mercoledì 16 giugno 2010

lunedì 14 giugno 2010

Riso e pesce al forno

L'ho detto più volte, oramai: in un modo o nell'altro nella mia vita i rimandi alla puglia sono una costante (e non parlo di sola cucina).
E' da qualche giorno che pensavo alla tiella di riso e cozze, che mi attira molto, ma non ho mai preparato (per la pigrizia di star lì a pulir le cozze e perchè in fondo d'estate le temo pure sempre un po').
Essendo domenica, io non avevo pesce fresco in casa, ahimè, però penso che l'idea di ricetta (assolutamente perfettibile e sicuramente poco pugliese) sia vincente: trovo che il riso cotto in forno così, nel sugo del pesce, risulti delizioso per gusto e consistenza.
Quello che temevo fosse un difetto si è rivelato alla fine un fattore positivo: il fatto che il mio pesce fosse congelato ha consentito che nel tempo del suo decongelamento avvenisse giusto la cottura del riso.
Se usate pesce fresco, tenetene conto.



300 di riso
400 gr di filetti di pesce ancora congelati
uno spicchio di aglio e un paio di scalogni
2+1 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
un cucchiaino di sale
due bicchieri d'acqua
300 gr di pomodori datterini tagliati in quattro
basilico, maggiorana e origano freschi

Frullare un bicchiere d'acqua fredda con il sale e le erbe.
Mettere il riso (crudo) sul fondo di una teglia antiaderente oliata (1 C). Posarci sopra i filetti di pesce, i pomodorini, l'aglio a filetti e gli scalogni affettati.
Bagnare con il "pestino verde" frullato, muovendo la teglia in modo che raggiunga anche il riso sottostante. Condire con il secondo cucchiaio d'olio. ed infine aggiungere la restante acqua lungo però i bordi della teglia.
Cuocere in forno a 200° coperto con carta stagnola per 30 minuti (a seconda del riso), aggiungendo acqua bollente, se necessario.
La praparazione ne gioverà se in superficie avrete messo del pane grattugiato (ed eventualmente un altro filo d'olio) per fare la gratinatura, una volta tolta la stagnola a fine cottura.



p.s.:
Continuo a canticchiarla...
Mi sono innamorata di questa canzone qui. Non è bellissima?

... "I'm full up with, lessons learned
And the days that I made just to throw them away
Now I'm closing all the curtains, I'm switching off the phone
Now I Took down all your cameras, and I opened the fridge

And hung from the hinges with the
Eggs and garlic, the cheese and tomatoes, the milk and the beer
The strings and the bridges of a brand new year
The first tear was a note and a note made a song

And I hung the song from the hinges of the door
And I carried on just the same as before
And nothing got different, and nothing got changed
But a new song gets sweeter and simpler with age

If you leave it alone
If you leave it alone
If you leave it alone

It gets sweeter and simpler and softer
and slower and younger the longer
you leave it alone "...

venerdì 11 giugno 2010

Ve(r)de azzurro





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She says... sh-sh-shhh...





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Il "cloisonné" o "lustro di Bisanzio", è una tecnica di decorazione a smalto molto diffusa in Estremo Oriente. Comparsa in Cina verso il 15 sec., si è poi sviluppata ampiamente anche in Giappone.
Il disegno prestabilito viene realizzato mediante un sottile filo metallico che viene fissato sul metallo del fondo, sagomando la cella, denominata appunto
cloison. Lo smalto vitreo viene quindi fuso e applicato a mano a caldo entro le celle, determinando le zone colorate.
Lo smalto un tempo era formato da un impasto di sabbia, sodio e potassio in diverse proporzioni. Surriscaldato, si scioglieva dando luogo a un tipo di vetro detto "fritta". Benché il colore di massa della fritta fosse blu o verde, si poteva ottenere un’ampia gamma di colori mediante l’aggiunta di agenti coloranti, generalmente sotto forma di ossidi metallici.
All'inizio in Cina tale gamma di colori si limitava al blu, al turchese, al verde scuro, rosso, giallo e bianco.
Poi la gamma si è via via ampliata mescolando le paste colorate fra loro.



