a Parigi evitare burro, formaggi e carne... ;-)
Quando ci si riesce, con un po' di oculatezza, accade talvolta di assaporare vere bontà , magari pure in angolini incantevoli...



Questi piatti colorati, (assiette complet au tempeh in primo piano e assiette complet à l'avocat l'altro, con tè al gelsomino) provengono ad esempio da Le 5 saveurs d'Anada (specialites vegetariennes et macrobiotiques) che ben ha soddisfatto le aspettative suggeritemi dalla mia cara Petula.

72 rue du Cardinal Lemoine
Metro: Cardinal Lemoine
tel. 01 43295854
chiuso il lunedì


Un'altra piacevole alternativa è Le Gran Appètit, a sud della meravigliosa Place des Vosges: ristorantino con negozietto annesso (con pane, dolci e prodotti bio e macrobiotici e piccola attrezzatura per cucina macrobiotica o giapponese), nonchè piccola libreria in tema.

9, Rue De La Cerisaie
Metro: Bastille
tel. o1 40 27 04 95

(chiuso sabato e domenica sera)

Micro ristorantino non macro(biotico), bensì giapponese, che offre una deliziosa varietà di pesce, soprattutto a cena (o menù più economico a pranzo con due entrée, un plat complet e un dessert a scelta) è Chez Miki, tra l'Opéra e la Bibliothéque Nationale, già segnalato da Kja.
Non immaginatevi un posto "laccato & leccato"ma l'equivalente piuttosto di una piccola osteria un po' "lezzona" con sei sette tavoli, gestita da due simpatiche ragazze che effettivamente riescono a fare piccole magie in uno spazio tanto ristretto.


5, rue de Louvois
Metro: 4 septembre o Pyramides
(chiuso lunedì e domenica a pranzo)

Altro grazioso ristorante vegetariano Le Grenier de Notre Dame, ricco di verde anche all'interno:

si trova in rue des deux Ponts 17 - Ile de Saint Louis, tel. 01 46346041 (ma anche in una seconda sede in rue de la Bucherie 18 01 43299829).

Le foto dei piatti? Eh, me ne sono ricordata sempre e solo a piatto finito! ;-)
L'ho detto che non sono una food blogger, ma solo una buona forchetta, no?

Impagabile streetfood da L'As du Fallafel. Indimenticabili pita ripieni di falafel e melanzane fritte e verdurine fresche che non richiedono ulteriori commenti, al di là del nome che è davvero una garanzia (anche per Lenny Kravitz, pare, dalle foto appese recentemente alle pareti ;-).
Oltre al takeaway, possibilità di mangiare anche all'interno, seduti e serviti da simpatici ed efficienti ragazzi.

questa foto da flick
34, rue des Rosiers
tel: o1. 48876360
chiuso sabato


Lì poco distante, in rue des Ecouffes 24, la storica panetteria ebrea Sacha Finketsztajn (nella foto sotto a destra) per qualche dolcino kasher (o kosher, secondo la dizione yiddish) o Au Levain du Marais ottimo pane di segale con l'uvetta, in rue de Turenne 32.


Per lo shopping non posso che segnalare attività che riguardino ancora i miei piaceri.
Negozietto di spezie Izraël, chiamato anche il mondo delle spezie (nella foto sopra a sn), piccolo ma zeppo di specialità, in rue François-Miron 30 (Metro: Saint Paul)

Se siete amanti della senape, imperdibile la Boutique Maille in Place de la Madeleine:


meraviglioso assortimento di più di trenta tipi di senape, vinaigrette ed aceti, anche in piccole confezioni, ideali per assaggi o per regali. Qualche esempio? Con arancia e zenzero, albicocca e curry, limone ed harissa, olive e lemongrass, fichi e coriandolo, cassis di Dijon, succo d'uva e miele, ecc...

Fantastico magazzino su due piani di materiale per cucina e pasticceria professionale e non: Dehillerin. Vecchi scaffali in legno e attrezzi appesi al soffitto. Oggetti di tutte le taglie, dalla normale alla maxi, per grande ristorazione: un incanto per gli occhi!
foto da qui


18 et 20 rue Coquillèrie
tel. 01 42365313

website

Per gli appassionati del genere tanti salon du té: giusto per sceglierne uno, anche se un po' snob (ma sennò che francese è? ;-) Mariage Frères dove si può anche pasteggiare anche con ricette a base di tè (es. Noisette de lotte, sauce pamplemousse au thé Ylang Ylang o Tartare de Saumon au thé Matcha) o far merenda con un dolce (ma, attenzione, sicuramente non macrobiotico!). Non certo economico, ma merita almeno una visitina.

5, rue du Bourg-Tibourg
tel. 01 43471854


Questa volta ho apprezzato per gli acquisti, meno ricercato e con un'allure più orientale, La Route du Thé. Ampia selezione di té puri o profumati affiancata da un variegato assortimento di porcellane, teiere ed altri accessori.
Vi ho trovato un buonissimo
Risheehat Darjeeling first flush ed un inebriante Grand Jasmine Celest!


questa foto dal sito
5 rue de la Montaigne Ste Geneviève
(ma anche in rue Mademoiselle 2 e in rue Lacépède 14)
vedi qui



Neanche a farlo apposta, solo appena ritornata, ho scoperto nuove segnalazioni di posticini che mi sono mangiata le dita di non aver visitato...
Vabbè, vorrà dire che BISOGNERA' ritornarci! ;-)



martedì 14 luglio 2009

Diritto alla rete


Se vi è una difficoltà di regolamentazione non si può scegliere la scorciatoia della censura.

foto da http://dirittoallarete.ning.com/





venerdì 10 luglio 2009

Escapade romantique


Dopo una manciata di giorni trascorsi al mare tra qualche goccia di pioggia, un'afa improvvisa e un esercito di zanzare, ritorniamo a casa, più stanchi di prima.
Giusto il tempo per disfare le valigie, fare qualche lavatrice, organizzare un servizio incrociato di babisitteraggio nonnesco a prova di bomba e rifare le valigie. Dopo interminabili scavi nella sabbia, tonnellate di secchielli pieni d'acqua, formine multicolor, e odiosissime giostrine mangiasoldi, qualche giornata ora spetta fortunatamente anche a noi: quasi come fidanzatini in totale libertà, come da un po' non succede.
Come dimenticarsi di tutto e di tutti, girando naso all'insù, sotto un cielo che pare londinese, camminando fino allo sfinimento, ritornando nei posti più cari per ritrovare sapori indimenticabili e cercando e spulciando angoli nuovi a caccia di perle e cosine vezzose per le mie creazioni...
Queste sì che son vere vacanze!












E mi spiace se vi deludo: la giusta dose di nostalgia, ma niente senso di colpa per chi questa volta rimane a casa. Ce n'era davvero bisogno per tutti e tre!
Per quanto mi riguarda, come ha detto una mia cara amica: -De vez en cuando necesito la dosis de ciudad!-