Il mare nasconde, cancella, restituisce...

Ho conosciuto Francesca esattamente due anni fa: curiosità ed affinità ci avevan spinte nello stesso luogo virtuale (a veder di foto e di cibo)... da lì è seguito un timido, ma curioso scambio di parole e immagini nel tempo, quando ho rammentato da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.
Ricordo da allora ancora le nostre riflessioni, accompagnate da emozione ed esitazione, che parlavano di tutto quello che c'è, ma non si vede e dei pazzi - i veri sciocchi - che non sanno cosa significa credere in qualcosa che non si vede...




Francesca (alias Nina) non ha bisogno che io parli di lei, qui. Lo so.
Questo è solo un saluto di benvenuto ai suoi disegni che hanno trovato il coraggio di volare da soli.
E' ancora solo un grazie, mio, per allora...


...bisogna cercare di capire, lavorando di fantasia,

e dimenticare quel che si sa in modo che l'immaginazione possa vagabondare libera,
correndo lontana dentro le cose fino a vedere come
l'anima
non è sempre un diamante, ma alle volte velo di seta...

immagina un velo di seta trasparente, qualunque cosa potrebbe stracciarlo,
anche uno sguardo...
(A.B)

qui
i suoi messaggi in bottiglia,
le sue conchiglie raccolte,

e un contest speciale...


lunedì 7 giugno 2010

Come perle nell’acqua... (e di gnocchi di riso cinesi con pesce e verdure)

Parole come germogli.
Dipinti a parole.
"Ogni cosa emerge dall’interno del pennello. " (Lu Ji)
Spesso, proprio accostando immagini ovvie, si genera un effetto inatteso, e le immagini luccicano "come perle nell’acqua" (Lu Ji)

Ma fammi un disegno, mi chiedi.
Uffa. Io non vedo per disegni. Guardo, per segni.






I sentimenti e le idee «scoccano» dalle cose, grazie al loro semplice apparire nel verso, senza aggiunte sentimentali.
Ho perso i pennelli, penso, mentre li uso per sollevare la polvere.
Le mie perle, questa sera, finiscono in pentola.
Non per porci, però.





per 3-4:
una confezione di gnocchi cinesi di riso secchi (ammollati in acqua, cambiata più volte, per 12-18 h) come questi, per capirci
un filetto di pesce 300 gr (coda di rospo, trota, salmone... a piacere)
un peperone giallo e uno rosso
due cipollotti
uno spicchio di aglio
un cucchiaio di salsa di gamberi (o di pesce)
un cucchiaio di salsa d'ostriche (o due di pesce)
due cucchiai di mirin
shoyu (o tamari, allungato con acqua)
2-3 cucchiai di olio di sesamo (o di oliva)
coriandolo fresco (o prezzemolo)
peperoncino a piacere

In un wok o una larga padella antiaderente, in un cucchiaio d'olio di sesamo saltare, a fuoco vivace, il cipollotto (il bulbo bianco) tagliato a rondelle oblique e i peperoni a cubetti. Unire le salse, il mirin e un po' di shoyu e lasciar caramellare qualche istante.
Riporre da parte su un piatto.
Sullo stesso wok (se necessario, pulito con carta assorbente) grigliarci il pesce, a filetto intero.
Riporre anche questo da parte, sopra la verdura, spezzettandolo. Spolverizzare con coriandolo tritato (o prezzemolo) e la parte verde del cipollotto tagliata ad anellini.
Mescolare delicatamente.
Infine, dopo aver ripulito bene la pentola, aggiungere un cucchiaio d'olio e saltare gli gnocchi (scolati e sciacquati sotto l'acqua fredda). Aggiungere il sughino che la verdura avrà depositato sul fondo del piatto e eventualmente un po' di acqua di ammollo degli gnocchi stessi che, con l'amido contenuto, contribuirà a legare ed inspessire il fondo di cottura.
Basteranno pochi minuti per ammorbidirli e cuocerli.
Adagiare verdura e pesce sugli gnocchi e mescolare delicatamente.
Guarnire a piacere con qualche anacardo o mandorla tostata e servire con un buon tè al gelsomino (chiedete a lei).





" Temo che il mio calamaio
possa prosciugarsi.

che le parole giuste
siano introvabili

Voglio rispondere all'ispirazione
di ciascun momento".



" Nel desiderio di far cantare ogni parola,
lo scrittore si angustia:

nulla è mai perfetto,
ma nessun poeta può permettersi di diventare
compiacente.

Udiamo la risata di un campanello di giada
e pensiamo che rida di noi.

Per un poeta, nella polvere si cela il terrore."

lunedì 31 maggio 2010

La gamella del restauratore: insalata d'orzo ed agretti



Lo sapevo... ho iniziato (vedi qui) con un mobile da ripulire e adesso mi sono ritrovata a studiare manuali di restauro e a giocare (?!) con olio paglierino, gommalacca, cera d'api...
In queste giornate di pesante lavoro manuale in casa, il tempo per la cucina è ridotto al minimo:
piatto unico, ideale anche freddo e da asporto.




Sarò brevissima, dunque:
2 etti di orzo perlato crudo (da bollire in acqua salata per venti minuti o qb, previo lavaggio ed eventuale ammollo - vedi qui)
100 gr di salmone affumicato (tagliato a pezzetti minuti) o gamberetti o altro pesce a piacere
una decina di pomodorini datterini a cubetti
un mazzo di agretti lessati al dente a vapore e tuffati in acqua ghiacciata (i più tagliati a pezzetti, alcuni tenuti interi solo per decorazione)

Condire l'insalata d'orzo con salsa al pesto leggero (frullando olio q.b., abbondante basilico, pinoli e pochissimo aglio, senza formaggio). Et voilà!


mercoledì 26 maggio 2010

Pedra de ijada


"pedra de ijada"
(pietra del lato o del lombo, per il suo ipotetico potere benefico sui reni)

cubetti di giada,
vetro e rame



info qui




lunedì 24 maggio 2010

Il mignolo verde. Tra tecnica e poesia, tra logica e fantasia.


Voi siete tutte lì a piantar fiori e a sistemare balconi e giardini, vi vedo! ;-) (anche se leggo meno di quanto vorrei i vostri blog, in questo periodo).
Il giardino (di là) invece, dopo tutta questa pioggia, sta ancora aspettando che la terra si asciughi sufficientemente per poter essere dissodata, prima della semina dell'erba. Nel frattempo il balcone (di qua) è verde solo di piantine aromatiche, che non richiedono nessuna maestria giardiniera.
Cobrizo dunque alterna lavori pesanti a nuovi tentativi per rifarsi l'occhio, alleggerire il tatto e i pensieri con campanelline d'altro tipo...




info qui



E a proposito di verde, rilegge, con nostalgia, un vecchio post: Il giardiniere col fiore in bocca

mercoledì 19 maggio 2010

Òstrega!*



Sono giorni di silenzio del blog, ma di grande attività nella vita.
Giorni in cui il lato maschile di Cobrizo emerge prepotentemente e pare incontenibile.
Cobrizo non è solo leziosa perlina (la perla e l'ostrica? ;-) ... ma è anche incosciente al punto tale da improvvisarsi bricoleur.
Sarà forse per esorcizzare un compleanno festeggiato proprio in questi giorni, o comunque per illudersi di dare una spinta a questa casa che ho battezzato una Sagrada Familia senza fine, ma eccomi/ci al lavoro!
Polvere e fatica a parte, è divertente e dà grandi soddisfazioni! ( ... ma crea dipendenza: sono già al quarto pezzo in fieri)

Vedersi recapitare un mazzo di fiori nel bel mezzo del cantiere e poi brindare con bollicine e Tsarskaya, a fine giornata, ancora tutti impolverati in mezzo alla gente, è emozionante.




"The world is your oyster now
You can do as you want to do
The world is your oyster now
So go out and get laid
And get whatever you want to
The world is your oyster
The world is yoursRa la la la la la la la la la"...

(qui)



*P.S. per i non veneti:
òstrega (s.f., inter.) termine regionale veneto: in italiano ostrica. È una interiezione che esprime meraviglia, stizza, disappunto o anche energica e vivace affermazione.
Sinonimi: caspita!, cavoli!, mannaggia!

venerdì 7 maggio 2010

Notti e giorni, giorni e notti...


"Gli specchi dovrebbero riflettere un momento,
prima di riflettere le immagini"




illustrazione mia per la copertina di "Notti e giorni"
di Alma Daddario e Sabatino Scia
http://www.unafavolaperprotesta.com/

L'uomo, a volte, ha cupe rappresentazioni del suo passato. Ne ha altrettante "angeliche" che, nella dimensione formale di frasi scritte, divengono veri "spirituals" che non hanno niente di tenero, ma che sono comparazioni tra sogno e realtà: nasce così la favola.
La favola non ha una funzione di catarsi, ma è "il possibile" nel suo farsi ed infonde la centralità dell'io, di ciò che di più irremovibile c'è nell'uomo...
[...]
Io non sono una persona che crede alla funzione scolastica della favola, ma trovo che la favola viaggi da sempre a lato di una poetica infantile che spesso con l'uomo, "adulto e maturo" è intransigente.
[...]
Se non ci fossero lupi cattivi, faine o volpi pazze, non ci sarebbero i demoni della creatività.
(dalla prefazione di Alda Merini del libro)


giovedì 6 maggio 2010

Tinte meteoropatiche

Acquazzone, acquata, piovasco, grandinata, acquerugiola, rovescio, gragnuola, diluvio, profusione, nubifragio, scarica, scroscio, temporale, precipitazione, pioggerellina, pioviggine, pioggerella, spruzzata, profluvio, marea, fiotto, fiumana, tempesta, burrasca, grandine, ...
E pare non bastare ancora.


L'uso di acquerelli sembrerebbe fin troppo facile. Invece uso l'acrilico, tiè, quasi impermeabile... Bianco.
Tutta l'acqua di questi giorni non può che lavare via ogni altro colore...

Sono io a sentirmi shabby, oggi, non il packaging. E pure molto poco chic.

giovedì 29 aprile 2010

Sogno d'un mattin di primavera (inoltrata)




C'è il sole. Ho trovato un lillà fiorito: qualche corolla continua ancora a profumarmi tra le mani, mentre rovisto nelle tasche a caccia delle chiavi.
Mentre le infilo nella toppa, sogno un'insalata veloce e gustosa, condita con tanto caldo e indolente relax.
Ho trovato delle puntarelle ciccione e freschissime (altro non sono che i germogli della catalogna spigata che, se tagliati a filetti e messi in una ciotola piena di acqua fredda e ghiaccio, si arricciano). Le ho abbinate a qualche cimetta di cavolfiore e un finocchio a spicchi, appena scottati in acqua bollente per qualche minuto (in questo periodo dell'anno, il tutto crudo per la macrobiotica è ancora eccessivo).
Tutto condito con buon olio extravergine leggermente intiepidito quel che basta per stemperarci qualche acciuga e farlo aromatizzare con uno spicchio d'aglio.
Pistacchi e un limone confit tritati grossolanamente, pepe macinato al momento e le barbette del finocchio (o meglio del finocchietto selvatico) fanno il resto.




In cantiere i miei passi cominciano ad avere un suono diverso. I piedi poggiano finalmente sul legno, legno vecchio per mettere nuove radici... mentre la cucina mi strizza l'occhiolino da sotto il cellophane.
Non ci credo.


mercoledì 28 aprile 2010

Fiore di poesia


Amore perdonami: sono brutale
e vorrei ungerti d’olio,
ti perseguito e vorrei
che davanti a te io fossi un tappeto,
ti amo e mi recludo nel mio silenzio,
ma ho paura, paura di me stessa,
di questi gigli orrendi di fame e di fango
che crescono nella mia mente.

(Alda Merini)




Sono sempre pezzi unici, ma questa è la versione in rame, con piccole variazioni, di questi qui

info qui ✎


giovedì 22 aprile 2010

Un tocco di passione


Un bracciale passepartout, ma con un tocco di passione, commissionatomi da Ady, che voleva un riferimento al suo logo, un cuore rosso.
Agata e vetro.





handmade packaging
(and recycled, vista la Giornata della Terra, oggi 22 aprile, vedi qui)



lunedì 19 aprile 2010

Torta di mele ed albicocche secche

Sembrerebbe che da queste parti si mangino sempre torte.
In realtà non è così, ma dopo un periodo in cui non ne facevo più, si può notare che si è riaccesa la sfida ai dolci, poco dolci, ma sani.
Preferisco avere una fetta di torta a portata di mano piuttosto che la voglia di dolce di Giacomo (e anche nostra) venga soddisfatta cercando altre schifezze.





3 mele bio tagliate in 4 e poi a fettine
100 gr di albicocche secche bio non trattate (attenzione al finto colore arancione delle albicocche trattate che tradiscono l'uso di conservanti, oltre sicuramente ai pesticidi)
il succo e la buccia di un'arancia
un cucchiaino colmo di cannella
mezzo cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
2 cucchiai abbondanti di marmellata di arancia senza zucchero
200 gr di farro integrale
una bustina di cremortartaro
40 gr di pinoli
un pizzico di sale
latte di riso q.b.
2 cucchiai di olio d'oliva extravergine

Stemperare la marmellata nel succo d'arancia. Aggiungere, la buccia d'arancia grattugiata, le spezie e lasciarvi marinare un poco le albicocche tagliate a pezzetti.
Aggiungere le mele affettate alle albicocche e al succo d'arancia speziato e pure l'olio.
A parte mescolare farina con lievito e pizzico di sale e pinoli.
Unire alle mele la farina e mescolare velocemente, aggiungendo, se necessario qualche cucchiaio di latte di riso.
Infornare a 180° per 45 minuti.
Una volta raffreddata conservare in frigo, coperta (io l'ho fatta la sera). L'umidità rimarrà all'interno e la manterrà morbida.
Intiepidirla nuovamente al momento di servire.


Se cerchi la dolcezza
la tua ricerca sarà senza fine
Non sarai mai contento
Ma se cerchi il vero gusto
Troverai ciò che cerchi.

(assioma buddista citato dal giapponese dr A. Kawahata, nutrizionista)

altri dolci senza zucchero QUI

mercoledì 14 aprile 2010

Ravioli Simil-mimetici

Qui da un po' è tutto un parlar di sorelle...
Dopo aver parlato e "volato" con quelle Nunzia (qui e qui), io vedo dal vivo queste, le mitiche gemelle!
Amando già i loro scritti, stranamente non mi deludono neppure dal vivo, ma, anzi, constato che i racconti sentiti su di loro corrispondono esattamente alla realtà: energia e conoscenza a profusione, amalgamate a simpatia e generosità.
Queste sorelle, non ho dubbi, sono state create a partire da acqua e farina, da mamma e papà Simili!
E si sa, farina e acqua creano dipendenza a vita... ;-))


Valeria e Margherita, le sorelle Simili


Ora io dovrei andarmi a sotterrare o perlomeno aspettarmi una randellata di mattarello da parte di Margherita (quella a dx, che si definisce la meno buona e che lo picchia davvero, di brutto, sulla tavola, ;-) per riprendere le chiacchierone che la disturbano!), ma sarà perchè quella a sn, Valeria, mi ricorda un po' la mia nonna materna, l'unica che in casa di montanari abbia portato il profumo della pasta fatta in casa (ma una tal gendarme che mica me l'ha fatta mai toccare, eh!) ... insomma, io faccio spallucce e posto qui di seguito questo mio esperimento fatto, con la giusta dose di ingenuità e straffottenza, qualche giorno prima di incontrarle.

Ravioli mimetici


Poi se per mimetismo si intende la capacità di ingannare per trarne un vantaggio evolutivo... ;-)





...e se, affinchè il mimetismo abbia successo, devono verificarsi due condizioni: il soggetto deve essere cromaticamente simile allo sfondo e l'efficienza della vista del soggetto da ingannare dev'essere scarsa... vi dovrei dunque raccontare ora il mio momento clou davanti alle sorelle Simili.

Credo di essere stata forse l'unica stupida che, per timidezza e soggezione, non ha toccato ed armeggiato il loro mattarello.
Ho chiesto però a Margherita di mostrarmi come fare un tortellino (anche se non era programma del corso).
Da lì, c'è stato tutto un prova e riprova di più d'una delle partecipanti. Ad un certo punto la signora ha rimesso le mani in pasta, ritirando i tentativi abortiti di tortellini sparsi in giro sulla tavola.
Con l'ultimo in mano (proprio giusto davanti a me, visto che ero in prima fila), mi ha guardata negli occhi, e non senza un certo stupore ha sbottato: - Mmh, brava, questo sì che l'ha fatto proprio bello. Lei ha un futuro da sfoglina! -
- Veramente, signora... ehmm... quello è il tortellino che ha fatto lei, come dimostrazione! -

ops

Almeno la seconda delle due condizioni si è verificata! Non c'è che dire.
;-D

Ora non mi resta che continuare a sfidare le leggi dell'universo degli impasti:
Ho usato farina di grano duro (senza uova, primo urlo delle S'Sisters) tagliata con farina 0 e impastata con acqua appena tiepida.
Diviso equamente in due l'impasto e colorato le due metà rispettivamente con matcha e cacao, perchè al momento solo quelli avevo (molto meglio se userete nero di seppia - guardate che belli quelli a spirale di Jojo qui - o rape rosse e zafferano). Steso due rettangoli di ugual dimensione, li ho sovrapposti, quindi arrotolati su se stessi.
Ho tagliato delle fettine, appiattite ancora col mattarello e confezionato i ravioli.
Il ripieno?
Tanto porro saltato in pochissimo olio, salmone affumicato il giusto, poca buccia di limone non trattata. Un pizzico vezzoso di aneto.
Una seconda versione con tofu, sedano rapa e nocciole.

Dosi ad occhio, sì (e qui, altro urlo delle S'Sisters!)

Scherzi a parte, chapeau e lunga vita alle signore!


martedì 13 aprile 2010

Holliwood

Ti avevo cantato una canzone.
Tu tacevi. La tua destra tendeva
con dita stanche una grande,
rossa, matura rosa purpurea...

(Hermann Hesse)




agata rosa e murrine


info qui


p.s.: ho scoperto che "Holliwood" era il nome con cui veniva anche denominato il color fucsia (magenta) prima degli anni '40.
Mi è facile immaginare un'avvenente Jennifer Jones, vestita con questo colore...

mercoledì 7 aprile 2010

Gesti verdi

L'essenziale è invisibile agli occhi, ma il bello è nutrimento per gli stessi.
Basta una passeggiata, un po' di giardinaggio sul balcone e l'ispirazione ritorna facilmente. L'energia riprende a scorrere...


...e i colori tornano a giocare fra loro...




info qui


...e questa sera, per cena, risotto con radicchio di campo (km 0).